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> > Verso la fine del liceo il mio compagno di banco ed io stavamo realizzando un programma per TI 58/59 per disegnare in prospettiva. Il programma era leggermente impreciso e piuttosto lungo, sulla mia TI 58 non stava. Allora il compagno di banco, che conosceva a menadito le istruzioni (poi è diventato ingegnere elettronico) riuscì a condensarlo.
> > Ma ad un certo punto intuii il principio illustrato nella figura, applicando il quale il programma divenne precisissimo, breve e veloce.
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> Ma l'input e output di tale programma in cosa consisteva, in coordinate prese col lancio dei dadi?
L'input erano le coordinate in tre dimensioni del punto da rappresentare (ad esempio un vertice di una figura geometrica), l'output le coordinate x e y del punto sul foglio.
Con la punta del compasso facevo un buchino nel punto dato dal programma, poi univo insieme i punti con delle linee e saltava fuori il disegno. Le linee di costruzione? "Le ho cancellate".
Gli ultimi disegni in quinta li abbiamo fatti così e non abbiamo mai rivelato che usavamo un programma, temevamo che la cosa non sarebbe stata approvata, del tipo "OK va bene, ora però tornate a fare i disegni come tutti gli altri". Il professore di matematica invece avrebbe approvato, dato che più volte aveva manifestato il pensiero che se hai uno strumento sei legittimato a usarlo e nei compiti faceva usare libro e calcolatrice. A quelli che obiettavano che la calcolatrice programmabile ci dava un vantaggio aveva risposto che ce la eravamo comprata.