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il 2005-02-14 17:16:00.0 alle 2005-02-14 17:16:00.0
LA STREGA CACIOTTA E IL MINIRAZZO
LA STREGA CACIOTTA E IL MINIRAZZO
di Nedda Gottardi Rossi
Sul cucuzzolo di un monte alto alto, c'era la casa della strega Caciotta.
Si chiamava così perché era piccola piccola, tonda, colla faccia lustra come una caciottina e anche un po' affumicata come quella, perché la stufa di cucina mandava sempre un gran fumo a causa del tubo rotto.
Caciotta era una strega buona, di quelle che fanno le magie solo per divertirsi e senza fare male a nessuno.
Come tutte le streghe, Caciotta aveva la sua brava scopa che le serviva più per volare qua e là che per spazzare la casa.
Era una scopa piccola perché anche Caciotta era piccola: sembrava una di quelle scope che si regalano a quelle bambine che vogliono aiutare la loro mamma a pulire la casa.
Ogni sabato notte la strega Caciotta saliva a cavallo della scopa e oplà, senza bisogno di darsi la spinta subito partiva al volo dalla finestra e andava all'assemblea delle streghe, di là da tre monti e da tre valli.
Erano tante le streghe, belle e brutte, grandi e piccine; facevano un gran chiasso con tutti i loro discorsi e poi alla fine giocavano al "gioco dell'oca".
Chi vinceva guadagnava una scopa nuova; dovete sapere infatti che le scope, anche se magiche, si consumano in fretta, soprattutto per colpa dei topi che le rosicchiano volentieri.
Un giorno bussò all'uscio di Caciotta un bel giovanotto che teneva un lungo involto sotto il braccio.
"Cosa vuole da me? Io sono povera e non compro nulla." Si affrettò a dire lei che non si fidava degli sconosciuti.
"Suvvia, mi faccia entrare, le mostrerò un invenzione speciale per le streghe!"
Caciotta fece entrare in casa il giovane il quale subito aprì l'involto dove stava un oggetto lungo, nero, lucido, simile al tubo della sua stufa, però finiva a punta.
"Che cosa è questo?"
"E' un mini-razzo che la porterà dove vorrà: basta pigiare questo bottone rosso e dire le parole magiche che sono scritte su questo foglio verde. Questo tasto va bene per tutte le manovre, per accelerare, per frenare, per fermarsi."
"Ma io viaggio con la scopa."
"Sì, ma ormai è un sistema antiquato, ci vuole qualcosa di moderno. E poi tutte le streghe, giovani e belle come lei, hanno comprato il mini-razzo."
Caciotta che era schietta come l'acqua di sorgente, prese per vero il complimento, si commosse e disse:
"Va bene, lo prenderò anch'io. Ma certo costa molto, io denaro non ne ho. Cosa vuole in cambio?"
"Voglio una bottiglia di bibita fresca e frizzante che rimanga sempre piena anche se siamo in cento a bere."
"Questa magia la posso fare. Ecco la bottiglia. Resterà sempre piena come vuole lei e dentro ci sarà sempre la bibita che preferisce.
Il giovane prese la bottiglia e consegnò a Caciotta il mini-razzo e il foglio verde con le parole magiche, poi se ne andò, tutto soddisfatto del cambio.
A sera, di buio, la strega Caciotta si mise a cavallo del mini-razzo per un giro di prova e lesse le parole magiche del foglio.
Armagistrò, cannipolè,
Abracadabra, frustibilè,
Abracadabra, strucilonvega,
Scranipolì, scranipolè,
Olè, olè, olè, olè.
Pigiò il tasto rosso e partì veloce verso la valle.
Scendeva a larghi giri come un'aquila e dopo un po', convinta ormai che il minirazzo funzionasse a perfezione, disse:
"Per prima prova basta così. Mi fermerò sul primo grande albero che trovo, farò un sonnellino e poi tornerò a casa."
Calò sul grande olmo che sorgeva su di un poggio poco lontano, e vi si posò.
Il razzo fece fracasso e tutti gli uccelli che avevano il nido fra i rami dell'olmo si svegliarono.
Fu un gran bisbiglio:
"Cosa succede? Sembra il terremoto!"
E gli uccellini guardarono stupiti, con i tondi occhietti spalancati, il mini-razzo e la mini-strega che lo cavalcava.
"Non abbiate paura. Non fa male; è il mio nuovo veicolo volante. La scopa non usa più, sapete, mi sono modernizzata."
Gli uccelli si chetarono e si riaddormentarono. Anche Caciotta dormì e quando fu sveglia volle ripartire.
Ma, ohimè! Subito si accorse di non ricordare le parole magiche e quel che era peggio, il foglio verde era rimasto a casa.
"Come farò ora? Povera me! Come sono disgraziata!"
La strega Caciotta si mise a piangere e a singhiozzare tutta disperata.
Un merlo nero nero col becco giallo che aveva osservato l'avvenimento, ebbe compassione di lei e disse:
"Non piangere più, Caciotta, io volerò alla tua casa a prenderti il foglio verde con le parole magiche.
E volò davvero fin sulla vetta del monte, trovò il foglio verde, lo prese col becco e lo portò a Caciotta.
La strega ringraziò il merlo e per riconoscenza gli donò un fischietto che a soffiarci dentro faceva uscire dolcissime canzoni.
Se sentite cantare bene bene un merlo, può darsi che sia quello che ha tolto la strega Caciotta dal guaio in cui era capitata.
Subito dopo Caciotta lesse le parole magiche, pigiò il tasto e il mini-razzo, in men che non si dica, la riportò a casa.
Poi ruzzolò giù dal razzo con poca eleganza ma con grande sveltezza, andò all'angolo della stufa: meno male era ancora lì la sua vecchia, fedele scopa; lei l'abbracciò e disse:
"Perdonami, scopetta cara, se ti ho trascurato per le diavolerie moderne: da ora in poi non ti lascerò mai più."
Poi la strega prese il foglio verde delle parole magiche e con quello accese il fuoco.
Come al solito, dalla stufa uscì un mare di fumo perché il tubo era rotto.
Caciotta che tossiva e lacrimava per il gran fumo, mentre spalancava la finestra ebbe un'idea straordinaria.
Si volse, e svelta svelta levò la punta al mini-razzo, lo rizzò accanto alla parete, tolse il tubo rotto della stufa e al suo posto ci mise il mini-razzo.
Che straordinario cambiamento! Ora il fuoco ardeva rosso-giallo, azzurrino nella stufa, e nella cucina non c'era più fumo.
"Però!" disse Caciotta "queste invenzioni moderne sono utili a tanti scopi! Chi lo avrebbe mai detto?"
E bevuto un bicchierino di rosolio per rifarsi la bocca, se ne andò a letto per riposarsi da tante emozioni.
Bambini, se vi capita fra le mani un mini-razzo come quello di Caciotta, ricordate che? le parole magiche per farlo funzionare sono queste:
Armagistrò, cannipolé,
Abracadabra, frustibilé,
Abracadabra, strucilonvega,
Scranipolì, scranipolé.
Olé, olé, olé, olé.