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    il 2005-02-20 15:38:00.0 alle 2005-02-20 15:38:00.0
    Ma cico
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      il 2005-02-20 15:39:00.0 alle 2005-02-20 15:39:00.0
      Re: Ma cico
      Neocon
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        il 2005-02-20 15:40:00.0 alle 2005-02-20 15:40:00.0
        Re: Ma cico

        - Scritto da: Anonimo
        > Neocon

        Il neoconservatorismo è diventato l'argomento del giorno. Ma esiste davvero? E se esiste, che cos'è? Che cosa c'è esattamente di "nuovo" nel neoconservatorismo, e in che modo si differenzia da altre correnti del pensiero conservatore americano? Qual è l'influenza politica esercitata oggi dal neoconservatorismo? E' a quest'ultima domanda che tutti vorrebbero dare una risposta. Eppure, non si può valutare l'influenza del neoconservatorismo sulla Casa Bianca di Bush se non si è prima raggiunta una corretta comprensione di ciò che è, e di come si distingue dal vecchio conservatorismo.
        Fino a poco tempo fa, si pensava che la forza del neoconservatorismo si fosse esaurita. Pochi intellettuali si definivano ancora "neocon", e quest'etichetta non compariva quasi mai nei dibattiti politici o nei media. I due più autorevoli esponenti del neoconservatorismo avevano entrambi dichiarato che la definizione aveva perso il suo significato e la sua utilità. Nel suo libro "Neoconservatism: The Autobiography of an Idea", pubblicato nel 1995, Irving Kristol poneva questa domanda: "Dove sta oggi il neoconservatorismo?", e dava questa risposta: "E' chiaro che ciò che si può a ragione definire l'impulso neoconservatore è stato un fenomeno generazionale, ora in gran parte riassorbito in un conservatorismo più ampio e di vasta portata". Un anno dopo, in un discorso all'American Enterprise Institute, Norman Podhoretz ha dichiarato con enfasi che "il neoconservatorismo è morto".
        Nel corso dell'ultimo anno, tuttavia, e soprattutto nei mesi che hanno preceduto la guerra in Iraq, la definizione di neoconservatorismo è rientrata sulla scena delle nostre discussioni pubbliche e politiche. "Sono i neocon il cervello che opera dietro la decisione di rovesciare Saddam presa da Bush", ha scritto Jacob Heilbrunn sul Los Angeles Times, aggiungendo: "senza di loro non si parlerebbe così tanto di guerra". I neocon sono anzi diventati l'obiettivo preferito delle critiche della sinistra e della destra pacifiste. Sebbene John Judis e Patrick Buchanan possano avere ben poco in comune, e sebbene Christopher Mattews e Paul Craig Roberts non abbiano la stessa opinione quasi su nulla, tutti concordano sul fatto che la guerra in Iraq sia stata in qualche modo il frutto dell'ideologia neoconservatrice. E l'interesse suscitato dal neoconservatorismo non è affatto diminuito: "I Neocon in prima linea" titolava un recente articolo di Newsweek; "I Neocon assumono il controllo" era il titolo di un altro pubblicato sul New York Review of Books. L'aspirante presidente Howard Dean ha dichiarato in campagna elettorale che il presidente Bush "è stato preso prigioniero dai neoconservatori che gli stanno attorno".
        All'inizio ho avuto la tentazione di considerare il ritorno del neoconservatorismo come un semplice spauracchio agitato dalla sinistra, o come una sorta di etichetta conveniente, usata dai giornalisti per sottolineare le evidenti spaccature all'interno dell'Amministrazione Bush. Entrambe le spiegazioni hanno un certo merito; tuttavia bisogna osservare che il neoconservatorismo non è mai del tutto scomparso, come viene spesso affermato. Il neoconservatorismo potrebbe rappresentare non un fenomeno generazionale ma soltanto una delle varie correnti fondamentali che animano il conservatorismo nel suo complesso. La definizione di neoconservatori è stata applicata a uno specifico gruppo di intellettuali che si sono spostati da una visione politica di tipo neo-liberal negli anni Sessanta e Settanta a quella poi nota con il nome di neoconservatorismo. Ma ora sembra che esso rappresenti, almeno in America, una naturale risposta del conservatorismo alla modernità; una risposta dotata di proprie qualità, formulata con un proprio stile, con tutte le sue forze e le sue debolezze.
        Gli elementi fondamentali del neoconservatorismo appaiono nel modo più chiaro se confrontati con quelli dei suoi due principali rivali all'interno del mondo conservatore: il liberismo e il tradizionalismo (non mi dilungherò sui conservatori religiosi e sugli straussiani, dato che sono spesso alleati con i neocon e hanno contribuito alla formazione del neoconservatorismo). Queste tre tradizioni conservatrici (tradizionalismo, liberismo, neoconservatorismo) hanno radici storiche e filosofiche ben distinte. Esprimendoci in termini generali, i tradizionalisti hanno il proprio modello in Edmund Burke, i liberisti in Friedrich Hayek e i neocon in Alexis de Tocqueville. Tuttavia, ognuna di esse ha origine anche in qualcosa di più profondo ed elementare. Nessuno di noi può sottrarsi al proprio personale giudizio sulla moderna vita americana: sulle sue possibilità e sui suoi limiti, se sia rispettosa della dignità umana oppure alienante e corrotta. Chi disprezza una buona parte della nostra vita moderna, aggrappandosi agli antichi costumi ereditati dal passato, propende per il tradizionalismo. Altri, che festeggiano le nuove libertà e le nuove tecnologie, scelgono il liberismo. E chi vede nella modernità ideali e principi ammirevoli, ma anche tendenze preoccupanti, opta per il neoconservatorismo.

        I Tradizionalisti
        Nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, alcuni straordinari pensatori cercarono di adattare alla vita pubblica americana il conservatorismo tradizionalista à la Burke. Vennero presto definiti i "nuovi conservatori". Il più autorevole era Russel Kirk, autore, nel 1953, del best-seller "The Conservative Mind". Un modo senza dubbio troppo semplicistico, ma per i nostri scopi comunque sufficiente, di caratterizzare l'opera di Kirk sarebbe quello di dire che ha avviato una svolta tra i conservatori americani, allontanandoli da una filosofia borghese ispirata a Locke e avvicinandoli ad una moderatamente aristocratica ispirata a Burke. Nel periodo precedente la Seconda guerra mondiale un tipico "conservatore" americano era infatti un liberal del XIX secolo: un fedele sostenitore del laissez-faire, dello sviluppo scientifico e, più in generale, del progresso. La rinascita di Burke che Kirk ha contribuito a rilanciare negli anni cinquanta ha fornito al conservatorismo americano una voce molto diversa. Non sarebbe stato più disposto ad accettare di essere il partito del "big business" o un difensore della società borghese. I tradizionalisti si unirono a Burke nel suo lamento che "l'èra della cavalleria è finita" e nella sua denuncia del "nuovo dominante impero dei lumi e della ragione".
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          il 2005-02-20 15:43:00.0 alle 2005-02-20 15:43:00.0
          Re: Ma cico

          - Scritto da: Anonimo
          >
          > - Scritto da: Anonimo
          > > Neocon
          >
          > Il neoconservatorismo è diventato
          > l'argomento del giorno. Ma esiste davvero? E
          > se esiste, che cos'è? Che cosa
          > c'è esattamente di "nuovo" nel
          > neoconservatorismo, e in che modo si
          > differenzia da altre correnti del pensiero
          > conservatore americano? Qual è
          > l'influenza politica esercitata oggi dal
          > neoconservatorismo? E' a quest'ultima
          > domanda che tutti vorrebbero dare una
          > risposta. Eppure, non si può valutare
          > l'influenza del neoconservatorismo sulla
          > Casa Bianca di Bush se non si è prima
          > raggiunta una corretta comprensione di
          > ciò che è, e di come si
          > distingue dal vecchio conservatorismo.
          > Fino a poco tempo fa, si pensava che la
          > forza del neoconservatorismo si fosse
          > esaurita. Pochi intellettuali si definivano
          > ancora "neocon", e quest'etichetta non
          > compariva quasi mai nei dibattiti politici o
          > nei media. I due più autorevoli
          > esponenti del neoconservatorismo avevano
          > entrambi dichiarato che la definizione aveva
          > perso il suo significato e la sua
          > utilità. Nel suo libro
          > "Neoconservatism: The Autobiography of an
          > Idea", pubblicato nel 1995, Irving Kristol
          > poneva questa domanda: "Dove sta oggi il
          > neoconservatorismo?", e dava questa
          > risposta: "E' chiaro che ciò che si
          > può a ragione definire l'impulso
          > neoconservatore è stato un fenomeno
          > generazionale, ora in gran parte riassorbito
          > in un conservatorismo più ampio e di
          > vasta portata". Un anno dopo, in un discorso
          > all'American Enterprise Institute, Norman
          > Podhoretz ha dichiarato con enfasi che "il
          > neoconservatorismo è morto".
          > Nel corso dell'ultimo anno, tuttavia, e
          > soprattutto nei mesi che hanno preceduto la
          > guerra in Iraq, la definizione di
          > neoconservatorismo è rientrata sulla
          > scena delle nostre discussioni pubbliche e
          > politiche. "Sono i neocon il cervello che
          > opera dietro la decisione di rovesciare
          > Saddam presa da Bush", ha scritto Jacob
          > Heilbrunn sul Los Angeles Times,
          > aggiungendo: "senza di loro non si
          > parlerebbe così tanto di guerra". I
          > neocon sono anzi diventati l'obiettivo
          > preferito delle critiche della sinistra e
          > della destra pacifiste. Sebbene John Judis e
          > Patrick Buchanan possano avere ben poco in
          > comune, e sebbene Christopher Mattews e Paul
          > Craig Roberts non abbiano la stessa opinione
          > quasi su nulla, tutti concordano sul fatto
          > che la guerra in Iraq sia stata in qualche
          > modo il frutto dell'ideologia
          > neoconservatrice. E l'interesse suscitato
          > dal neoconservatorismo non è affatto
          > diminuito: "I Neocon in prima linea"
          > titolava un recente articolo di Newsweek; "I
          > Neocon assumono il controllo" era il titolo
          > di un altro pubblicato sul New York Review
          > of Books. L'aspirante presidente Howard Dean
          > ha dichiarato in campagna elettorale che il
          > presidente Bush "è stato preso
          > prigioniero dai neoconservatori che gli
          > stanno attorno".
          > All'inizio ho avuto la tentazione di
          > considerare il ritorno del
          > neoconservatorismo come un semplice
          > spauracchio agitato dalla sinistra, o come
          > una sorta di etichetta conveniente, usata
          > dai giornalisti per sottolineare le evidenti
          > spaccature all'interno dell'Amministrazione
          > Bush. Entrambe le spiegazioni hanno un certo
          > merito; tuttavia bisogna osservare che il
          > neoconservatorismo non è mai del
          > tutto scomparso, come viene spesso
          > affermato. Il neoconservatorismo potrebbe
          > rappresentare non un fenomeno generazionale
          > ma soltanto una delle varie correnti
          > fondamentali che animano il conservatorismo
          > nel suo complesso. La definizione di
          > neoconservatori è stata applicata a
          > uno specifico gruppo di intellettuali che si
          > sono spostati da una visione politica di
          > tipo neo-liberal negli anni Sessanta e
          > Settanta a quella poi nota con il nome di
          > neoconservatorismo. Ma ora sembra che esso
          > rappresenti, almeno in America, una naturale
          > risposta del conservatorismo alla
          > modernità; una risposta dotata di
          > proprie qualità, formulata con un
          > proprio stile, con tutte le sue forze e le
          > sue debolezze.
          > Gli elementi fondamentali del
          > neoconservatorismo appaiono nel modo
          > più chiaro se confrontati con quelli
          > dei suoi due principali rivali all'interno
          > del mondo conservatore: il liberismo e il
          > tradizionalismo (non mi dilungherò
          > sui conservatori religiosi e sugli
          > straussiani, dato che sono spesso alleati
          > con i neocon e hanno contribuito alla
          > formazione del neoconservatorismo). Queste
          > tre tradizioni conservatrici
          > (tradizionalismo, liberismo,
          > neoconservatorismo) hanno radici storiche e
          > filosofiche ben distinte. Esprimendoci in
          > termini generali, i tradizionalisti hanno il
          > proprio modello in Edmund Burke, i liberisti
          > in Friedrich Hayek e i neocon in Alexis de
          > Tocqueville. Tuttavia, ognuna di esse ha
          > origine anche in qualcosa di più
          > profondo ed elementare. Nessuno di noi
          > può sottrarsi al proprio personale
          > giudizio sulla moderna vita americana: sulle
          > sue possibilità e sui suoi limiti, se
          > sia rispettosa della dignità umana
          > oppure alienante e corrotta. Chi disprezza
          > una buona parte della nostra vita moderna,
          > aggrappandosi agli antichi costumi ereditati
          > dal passato, propende per il
          > tradizionalismo. Altri, che festeggiano le
          > nuove libertà e le nuove tecnologie,
          > scelgono il liberismo. E chi vede nella
          > modernità ideali e principi
          > ammirevoli, ma anche tendenze preoccupanti,
          > opta per il neoconservatorismo.
          >
          > I Tradizionalisti
          > Nel periodo successivo alla seconda guerra
          > mondiale, alcuni straordinari pensatori
          > cercarono di adattare alla vita pubblica
          > americana il conservatorismo tradizionalista
          > à la Burke. Vennero presto definiti i
          > "nuovi conservatori". Il più
          > autorevole era Russel Kirk, autore, nel
          > 1953, del best-seller "The Conservative
          > Mind". Un modo senza dubbio troppo
          > semplicistico, ma per i nostri scopi
          > comunque sufficiente, di caratterizzare
          > l'opera di Kirk sarebbe quello di dire che
          > ha avviato una svolta tra i conservatori
          > americani, allontanandoli da una filosofia
          > borghese ispirata a Locke e avvicinandoli ad
          > una moderatamente aristocratica ispirata a
          > Burke. Nel periodo precedente la Seconda
          > guerra mondiale un tipico "conservatore"
          > americano era infatti un liberal del XIX
          > secolo: un fedele sostenitore del
          > laissez-faire, dello sviluppo scientifico e,
          > più in generale, del progresso. La
          > rinascita di Burke che Kirk ha contribuito a
          > rilanciare negli anni cinquanta ha fornito
          > al conservatorismo americano una voce molto
          > diversa. Non sarebbe stato più
          > disposto ad accettare di essere il partito
          > del "big business" o un difensore della
          > società borghese. I tradizionalisti
          > si unirono a Burke nel suo lamento che
          > "l'èra della cavalleria è
          > finita" e nella sua denuncia del "nuovo
          > dominante impero dei lumi e della ragione".

          Ma
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