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    Non Autenticato
    il 2005-03-28 00:21:00.0 alle 2005-03-28 00:21:00.0
    Il Linuxaro
    Uno spettro si aggira per il mondo, lo spettro del linuxaro. Che cosa
    sia il linuxaro apparirà evidente a qualsiasi lettore che conosca o
    abbia avuto contatto con le discussioni informatiche che
    quotidianamente tempestano il Web sotto forma di news, e-mail,
    materiale di consultazione o altro.
    Il linuxaro, altro non è che un animale che vaga senza requie nella
    realtà virtuale e in quella autentica (di cui, tra l'altro, non
    conosce la differenza), asserendo di essere un profondo conoscitore
    del sistema operativo Linux, di essere un convinto garante delle
    libertà di chiunque, di essere contrario a qualsiasi tutela dell'opera
    dell'ingegno altrui (per un linuxaro, l'espressione "diritto d'autore"
    equivale al peccato contro lo Spirito Santo per la Chiesa Cattolica,
    non esiste alcuna forma di espiazione della colpa), anzi, di
    propugnare la libertà del software come punto fondamentale per
    l'evoluzione della mentalità del mondo.
    Ma, soprattutto, il linuxaro è un essere profondamente pericoloso
    perché sostiene di essere depositario della verità, e guarda con
    sospetto (quando va bene) e disprezzo (nel resto dei casi, cioè la
    maggioranza) coloro che semplicemente la pensano diversamente da lui.
    Ma che cos'è Linux? Un linuxaro vero non darà mai una risposta
    autentica a questo tipo di domanda. Non la darà non perché non voglia
    darla (anche se è vero), ma perché la risposta a questa domanda è
    stata già data da qualcun altro in qualche altra sede. Linux non è
    altro che un sistema operativo. Il linuxaro asserirà che è un sistema
    operativo diverso da tutti gli altri. Ma non è vero. Perché un sistema
    operativo è un sistema operativo, la sua funzione principale è quella
    di gestire le risorse di una macchina che da qui in avanti, per
    comodità di esposizione, chiameremo "computer". Con il termine
    "computer" intendiamo ciò che comunemente viene denominato con questa
    espressione, ovvero l'insieme delle risorse hardware che sono deputate
    a un determinato scopo, sia che si tratti dell'uso domestico, sia che
    si tratti di uso di tipo aziendale o di gestione di server. Linux è un
    sistema operativo. Come Windows, il DOS, OS/2 e viandare. Non c'è
    nessuna differenza, in questo senso, tra Linux e altri sistemi
    operativi. Linux gestisce un computer, né più né meno. Lo fanno anche
    DOS, Windows e OS/2. Ciò su cui il linuxaro, in maniera tronfia e
    orgogliosa, mette l'accento, è il fatto che Linux è un sistema
    operativo gratuito, messo cioè a disposizione senza nessuna spesa per
    l'utente finale. Questo naturalmente non è affatto vero, ma il
    linuxaro ci crede. Linux è liberamente distribuibile, non è gratuito.
    Vuol dire che il kernel e tutto ciò che fa parte dei requisiti minimi
    del sistema operativo, possono essere liberamente distribuiti, non che
    debbono per forza essere distribuiti senza fare pagare niente. Questo
    è il primo grande equivoco dei linuxari, che trovano contestata la
    loro asserzione con dati di fatto: se di libera distribuzione sono le
    parti fondamentali che costituiscono il sistema operativo, e qualche
    software accessorio, è da spiegare il perché dei costi, non proibitivi
    ma certamente degni di nota, delle distribuzioni Linux più diffuse,
    Red Hat e S.u.S.E. tra le prime. E, soprattutto, è da spiegare come
    società come la Red Hat siano regolarmente quotate in borsa, e perché
    il signor Linux Torvald goda di un tenore di vita piuttosto elevato.
    Questi benefattori dell'umanità, questi alternativi del software,
    questi anticonformisti del computer (talmente anticonformisti da
    essere terribilmente conformisti nel loro anticonformismo),
    naturalmente, giustificano i guadagni delle società distributrici con
    scuse del tipo "ma c'è un manuale stampato", "ma il software fornito a
    corredo è superiore qualitativamente e numericamente rispetto alla
    distribuzione più popolare", "ma è più facile da installare" e altre
    indicibili amenità. "Del resto", dicono, "se qualcuno vuole Linux, può
    tranquillamente farsi il download da Internet". Già. Il download da
    Internet. Ma quanto bisogna restare connessi, se si paga regolarmente
    una bolletta telefonica, per farsi un download di una versione
    aggiornata di una distribuzione decente di un sistema operativo? E
    allora? Linux è gratis? No. Linux non è gratuito, come non è gratuito
    nulla di ciò che si scarica dalla rete, a meno di non avere accesso a
    un server universitario o comunque effettuare una connessione a sbafo.
    Se chiedete a un linuxaro di masterizzarvi il materiale che vi
    interessa, lo farà con molto dispiacere, e, come minimo, vi richiederà
    indietro il denaro del CD, o vi inviterà a fare una donazione al
    progetto G.N.U., altro sublime specchietto per le allodole che
    l'ingegno linuxaro ha partorito.
    Perché chi ama Linux non spiega che cosa è Linux o come funziona?
    Semplicemente perché caratteristica del linuxaro è quella di essere
    autosufficiente, di accontentarsi di quello che egli stesso (come
    persona singola o come rappresentante dell'entità collettiva degli
    utilizzatori di questo sistema operativo) produce. In questo, il
    linuxaro è del tutto identico alle sette religiose moderne, come i
    Testimoni di Geova, o di quelle del secolo scorso, come i Mormoni. Il
    linuxaro non chiede mai niente al di fuori di quanto il mondo linux
    produce all'interno di se stesso, anzi, si arrabbia vieppiù ogni volta
    che deve avere a che fare con notizie, richieste di informazioni e
    curiosità da parte del mondo esterno. In questo caso, non si può certo
    dire che il linuxaro sia al pari dei suoi correligionari della Sala
    del Regno. Infatti, i Testimoni di Geova, quando ricevono domande da
    persone esterne sono contenti, cercano di spiegare, si rendono
    disponibili al dialogo e si mettono in discussione. Se non hanno una
    risposta alla domanda sulla questione della trinità, ti dicono "scusa,
    adesso non so risponderti, ma certamente ci penserò, magari ci vediamo
    tra qualche giorno e ti darò una risposta basata su qualcosa di più
    solido delle mie personali supposizioni". E' un atteggiamento onesto.
    Dire "non lo so" quando qualcuno ci chiede qualcosa è un buon inizio.
    Ci si ferma, si fa il pieno di informazioni, si elabora e poi si va
    avanti. Invece il linuxaro non agisce così, ti rimanda direttamente
    alla sua letteratura, e chi si è visto si è visto. Per cui, alla
    domanda "Cosa è Linux?", che può essere sostituita da un congruo
    numero di altre questioni sul tema, a seconda del momento e
    dell'interesse dell'interlocutore, il linuxaro risponderà sempre
    rimandando a qualcosa che altri hanno già scritto per lui, dimostrando
    non solo una superbia e una alterigia senza pari, ma, soprattutto,
    un'incapacità conclamata di saper ragionare con la propria testa,
    visto e considerata la sua testardaggine nell'insistere a proporre
    soluzioni che si trovano in documentazioni o manualistica scritta da
    altri.

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      Non Autenticato
      il 2005-03-28 00:21:00.0 alle 2005-03-28 00:21:00.0
      Re: Il Linuxaro 2
      Se, poi, vi avvicinate al mondo di Linux attraverso le porte
      del cosiddetto "esterno" (ad esempio manuali comprati in libreria,
      libri o pubblicazioni che pretendono di spiegare il sistema operativo
      e il fenomeno Linux alla "massa"), sarete guardati con un occhio di
      disprezzo, perché per un linuxaro, qualcosa che si occupi di Linux e
      che non sia stato prodotto all'interno dei canali ufficiali che si
      occupano di Linux, non è degno di essere preso in considerazione.
      Così, se, per esempio, cercate un manuale e trovate uno di quei libri
      (assolutamente inutili, bisogna ammetterlo, nella maggior parte dei
      casi) che costano almeno centomila lire, e che contengono istruzioni
      step-by-step sull'installazione e sull'uso di Linux, magari con un CD
      vetusto allegato, e decidete di comprarlo, il linuxaro autentico vi
      guarderà con il suo solito occhio cattivo, e vi dirà che siete stati
      dei fessi a comprare quel volume, perché in rete e in distribuzione
      coi giornali ci sono degli strumenti meravigliosi che si chiamano
      "Appunti di Linux", che sono stati scritti da un mentecatto che ha
      avuto la brillante idea di farsi prendere dal crampo dello scrivano, e
      di mettere insieme un'opera poderosa, in cui, certamente, non
      troverete nessuna delle risposte alle vostre domande, e per di più è
      gratis. Avete una distribuzione S.u.S.E di Linux e non sapete come
      installarla? Niente paura, negli "Appunti di Linux" non troverete una
      risposta alla vostra domanda. Ma non importa, l'opera è poderosa,
      qualcuno ha avuto la brillante idea di metterla a disposizione
      gratuitamente (e fin qui sono esclusivamente affari suoi), ma non per
      questo è valida. Se provate a stamparvela, spenderete, tra cartuccia
      della stampante, e carta -senza parlare della stampante stessa che,
      alla fine, potrebbe essere inservibile- molto più del volume cartaceo
      e del CD che vi eravate prefissi di comprare. Non si vede per quale
      motivo il linuxaro medio debba guardare dall'alto verso il basso e dal
      basso verso l'alto chiunque commetta il reato di non rivolgersi al
      consueto circuito distributivo di informazione e verità.
      E' un po' come se la mafia si arrabbiasse se un tossicodipendente
      andasse a prendere il metadone all'ASL anziché andare a rivolgersi al
      consueto spacciatore di fiducia per il quotidiano rifornimento di
      stupefacenti illegali. Nel mondo Linux è legale tutto ciò che è
      approvato. In questo senso il linuxaro non ha differenze di nessun
      tipo con la Santa Inquisizione o con la commissione per l'Imprimatur
      alle opere scritte della Santissima Chiesissima Apostolicissima
      Romanissima. Perché quello che si verifica, è che Linux, almeno nella
      fase di jnstallazione, è un sistema operativo difficile. Specialmente
      se si desidera farlo convivere, all'inizio, con un altro OS di cui si
      conoscono meglio le caratteristiche, in attesa diprenderci una
      confidenza maggiore, bisogna sapere che cos'è una partizione, come la
      si crea, bisogna capire che due sistemi operativi possono
      tranquillamente convivere, e così via. Ma il linuxaro non lo spiega,
      non lo vuole spiegare. "Esistono fior di spiegazioni e di
      pubblicazioni, se una persona non sa come agire, si rivolga a quelle
      troverà al loro interno la risposta alle domande che si pone. Se non
      le trova, è segno che non ha capito alcuni concetti di base, e che
      deve tornare indietro di qualche passo, prima di andare avanti." E' un
      discorso estremamente pacifico e apparentemente logico. Invece è
      estremamente violento e irrispettoso. Violento perché si dà
      dell'imbecille all'utente tranquillamente e senza assumersi la
      responsabilità diretta di quello che si dice. Irrispettoso, perché
      tutti gli utenti sono diversi, e ciascuno ha esigenze diverse, di
      volta in volta, di macchina in macchina. Ciò che il linuxaro non ha
      mai capito e che non capirà mai, è che è l'utente che sceglie le
      risorse disponibili che gli servono, per come gli servono e per come
      egli sa usarle, non esistono soluzioni preconfezionate buone per
      tutti. E' per questo che la filosofia Linux è perdente e non potrà mai
      prendere terreno, perché non è rispettosa, è arrabbiata, è polemica in
      maniera lugubre e preoccupante, pretende che gli altri si adattano
      senza accontentarsi di adattarsi alle esigenze degli altri. Il
      linuxaro non svolge opera di proselitismo nei confronti di coloro che
      hanno interesse ad usare Linux, fosse pure per vedere come funziona,
      il linuxaro svolge una crociata contro gli altri sistemi operativi, in
      particolare verso quelli della Microsoft. Se qualcuno non è d'accordo
      su come Microsoft lavora, distribuisce il suo software, lo vende, e
      sull'egemonia che ormai ha incontrastata sul mercato, è giusto che si
      crei i suoi canali alternativi, ma non è affatto giusto che pretenda
      che gli altri ci si adeguino. Se un utente di Windows chiede a un
      utente Linux un'informazione su un malfunzionamento riscontrato sul
      suo OS (Windows, non Linux), come minimo si sentirà rispondere che
      Windows è un SO che non funziona, che non può andare bene, che Bill
      Gates vende i suoi prodotti e che questi prodotti, anche quando
      vengono dati a corredo di un computer, vengono pagati. Tra i linuxari
      esistono anche, tra l'altro, le tenebrose figure degli obiettori
      fiscali della Microsoft, ovvero coloro che vanno a comprare un
      computer, pretendono una macchina nuda e cruda, e chiedono che venga
      loro rimborsato il prezzo sostenuto per il sistema operativo,
      sottolineando il fatto che loro sono libero di installare sul loro
      computer quello che vogliono. Col risultato che il negoziante non
      capisce, o, nella migliore delle ipotesi, si rende conto di avere
      davanti uno scocciatore, e vende il computer a qualcun altro che non
      fa storie, oppure glielo vende nudo e crudo realizzando, comunque, un
      guadagno sulla vendita del sistema operativo che trattiene presso di
      sé e che venderà a qualcun altro sottobanco. E' questa la grande
      illusione: i linuxari pensano di aver messo sotto scacco un "sistema",
      e invece il sistema continua a funzionare anche senza di loro, anzi,
      meglio, perché dal punto di vista del commercio, meno grane ci sono e
      meglio è. Il motto del linuxaro medio non è "la gente ha diritto di
      fare quello che vuole" (nel qual caso non si vede perché se la prenda
      così tanto con chi usa prodotti Microsoft, perché anche chi usa
      prodotti Microsoft fa quello che vuole!) il motto del linuxaro medio è
      "io faccio quello che mi pare e il mondo deve vederlo e deve saperlo",
      Già. Ma non si vede perché. Non si vede per quale motivo il mondo
      debba spere che un linuxaro usa linux, esattamente come non si vede
      perché debba sapere che Linux esiste e che è gratis. Se una persona
      preferisce comprarsi un OS che costa dei soldi ma che gli permette di
      fare le cose in modo intuitivo, piuttosto che spaccarsi l'anima a
      risolvere i misteri di un OS gratuito, non si vede perché non possa
      farlo.
      • Avatar
        Scritto da
        Non Autenticato
        il 2005-03-28 00:21:00.0 alle 2005-03-28 00:21:00.0
        Re: Il Linuxaro 3
        E' esattamente come la gente che non sa sciare, e invece di
        buttarsi sulla pista nera con gli sci a spazzaneve, paga le lezioni di
        un maestro che gli permettano di imparare sulla pista dei
        principianti. La stupidità della filosofia linuxara, si manifesta,
        soprattutto, proprio nella pretesa di gratuità della circolazione del
        software e del OS in questione. Non a caso, Linux è un sistema
        operativo molto diffuso negli ambienti anarcoidi. E quando si parla di
        ambienti anarcoidi, si intende dire proprio "anarcoidi", e non
        "anarchici". Chi rispetta la libertà non impone la propria verità
        sulle scelte altrui. Windows vi si pianta? Dovreste per prima cosa
        procedere a una riformattazione e installare Linux. Non sapete usare
        un sistema operativo senza un'interfaccia grafica? Non temete, Linux
        ha una interfaccia user friendly, brutta come niente e come nessuno, e
        estremamente pesante da caricare, che vi risolverà ogni problema,
        copiando spudoratamente Windows. E allora, tanto vale continuare ad
        usare Windows, che, almeno, si conosce, e ha un aspetto più gradevole.
        Si sa, i linuxari sono particolarmente arrabbiati di natura, e
        oppongono a questa osservazione, il fatto che non esiste proprio
        nessun motivo per usare Windows. Se hanno bisogno di un word processor
        e di un programma di calcolo, ne esistono di gratuiti per Linux, senza
        bisogno di Office, insomma, Linux ha tutto quello che serve per
        gestire qualunque cosa, e allora perché ostinarsi a usare qualcosa che
        sia a pagamento quando ci sono altre applicazioni che sono gratis? La
        risposta è semplice: perché non sono affari loro. Ma questo non lo
        sanno, o, meglio, fanno finta di non saperlo. Le scelte non sono più
        individuali, ognuno può usare quello che vuole, purché usi quello che
        vogliono loro. Una delle obiezioni che viene più spesso mossa ai
        linuxari, è quella che Linux è un OS difficile da imparare, che
        bisogna essere dei programmatori, o, comunque, intendersene di
        programmazione per modificare i programmi i cui sorgenti vengono
        rilasciati in forma libera. I linuxari, con lo spocchioso sussiego che
        li contraddistingue, sono soliti rispondere che Linux è un programma
        fatto proprio per chi se ne intende. E allora perché diamine
        desiderano che Linux sia accessibile anche al più umile degli utenti?
        Se uno non sa programmare, se uno non sa usare Linux, perché dovrebbe
        usarlo per forza? La risposta, anche qui, è assai semplice: perché se
        no i linuxari si arrabbiano e la prendono come un affronto personale.
        Così come è un affronto personale il fatto che ci siano persone che
        sviluppano del software per un OS qualsiasi e lo vendano, ricavando
        dei proventi dal prodotto della loro opera. Anche qui la soluzione è
        fin troppo semplice, non occorre scomodare Hercule Poirot per
        trovarla: siccome in molti paesi del mondo è reato copiare software
        abusivamente, invece di contestare la normativa, contestano la gente
        che la usa per guadagnarci. Questa gente, evidentemente, non ha mai
        comprato un giornale in vita sua, quando va in libreria, si avvicina
        alla cassa con fare provocatorio e schiettamente saputello, e comincia
        a dire "un libro non può essere proprietà intellettuale di chi lo ha
        scritto, ma del popolo che lo legge". Per loro chi lavora con la testa
        potrebbe morire di fame, proprio perché l'opera intellettuale non
        esiste in quanto tale, ma in quanto collettiva. Hanno voluto
        realizzare un OS gratuito? Sì, e vogliono anche che li ringraziamo.
        Possiamo farlo. A patto che ci lascino, finalmente, in pace.
        A ridere.
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