- Marocchino tenuto in schiavitù da una coppia valdostana -
Diciotto ore di lavoro al giorno per tutti i giorni della settimana; un solo pasto al giorno e quando non era di servizio veniva rinchiuso in una stamberga. Il tutto, ovviamente, per uno stipendio di zero euro: Questa era la vita di Ahmed Naghim, marocchino di 33 anni giunto clandestinamente in Italia. A ridurlo in schiavitù una coppia valdostana Napoleone Cuneaz, candidato al consiglio comunale di Valpelline (Aosta), e sua moglie Clelia Bbredy, titolare di una grande azienda agricola della zona. Ora sono in carcere.
"Lavoravo sempre sotto la loro sorveglianza", ha raccontato in lacrime ai carabinieri Ahmed Maghim, 33 anni, giunto in Italia clandestinamente. La "prigione" in cui viveva chiuso a chiave dall?esterno e per le esigenze fisiologiche l?uomo doveva ricorrere a una bottiglia o aspettare di ritrovarsi nella stalla con le mucche. Da un anno, poi, non poteva lavarsi. I due aguzzini, Napoleone Cuneaz, 65 anni, autotrasportatore e aspirante consigliere comunale, e la moglie Clelia Bredx, 52, titolare di un?azienda agricola a Valpelline, piccolo paese della valle del Gran San Bernardo, poco distante da Aosta, sono stati arrestati con le accuse di sequestro di persona. riduzione in schiavitù, lesioni, maltrattamenti , sfruttamento a lavoro enero. A scoprire lo stato di schiavitù in cui i due avevano costretti il marocchino è stato il fratello della vittima che venerdì scorso era andato a portare via l?uomo. I coniugi però con i figli di 18 e 15 anni, glielo hanno impedito aggredendolo e prendendogli il portafogli contenente alcune migliaia di euro (per questo i quattro sono stati denunciati per rapina e lesioni) L?uomo, in regola con il permesso di soggiorno, si è quindi rivolto ai carabinieri, che sabato hanno condotto la coppia nel carcere valdostano di Brissogne.
Da ?City ?quotidiano gratuito

==================================
Modificato dall'autore il 11/04/2005 11.51.15