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Non Autenticato
il 2005-04-23 17:49:00.0 alle 2005-04-23 17:49:00.0
La paura dell?uomo nero
« Per strada io sono solo un negro » . Così si sente una persona di colore in Svizzera quando è in giro. A casa, sul lavoro, tra amici è un individuo con le sue caratteristiche e particolarità, come ogni altro essere umano.
Fuori, tra la gente, conta però solo il colore della pelle. Non importa chi è, cosa ha fatto, da dove viene o quanto guadagna.
L?unica cosa che la maggior parte delle persone vede quando incrocia un nero, è un negro.
E ne ha paura. Sovente si assimila infatti la pelle scura a un comportamento criminale.
Questo nonostante la maggior parte dei neri in Svizzera sia ben integrato nella società elvetica. Spesso ha un permesso C o un passaporto svizzero. Molti sono addirittura nati qui, e la Svizzera è la loro patria.
Insomma, ben integrati ma non accettati. Questo è quanto emerge dallo studio ? I neri in Svizzera ? commissionato dalla Commissione federale contro il razzismo ( Cfr) a due ricercatrici, Carmel Fröhlicher- Stines e Kelechi Monica Mennel. Scopo dello studio: tracciare un quadro dello stato d?animo della popolazione nera presente nel paese e capire se e quanto queste persone sono soggette a razzismo. La risposta: il razzismo c?è e si sente. Ma ciò significa che gli svizzeri sono razzisti? « No ? spiega Carmel Fröhlicher- Stines ? . Si tratta di due cose diverse. Ognuno ha la possibilità di essere razzista, dipende dalla situazione. In qualsiasi Paese ci sono gruppi etnici, religiosi o culturali ben visti e altri mal visti » .
Da dove viene il razzismo contro i neri? « Questo tipo di razzismo non è d?origine elvetica né nasce oggi.
È un razzismo che deriva dal colonialismo, dalla visione che allora l?Europa tutta, Svizzera compresa, aveva dei neri: la vi sione dei missionari e degli antropologi. Questa visione passata si trasforma oggi in pregiudizio. Bisogna fare molta attenzione a non cadere in questa trappola. Anche perché questi preconcetti sono facilmente manipolabili da alcuni schieramenti politici, soprattutto quando ci si trova in una situazione di crisi.
L?altro, in questo caso il nero, viene stigmatizzato e si comincia a parlare ? d?invasione?. Di conseguenza quando uno svizzero vede un nero, lo moltiplica per dieci. Cresce così la paura ? irrazionale e senza motivi concreti ? dei neri, e chi non era razzista lo diventa » . Il razzismo è più semplice quando l?appartenenza etnica, razziale o religiosa è ben visibile? « Sì. Diventa molto facile relegare le persone in un angolo quando sono subito riconoscibili » .
C?è differenza tra razzismo nei confronti dei cittadini dell?ex- Jugoslavia e i neri? « Si tratta di due cose diverse: la prima è xenofobia, paura dello straniero. Nel corso della storia questa paura viene man mano rivolta verso popoli diversi: in Svizzera prima erano gli italiani, gli spagnoli, ora gli jugoslavi e i turchi. Dal momento però che lo straniero si integra, smette di essere tale e il problema cessa di esistere. Per i neri invece è diverso. Nel loro caso si tratta di razzismo vero e proprio: anche se integrata, la persona di colore non sarà mai accettata a causa proprio del colore della sua pelle. Il razzismo nei confronti dei neri in Svizzera è nato prima che il primo nero mettesse piede su suolo elvetico. Non esisteva invece nessun razzismo nei confronti dei popoli dell?ex Jugoslavia prima che emigrassero nel nostro Paese a causa della guerra » .
Integrazione non significa accettazione...
« La maggior parte delle persone che ho intervistato per la ricerca della Cfr hanno affermato di essere ben integrate in Svizzera. Eppure dicono di non sentirsi mai a casa loro. Di non sentirsi accettati. Persino quelli che sono nati in Svizzera, che si sentono svizzeri al cento per cento: hanno la sensazione di dover costantemente dimostrare di essere svizzeri, si sentono derubati della loro patria. Se ad esempio un nero di nazionalità elvetica, con un nome e cognome svizzero, cerca un appartamento, al telefono gli si dice di sì. Non appena però si presenta di persona, l?appartamento improvvisamente non è più disponibile » . Cosa si può fare per cambiare questa situazione? « Le rispondo con un aneddoto: qualche decennio fa in Svizzera c?erano tantissimi bambini alle elementari che avevano problemi di carie. Lo Stato ha così deciso di fare qualcosa: è stato istituito il dentista scolastico e nelle classi s?insegnava agli allievi a lavarsi i denti in modo corretto.
Risultato: carie praticamente sparita tra i bambini e i ragazzi.
Stessa cosa per i pidocchi. Insomma, se si può mostrare ai bambini come lavarsi i denti, si può anche insegnare loro che il compagno con la pelle nera va trattato con rispetto. L?anti- razzismo si impara. E bisogna partire dagli insegnanti, che devono essere sensibilizzati sul problema. Delle persone interrogate, sono infatti soprattutto quelle che hanno frequentato la scuola elementare in Svizzera ad aver vissuto gli atti di razzismo più traumatici. Anche perché se loro o i genitori si lamentavano con l?insegnante, quest?ultimo minimizzava il fatto. Si tratta invece di cose serie! » .
Occorre quindi insegnare alle nuove generazioni il rispetto per chi non ha pelle, nazionalità o religione uguale. Ma che dire degli adulti? Non è possibile educare tutti...
« Ecco perché è indispensabile istituire infrastrutture cui possano rivolgersi le vittime di atti di razzismo. Così come esistono strutture contro le molestie sessuali. Se un nero viene malmenato dalla polizia, non ha infatti nessuna possibilità di ottenere giustizia. Queste strutture devono poi poter punire chi compie un atto razzista: per quanto ne so io, in Svizzera nessun poliziotto è mai stato condannato per aver picchiato un nero. Al limite gli viene chiesto di scusarsi. Il problema è poi anche a livello legislativo: un atto razzista in Svizzera è punibile solo se è scritto o detto in pubblico. Non va poi dimenticato che allo stato attuale le persone nere hanno paura di denunciare un atto di razzismo nei loro confronti. Temono di perdere il permesso di domicilio, il lavoro, la casa o altro » .
Questo per quanto riguarda le autorità, ma cosa può fare il singolo? « La persona di colore va trattata con rispetto, così come ogni altro essere umano. Bisogna combattere i pregiudizi che sono in noi. Ed è grazie alla conoscenza reciproca che si distruggono i preconcetti e il razzismo » .
Lei e Kelechi Monica Mennel siete entrambe nere.
Questo non ha compromesso l?oggettività della ricerca? « No, anzi. Il fatto di essere nere ha fatto sì che durante i colloqui con le persone intervistate, queste si siano sentite completamente libere di raccontare la loro storia e le loro esperienze. Il fatto di avere di fronte un interlocutore bianco le avrebbe bloccate, sia per non ferire l?intervistatore, sia per timore. Insomma, non avrebbero probabilmente raccontato tutto quanto hanno detto a noi » .
Il colore della pelle svolge un ruolo di primo piano