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    il 2005-10-04 09:30:00.0 alle 2005-10-04 09:30:00.0
    Un parroco a capo dei bamba
    Libero, 4 ottobre 2005
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    UN PARROCO A CAPO DEI BAMBA
    di RENATO FARINA

    Don Prodi chiama in piazza la sinistra: sindacati e girotondini si mobilitano
    Noi abbiamo un debole per le anime in pena. Per questo capiamo benissimo Romano Prodi. Poveretto, come soffre. Logico che insieme cogli amici e i parenti, oltre che soprattutto coi compagni, cerchi di consolarsi sentendosi un capo e mostrandosi in tivù alla testa delle masse. Non ha un partito, neanche microscopico. Se passa la legge proporzionalista, che fa? Deve affittarne uno, ma pare siamo tutti occupati. Neanche Di Pietro si farebbe più in là per lasciargli il suo. Nemmeno Pecoraro Scanio. Figuriamoci Bertinotti: è contrario alla proprietà privata ma non toccategli la sua roba. Povero Prodi, che dolore. Ah, almeno poter fare il capo in una piazza imbandierata. Almeno leader di un bel comizio con annesso tg. Questo gli resta come unica arma. Massì, se vuole, prima di andare a Roma per la rimpatriata ulivetana passi dalla redazione: abbiamo pronta per lui la corona di penne alla Toro Seduto, starebbe benissimo, roseo e piumato, un vero faraone. Con la tonaca poi sarebbe fantastico. I pullman ulivisti sono già pronti per la gitona romana di domenica prossima. Prodi avrà vicino gente incravattata, che intanto pensa di fargli presto le scarpe. Un po' più in là ci saranno i no global, i centri sociali, preparati a fare casino: in fondo sono i suoi alleati più decisi, quello è il suo mondo, lo vuol portare al governo, un mondo di bamba. Costoro dopo aver cacciato dai loro cortei Fassino perché aveva qualche perplessità sui kamikaze e sui resistenti iracheni (marzo 2004), finalmente faranno una serena adunata in nome del nemico comune e conclamato: il Berlusca. In effetti è Prodi l'unico a poterli tenere insieme: né Rutelli né D'Alema ce la farebbero. Ma con la legge elettorale nuova, Prodi è trombato in partenza e capiamo che quella manifestazione fa un po' le veci di un funerale. Ha detto Prodi con un linguaggio più da Savonarola che da parroco: la manifestazione di domenica sarà contro la legge finanziaria dove sono previsti «tagli selettivi e infami». Usa proprio questa parola da guerra civile, una formula di tipo brigatista: «infami». Poi aggiunge di essere contrario anche alla legge elettorale. In realtà è l'unica cosa che gli preme davvero. E quando parla di «tagli selettivi e infami» pensa al fatto che il proporzionale taglia selettivamente proprio lui. Chiariamo il concetto. Tutto l'ambaradan messo insieme per lanciarlo a Palazzo Chigi suppone di surgelare il maggioritario. In questo caso il "mattarellum" vigente funziona come un sistema elettorale ad personam, un bel prodarellum. La scelta della Casa delle libertà, sdrammatizzando la questione del candidato premier, e dando più peso ai partiti e al consenso reale dei loro segretari, lo disarciona, gli incendia le piume da cacicco. Siamo noiosi, ma forse è una litania piacevole da sentire: Romano non ha un partito, ha solo una carta notarile che gli assegna il ruolo di capo della Federazione ulivista, con relativo ingaggio per le spese del suo ufficio. Ha voluto le primarie per legittimarsi. Una specie di trucco propagandistico. Noi ci domandiamo che democrazia sarebbe quella per cui uno che non sa neanche ottenere consenso di una formazione sola, dovrebbe avere per magia quella di tutte quante. Se è così bravo, carismatico e degno di fiducia, imponga ai suoi devoti di sciogliere le loro sigle. Non si capisce infatti perché dovrebbero imporci come leader politico dell'Italia intera uno di cui loro si fidano tanto poco da non sacrificargli la loro parrocchietta. Ma sì Prodi, vai a Roma e proclamati capo dei bamba. Anzi, fa' il Partito dei Bamba. Gli resta quello. Prodi se no che fa? È o dovrebbe essere della Margherita. Ma di questo fiore Romano è proprietario sì e no di mezzo petalo: i suoi fedeli sono circa il 10 cento di un partito che se va bene ha il 15. Cioè Prodi conta per l'1,5 per cento. Con il sistema proporzionale si torna a votare per i partiti, in fondo gli italiani hanno sempre ragionato in questi termini. Per quale diavoleria democratica il Capo dello Stato dovrebbe chiamare a guidare Palazzo Chigi, in caso di vittoria della coalizione di sinistra, chi gode del disperato consenso al massimo di Parisi detto Hailè Selassiè? Sarebbe davvero - per usare un'espressione cara alle sinistre - una deriva populista, peronista e parademocratica. Almeno Mussolini quando ottenne l'incarico da Vittorio Emanuele non aveva il partito più grosso, ma un partito ce l'aveva. Non è che quella di Prodi è un po' una marcetta su Roma con bamba al seguito? La Casa delle libertà è scombiccherata, e c'è uno come Marco Follini il quale si addormenta la sera con la coscienza tranquilla solo se ha cercato di pulire il pavimento dell'appartamento con il piccone. Ma alla fine su un punto decisivo si è messa d'accordo: la legge proporzionale. L'ha voluta a tutti i costi l'Udc ed è il contributo più intelligente che lo scudocrociato casiniano e incasinato ha dato non solo alla maggioranza ma addirittura alla democrazia. Infatti è una legge che aumenta la rappresentanza, permette con l'apposito premio a chi ha avuto anche solo un voto in più della coalizione avversaria di avere i numeri per governare con tranquillità. Il massimo. Inoltre non esagera nell'umiliare gli sconfitti. Non potrebbe esserci il rischio di ridurre al lumicino in Parlamento presenze importanti nella vita del paese. Prodi si lamenta. Troppo tardi. Non si fa così. Le leggi elettorali da sempre sono state approvate in tutti i Paesi del mondo a ridosso delle successive elezioni. Andò così in Francia con Mitterrand (sinistra) nel 1986, il quale introdusse il proporzionale contro la tradizione gallica. Perse. Vinse Chirac. Il quale reintrodusse il maggioritario a doppio turno. Così la volta dopo rivinse Mitterrand. Ciascuno fa le leggi perché pensa che gli convengano. Ma se le leggi sono democratiche, cioè se a una testa corrisponde un voto, alla fine i conti tornano. E allora perché gridare all'infamia? Lo capiamo però. Il povero Prodi resta nudo. Dunque siamo contenti che almeno per un giorno, domenica si avvolga nella sua bella tonaca e nella folla dei suoi bamba e pianga in pubblico. Ci rovinerà una domenica. Ma sempre meglio che rovinarci un quinquennio.
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