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    il 2005-10-20 22:44:00.0 alle 2005-10-20 22:44:00.0
    Trollate totali: 17613
    Non fate finta di nulla, sinistri
    Tav, l'ex giudice Pci all'attacco di Prodi

    ROMA ? Doveva costare 29mila miliardi, a quanto pare ne è costati 140mila. Doveva essere la più grande opera pubblica mai progettata in Italia, è diventato «un assalto predatorio tale da far impallidire qualsiasi scandalo dell'era Tangentopoli». Sul coinvolgimento della camorra partenopea, dei grandi gruppi industriali pubblici e privati e degli immancabili partiti col loro dazio del 3 per cento, pare non esserci dubbio, eppure, la scorsa settimana, alla presentazione del libro Corruzione ad alta velocità c'era solo Radio radicale. Sandro Provvisionato, caporedattore del Tg5 ed autore del libro assieme all'ex magistrato e parlamentare indipendente del Pci Ferdinando Imposimato e al penalista socialista Giuseppe Pisauro, se l'aspettava: «Non avevo dubbi: nel grande guazzabuglio sull'Alta velocità figurano i nomi di Romiti, Agnelli e De Benedetti, ovvero: Corriere, Stampa e Repubblica». A denunciare il «grande silenzio» è stato solo Marco Pannella, il quale, in armonia con certa stampa anglosassone, ha chiesto la testa di Prodi. Cosa c'entra Prodi? A leggere le 180 pagine del libro sembra entrarci a pieno titolo. E con lui Antonio Di Pietro. Tanto che sorge il sospetto che, più dell'affare Tav, il vero obiettivo degli autori siano le «compromissioni» dei due politici dell'Asinello al tempo in cui il primo oscillava tra la presidenza di Nomisma e quella dell'Iri, e il secondo era, come si legge, «il supposto eroe di Mani pulite». Tutto ruota attorno al materiale raccolto da Imposimato quand'era membro della commissione Antimafia presieduta dalla pm ?eretica' Tiziana Parenti. Imposimato puntò la lente sulla tratta Napoli-Caserta-Roma, e paragonò il «meccanismo dell'imbroglio» della Tav a quello per la costruzione della terza corsia dell'autostrada Roma-Napoli. Ovvero: la concessione venne data per trattativa privata ad alcune imprese, che hanno subappaltato ad imprese che hanno subappaltato. Al termine della catena, chi esegue il lavoro percepisce il 10% dello stanziamento totale, il resto «finisce nelle tasche di politici e camorristi». Nell'agosto '95 presenta la sua relazione. «Mi trovai completamente solo», dirà in seguito. Imposimato si domanda perché, e si risponde che la causa del «disinteresse» non è il fatto che la camorra risulti ben inserita nell'affare («la camorra non è più antagonista dello Stato, ma una sorta di controparte», scrive). Una delle cause, ha pensato Imposimato, è che figura il nome di Prodi. Nel gennaio del '92, il professore bolognese fu infatti nominato «garante dell'Alta velocità». Tre mesi dopo, l'allora amministratore delegato delle Ferrovie Necci (che ancora non immaginava che sarebbe finito in manette) assegnò all'istituto Nomisma, il cui comitato scientifico era presieduto dal medesimo Prodi, un incarico (miliardario) di consulenza per stilare l'«analisi economica dell'impatto territoriale» dell'opera. Ed è vero che Prodi lasciò l'incarico dopo pochi mesi, ma solo per andare a guidare l'Iri, che attraverso alcune società era parte in causa dell'affare Alta velocità. A sconcertare Imposimato, fu soprattutto il fatto che nella realizzazione dei lavori furono inserite due imprese: l'Icla (che era stata coinvolta nello scandalo della ricostruzione dell'Irpinia, che era fallita, i cui titolari finirono in manette) e la Condotte (il cui presidente fu arrestato per legami con il clan degli Alfieri). Chi lo decise? La risposta sull'Icla fu data da Ettore Incalza, amministratore delegato della Tav finito poi sotto inchiesta, a Tiziana Parenti: «Conosciamo un general contractor, l'Iri, che ha dato una performance di garanzia piena...». «Chi era?». «Il professor Romano Prodi, col quale ho firmato l'atto integrativo». Quanto alla Condotte, «faceva parte del gruppo, perché la maggioranza era dell'Iri». Perplesso, Imposimato chiede udienza a Prodi, nel frattempo diventato premier, gli racconta i fatti, e ne esce con la sgradevole impressione di averlo messo in imbarazzo. Quanto a Di Pietro, di lui nel libro si parla a lungo. Le indagini vere, infatti, iniziarono solo nel '96, a La Spezia (e poi a Perugia), ma tre anni prima il socialdemocratico Luigi Preti con un esposto alla procura di Roma denunciava presunti illeciti nella costituzione della società Tav. Se ne occupò Giorgio Castellucci, poi finito sotto processo insieme ad altri magistrati. L'allora pm Di Pietro, sostengono gli autori del libro, lo avrebbe però convinto a sdoppiare l'inchiesta, tenendo per sé il troncone che riguardava soldi e appalti. A Castellucci rimase la questione societaria della Tav. Il primo, si insinua, non fece nulla, il secondo propose l'archiviazione. Di Pietro, dunque, avrebbe arrogato a sé l'inchiesta come, si legge nel libro, già fece per lo scandalo sulla cooperazione. Anche lì era coinvolto il noto Francesco ?Chicchi' Pacini Battaglia che, pur inquisito, dal '93 al '95 non subì alcuna custoria cautelare e poi fu considerato un «collaboratore» dell'ufficio guidato dal «supposto eroe di Mani pulite». Gli autori del libro si domandano «se sia conforme alle regole della correttezza che un pm minacci di arresto un potente manager, e dopo aver omesso di farlo per ragioni non chiare, venga nominato ministro dallo stesso manager, nel frattempo divenuto presidente del Consiglio». Calunnie? Può essere, ma non tanto da giustificare il silenzio sull'Alta velocità.

    di Andrea Cangini

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      Scritto da
      Non Autenticato
      il 2005-10-21 00:01:00.0 alle 2005-10-21 00:01:00.0
      Re: Non fate finta di nulla, sinistri

      - Scritto da: exsinistro
      > Tav, l'ex giudice Pci all'attacco di Prodi
      >
      > ROMA ? Doveva costare 29mila miliardi, a quanto
      > pare ne è costati 140mila. Doveva essere la più
      > grande opera pubblica mai progettata in Italia, è
      > diventato «un assalto predatorio tale da far
      > impallidire qualsiasi scandalo dell'era
      > Tangentopoli». Sul coinvolgimento della camorra
      > partenopea, dei grandi gruppi industriali
      > pubblici e privati e degli immancabili partiti
      > col loro dazio del 3 per cento, pare non esserci
      > dubbio, eppure, la scorsa settimana, alla
      > presentazione del libro Corruzione ad alta
      > velocità c'era solo Radio radicale. Sandro
      > Provvisionato, caporedattore del Tg5 ed autore
      > del libro assieme all'ex magistrato e
      > parlamentare indipendente del Pci Ferdinando
      > Imposimato e al penalista socialista Giuseppe
      > Pisauro, se l'aspettava: «Non avevo dubbi: nel
      > grande guazzabuglio sull'Alta velocità figurano i
      > nomi di Romiti, Agnelli e De Benedetti, ovvero:
      > Corriere, Stampa e Repubblica». A denunciare il
      > «grande silenzio» è stato solo Marco Pannella, il
      > quale, in armonia con certa stampa anglosassone,
      > ha chiesto la testa di Prodi. Cosa c'entra Prodi?
      > A leggere le 180 pagine del libro sembra entrarci
      > a pieno titolo. E con lui Antonio Di Pietro.
      > Tanto che sorge il sospetto che, più dell'affare
      > Tav, il vero obiettivo degli autori siano le
      > «compromissioni» dei due politici dell'Asinello
      > al tempo in cui il primo oscillava tra la
      > presidenza di Nomisma e quella dell'Iri, e il
      > secondo era, come si legge, «il supposto eroe di
      > Mani pulite». Tutto ruota attorno al materiale
      > raccolto da Imposimato quand'era membro della
      > commissione Antimafia presieduta dalla pm
      > ?eretica' Tiziana Parenti. Imposimato puntò la
      > lente sulla tratta Napoli-Caserta-Roma, e
      > paragonò il «meccanismo dell'imbroglio» della Tav
      > a quello per la costruzione della terza corsia
      > dell'autostrada Roma-Napoli. Ovvero: la
      > concessione venne data per trattativa privata ad
      > alcune imprese, che hanno subappaltato ad imprese
      > che hanno subappaltato. Al termine della catena,
      > chi esegue il lavoro percepisce il 10% dello
      > stanziamento totale, il resto «finisce nelle
      > tasche di politici e camorristi». Nell'agosto '95
      > presenta la sua relazione. «Mi trovai
      > completamente solo», dirà in seguito. Imposimato
      > si domanda perché, e si risponde che la causa del
      > «disinteresse» non è il fatto che la camorra
      > risulti ben inserita nell'affare («la camorra non
      > è più antagonista dello Stato, ma una sorta di
      > controparte», scrive). Una delle cause, ha
      > pensato Imposimato, è che figura il nome di
      > Prodi. Nel gennaio del '92, il professore
      > bolognese fu infatti nominato «garante dell'Alta
      > velocità». Tre mesi dopo, l'allora amministratore
      > delegato delle Ferrovie Necci (che ancora non
      > immaginava che sarebbe finito in manette) assegnò
      > all'istituto Nomisma, il cui comitato scientifico
      > era presieduto dal medesimo Prodi, un incarico
      > (miliardario) di consulenza per stilare
      > l'«analisi economica dell'impatto territoriale»
      > dell'opera. Ed è vero che Prodi lasciò l'incarico
      > dopo pochi mesi, ma solo per andare a guidare
      > l'Iri, che attraverso alcune società era parte in
      > causa dell'affare Alta velocità. A sconcertare
      > Imposimato, fu soprattutto il fatto che nella
      > realizzazione dei lavori furono inserite due
      > imprese: l'Icla (che era stata coinvolta nello
      > scandalo della ricostruzione dell'Irpinia, che
      > era fallita, i cui titolari finirono in manette)
      > e la Condotte (il cui presidente fu arrestato per
      > legami con il clan degli Alfieri). Chi lo decise?
      > La risposta sull'Icla fu data da Ettore Incalza,
      > amministratore delegato della Tav finito poi
      > sotto inchiesta, a Tiziana Parenti: «Conosciamo
      > un general contractor, l'Iri, che ha dato una
      > performance di garanzia piena...». «Chi era?».
      > «Il professor Romano Prodi, col quale ho firmato
      > l'atto integrativo». Quanto alla Condotte,
      > «faceva parte del gruppo, perché la maggioranza
      > era dell'Iri». Perplesso, Imposimato chiede
      > udienza a Prodi, nel frattempo diventato premier,
      > gli racconta i fatti, e ne esce con la sgradevole
      > impressione di averlo messo in imbarazzo. Quanto
      > a Di Pietro, di lui nel libro si parla a lungo.
      > Le indagini vere, infatti, iniziarono solo nel
      > '96, a La Spezia (e poi a Perugia), ma tre anni
      > prima il socialdemocratico Luigi Preti con un
      > esposto alla procura di Roma denunciava presunti
      > illeciti nella costituzione della società Tav. Se
      > ne occupò Giorgio Castellucci, poi finito sotto
      > processo insieme ad altri magistrati. L'allora pm
      > Di Pietro, sostengono gli autori del libro, lo
      > avrebbe però convinto a sdoppiare l'inchiesta,
      > tenendo per sé il troncone che riguardava soldi e
      > appalti. A Castellucci rimase la questione
      > societaria della Tav. Il primo, si insinua, non
      > fece nulla, il secondo propose l'archiviazione.
      > Di Pietro, dunque, avrebbe arrogato a sé
      > l'inchiesta come, si legge nel libro, già fece
      > per lo scandalo sulla cooperazione. Anche lì era
      > coinvolto il noto Francesco ?Chicchi' Pacini
      > Battaglia che, pur inquisito, dal '93 al '95 non
      > subì alcuna custoria cautelare e poi fu
      > considerato un «collaboratore» dell'ufficio
      > guidato dal «supposto eroe di Mani pulite». Gli
      > autori del libro si domandano «se sia conforme
      > alle regole della correttezza che un pm minacci
      > di arresto un potente manager, e dopo aver omesso
      > di farlo per ragioni non chiare, venga nominato
      > ministro dallo stesso manager, nel frattempo
      > divenuto presidente del Consiglio». Calunnie? Può
      > essere, ma non tanto da giustificare il silenzio
      > sull'Alta velocità.
      >
      > di Andrea Cangini
      >

      È la destra, che scatena i suoi giudici neri contro il leader del centro-sinistra regolarmente eletto pochi giorni fa, per deleggittimarlo, non con lo strumento democratico delle elezioni, ma tramite una magistratura al suo soldo. È una campagna di menzogne, architettata contro la persona e non contro il politico. La destra sa solo attaccare con menzogne, insinuazioni e sa solo portare avanti l'odio e gli attacchi personali verso il leader del centro-sinistra.

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        Scritto da
        Non Autenticato
        il 2005-10-21 00:03:00.0 alle 2005-10-21 00:03:00.0
        Re: Non fate finta di nulla, sinistri

        - Scritto da: Anonimo

        > È la destra, che scatena i suoi giudici neri
        > contro il leader del centro-sinistra regolarmente
        > eletto pochi giorni fa, per deleggittimarlo, non
        > con lo strumento democratico delle elezioni, ma
        > tramite una magistratura al suo soldo. È una
        > campagna di menzogne, architettata contro la
        > persona e non contro il politico. La destra sa
        > solo attaccare con menzogne, insinuazioni e sa
        > solo portare avanti l'odio e gli attacchi
        > personali verso il leader del centro-sinistra.

        Che abbia imparato dalla sinistra?
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      Scritto da
      il 2005-10-23 19:53:00.0 alle 2005-10-23 19:53:00.0
      Trollate totali: 8283
      Re: Non fate finta di nulla, sinistri

      - Scritto da: exsinistro
      > Tav, l'ex giudice Pci all'attacco di Prodi
      > ...
      > di Andrea Cangini
      >

      Che schifo!
      Ma più schifoso ancora sarà chi li andrà a votare (destri o sinistri). Significherà comunque legittimarli. Significherà, quindi, sporcarsi le mani (e la coscienza).
      Chiunque vada al potere, per il popolo (noi) NON CAMBIERA' NULLA, la considerazione in cui saremo tenuti e il "potere" (quello vero, non quello fittizio del quale ci si è fatto credere essere possessori in "democrazia") di cui disporremo sarà equivalente a ZERO.



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