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il 2019-10-05 14:36:12.0 alle 2019-10-05 14:36:12.0
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Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
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> Scritto da: Ordine
> > C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
> > Comunque il commento è questo, copio:
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> > Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
> > Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo.
>
> Questo lo quoto. Alcuni post fa ho scritto che come la materia non è fatta direttamente di quark, ma di molecole fatte di atomi fatti di protoni e neutroni fatti di quark, la società non è solo e semplicemente composta da individui, ma da individui e da varie entità collettive, tra cui i gruppi etnici, che esistono perché funzionali in qualche modo ai loro appartenenti.
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> Un difetto del pensiero liberale è non capire queste cose. il liberalismo è giustizia pura finché resta nel suo ambito e si contrappone all'illiberalismo, ma al di fuori del campo visivo del liberalismo esistono anche altre cose, altri bisogni, che non sono semplicemente tutta merda solo perché i liberali non le tengono in considerazione.
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> Che fare allora se un tale, che abita in un posto caratterizzato da uno specifico gruppo etnico e dalla sua cultura, se viene per varie ragioni in conflitto irrimediabile con l'uno e l'altra?
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> Io non nego che possano o debbano esistere zone del mondo prive di una identità o connotazione etnica specifica, in cui il tale in questione possa essere libero di andare ad abitare. Quello che non voglio è che questo modello a-etnico, che i progressisti considerano superiore, sia esteso a tutti i luoghi e a tutti i territori come se fosse il solo possibile.
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> Possono esistere posti dove chiunque può andare o insediarsi, tipicamente le grandi metropoli, e posti caratterizzati da specifici gruppi etnici, o idealmente anche gruppi di altro tipo, dove per insediarti devi avere il consenso dei proprietari.
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> Non è l'esistere delle tribù che impedisce il progresso, sono i progressisti a incalzare le tribù.


Sai, gira e rigira mi sembra che stiamo dicendo la stessa cosa, non è del tutto sbagliato l'individualismo ma nemmeno il collettivismo. Certo che se la contrapposizione dev'essere il collettivismo totalitarista vs l'indiviualismo anarcocapitalista...
Oggi però mi sembra che si stia andando più verso la direzione dell'estremo individualismo piuttosto che verso totalitarismo statalista.
Ormai nelle varie discussioni sui social e non solo, non si può dire più niente che subito arriva l'individaulista a dirti "ma cosa vuoi? Io sono libero di fare quello che voglio e tu non devi giudicare". Ad esempio l'altro giorno avevo criticato il poliamorismo che secondo è una stronzata che fa comodo soprattutto alle donne che vogliono avere zerbini che le fanno i favori e che si scoperanno una volta a mese se tutto va male e nel contempo scoparsi i più fighi e questa cosa non è minimamente paragonabile al classico rapporto monogamo che dovrebbe essere secondo me fulcro di una società sana. Avessi mai detto, mi sono venuti a commentare tutti i poliamoristi incazzati perchè io non rispetto la loro libertà blablabla come se io avessi detto che il poliamorismo debba essere illegale cosa che non ho mai sostenuto anche perchè impensabile da proibire. Insomma loro possono essere liberi di fare quello che vogliono, anche quello di condizionare la società in vivo. Io invece non posso essere libero nemmeno di criticarli...roba da matti.
"Se tutti facessero così..."

"La Romania è ricchissima" cit. Dada

EH?

Ad ehhhhhhjhhhhhhh.eh
EHH? EHHHH? EEEEHHHH? Aahhhhhhhh....‎
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il 2019-10-02 20:32:19.0 alle 2019-10-02 20:32:19.0
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Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
Scritto da:
>
> ha detto la sua come tutti
>

ma va?
"Se tutti facessero così..."

"La Romania è ricchissima" cit. Dada
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il 2019-10-02 18:11:56.0 alle 2019-10-02 18:11:56.0
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Re: Perché sono un individualista? Vita, filosofia e morte
C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
Comunque il commento è questo, copio:



Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo. Piuttosto, se vogliamo cambiare le nostre "radici" identitarie, lo possiamo fare (se ovviamente siamo all'interno di un gruppo sociale che consente la libertà di espressione), proponendo attivamente alla comunità un cambiamento negli usi e nei costumi, nel caso si considerino questi ultimi vetusti e/o dannosi; oppure facendo delle scelte individuali che mi distingueranno dalla comunità, senza entrare in conflitto con essa. Ora, alcuni cambiamenti saranno facilmente adottabili a livello individuale (posso evitare di mangiare pasta, banalmente), altri saranno rigettati dalla comunità, perché nocivi a questa stessa: non posso decidere di iniziare a parlare turco con tutti, se mi trovo in italia, e pretendere di essere compreso; non posso adottare valori e norme morali che cozzano con la convivenza civile. Ma devo soffermarmi su quest'ultimo aspetto perché è cruciale: non è detto che l'innovazione veicolata da singoli individui non possa far evolvere, per esempio, un sistema valoriale che tiene salda una comunità. Ciò significa che i gruppi, le comunità identitarie non sono entità metafisiche immutabili; esse crescono come crescono gli individui che ne fanno parte.
Quindi no, non ritengo l'individualismo un pensiero a me affine, perché 1) la comunità è un momento di coesione e formazione importante e 2) individuo e comunità (identitaria) possono e devono crescere insieme.
"Se tutti facessero così..."

"La Romania è ricchissima" cit. Dada
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il 2019-01-01 22:39:09.0 alle 2019-01-01 22:39:09.0
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Re: Perché la sinistra vuole più immigrazione?
Scritto da: Mattia
> Volevo postarlo nella sezione politica, ma è diventato un altro pistolotto filosofico, quindi...
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> Trovo che molte idee che si sono diffuse per dare una risposta a questa domanda siano un po' ingenue e non colgono il punto fondamentale.
>
> Molti sostengono che sia dovuto a oscuri gudagni monetari... può essere anche vero per ALCUNE persone, tipo quelli che hanno business con le cooperativa, ma la Boldrini e molti altri si mettono in tasca qualcosa? Io non credo.
>
> Forse lo fanno per mettersi in tasca voti, come dice Wakko? Anche questo non credo, perché per mettersi in tasca voti la miglior cosa è fare cose per accontentare la maggioranza della popolazione e gli immigrati sono la minoranza.
> La sinistra dovrebbe aver ormai capito che per mettersi in tasca voti attualmente la cosa migliore è inserirsi nell'onda sovranista e antiimmigrazione.
>
> Non so se credano realmente alla balla che gli immigrati pagano le pensioni.
> Cioè, questa cosa può anche essere vera, ma è evidente che poi bisognerà pagare le pensioni anche agli immigrati, quindi questo ragionamento funziona solo sul corto termine, non sul lungo termine.
>
> L'idea di una società aperta ovviamente è compatibile con l'idea che le persone possano avere l'opportunità di immigrare, ma non è un elemento sufficiente per capire perché la sinistra sembra voler praticamente inviare dei biglietti di invito agli immigrati con scritto "vi aspettiamo numerosi" e sembra essere contraria a delle politiche che cercano di chiudere un po' il rubinetto senza per questo voler mettere in discussione l'idea che con un permesso di soggiorno regolare si possa immigrare.
>
> La vera motivazione è quella che spiego qui sotto.
>
> Per la sinistra l'immigrazione serve a educare e punire i razzisti.
> È un meccanismo psicologico che può essere conoscio o inconscio, ma è il vero motivo secondo me è questo.
> In sostanza, è quello che gatto chiama "buttarsi dall'altra parte".
>
> Negli ultimi secoli l'Europa e gli USA sono stati profondamente segnati da ideologie razziste, suprematiste e antisemite che hanno creato dei grossi traumi alla popolazione occidentale per via della ferocia e della disumanità che è stata toccata.
>
> Dopo che queste ideologie sono state sconfitte una ad una, il popolo occidentale si è buttato dall'altra parte.
>
> Volevate far fuori gli ebrei? Volevate schiavizzare i neri e negare loro il diritto di voto? Volevate impedire a neri e bianchi la libertà di accoppiarsi e sposarsi? Avete pestato i neri che chiedevano più diritti?
> Bene, noi allora faremo in modo che queste persone ora diventino i vostri vicini di casa, dovrete famigliarizzare e fare amicizia con loro.
>
> Il trauma forse si sarebbe risolto, se non fosse che queste ideologie razziste, suprematiste e antisemite hanno continuato a rompere le palle anche dopo che hanno perso il potere... perciò c'è stata la sensazione che non fossero mai state realmente sconfitte. Più i razzisti tiravano la corda, più la sinistra voleva immigrazione.
>
> Razzisti, suprematisti, antisemiti (tutto il bel pacchetto di merda) non solo hanno causato i problemi storici che ben sappiamo, ma sono la causa indiretta anche dei problemi che ci sono oggi.
> L'immigrazione di massa è un danno collaterale di queste ideologie.
>
> Per arrestare l'immigrazione di massa, bisogna combattere il razzismo. A quel punto regolare razionalmente i flussi migratori non sarà più considerata una cosa razzista.
> Io voglio che l'immigrazione venga regolata, non voglio che mezzo mondo si riversi in Europa, ma se mentre facciamo questo non denunciamo e combattiamo anche il razzismo e l'intolleranza non andiamo nella direzione giusta.
>
>

Hai ragione al 50% ma l'altro 50% è un delirio. A quanto pare ti sei accorto anche tu della teoria del "risarcimento danni" (di cui avevo peraltro già parlato) della sinistra ovvero: in passato dei tizi hanno fatto qualcosa che io ritengo orribile? Allora questi tizi e i loro discendenti devono pagarla per il resto della vita, fa niente se tra i discendenti ci siamo anche noi che non c'entriamo un cazzo. Questa logica è applicata non solo con l"immigrazione, ma anche ad esempio contro i maschi, quando cominci a parlare di diritti maschili arriva sempre la femminista o il mangina a dirti "è maschilismo che vi si ritorce contro quindi ve lo siete meritati", ignorando che nel cosidetto patriarcato le donne erano complici quanto i maschi a tenere in vita il medesimo.

Per il resto se tu hai un trauma vai da uno psicologo e cerchi di curarlo, se non riesci a capire che le colpe dei padri (ammesso siano tutte colpe) non possono ricadere sui figli sei tu il problema. Poi chi sarebbero i razzisti in Italia che tirano la corda? Forza Nuova che è lo 0,3%?? Casapound idem? O forse la Lega? Se pensi che la Lega sia razzista allora il problema è tuo che non riesci a distinguere razzismo suprematista con identitarismo.

Io penso quindi che siano da invertire cause con conseguenze. È stata cioè la sinistra imbottita d'ideologia e di marxismo culturale che ha tirato troppo la corda sull'immigrazione e a parlare di razzismo a vanvera, questo ha causato la rinascita di partiti nazionalisti e identitari in Europa che prima erano ridicoli. In Italia c'è la Lega che rispetto ad altri è anche moderato.

"Se tutti facessero così..."

"La Romania è ricchissima" cit. Dada

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