Filosofia
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Non Autenticato
il 2019-10-04 13:59:29.0 alle 2019-10-04 13:59:29.0
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> Scritto da: Ordine
> > C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
> > Comunque il commento è questo, copio:
> >
> >
> >
> > Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
> > Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo.
>
> Questo lo quoto. Alcuni post fa ho scritto che come la materia non è fatta direttamente di quark, ma di molecole fatte di atomi fatti di protoni e neutroni fatti di quark, la società non è solo e semplicemente composta da individui, ma da individui e da varie entità collettive, tra cui i gruppi etnici, che esistono perché funzionali in qualche modo ai loro appartenenti.
Pensavamo fosse fatta da tonnellate di paragoni e metafore una più idiota dell'altra.
>
> Un difetto del pensiero liberale è non capire queste cose. il liberalismo è giustizia pura finché resta nel suo ambito e si contrappone all'illiberalismo, ma al di fuori del campo visivo del liberalismo esistono anche altre cose, altri bisogni, che non sono semplicemente tutta merda solo perché i liberali non le tengono in considerazione.
>
> Che fare allora se un tale, che abita in un posto caratterizzato da uno specifico gruppo etnico e dalla sua cultura, se viene per varie ragioni in conflitto irrimediabile con l'uno e l'altra?
>
> Io non nego che possano o debbano esistere zone del mondo prive di una identità o connotazione etnica specifica, in cui il tale in questione possa essere libero di andare ad abitare. Quello che non voglio è che questo modello a-etnico, che i progressisti considerano superiore, sia esteso a tutti i luoghi e a tutti i territori come se fosse il solo possibile.
>
> Possono esistere posti dove chiunque può andare o insediarsi, tipicamente le grandi metropoli, e posti caratterizzati da specifici gruppi etnici, o idealmente anche gruppi di altro tipo, dove per insediarti devi avere il consenso dei proprietari.
>
> Non è l'esistere delle tribù che impedisce il progresso, sono i progressisti a incalzare le tribù.
> Scritto da: Ordine
> > C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
> > Comunque il commento è questo, copio:
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> > Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
> > Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo.
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> Questo lo quoto. Alcuni post fa ho scritto che come la materia non è fatta direttamente di quark, ma di molecole fatte di atomi fatti di protoni e neutroni fatti di quark, la società non è solo e semplicemente composta da individui, ma da individui e da varie entità collettive, tra cui i gruppi etnici, che esistono perché funzionali in qualche modo ai loro appartenenti.
Pensavamo fosse fatta da tonnellate di paragoni e metafore una più idiota dell'altra.
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> Un difetto del pensiero liberale è non capire queste cose. il liberalismo è giustizia pura finché resta nel suo ambito e si contrappone all'illiberalismo, ma al di fuori del campo visivo del liberalismo esistono anche altre cose, altri bisogni, che non sono semplicemente tutta merda solo perché i liberali non le tengono in considerazione.
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> Che fare allora se un tale, che abita in un posto caratterizzato da uno specifico gruppo etnico e dalla sua cultura, se viene per varie ragioni in conflitto irrimediabile con l'uno e l'altra?
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> Io non nego che possano o debbano esistere zone del mondo prive di una identità o connotazione etnica specifica, in cui il tale in questione possa essere libero di andare ad abitare. Quello che non voglio è che questo modello a-etnico, che i progressisti considerano superiore, sia esteso a tutti i luoghi e a tutti i territori come se fosse il solo possibile.
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> Possono esistere posti dove chiunque può andare o insediarsi, tipicamente le grandi metropoli, e posti caratterizzati da specifici gruppi etnici, o idealmente anche gruppi di altro tipo, dove per insediarti devi avere il consenso dei proprietari.
>
> Non è l'esistere delle tribù che impedisce il progresso, sono i progressisti a incalzare le tribù.
France in free fall
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Filosofia
Scritto da
Non Autenticato
il 2019-10-04 13:27:40.0 alle 2019-10-04 13:27:40.0
Scritto da: Ordine
> Scritto da:
> >
> > ha detto la sua come tutti
> >
>
> ma va?
>
nel senso de "esticazzi?"
> Scritto da:
> >
> > ha detto la sua come tutti
> >
>
> ma va?
>
nel senso de "esticazzi?"
Filosofia
Scritto da
Non Autenticato
il 2019-10-04 02:13:24.0 alle 2019-10-04 02:13:24.0
> > In generale non sopporto l'acquietamento, di cui una manifestazione sono le teorie rassicuranti fondate sul nulla.
> > Perché mai dovrebbe essere sbagliato uccidere un uomo? Tutto ciò che posso dire è che a me non piacerebbe essere ucciso, per cui specularmente posso assumere che anche agli altri non piaccia essere uccisi, e farlo sia far loro del male.
> >
> > E vale anche per gli animali, eppure li uccidiamo per mangiarceli e trasformarli in scarpe. E anche qui, per giustificare questo operato, tiriamo fuori banali teorie rassicuranti quanto prive di fondamenti solidi.
>
> Tuttavia una gran parte di persone estende l'empatia che riserva agli umani anche agli animali e chi se ne frega degli animali secondo me non ha nemmeno empatia verso gli umani. L'empatia o ce l'hai o non ce l'hai.
L'empatia non è però un principio assoluto. Da un certo punto di vista possiamo vederla com una costrizione innata ala libertà di uccidere.
> > Ma per quale diamine di ragionamento non dovrei uccidere uno che rappresenta una insormontabile causa di malessere?
>
> Chi l'ha detto questo?
>
> Non semplificare l'etica liberale.
>
> L'etica liberale su per giù dice che ognuno ha una serie di diritti che automaticamente acquisisce a partire dalla nascita, ma che gli possono essere in parte revocati se "rompe i coglioni".
>
> Molti filosofi/pensatori liberali sono e sono stati contro la possibilità di revocare il diritto alla vita (pena di morte), ma non è un principio condiviso all'unanimità dai liberali.
>
> Per esempio gli USA sono uno stato liberale e ancora oggi la pena di morte esiste, ma devi commettere reati efferati per essere privato del diritto alla vita. Cioè, devi essere talmente stronzo da aver privato una o più persone della vita e in maniera sadica/brutale, in generale.
>
> Tutti i liberai concordano sul fatto che tutte le persone alla nascita hanno gli stessi diritti e che questi possono però essere revocati a un individuo che ha violato i diritti degli altri.
> Quello che divide è: quali diritti possono essere revocati? E qual'è la giusta proporzione tra il reato commesso e la punizione?
>
>
> > Se avessi fatto fuori lo stronzo psicopatico che ha scatenato una lite condominiale pluriennale per avvelenarmi infine l'abete, nel momento stesso in cui ha manifestato la prima intenzione (naturalmente senza farmi scoprire) mi sarei risparmiato anni di crescenti disturbi intestinali culminati nella serie di malattie che poi mi hanno colpito, e ora starei bene.
> > Non l'ho fatto perché condizionato da dogmi che mi sono stati inculcati nell'infanzia, ma per quale ragione un essere razionale non condizionato da dogmi non avrebbe dovuto farlo?
> >
> > Quale principio logico e scientifico impedirebbe di farlo?
>
> Rispondi semplicemente a questa domanda: daresti la pena di morte a chi rompe i coglioni nel condominio e avvelena l'abete in giardino?
Mi sarei accontentato di una giustizia che fa il suo corso. Invece i carabinieri mi hanno detto che bisognava provare che l'abete fosse stato avvelenato. Però loro non erano in grado di farlo.
Ho telefonato a quelli che mi avevano già fatto la perizia di non pericolosità, e mi hanno detto che è difficile dimostrare che una pianta è stata avvelenata se non sai quale veleno cercare. In ogni caso la mia sarebbe stata una perizia privata, non un atto di polizia giudiziaria.
L'ARPA ha risposto che loro non operano per i privati.
Ho scritto una email a una guardia ecologica ma non mi ha risposto. Allora gli ho telefonato ma rispondeva la moglie dicendo che non era in casa.
Sono state svolte indagini puramente formali e il caso è stato archiviato. Il condomino stronzo da tutto ciò ha capito che poteva avvelenare altre piante e ne ha avvelenate altre due.
Un altro condomino ora distrugge una pianta ogni tanto perché ha capito che si tratta di attività praticamente non sanzionate.
Per quel che mi riguarda e limitatamente a questo caso, lo stato non esiste.
> Ecco, appunto, perché non l'hai semplicemente sbattuto fuori dal condominio quel tale?
>
> Non dirmi che in Italia non si può fare. In Svizzera per mia esperienza appena rompi le palle ti arriva una lettera di ammonimento dall'amministrazione.
Era un proprietario, nessuno può sbatterlo fuori.
Il condominio è senz amministratore perché l'obbligo dell'amministratore vige per più di nove unità immobiliari.
Se vi fosse un amministratore, in Italia se un condomino rompe i coglioni per un nalbero l'amministratore ordina subito di tagliare l'albero, e sta a chi è contrario fare ricorso.
> > Perché mai dovrebbe essere sbagliato uccidere un uomo? Tutto ciò che posso dire è che a me non piacerebbe essere ucciso, per cui specularmente posso assumere che anche agli altri non piaccia essere uccisi, e farlo sia far loro del male.
> >
> > E vale anche per gli animali, eppure li uccidiamo per mangiarceli e trasformarli in scarpe. E anche qui, per giustificare questo operato, tiriamo fuori banali teorie rassicuranti quanto prive di fondamenti solidi.
>
> Tuttavia una gran parte di persone estende l'empatia che riserva agli umani anche agli animali e chi se ne frega degli animali secondo me non ha nemmeno empatia verso gli umani. L'empatia o ce l'hai o non ce l'hai.
L'empatia non è però un principio assoluto. Da un certo punto di vista possiamo vederla com una costrizione innata ala libertà di uccidere.
> > Ma per quale diamine di ragionamento non dovrei uccidere uno che rappresenta una insormontabile causa di malessere?
>
> Chi l'ha detto questo?
>
> Non semplificare l'etica liberale.
>
> L'etica liberale su per giù dice che ognuno ha una serie di diritti che automaticamente acquisisce a partire dalla nascita, ma che gli possono essere in parte revocati se "rompe i coglioni".
>
> Molti filosofi/pensatori liberali sono e sono stati contro la possibilità di revocare il diritto alla vita (pena di morte), ma non è un principio condiviso all'unanimità dai liberali.
>
> Per esempio gli USA sono uno stato liberale e ancora oggi la pena di morte esiste, ma devi commettere reati efferati per essere privato del diritto alla vita. Cioè, devi essere talmente stronzo da aver privato una o più persone della vita e in maniera sadica/brutale, in generale.
>
> Tutti i liberai concordano sul fatto che tutte le persone alla nascita hanno gli stessi diritti e che questi possono però essere revocati a un individuo che ha violato i diritti degli altri.
> Quello che divide è: quali diritti possono essere revocati? E qual'è la giusta proporzione tra il reato commesso e la punizione?
>
>
> > Se avessi fatto fuori lo stronzo psicopatico che ha scatenato una lite condominiale pluriennale per avvelenarmi infine l'abete, nel momento stesso in cui ha manifestato la prima intenzione (naturalmente senza farmi scoprire) mi sarei risparmiato anni di crescenti disturbi intestinali culminati nella serie di malattie che poi mi hanno colpito, e ora starei bene.
> > Non l'ho fatto perché condizionato da dogmi che mi sono stati inculcati nell'infanzia, ma per quale ragione un essere razionale non condizionato da dogmi non avrebbe dovuto farlo?
> >
> > Quale principio logico e scientifico impedirebbe di farlo?
>
> Rispondi semplicemente a questa domanda: daresti la pena di morte a chi rompe i coglioni nel condominio e avvelena l'abete in giardino?
Mi sarei accontentato di una giustizia che fa il suo corso. Invece i carabinieri mi hanno detto che bisognava provare che l'abete fosse stato avvelenato. Però loro non erano in grado di farlo.
Ho telefonato a quelli che mi avevano già fatto la perizia di non pericolosità, e mi hanno detto che è difficile dimostrare che una pianta è stata avvelenata se non sai quale veleno cercare. In ogni caso la mia sarebbe stata una perizia privata, non un atto di polizia giudiziaria.
L'ARPA ha risposto che loro non operano per i privati.
Ho scritto una email a una guardia ecologica ma non mi ha risposto. Allora gli ho telefonato ma rispondeva la moglie dicendo che non era in casa.
Sono state svolte indagini puramente formali e il caso è stato archiviato. Il condomino stronzo da tutto ciò ha capito che poteva avvelenare altre piante e ne ha avvelenate altre due.
Un altro condomino ora distrugge una pianta ogni tanto perché ha capito che si tratta di attività praticamente non sanzionate.
Per quel che mi riguarda e limitatamente a questo caso, lo stato non esiste.
> Ecco, appunto, perché non l'hai semplicemente sbattuto fuori dal condominio quel tale?
>
> Non dirmi che in Italia non si può fare. In Svizzera per mia esperienza appena rompi le palle ti arriva una lettera di ammonimento dall'amministrazione.
Era un proprietario, nessuno può sbatterlo fuori.
Il condominio è senz amministratore perché l'obbligo dell'amministratore vige per più di nove unità immobiliari.
Se vi fosse un amministratore, in Italia se un condomino rompe i coglioni per un nalbero l'amministratore ordina subito di tagliare l'albero, e sta a chi è contrario fare ricorso.
Filosofia
Scritto da
Non Autenticato
il 2019-10-04 01:50:20.0 alle 2019-10-04 01:50:20.0
> > Su Breivik la solita insalata di banalità
>
> Non so cosa intendi con "banalità", ma se è un tentativo di dare una giustificazione morale a Breivik mi dissocio immediatamente: chi fa strage di civili è un criminale nel senso più assoluto e meno interpretabile del termine.
Non esiste un solo stato sulla terra che non lo faccia, tranne forse il Bhutan. Quindi dovremmo cessare immediatamente ogni forma di obbedienza verso qualunque stato.
(tranne forse il Bhutan)
> Se Francesco ti tira un pugno
Il papa?
>
> Non so cosa intendi con "banalità", ma se è un tentativo di dare una giustificazione morale a Breivik mi dissocio immediatamente: chi fa strage di civili è un criminale nel senso più assoluto e meno interpretabile del termine.
Non esiste un solo stato sulla terra che non lo faccia, tranne forse il Bhutan. Quindi dovremmo cessare immediatamente ogni forma di obbedienza verso qualunque stato.
(tranne forse il Bhutan)
> Se Francesco ti tira un pugno
Il papa?
Filosofia
Scritto da
Non Autenticato
il 2019-10-04 01:45:40.0 alle 2019-10-04 01:45:40.0
> Il messaggio forte e virtuoso che Popper voleva lanciare è che noi non dobbiamo essere pecore, ma possiamo essere individui.
E invece quello che ne sta venendo fuori è che non possiamo essere cani, gatti o tassi, ma solo pecore.
E invece quello che ne sta venendo fuori è che non possiamo essere cani, gatti o tassi, ma solo pecore.
Vieni anche tu a fare autostop in merio oriente!!!
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https://imgoat.com/uploads/cdd60ea004/183004.png
Non lasciarti scappare questa occasione più unica che rara di conoscere nuove culture e la gentilezza dei taxisti che provano a stuprarti ma a metà opera se ne pentono e ti lasciano in mezzo ad un bosco!
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Scritto da
Non Autenticato
il 2019-10-04 01:38:37.0 alle 2019-10-04 01:38:37.0
> > Ad esempio se con una macchina duplicatrice creo una copia di una persona, questa copia sarà convinta di essere l'originale e di essere entrata nella macchina per l'esperimento, eccetera. Quel che puoi dirgli per confutarlo è che la persona originale viene messa nella cabina A e la copia si forma nella cabina B, e lui è uscito dalla cabina B. Ma se lo sperimentatore rende indistinguibili le due cabine, esce a farsi un caffè e viene investito da un tram, non ci sarà più nulla per stabilire chi sia l'originale e chi la copia. A chi spetta il denaro sul conto in banca?
>
> Tanto vale lanciare una moneta per decidere. È possibile che la monetà ci azzecchi di più rispetto alla tua immaginazione.
Vedi che non hai capito una mazza. La situazione che ho descritto è potenzialmente reale, perché una macchina che duplica le persone è teoricamente possibile, basta leggere la posizione di tutte le molecole e riprodurle uguali traslate di una data lunghezza. Non è tecnicamente possibile farlo ora, ma quando lo sarà il problema diverrà reale, e perciò è un problema già adesso.
Cioè che esistono situazioni in cui una proprietà è reale ma non esiste alcun esperimento per determinare quale valore assume.
>
> Tanto vale lanciare una moneta per decidere. È possibile che la monetà ci azzecchi di più rispetto alla tua immaginazione.
Vedi che non hai capito una mazza. La situazione che ho descritto è potenzialmente reale, perché una macchina che duplica le persone è teoricamente possibile, basta leggere la posizione di tutte le molecole e riprodurle uguali traslate di una data lunghezza. Non è tecnicamente possibile farlo ora, ma quando lo sarà il problema diverrà reale, e perciò è un problema già adesso.
Cioè che esistono situazioni in cui una proprietà è reale ma non esiste alcun esperimento per determinare quale valore assume.
Filosofia
Scritto da
Non Autenticato
il 2019-10-04 01:29:23.0 alle 2019-10-04 01:29:23.0
Scritto da: Ordine
> C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
> Comunque il commento è questo, copio:
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>
> Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
> Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo.
Questo lo quoto. Alcuni post fa ho scritto che come la materia non è fatta direttamente di quark, ma di molecole fatte di atomi fatti di protoni e neutroni fatti di quark, la società non è solo e semplicemente composta da individui, ma da individui e da varie entità collettive, tra cui i gruppi etnici, che esistono perché funzionali in qualche modo ai loro appartenenti.
Un difetto del pensiero liberale è non capire queste cose. il liberalismo è giustizia pura finché resta nel suo ambito e si contrappone all'illiberalismo, ma al di fuori del campo visivo del liberalismo esistono anche altre cose, altri bisogni, che non sono semplicemente tutta merda solo perché i liberali non le tengono in considerazione.
Che fare allora se un tale, che abita in un posto caratterizzato da uno specifico gruppo etnico e dalla sua cultura, se viene per varie ragioni in conflitto irrimediabile con l'uno e l'altra?
Io non nego che possano o debbano esistere zone del mondo prive di una identità o connotazione etnica specifica, in cui il tale in questione possa essere libero di andare ad abitare. Quello che non voglio è che questo modello a-etnico, che i progressisti considerano superiore, sia esteso a tutti i luoghi e a tutti i territori come se fosse il solo possibile.
Possono esistere posti dove chiunque può andare o insediarsi, tipicamente le grandi metropoli, e posti caratterizzati da specifici gruppi etnici, o idealmente anche gruppi di altro tipo, dove per insediarti devi avere il consenso dei proprietari.
Non è l'esistere delle tribù che impedisce il progresso, sono i progressisti a incalzare le tribù.
> C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
> Comunque il commento è questo, copio:
>
>
>
> Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
> Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo.
Questo lo quoto. Alcuni post fa ho scritto che come la materia non è fatta direttamente di quark, ma di molecole fatte di atomi fatti di protoni e neutroni fatti di quark, la società non è solo e semplicemente composta da individui, ma da individui e da varie entità collettive, tra cui i gruppi etnici, che esistono perché funzionali in qualche modo ai loro appartenenti.
Un difetto del pensiero liberale è non capire queste cose. il liberalismo è giustizia pura finché resta nel suo ambito e si contrappone all'illiberalismo, ma al di fuori del campo visivo del liberalismo esistono anche altre cose, altri bisogni, che non sono semplicemente tutta merda solo perché i liberali non le tengono in considerazione.
Che fare allora se un tale, che abita in un posto caratterizzato da uno specifico gruppo etnico e dalla sua cultura, se viene per varie ragioni in conflitto irrimediabile con l'uno e l'altra?
Io non nego che possano o debbano esistere zone del mondo prive di una identità o connotazione etnica specifica, in cui il tale in questione possa essere libero di andare ad abitare. Quello che non voglio è che questo modello a-etnico, che i progressisti considerano superiore, sia esteso a tutti i luoghi e a tutti i territori come se fosse il solo possibile.
Possono esistere posti dove chiunque può andare o insediarsi, tipicamente le grandi metropoli, e posti caratterizzati da specifici gruppi etnici, o idealmente anche gruppi di altro tipo, dove per insediarti devi avere il consenso dei proprietari.
Non è l'esistere delle tribù che impedisce il progresso, sono i progressisti a incalzare le tribù.
Filosofia
Scritto da:
> > Nel mio forum qualcuno ha scritto che si deve mettere la regola del figlio unico per le persone di origini etniche straniere e ogni figlio nato dopo il primogenito andrebbe espulso dal paese all'età di 18 anni.
>
> Bravo, vedo che ti dai da fare a diffondere le mie idee
Continua.
Uno mi ha risposto.
"il commento in cui arbitrariamente contrapponi individualismo a totalitarismo non cambia il pensiero che ho su del ferro. Che ha la faccia cosi tosta da rispondere solo quando gli conviene per poi fare il video lamentela sul suo pubblico pensante accusandolo di essere incapace di confrontarsi. Assolutamente ingiustificabile."
La mia risposta.
----------------------------------------------------
se vai a cercare il significato del termine "individualismo" scoprirai che invece la mia contrapposizione è corretta, perché l'individualismo è una filosofia che vuole che l'individuo possa esprimere appieno la sua personalità e seguire le sue legittime vocazioni senza che il gruppo di cui fa parte lo intralci.
Questa filosofia è il fondamento del liberalismo, che combatte per le cosiddette "libertà individuali".
Individualismo significa anche che ogni individuo si prende le proprie responsabilità per le proprie azioni. Hai presente quella filosofia illogica secondo cui se tu uccidi mio figlio io posso uccidere il tuo per vendetta? Oppure che se un nigeriano uccide un italiano io allora posso ammazzare un nigeriano qualsiasi per vendicarlo? È la logica sostanzialmente adottata dai terroristi e tu non puoi immaginare quanti ritardati non comprendano cosa ci sia di sbagliato in simili ragionamenti.
Questi ragionamenti partono dal falso presupposto che siamo gruppi e non persone/individui, librerie e non libri. Quindi se nella tua libreria c'è il Mein Kampf, dò fuoco alla libreria, così oltre al Mein Kampf va a fuoco anche l'atlante, la scacchiera di cristallo, l'enciclopedia e magari un manoscritto originale di Einstein.
Individualismo significa appunto che ogni individuo è libero e che risponde personalmente dei propri meriti e delle proprie colpe, perché banalmente è un individuo, non un gruppo.
Quindi se tu vinci alle olimpiadi, la medaglia e i soldi li prendi te, non l'Italia, perché gli italiani non hanno nessun merito, il merito è tutto tuo.
Se tu commetti un reato, in galera ci finisci tu, soltanto tu, non un membro della tua famiglia. Se commetti un reato in un paese liberale estero, non è che vengano giustiziati tutti gli italiani presenti in quel territorio, ma soltanto te.
Più libertà individuali sono ridotte, più viene a meno il discorso delle colpe e dei meriti su base esclusivamente individuale, più ci si avvicina a un totalitarismo, quindi la contrapposizione che ho fatto è assolutamente corretta, non è arbitraria.
Ripeto: noi siamo abituati al fatto che le cose funzionano così, ma questo è dovuto semplicemente al fatto che il liberalismo nel mondo occidentale ha vinto e con esso l'individualismo, che dobbiamo continuare a difendere.
Rick nel video affronta l'argomento in maniera filosofica e astratta, ma l'individualismo in termini pratici è quello che ho spiegato io.
In sintesi, egli usa il tema della ribellione adolescenziale per spiegare un concetto molto più complesso e articolato, ed evidentemente qualcuno non ha capito dove va a parare il suo discorso. I filosofi hanno la cattiva abitudine di girarci troppo intorno.
Quello che cerca molto educatamente e pacatamente di far capire è che in pratica la società si divide fra ritardati e persone che invece, una volta che superano l'età infantile, si rendono conto che i loro genitori hanno dei difetti, allo stesso modo din cui li ha il gruppo più esteso, cioè il loro popolo. Prendendo coscienza di questo, sviluppano una propria individualità, che è tanto più forte quanto più riescono a staccarsi dal gruppo con cui, per loro sfortuna, si trovano a dover convivere.
Perciò il messaggio filosofico è "tu puoi mandare a fare in culo tutto e tutti". Puoi mettere in discussione tutto quello che i tuoi genitori e le persone intorno a te ti hanno infilato nel cervello fin da piccolo. Puoi uscire dalla caverna di Platone.
Una persona che non riesce a ragionare con la propria testa e diventa soltanto la costola di un gruppo, come può uscire dalla caverna di Platone? Esce da una caverna per entrare in un'altra!
Non provi pena per tutte quelle persone che per esempio difendono a spada tratta un partito politico? Parlo sia degli elettori, che dei giornalisti, che dei parlamentari. Gente che passa la propria vita ad attaccare l'avversario, qualsiasi cosa faccia, e a difendere il proprio partito, qualsiasi cosa faccia.
All'interno del discorso di Rick, questi sono esempi di bambini che non hanno mai supreato l'adolescenza. Il messaggio di Rick è "io sono un individualista perché non sono come loro e mi rifiuto di diventarlo".
Detto tutto questo, gli youtuber raramente fanno discussioni nei commenti. Rick fa dibattiti nelle live. Ognuno è libero di fare quello che vuole, non è che puoi pretendere che Rick si metta a discutere con te nei commenti se farlo non gli interessa. Dai toni che usi però sembra che abbia toccato un tasto dolente. Non sarà che sei un ultras di qualche squadra o di qualche gruppo e ti sei sentito colpito?
**Modificato dall'autore il 03.10.2019 14:00**
> > Nel mio forum qualcuno ha scritto che si deve mettere la regola del figlio unico per le persone di origini etniche straniere e ogni figlio nato dopo il primogenito andrebbe espulso dal paese all'età di 18 anni.
>
> Bravo, vedo che ti dai da fare a diffondere le mie idee

Continua.
Uno mi ha risposto.
"il commento in cui arbitrariamente contrapponi individualismo a totalitarismo non cambia il pensiero che ho su del ferro. Che ha la faccia cosi tosta da rispondere solo quando gli conviene per poi fare il video lamentela sul suo pubblico pensante accusandolo di essere incapace di confrontarsi. Assolutamente ingiustificabile."
La mia risposta.
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se vai a cercare il significato del termine "individualismo" scoprirai che invece la mia contrapposizione è corretta, perché l'individualismo è una filosofia che vuole che l'individuo possa esprimere appieno la sua personalità e seguire le sue legittime vocazioni senza che il gruppo di cui fa parte lo intralci.
Questa filosofia è il fondamento del liberalismo, che combatte per le cosiddette "libertà individuali".
Individualismo significa anche che ogni individuo si prende le proprie responsabilità per le proprie azioni. Hai presente quella filosofia illogica secondo cui se tu uccidi mio figlio io posso uccidere il tuo per vendetta? Oppure che se un nigeriano uccide un italiano io allora posso ammazzare un nigeriano qualsiasi per vendicarlo? È la logica sostanzialmente adottata dai terroristi e tu non puoi immaginare quanti ritardati non comprendano cosa ci sia di sbagliato in simili ragionamenti.
Questi ragionamenti partono dal falso presupposto che siamo gruppi e non persone/individui, librerie e non libri. Quindi se nella tua libreria c'è il Mein Kampf, dò fuoco alla libreria, così oltre al Mein Kampf va a fuoco anche l'atlante, la scacchiera di cristallo, l'enciclopedia e magari un manoscritto originale di Einstein.
Individualismo significa appunto che ogni individuo è libero e che risponde personalmente dei propri meriti e delle proprie colpe, perché banalmente è un individuo, non un gruppo.
Quindi se tu vinci alle olimpiadi, la medaglia e i soldi li prendi te, non l'Italia, perché gli italiani non hanno nessun merito, il merito è tutto tuo.
Se tu commetti un reato, in galera ci finisci tu, soltanto tu, non un membro della tua famiglia. Se commetti un reato in un paese liberale estero, non è che vengano giustiziati tutti gli italiani presenti in quel territorio, ma soltanto te.
Più libertà individuali sono ridotte, più viene a meno il discorso delle colpe e dei meriti su base esclusivamente individuale, più ci si avvicina a un totalitarismo, quindi la contrapposizione che ho fatto è assolutamente corretta, non è arbitraria.
Ripeto: noi siamo abituati al fatto che le cose funzionano così, ma questo è dovuto semplicemente al fatto che il liberalismo nel mondo occidentale ha vinto e con esso l'individualismo, che dobbiamo continuare a difendere.
Rick nel video affronta l'argomento in maniera filosofica e astratta, ma l'individualismo in termini pratici è quello che ho spiegato io.
In sintesi, egli usa il tema della ribellione adolescenziale per spiegare un concetto molto più complesso e articolato, ed evidentemente qualcuno non ha capito dove va a parare il suo discorso. I filosofi hanno la cattiva abitudine di girarci troppo intorno.
Quello che cerca molto educatamente e pacatamente di far capire è che in pratica la società si divide fra ritardati e persone che invece, una volta che superano l'età infantile, si rendono conto che i loro genitori hanno dei difetti, allo stesso modo din cui li ha il gruppo più esteso, cioè il loro popolo. Prendendo coscienza di questo, sviluppano una propria individualità, che è tanto più forte quanto più riescono a staccarsi dal gruppo con cui, per loro sfortuna, si trovano a dover convivere.
Perciò il messaggio filosofico è "tu puoi mandare a fare in culo tutto e tutti". Puoi mettere in discussione tutto quello che i tuoi genitori e le persone intorno a te ti hanno infilato nel cervello fin da piccolo. Puoi uscire dalla caverna di Platone.
Una persona che non riesce a ragionare con la propria testa e diventa soltanto la costola di un gruppo, come può uscire dalla caverna di Platone? Esce da una caverna per entrare in un'altra!
Non provi pena per tutte quelle persone che per esempio difendono a spada tratta un partito politico? Parlo sia degli elettori, che dei giornalisti, che dei parlamentari. Gente che passa la propria vita ad attaccare l'avversario, qualsiasi cosa faccia, e a difendere il proprio partito, qualsiasi cosa faccia.
All'interno del discorso di Rick, questi sono esempi di bambini che non hanno mai supreato l'adolescenza. Il messaggio di Rick è "io sono un individualista perché non sono come loro e mi rifiuto di diventarlo".
Detto tutto questo, gli youtuber raramente fanno discussioni nei commenti. Rick fa dibattiti nelle live. Ognuno è libero di fare quello che vuole, non è che puoi pretendere che Rick si metta a discutere con te nei commenti se farlo non gli interessa. Dai toni che usi però sembra che abbia toccato un tasto dolente. Non sarà che sei un ultras di qualche squadra o di qualche gruppo e ti sei sentito colpito?
**Modificato dall'autore il 03.10.2019 14:00**
Filosofia
Scritto da
Non Autenticato
il 2019-10-03 00:43:05.0 alle 2019-10-03 00:43:05.0
> Nel mio forum qualcuno ha scritto che si deve mettere la regola del figlio unico per le persone di origini etniche straniere e ogni figlio nato dopo il primogenito andrebbe espulso dal paese all'età di 18 anni.
Bravo, vedo che ti dai da fare a diffondere le mie idee
Bravo, vedo che ti dai da fare a diffondere le mie idee
MA checcazzo ne so
Ad
http://sallo.it
LO SAI? Allora NON fa per te. NON LO SAI? Allora non ti serve.
Filosofia
Scritto da: Ordine
> C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
> Comunque il commento è questo, copio:
>
>
>
> Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
> Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo. Piuttosto, se vogliamo cambiare le nostre "radici" identitarie, lo possiamo fare (se ovviamente siamo all'interno di un gruppo sociale che consente la libertà di espressione), proponendo attivamente alla comunità un cambiamento negli usi e nei costumi, nel caso si considerino questi ultimi vetusti e/o dannosi; oppure facendo delle scelte individuali che mi distingueranno dalla comunità, senza entrare in conflitto con essa. Ora, alcuni cambiamenti saranno facilmente adottabili a livello individuale (posso evitare di mangiare pasta, banalmente), altri saranno rigettati dalla comunità, perché nocivi a questa stessa: non posso decidere di iniziare a parlare turco con tutti, se mi trovo in italia, e pretendere di essere compreso; non posso adottare valori e norme morali che cozzano con la convivenza civile. Ma devo soffermarmi su quest'ultimo aspetto perché è cruciale: non è detto che l'innovazione veicolata da singoli individui non possa far evolvere, per esempio, un sistema valoriale che tiene salda una comunità. Ciò significa che i gruppi, le comunità identitarie non sono entità metafisiche immutabili; esse crescono come crescono gli individui che ne fanno parte.
> Quindi no, non ritengo l'individualismo un pensiero a me affine, perché 1) la comunità è un momento di coesione e formazione importante e 2) individuo e comunità (identitaria) possono e devono crescere insieme.
Ho risposto al tizio, così automaticamente rispondo anche a te.
*https://www.youtube.com/watch?v=HvaPRm4fVVE&lc=UgzOTbC8adgU1VTaw6Z4AaABAg.8znYsO1LBvi9-ar98fjPc8
----------------------------------------------------------------
Le cose che hai scritto sono corrette se parliamo della nostra società.
Il punto è: secondo te perché funziona così la nostra società?
Semplicemente perché il liberalismo nei paesi occidentali ha vinto, nel senso che le costituzioni degli stati occidentali sono fondate sui principi filosofici e politici del pensiero liberale e nel senso che l'etica liberale è entrata a far parte delle nostre radici culturali e pertanto i partiti illiberali di estrema destra sono stati per lungo tempo messi nell'angolo, schiacciati da partiti liberali di centro-destra e di centro-sinistra.
L'individualismo è una colonna portante del liberalismo.
Nel nostro sistema liberale ci siamo abituati a dare per scontato che ci siano una serie di libertà individuali e quindi ognuno può esprimere la propria personalità. Attenzione però: per quanto a noi questo sembri scontato, non lo è, perché appena esci dal mondo occidentale (più in generale, dalla parte del mondo che è stata travolta dall'illuminismo) le cose cambiano.
Nelle teocrazie islamiche come l'Arabia Saudita per esempio gli individui sono obbligati a seguire le regole del corano.
In Cina e in Corea del Nord c'è una diattatura comunista e in Russia c'è il caro Putin e il suo becero conservatorismo medievale imposto a suon di manganellate.
Tutti questi sono esempi di realtà in cui un gruppo schiaccia gli individui, imponendo una serie di regole collettiviste che impediscono la libera espressione della propria personalità.
Anche il mondo occidentale era più o meno così prima che ci fossero le cosiddette rivoluzione liberali.
Durante la storia europea, ci sono state diverse ideologie collettiviste, che schiacciavano l'individualità. Si pensi già solo a tutti quei giovani che venivano indottrinati a farsi macellare per la patria solo perché erano indottrinati a pensare che andava fatto e che le persone al di là del confine erano loro nemiche e ucciderle era un atto eroico.
Dopo tanti versamenti di sangue, il liberalismo è entrato in una fase piuttosto tranquilla durata decenni, finquando, di recente, non hanno cominciato a prendere nuovamente piede, nella popolazione europea, delle idee di estrema destra che guardano indietro, ai periodi bui.
Ecco alcune cose che ho letto nel web, idee che vengono propagandate in questi ambienti di estrema destra:
- Le donne stanno distruggendo l'occidente e quindi bisogna togliere loro il diritto di voto. Sono pessime lavoratrici e quindi è meglio per tutti se stanno a casa a fare le casalinghe a preparare la casa per il marito
- I neri sono degli inferiori, sono tutti quanti delle scimmie criminali
- Gli omosessuali sono dei perversi malati e vanno curati. W Putin e W la Russia che hanno fatto leggi per impedire di manifestare a favore dei diritti gay
- Bisogna rimettere il militare obbligatorio in Italia
- L'Unione Europea fa schifo perché l'unica cosa possibile sono le nazioni tradizionali
- L'eutanasia deve essere illegale
- L'immigrazione deve essere azzerata. Chiusura totale dei confini. Ognuno deve morire nello stato in cui è nato, perché apparteniamo alle nostre nazioni e le nazioni non devono permettere il deturpamento razziale.
- Le donne musulmane devono vestirsi come vogliamo noi. Anzi, meglio rendere illegale l'islam.
- Nel mio forum qualcuno ha scritto che si deve mettere la regola del figlio unico per le persone di origini etniche straniere e ogni figlio nato dopo il primogenito andrebbe espulso dal paese all'età di 18 anni.
- Sei non sei d'accordo con tutte le cose scritte sopra, sei un traditore della patria (in Italia ti chiamano anche "anti-italiano", che è praticamente un sinonimo)
Poi in Italia c'è Mario Giordano (e diversi altri personaggi squallidi come lui) che dice praticamente che gli italiani sono degli stronzi perché mangiano il cous cous, che è una specialità araba. Siete matti? Gli italiani devono mangiare solo gli spaghetti e la pizza, cazzo!
Rick è semplicemente un liberale che cerca di spiegare e argomentare le basi del liberalismo, a partire dall'individualismo, forse anche perché si è reso conto che per mantenerlo vivo nel tempo bisogna continuare a spiegarlo e rispiegarlo.
Spero tu abbia capito che cosa si intenda con individualismo e spero anche tu abbia capito perché le cose da te scritte non sono scontate, cioè le cose funzionano come hai scritto te perché infatti attualmente la nostra società è basata sui valori dell'individualismo.
Grazie a quello che ho scritto sopra, invece puoi capire come funzionerebbero se una certa parte politica prendesse il sopravvento.
Pensavo che fosse piuttosto ovvio che l'individualismo spiegato da Rick è stata ed è una ribellione contro ideologie collettiviste e totalitarie.
Chi ha mai detto che dobbiamo soffrire perché in Italia si usa mangiare la pasta?? Quando mai qualcuno ha scritto o detto questo?? Il punto è che siccome siamo in uno stato liberale possiamo mangiare sia la pasta, che il kebab, che il sushi.
Ci sono dei matti che sarebbero capaci a far chiudere i sushi e i kebab perché "qui siamo in Italia e gli italiani devono mangiare cibo italiano cazzo!".
Non dico che la lega nord sia arrivata a quegli estremi, ma le polemiche fatte contro il kebab andavano un po' in quella direzione lì, così come vanno in quella direzione anche i ridicoli teatrini di Mario Giordano.
> C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
> Comunque il commento è questo, copio:
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> Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
> Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo. Piuttosto, se vogliamo cambiare le nostre "radici" identitarie, lo possiamo fare (se ovviamente siamo all'interno di un gruppo sociale che consente la libertà di espressione), proponendo attivamente alla comunità un cambiamento negli usi e nei costumi, nel caso si considerino questi ultimi vetusti e/o dannosi; oppure facendo delle scelte individuali che mi distingueranno dalla comunità, senza entrare in conflitto con essa. Ora, alcuni cambiamenti saranno facilmente adottabili a livello individuale (posso evitare di mangiare pasta, banalmente), altri saranno rigettati dalla comunità, perché nocivi a questa stessa: non posso decidere di iniziare a parlare turco con tutti, se mi trovo in italia, e pretendere di essere compreso; non posso adottare valori e norme morali che cozzano con la convivenza civile. Ma devo soffermarmi su quest'ultimo aspetto perché è cruciale: non è detto che l'innovazione veicolata da singoli individui non possa far evolvere, per esempio, un sistema valoriale che tiene salda una comunità. Ciò significa che i gruppi, le comunità identitarie non sono entità metafisiche immutabili; esse crescono come crescono gli individui che ne fanno parte.
> Quindi no, non ritengo l'individualismo un pensiero a me affine, perché 1) la comunità è un momento di coesione e formazione importante e 2) individuo e comunità (identitaria) possono e devono crescere insieme.
Ho risposto al tizio, così automaticamente rispondo anche a te.
*https://www.youtube.com/watch?v=HvaPRm4fVVE&lc=UgzOTbC8adgU1VTaw6Z4AaABAg.8znYsO1LBvi9-ar98fjPc8
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Le cose che hai scritto sono corrette se parliamo della nostra società.
Il punto è: secondo te perché funziona così la nostra società?
Semplicemente perché il liberalismo nei paesi occidentali ha vinto, nel senso che le costituzioni degli stati occidentali sono fondate sui principi filosofici e politici del pensiero liberale e nel senso che l'etica liberale è entrata a far parte delle nostre radici culturali e pertanto i partiti illiberali di estrema destra sono stati per lungo tempo messi nell'angolo, schiacciati da partiti liberali di centro-destra e di centro-sinistra.
L'individualismo è una colonna portante del liberalismo.
Nel nostro sistema liberale ci siamo abituati a dare per scontato che ci siano una serie di libertà individuali e quindi ognuno può esprimere la propria personalità. Attenzione però: per quanto a noi questo sembri scontato, non lo è, perché appena esci dal mondo occidentale (più in generale, dalla parte del mondo che è stata travolta dall'illuminismo) le cose cambiano.
Nelle teocrazie islamiche come l'Arabia Saudita per esempio gli individui sono obbligati a seguire le regole del corano.
In Cina e in Corea del Nord c'è una diattatura comunista e in Russia c'è il caro Putin e il suo becero conservatorismo medievale imposto a suon di manganellate.
Tutti questi sono esempi di realtà in cui un gruppo schiaccia gli individui, imponendo una serie di regole collettiviste che impediscono la libera espressione della propria personalità.
Anche il mondo occidentale era più o meno così prima che ci fossero le cosiddette rivoluzione liberali.
Durante la storia europea, ci sono state diverse ideologie collettiviste, che schiacciavano l'individualità. Si pensi già solo a tutti quei giovani che venivano indottrinati a farsi macellare per la patria solo perché erano indottrinati a pensare che andava fatto e che le persone al di là del confine erano loro nemiche e ucciderle era un atto eroico.
Dopo tanti versamenti di sangue, il liberalismo è entrato in una fase piuttosto tranquilla durata decenni, finquando, di recente, non hanno cominciato a prendere nuovamente piede, nella popolazione europea, delle idee di estrema destra che guardano indietro, ai periodi bui.
Ecco alcune cose che ho letto nel web, idee che vengono propagandate in questi ambienti di estrema destra:
- Le donne stanno distruggendo l'occidente e quindi bisogna togliere loro il diritto di voto. Sono pessime lavoratrici e quindi è meglio per tutti se stanno a casa a fare le casalinghe a preparare la casa per il marito
- I neri sono degli inferiori, sono tutti quanti delle scimmie criminali
- Gli omosessuali sono dei perversi malati e vanno curati. W Putin e W la Russia che hanno fatto leggi per impedire di manifestare a favore dei diritti gay
- Bisogna rimettere il militare obbligatorio in Italia
- L'Unione Europea fa schifo perché l'unica cosa possibile sono le nazioni tradizionali
- L'eutanasia deve essere illegale
- L'immigrazione deve essere azzerata. Chiusura totale dei confini. Ognuno deve morire nello stato in cui è nato, perché apparteniamo alle nostre nazioni e le nazioni non devono permettere il deturpamento razziale.
- Le donne musulmane devono vestirsi come vogliamo noi. Anzi, meglio rendere illegale l'islam.
- Nel mio forum qualcuno ha scritto che si deve mettere la regola del figlio unico per le persone di origini etniche straniere e ogni figlio nato dopo il primogenito andrebbe espulso dal paese all'età di 18 anni.
- Sei non sei d'accordo con tutte le cose scritte sopra, sei un traditore della patria (in Italia ti chiamano anche "anti-italiano", che è praticamente un sinonimo)
Poi in Italia c'è Mario Giordano (e diversi altri personaggi squallidi come lui) che dice praticamente che gli italiani sono degli stronzi perché mangiano il cous cous, che è una specialità araba. Siete matti? Gli italiani devono mangiare solo gli spaghetti e la pizza, cazzo!
Rick è semplicemente un liberale che cerca di spiegare e argomentare le basi del liberalismo, a partire dall'individualismo, forse anche perché si è reso conto che per mantenerlo vivo nel tempo bisogna continuare a spiegarlo e rispiegarlo.
Spero tu abbia capito che cosa si intenda con individualismo e spero anche tu abbia capito perché le cose da te scritte non sono scontate, cioè le cose funzionano come hai scritto te perché infatti attualmente la nostra società è basata sui valori dell'individualismo.
Grazie a quello che ho scritto sopra, invece puoi capire come funzionerebbero se una certa parte politica prendesse il sopravvento.
Pensavo che fosse piuttosto ovvio che l'individualismo spiegato da Rick è stata ed è una ribellione contro ideologie collettiviste e totalitarie.
Chi ha mai detto che dobbiamo soffrire perché in Italia si usa mangiare la pasta?? Quando mai qualcuno ha scritto o detto questo?? Il punto è che siccome siamo in uno stato liberale possiamo mangiare sia la pasta, che il kebab, che il sushi.
Ci sono dei matti che sarebbero capaci a far chiudere i sushi e i kebab perché "qui siamo in Italia e gli italiani devono mangiare cibo italiano cazzo!".
Non dico che la lega nord sia arrivata a quegli estremi, ma le polemiche fatte contro il kebab andavano un po' in quella direzione lì, così come vanno in quella direzione anche i ridicoli teatrini di Mario Giordano.
Filosofia
Scritto da:
>
> ha detto la sua come tutti
>
ma va?
>
> ha detto la sua come tutti
>
ma va?
"Se tutti facessero così..."
"La Romania è ricchissima" cit. Dada
"La Romania è ricchissima" cit. Dada
Filosofia
Scritto da
Non Autenticato
il 2019-10-02 19:51:03.0 alle 2019-10-02 19:51:03.0
Scritto da: Ordine
> C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
> Comunque il commento è questo, copio:
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> Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
> Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo. Piuttosto, se vogliamo cambiare le nostre "radici" identitarie, lo possiamo fare (se ovviamente siamo all'interno di un gruppo sociale che consente la libertà di espressione), proponendo attivamente alla comunità un cambiamento negli usi e nei costumi, nel caso si considerino questi ultimi vetusti e/o dannosi; oppure facendo delle scelte individuali che mi distingueranno dalla comunità, senza entrare in conflitto con essa. Ora, alcuni cambiamenti saranno facilmente adottabili a livello individuale (posso evitare di mangiare pasta, banalmente), altri saranno rigettati dalla comunità, perché nocivi a questa stessa: non posso decidere di iniziare a parlare turco con tutti, se mi trovo in italia, e pretendere di essere compreso; non posso adottare valori e norme morali che cozzano con la convivenza civile. Ma devo soffermarmi su quest'ultimo aspetto perché è cruciale: non è detto che l'innovazione veicolata da singoli individui non possa far evolvere, per esempio, un sistema valoriale che tiene salda una comunità. Ciò significa che i gruppi, le comunità identitarie non sono entità metafisiche immutabili; esse crescono come crescono gli individui che ne fanno parte.
> Quindi no, non ritengo l'individualismo un pensiero a me affine, perché 1) la comunità è un momento di coesione e formazione importante e 2) individuo e comunità (identitaria) possono e devono crescere insieme.
ha detto la sua come tutti
> C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
> Comunque il commento è questo, copio:
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> Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
> Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo. Piuttosto, se vogliamo cambiare le nostre "radici" identitarie, lo possiamo fare (se ovviamente siamo all'interno di un gruppo sociale che consente la libertà di espressione), proponendo attivamente alla comunità un cambiamento negli usi e nei costumi, nel caso si considerino questi ultimi vetusti e/o dannosi; oppure facendo delle scelte individuali che mi distingueranno dalla comunità, senza entrare in conflitto con essa. Ora, alcuni cambiamenti saranno facilmente adottabili a livello individuale (posso evitare di mangiare pasta, banalmente), altri saranno rigettati dalla comunità, perché nocivi a questa stessa: non posso decidere di iniziare a parlare turco con tutti, se mi trovo in italia, e pretendere di essere compreso; non posso adottare valori e norme morali che cozzano con la convivenza civile. Ma devo soffermarmi su quest'ultimo aspetto perché è cruciale: non è detto che l'innovazione veicolata da singoli individui non possa far evolvere, per esempio, un sistema valoriale che tiene salda una comunità. Ciò significa che i gruppi, le comunità identitarie non sono entità metafisiche immutabili; esse crescono come crescono gli individui che ne fanno parte.
> Quindi no, non ritengo l'individualismo un pensiero a me affine, perché 1) la comunità è un momento di coesione e formazione importante e 2) individuo e comunità (identitaria) possono e devono crescere insieme.
ha detto la sua come tutti
Filosofia
C'è un tizio sotto che ha lasciato un commento che lo incornicerei e come al solito Du Fer quando si tratta di rispondere ai commenti ti liquida con due parole facendoti apparire come un fesso, vabbè...
Comunque il commento è questo, copio:
Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo. Piuttosto, se vogliamo cambiare le nostre "radici" identitarie, lo possiamo fare (se ovviamente siamo all'interno di un gruppo sociale che consente la libertà di espressione), proponendo attivamente alla comunità un cambiamento negli usi e nei costumi, nel caso si considerino questi ultimi vetusti e/o dannosi; oppure facendo delle scelte individuali che mi distingueranno dalla comunità, senza entrare in conflitto con essa. Ora, alcuni cambiamenti saranno facilmente adottabili a livello individuale (posso evitare di mangiare pasta, banalmente), altri saranno rigettati dalla comunità, perché nocivi a questa stessa: non posso decidere di iniziare a parlare turco con tutti, se mi trovo in italia, e pretendere di essere compreso; non posso adottare valori e norme morali che cozzano con la convivenza civile. Ma devo soffermarmi su quest'ultimo aspetto perché è cruciale: non è detto che l'innovazione veicolata da singoli individui non possa far evolvere, per esempio, un sistema valoriale che tiene salda una comunità. Ciò significa che i gruppi, le comunità identitarie non sono entità metafisiche immutabili; esse crescono come crescono gli individui che ne fanno parte.
Quindi no, non ritengo l'individualismo un pensiero a me affine, perché 1) la comunità è un momento di coesione e formazione importante e 2) individuo e comunità (identitaria) possono e devono crescere insieme.
Comunque il commento è questo, copio:
Dal tuo discorso sembra che non sia possibile dire la propria e sviluppare le proprie propensioni (e quindi la propria identità), mentre si fa parte di uno o più gruppi sociali e/o identitari. In altre parole, sembra che implicitamente tu veda il gruppo come un'imposizione coercitiva di opinioni o valori. Da qui la tua esaltazione dell'individualismo vs l'identitarismo del gruppo.
Il problema, ed è il punto in cui mi trovo in disaccordo, è che non è necessariamente vero che fare parte di un gruppo identitario comporti coercizione intellettuale o coercizione di altro tipo. Il gruppo identitario dovrebbe essere il presupposto perché si crei una rete comunitaria di supporto, solidale e di riconoscimento reciproco. Anche la sola comunità linguistica gioca questo ruolo fondamentale, creando una vera e propria connessione interpersonale che permette alle persone di relazionarsi agevolmente; altri esempi possono essere le tradizioni culinarie o l'educazione di base. Ci sentiamo sottoposti a coercizione quando ci rendiamo conto che non abbiamo scelto di parlare italiano come prima lingua? Viviamo come un'ingiusta imposizione l'esserci stata impartita sin da piccoli una dieta che prevede un piatto di pasta 4 volte a settimana? Non credo. Piuttosto, se vogliamo cambiare le nostre "radici" identitarie, lo possiamo fare (se ovviamente siamo all'interno di un gruppo sociale che consente la libertà di espressione), proponendo attivamente alla comunità un cambiamento negli usi e nei costumi, nel caso si considerino questi ultimi vetusti e/o dannosi; oppure facendo delle scelte individuali che mi distingueranno dalla comunità, senza entrare in conflitto con essa. Ora, alcuni cambiamenti saranno facilmente adottabili a livello individuale (posso evitare di mangiare pasta, banalmente), altri saranno rigettati dalla comunità, perché nocivi a questa stessa: non posso decidere di iniziare a parlare turco con tutti, se mi trovo in italia, e pretendere di essere compreso; non posso adottare valori e norme morali che cozzano con la convivenza civile. Ma devo soffermarmi su quest'ultimo aspetto perché è cruciale: non è detto che l'innovazione veicolata da singoli individui non possa far evolvere, per esempio, un sistema valoriale che tiene salda una comunità. Ciò significa che i gruppi, le comunità identitarie non sono entità metafisiche immutabili; esse crescono come crescono gli individui che ne fanno parte.
Quindi no, non ritengo l'individualismo un pensiero a me affine, perché 1) la comunità è un momento di coesione e formazione importante e 2) individuo e comunità (identitaria) possono e devono crescere insieme.
"Se tutti facessero così..."
"La Romania è ricchissima" cit. Dada
"La Romania è ricchissima" cit. Dada
Filosofia
Scritto da:
> Scritto da: Mattia
> > Dal principio di falsificabilità all'individualismo (liberalismo). Molto interessante.
> >
> >
>
> Interessante la distinzione tra ipotesi e teoria. Dire che il mondo sia stato creato cinque minuti fa come se avesse una storia è un'ipotesi, anche se perfettamente possibile, perché non permette di ideare un esperimento.
>
> Sul criterio di falsificabilità occorre non esagerare. È possibile ideare scenari realistici in cui non si può falsificare, né tantomeno verificare, una situazione.
Non è questione di esagerare, ma di avere la consapevolezza che le ipotesi sostanzialmente sono tutte alla stregua dell'invisibile unicorno rosa
.
Certo, alcune ipotesi si allacciano al mondo reale e altre no: se io scrivessi che tu sei un assassino (senza avere nessuna prova) avrei una probabilità su 10'000 di azzeccarci, mentre se scrivessi che sei una persona venuta dal futuro la probabilità sarebbe semplicemente incalcolabile, rientrerebbe nel campo delle ipotesi che sono assurde fino a prova contraria, un po' come l'esempio del mondo che si è creato 5 minuti fa "con la memoria".
Che si tratti di un'ipotesi oltre i confini dell'assurdità o di un'ipotesi in linea di principio realistica, essa esiste solo nella testa di chi la immagina, a differenza di una teoria scientifica.
> Ad esempio se con una macchina duplicatrice creo una copia di una persona, questa copia sarà convinta di essere l'originale e di essere entrata nella macchina per l'esperimento, eccetera. Quel che puoi dirgli per confutarlo è che la persona originale viene messa nella cabina A e la copia si forma nella cabina B, e lui è uscito dalla cabina B. Ma se lo sperimentatore rende indistinguibili le due cabine, esce a farsi un caffè e viene investito da un tram, non ci sarà più nulla per stabilire chi sia l'originale e chi la copia. A chi spetta il denaro sul conto in banca?
Tanto vale lanciare una moneta per decidere. È possibile che la monetà ci azzecchi di più rispetto alla tua immaginazione.
Oppure fai mettere a entrambi la mano nel congelatore e chi resiste di più si tiene il patrimonio. Oppure fai fare a entrambi 10 tiri al canestro e chi fa più punti si tiene il patrimonio.
Oppure, infine, per fare in modo che l'originale possa al massimo perdere la metà del suo patrimonio (e non il 100%) dividi semplicemente il patrimonio a metà. Del resto anche la sua copia, avendo la sua stessa memoria (???) si sentirebbe privato dei suoi beni se perdesse il tiro al canestro.
L'originale pagherebbe per aver accettato una cosa non etica come creare una copia di sé stesso con la sua stessa memoria.
Qualsiasi strada si scelga, la soluzione sarebbe etica e non scientifica, perché dal punto di vista scientifico non esisterebbe nessuna soluzione al problema.
Dal punto di vista scientifico, qualsiasi scelta tu prendi hai la probabilità del 50% di far perdere a Francesco1 almeno parte del suo patrimonio.
Ovvero, la stessa che hai se decidi attraverso il lancio di una monetà. Quindi tanto vale seguire la strada più semplice.
> A fondamento della politica e della storia sta l'individuo, ma la società non è fatta di individui.
> La società è fatta di individui e di entità collettive di vari tipi, fra le quali i gruppi etnici, esattamente come le molecole non sono fatte di quark ma i quark formano protoni e neutroni che formano gli atomi che formano le molecole.
> Questa è anche una critica della società aperta. Niente in contrario alla libera circolazione delle idee, ma tra l'individuo e la società esistono naturalmente stadi intermedi, ignorare i quali comporta non comprendere la società.
L'identificazione di un individuo con un gruppo o con l'altro è una cosa soggettiva, ma da quello che ho capito il pensiero di Popper è che ogni individuo dovrebbe prendere coscienza di essere un individuo libero, non asservito a nessun gruppo. Dotato di un libero arbitirio, di una libera coscienza e di una libertà individuale, che ogni individuo deve percepire come inviolabile.
L'individuo che perde coscienza della propria individualità, secondo Popper, è destinato a svendere il proprio libero arbitirio, la propria libera coscienza e la propria libertà a un gruppo che si approprierà della sua individualità per renderlo schiavo di una logica "del branco", quindi collettivista.
Popper è consapevole del fatto che una gran parte di individui tenderanno ad asservirsi a dei gruppi e quello che dice lui è che tanto più gli individui perdono la loro consapevolezza individuale, tanto più la società può "tribalizzarsi".
D'altra parte, dice Popper, la società è comunque sempre un prodotto degli individui. Tanto più gli individui possiedono autocoscienza della propria individualità, tanto più diventa difficile che la società si tribalizzi, perché gli individui tenderanno a rifiutare le logiche collettiviste.
Diversamente, gli individui si faranno soggiogare come le pecore.
Il messaggio forte e virtuoso che Popper voleva lanciare è che noi non dobbiamo essere pecore, ma possiamo essere individui. Tanto più trattiamo noi stessi come individui, tanto più possiamo prendere coscienza del fatto che anche gli altri sono individui... e quando non si comportano come tali, possiamo cazziarli, dall'alto del nostro status di INDIVIDUI liberi. Possiamo guardare gli AUTOprigionieri del collettivisimo con disprezzo, seppur provare compassione per i prigionieri passivi di queste sette.
Il video è troppo corto e troppo minestrone per capire il messaggio che Popper voleva dare, va letto un po' tra le righe... ma sulla base delle spiegazioni ne ho tratto una mia interpretazione, dal momento che probabilmente il mio pensiero è fondamentalmente simile a quello di Popper, visto che le conclusioni del suo pensiero sono note.
Esiste però secondo me una forma di gruppo che invece è razionale e non tribale: l'unione tra individui che, pur sapendo di essere individui, si uniscono per aiutarsi gli uni con gli altri, un po' per un vantaggio puramente egoistico, un po' per un senso di empatia verso l'altro.
Per esempio, un gruppo di umani che finiscono naufraghi su un'isola deserta (tipo Lost) hanno buone ragioni per mettersi insieme e cooperare gli uni con gli altri per la sopravvivenza, anche sviluppando un senso di empatia per cui quando una persona del gruppo è in difficoltà la si aiuta, perché è umano e razionale immedesimarsi nel compagno che sta per essere sbranato da un coccodrillo. "Quello potrei essere io".
Alcuni liberali sono tanto individualisti da essere egoisti, cinici e non dotati di empatia, ma si può anche non portare l'individualismo egli estremi. Si può essere individui e consapevoli di esserlo senza essere egoisti, vedendo sé stessi negli altri quando muoiono di fame o stanno per essere sbranati da un leone.
Lo stato è un mezzo attraverso il quale possiamo unirci a vantaggio gli uni degli altri, ma possiamo allo stesso tempo pretendere che lo stato sia e resti un'associazione di INDIVIDUI e che non diventi una setta ideologica che distrugga la nostra personalità, la nostra INDIVIDUALITÀ.
> Su Breivik la solita insalata di banalità
Non so cosa intendi con "banalità", ma se è un tentativo di dare una giustificazione morale a Breivik mi dissocio immediatamente: chi fa strage di civili è un criminale nel senso più assoluto e meno interpretabile del termine.
Se Francesco ti tira un pugno e tu gliene tiri un altro talmente forte da ucciderlo è un conto, ma se Francesco sta per i fatti suoi e tu gli tiri un pugno letale senza motivo (talmente senza motivo che non lo conosci nemmeno), allora l'interpretazione è facile, binaria: sei un criminale, un cane rabbioso, un individuo pericoloso e immorale. Oppure sei un pazzo pericoloso incapace di intendere e volere.
> Molto più interessante l'osservazione cinica e scettica che un criminale è uno stato costituito da una sola persona
Si, però riprendendo il video sopra, è valida l'osservazione di GioPizzi/Giovanni, il quale afferma che nel contesto europeo (e quindi liberale) si sente in qualche modo più confortato dalle istituzioni che dal singolo individuo.
Questa osservazione è valida però se e soltanto se le istituzioni sono basate su delle regole liberali.
Mettiamo che tu sia posto in una stanza che ha solo tre vie di uscita:
- Se apri la prima porta, ti catturano i poliziotti armati di uno stato liberale, che ti cercano perché hai violato una legge
- Se apri la seconda porta, ti consegni al sicario armato di un clan mafioso che hai offeso in qualche maniera
- Se apri la terza porta, trovi di fronte a te un pazzo psicopatico armato che ti cerca perché ieri sera gli hai scopato la moglie
Vuoi dirmi che tu non apriresti la prima porta?
Uno stato liberale si è dato delle regole e se ti consegni ai poliziotti con le mani alzate non ti sparano, ma ti arrestano, ti leggono i diritti e poi vieni messo sotto processo, un processo in cui ti puoi difendere e al termine del quale, se le cose vanno male, ricevi una pena commisurata al crimine commesso.
Rick non l'ha spiegato bene a Giovanni, ma lo stato liberale funziona così: i governi cambiano, ma la carta dei diritti a cui ogni governo deve sottostare resta la stessa, perché è fatta per autoconservarsi.
Ed è proprio qui che sta la chiave del tutto: visto che le persone cambiano umore e idee facilmente, visto che sono soggette all'inclinazione verso il tribalismo, l'unica cosa che può preservare i diritti fondamentali per lungo tempo è un pezzo di carta. A vigilare sul pezzo di carta ci deve essere un'elite.
In Inghilterra questo compito è affidato trasparentemente al Regno, cioè a un gruppo chiuso. A ogni futuro erede del trono viene spiegata la costituzione e la sua responsabilità fin da bambino, è un sistema concepito per autoconservarsi di padre in figlio.
Ad oggi il Regno di Inghilterra non ha più nessun potere politico, ma è custode di questa carta dei diritti che ogni erede del trono impara come se fosse la bibbia.
Il regnante può intervenire solo e soltanto se il governo viola la carta dei diritti.
Ecco, quello che dice Giovanni è che una simile figura di garanzia lo rassicura, perché un individuo può essere un delinquente immorale, un gruppo può essere un'associazione a delinquere, ma uno stato liberale con una forte garanzia no... almeno non oltre certi limiti.
In merito all'Italia, cito dellimellow "Anche se Salvini aspirasse davvero ai pieni poteri, non potrebbe in nessun modo legale raggiungere il suo personale obbiettivo, perché ci sono parti della costituzione che non si possono cambiare".
> In generale non sopporto l'acquietamento, di cui una manifestazione sono le teorie rassicuranti fondate sul nulla.
> Perché mai dovrebbe essere sbagliato uccidere un uomo? Tutto ciò che posso dire è che a me non piacerebbe essere ucciso, per cui specularmente posso assumere che anche agli altri non piaccia essere uccisi, e farlo sia far loro del male.
>
> E vale anche per gli animali, eppure li uccidiamo per mangiarceli e trasformarli in scarpe. E anche qui, per giustificare questo operato, tiriamo fuori banali teorie rassicuranti quanto prive di fondamenti solidi.
Tuttavia una gran parte di persone estende l'empatia che riserva agli umani anche agli animali e chi se ne frega degli animali secondo me non ha nemmeno empatia verso gli umani. L'empatia o ce l'hai o non ce l'hai.
> Ma per quale diamine di ragionamento non dovrei uccidere uno che rappresenta una insormontabile causa di malessere?
Chi l'ha detto questo?
Non semplificare l'etica liberale.
L'etica liberale su per giù dice che ognuno ha una serie di diritti che automaticamente acquisisce a partire dalla nascita, ma che gli possono essere in parte revocati se "rompe i coglioni".
Molti filosofi/pensatori liberali sono e sono stati contro la possibilità di revocare il diritto alla vita (pena di morte), ma non è un principio condiviso all'unanimità dai liberali.
Per esempio gli USA sono uno stato liberale e ancora oggi la pena di morte esiste, ma devi commettere reati efferati per essere privato del diritto alla vita. Cioè, devi essere talmente stronzo da aver privato una o più persone della vita e in maniera sadica/brutale, in generale.
Tutti i liberai concordano sul fatto che tutte le persone alla nascita hanno gli stessi diritti e che questi possono però essere revocati a un individuo che ha violato i diritti degli altri.
Quello che divide è: quali diritti possono essere revocati? E qual'è la giusta proporzione tra il reato commesso e la punizione?
> Se avessi fatto fuori lo stronzo psicopatico che ha scatenato una lite condominiale pluriennale per avvelenarmi infine l'abete, nel momento stesso in cui ha manifestato la prima intenzione (naturalmente senza farmi scoprire) mi sarei risparmiato anni di crescenti disturbi intestinali culminati nella serie di malattie che poi mi hanno colpito, e ora starei bene.
> Non l'ho fatto perché condizionato da dogmi che mi sono stati inculcati nell'infanzia, ma per quale ragione un essere razionale non condizionato da dogmi non avrebbe dovuto farlo?
>
> Quale principio logico e scientifico impedirebbe di farlo?
Rispondi semplicemente a questa domanda: daresti la pena di morte a chi rompe i coglioni nel condominio e avvelena l'abete in giardino?
O ti accontenteresti, per quanto riguarda l'abete, di un reato penale che però non prevede la morte e per il disturbo della quiete nel condominio semplicemente la possibilità dell'amministratore di sbatterlo fuori dal condominio?
Ecco, appunto, perché non l'hai semplicemente sbattuto fuori dal condominio quel tale?
Non dirmi che in Italia non si può fare. In Svizzera per mia esperienza appena rompi le palle ti arriva una lettera di ammonimento dall'amministrazione.
Una cosa che ho già detto e che ribadisco è che uno stato che vuole essere civile deve dare la possibilità ai cittadini di risolvere i problemi in maniera civile, seguendo vie legali. Diversamente si finisce a coltelli e rivoltelle.
**Modificato dall'autore il 02.10.2019 04:18**
> Scritto da: Mattia
> > Dal principio di falsificabilità all'individualismo (liberalismo). Molto interessante.
> >
> >
>
> Interessante la distinzione tra ipotesi e teoria. Dire che il mondo sia stato creato cinque minuti fa come se avesse una storia è un'ipotesi, anche se perfettamente possibile, perché non permette di ideare un esperimento.
>
> Sul criterio di falsificabilità occorre non esagerare. È possibile ideare scenari realistici in cui non si può falsificare, né tantomeno verificare, una situazione.
Non è questione di esagerare, ma di avere la consapevolezza che le ipotesi sostanzialmente sono tutte alla stregua dell'invisibile unicorno rosa
.Certo, alcune ipotesi si allacciano al mondo reale e altre no: se io scrivessi che tu sei un assassino (senza avere nessuna prova) avrei una probabilità su 10'000 di azzeccarci, mentre se scrivessi che sei una persona venuta dal futuro la probabilità sarebbe semplicemente incalcolabile, rientrerebbe nel campo delle ipotesi che sono assurde fino a prova contraria, un po' come l'esempio del mondo che si è creato 5 minuti fa "con la memoria".
Che si tratti di un'ipotesi oltre i confini dell'assurdità o di un'ipotesi in linea di principio realistica, essa esiste solo nella testa di chi la immagina, a differenza di una teoria scientifica.
> Ad esempio se con una macchina duplicatrice creo una copia di una persona, questa copia sarà convinta di essere l'originale e di essere entrata nella macchina per l'esperimento, eccetera. Quel che puoi dirgli per confutarlo è che la persona originale viene messa nella cabina A e la copia si forma nella cabina B, e lui è uscito dalla cabina B. Ma se lo sperimentatore rende indistinguibili le due cabine, esce a farsi un caffè e viene investito da un tram, non ci sarà più nulla per stabilire chi sia l'originale e chi la copia. A chi spetta il denaro sul conto in banca?
Tanto vale lanciare una moneta per decidere. È possibile che la monetà ci azzecchi di più rispetto alla tua immaginazione.
Oppure fai mettere a entrambi la mano nel congelatore e chi resiste di più si tiene il patrimonio. Oppure fai fare a entrambi 10 tiri al canestro e chi fa più punti si tiene il patrimonio.
Oppure, infine, per fare in modo che l'originale possa al massimo perdere la metà del suo patrimonio (e non il 100%) dividi semplicemente il patrimonio a metà. Del resto anche la sua copia, avendo la sua stessa memoria (???) si sentirebbe privato dei suoi beni se perdesse il tiro al canestro.
L'originale pagherebbe per aver accettato una cosa non etica come creare una copia di sé stesso con la sua stessa memoria.
Qualsiasi strada si scelga, la soluzione sarebbe etica e non scientifica, perché dal punto di vista scientifico non esisterebbe nessuna soluzione al problema.
Dal punto di vista scientifico, qualsiasi scelta tu prendi hai la probabilità del 50% di far perdere a Francesco1 almeno parte del suo patrimonio.
Ovvero, la stessa che hai se decidi attraverso il lancio di una monetà. Quindi tanto vale seguire la strada più semplice.
> A fondamento della politica e della storia sta l'individuo, ma la società non è fatta di individui.
> La società è fatta di individui e di entità collettive di vari tipi, fra le quali i gruppi etnici, esattamente come le molecole non sono fatte di quark ma i quark formano protoni e neutroni che formano gli atomi che formano le molecole.
> Questa è anche una critica della società aperta. Niente in contrario alla libera circolazione delle idee, ma tra l'individuo e la società esistono naturalmente stadi intermedi, ignorare i quali comporta non comprendere la società.
L'identificazione di un individuo con un gruppo o con l'altro è una cosa soggettiva, ma da quello che ho capito il pensiero di Popper è che ogni individuo dovrebbe prendere coscienza di essere un individuo libero, non asservito a nessun gruppo. Dotato di un libero arbitirio, di una libera coscienza e di una libertà individuale, che ogni individuo deve percepire come inviolabile.
L'individuo che perde coscienza della propria individualità, secondo Popper, è destinato a svendere il proprio libero arbitirio, la propria libera coscienza e la propria libertà a un gruppo che si approprierà della sua individualità per renderlo schiavo di una logica "del branco", quindi collettivista.
Popper è consapevole del fatto che una gran parte di individui tenderanno ad asservirsi a dei gruppi e quello che dice lui è che tanto più gli individui perdono la loro consapevolezza individuale, tanto più la società può "tribalizzarsi".
D'altra parte, dice Popper, la società è comunque sempre un prodotto degli individui. Tanto più gli individui possiedono autocoscienza della propria individualità, tanto più diventa difficile che la società si tribalizzi, perché gli individui tenderanno a rifiutare le logiche collettiviste.
Diversamente, gli individui si faranno soggiogare come le pecore.
Il messaggio forte e virtuoso che Popper voleva lanciare è che noi non dobbiamo essere pecore, ma possiamo essere individui. Tanto più trattiamo noi stessi come individui, tanto più possiamo prendere coscienza del fatto che anche gli altri sono individui... e quando non si comportano come tali, possiamo cazziarli, dall'alto del nostro status di INDIVIDUI liberi. Possiamo guardare gli AUTOprigionieri del collettivisimo con disprezzo, seppur provare compassione per i prigionieri passivi di queste sette.
Il video è troppo corto e troppo minestrone per capire il messaggio che Popper voleva dare, va letto un po' tra le righe... ma sulla base delle spiegazioni ne ho tratto una mia interpretazione, dal momento che probabilmente il mio pensiero è fondamentalmente simile a quello di Popper, visto che le conclusioni del suo pensiero sono note.
Esiste però secondo me una forma di gruppo che invece è razionale e non tribale: l'unione tra individui che, pur sapendo di essere individui, si uniscono per aiutarsi gli uni con gli altri, un po' per un vantaggio puramente egoistico, un po' per un senso di empatia verso l'altro.
Per esempio, un gruppo di umani che finiscono naufraghi su un'isola deserta (tipo Lost) hanno buone ragioni per mettersi insieme e cooperare gli uni con gli altri per la sopravvivenza, anche sviluppando un senso di empatia per cui quando una persona del gruppo è in difficoltà la si aiuta, perché è umano e razionale immedesimarsi nel compagno che sta per essere sbranato da un coccodrillo. "Quello potrei essere io".
Alcuni liberali sono tanto individualisti da essere egoisti, cinici e non dotati di empatia, ma si può anche non portare l'individualismo egli estremi. Si può essere individui e consapevoli di esserlo senza essere egoisti, vedendo sé stessi negli altri quando muoiono di fame o stanno per essere sbranati da un leone.
Lo stato è un mezzo attraverso il quale possiamo unirci a vantaggio gli uni degli altri, ma possiamo allo stesso tempo pretendere che lo stato sia e resti un'associazione di INDIVIDUI e che non diventi una setta ideologica che distrugga la nostra personalità, la nostra INDIVIDUALITÀ.
> Su Breivik la solita insalata di banalità
Non so cosa intendi con "banalità", ma se è un tentativo di dare una giustificazione morale a Breivik mi dissocio immediatamente: chi fa strage di civili è un criminale nel senso più assoluto e meno interpretabile del termine.
Se Francesco ti tira un pugno e tu gliene tiri un altro talmente forte da ucciderlo è un conto, ma se Francesco sta per i fatti suoi e tu gli tiri un pugno letale senza motivo (talmente senza motivo che non lo conosci nemmeno), allora l'interpretazione è facile, binaria: sei un criminale, un cane rabbioso, un individuo pericoloso e immorale. Oppure sei un pazzo pericoloso incapace di intendere e volere.
> Molto più interessante l'osservazione cinica e scettica che un criminale è uno stato costituito da una sola persona
Si, però riprendendo il video sopra, è valida l'osservazione di GioPizzi/Giovanni, il quale afferma che nel contesto europeo (e quindi liberale) si sente in qualche modo più confortato dalle istituzioni che dal singolo individuo.
Questa osservazione è valida però se e soltanto se le istituzioni sono basate su delle regole liberali.
Mettiamo che tu sia posto in una stanza che ha solo tre vie di uscita:
- Se apri la prima porta, ti catturano i poliziotti armati di uno stato liberale, che ti cercano perché hai violato una legge
- Se apri la seconda porta, ti consegni al sicario armato di un clan mafioso che hai offeso in qualche maniera
- Se apri la terza porta, trovi di fronte a te un pazzo psicopatico armato che ti cerca perché ieri sera gli hai scopato la moglie
Vuoi dirmi che tu non apriresti la prima porta?
Uno stato liberale si è dato delle regole e se ti consegni ai poliziotti con le mani alzate non ti sparano, ma ti arrestano, ti leggono i diritti e poi vieni messo sotto processo, un processo in cui ti puoi difendere e al termine del quale, se le cose vanno male, ricevi una pena commisurata al crimine commesso.
Rick non l'ha spiegato bene a Giovanni, ma lo stato liberale funziona così: i governi cambiano, ma la carta dei diritti a cui ogni governo deve sottostare resta la stessa, perché è fatta per autoconservarsi.
Ed è proprio qui che sta la chiave del tutto: visto che le persone cambiano umore e idee facilmente, visto che sono soggette all'inclinazione verso il tribalismo, l'unica cosa che può preservare i diritti fondamentali per lungo tempo è un pezzo di carta. A vigilare sul pezzo di carta ci deve essere un'elite.
In Inghilterra questo compito è affidato trasparentemente al Regno, cioè a un gruppo chiuso. A ogni futuro erede del trono viene spiegata la costituzione e la sua responsabilità fin da bambino, è un sistema concepito per autoconservarsi di padre in figlio.
Ad oggi il Regno di Inghilterra non ha più nessun potere politico, ma è custode di questa carta dei diritti che ogni erede del trono impara come se fosse la bibbia.
Il regnante può intervenire solo e soltanto se il governo viola la carta dei diritti.
Ecco, quello che dice Giovanni è che una simile figura di garanzia lo rassicura, perché un individuo può essere un delinquente immorale, un gruppo può essere un'associazione a delinquere, ma uno stato liberale con una forte garanzia no... almeno non oltre certi limiti.
In merito all'Italia, cito dellimellow "Anche se Salvini aspirasse davvero ai pieni poteri, non potrebbe in nessun modo legale raggiungere il suo personale obbiettivo, perché ci sono parti della costituzione che non si possono cambiare".
> In generale non sopporto l'acquietamento, di cui una manifestazione sono le teorie rassicuranti fondate sul nulla.
> Perché mai dovrebbe essere sbagliato uccidere un uomo? Tutto ciò che posso dire è che a me non piacerebbe essere ucciso, per cui specularmente posso assumere che anche agli altri non piaccia essere uccisi, e farlo sia far loro del male.
>
> E vale anche per gli animali, eppure li uccidiamo per mangiarceli e trasformarli in scarpe. E anche qui, per giustificare questo operato, tiriamo fuori banali teorie rassicuranti quanto prive di fondamenti solidi.
Tuttavia una gran parte di persone estende l'empatia che riserva agli umani anche agli animali e chi se ne frega degli animali secondo me non ha nemmeno empatia verso gli umani. L'empatia o ce l'hai o non ce l'hai.
> Ma per quale diamine di ragionamento non dovrei uccidere uno che rappresenta una insormontabile causa di malessere?
Chi l'ha detto questo?
Non semplificare l'etica liberale.
L'etica liberale su per giù dice che ognuno ha una serie di diritti che automaticamente acquisisce a partire dalla nascita, ma che gli possono essere in parte revocati se "rompe i coglioni".
Molti filosofi/pensatori liberali sono e sono stati contro la possibilità di revocare il diritto alla vita (pena di morte), ma non è un principio condiviso all'unanimità dai liberali.
Per esempio gli USA sono uno stato liberale e ancora oggi la pena di morte esiste, ma devi commettere reati efferati per essere privato del diritto alla vita. Cioè, devi essere talmente stronzo da aver privato una o più persone della vita e in maniera sadica/brutale, in generale.
Tutti i liberai concordano sul fatto che tutte le persone alla nascita hanno gli stessi diritti e che questi possono però essere revocati a un individuo che ha violato i diritti degli altri.
Quello che divide è: quali diritti possono essere revocati? E qual'è la giusta proporzione tra il reato commesso e la punizione?
> Se avessi fatto fuori lo stronzo psicopatico che ha scatenato una lite condominiale pluriennale per avvelenarmi infine l'abete, nel momento stesso in cui ha manifestato la prima intenzione (naturalmente senza farmi scoprire) mi sarei risparmiato anni di crescenti disturbi intestinali culminati nella serie di malattie che poi mi hanno colpito, e ora starei bene.
> Non l'ho fatto perché condizionato da dogmi che mi sono stati inculcati nell'infanzia, ma per quale ragione un essere razionale non condizionato da dogmi non avrebbe dovuto farlo?
>
> Quale principio logico e scientifico impedirebbe di farlo?
Rispondi semplicemente a questa domanda: daresti la pena di morte a chi rompe i coglioni nel condominio e avvelena l'abete in giardino?
O ti accontenteresti, per quanto riguarda l'abete, di un reato penale che però non prevede la morte e per il disturbo della quiete nel condominio semplicemente la possibilità dell'amministratore di sbatterlo fuori dal condominio?
Ecco, appunto, perché non l'hai semplicemente sbattuto fuori dal condominio quel tale?
Non dirmi che in Italia non si può fare. In Svizzera per mia esperienza appena rompi le palle ti arriva una lettera di ammonimento dall'amministrazione.
Una cosa che ho già detto e che ribadisco è che uno stato che vuole essere civile deve dare la possibilità ai cittadini di risolvere i problemi in maniera civile, seguendo vie legali. Diversamente si finisce a coltelli e rivoltelle.
**Modificato dall'autore il 02.10.2019 04:18**
Filosofia
Scritto da
Non Autenticato
il 2019-09-30 00:33:51.0 alle 2019-09-30 00:33:51.0
Scritto da: Mattia
> Dal principio di falsificabilità all'individualismo (liberalismo). Molto interessante.
>
>
Interessante la distinzione tra ipotesi e teoria. Dire che il mondo sia stato creato cinque minuti fa come se avesse una storia è un'ipotesi, anche se perfettamente possibile, perché non permette di ideare un esperimento.
Sul criterio di falsificabilità occorre non esagerare. È possibile ideare scenari realistici in cui non si può falsificare, né tantomeno verificare, una situazione.
Ad esempio se con una macchina duplicatrice creo una copia di una persona, questa copia sarà convinta di essere l'originale e di essere entrata nella macchina per l'esperimento, eccetera. Quel che puoi dirgli per confutarlo è che la persona originale viene messa nella cabina A e la copia si forma nella cabina B, e lui è uscito dalla cabina B. Ma se lo sperimentatore rende indistinguibili le due cabine, esce a farsi un caffè e viene investito da un tram, non ci sarà più nulla per stabilire chi sia l'originale e chi la copia. A chi spetta il denaro sul conto in banca?
A fondamento della politica e della storia sta l'individuo, ma la società non è fatta di individui.
La società è fatta di individui e di entità collettive di vari tipi, fra le quali i gruppi etnici, esattamente come le molecole non sono fatte di quark ma i quark formano protoni e neutroni che formano gli atomi che formano le molecole.
Questa è anche una critica della società aperta. Niente in contrario alla libera circolazione delle idee, ma tra l'individuo e la società esistono naturalmente stadi intermedi, ignorare i quali comporta non comprendere la società.
Su Breivik la solita insalata di banalità. Molto più interessante l'osservazione cinica e scettica che un criminale è uno stato costituito da una sola persona.
In generale non sopporto l'acquietamento, di cui una manifestazione sono le teorie rassicuranti fondate sul nulla.
Perché mai dovrebbe essere sbagliato uccidere un uomo? Tutto ciò che posso dire è che a me non piacerebbe essere ucciso, per cui specularmente posso assumere che anche agli altri non piaccia essere uccisi, e farlo sia far loro del male.
E vale anche per gli animali, eppure li uccidiamo per mangiarceli e trasformarli in scarpe. E anche qui, per giustificare questo operato, tiriamo fuori banali teorie rassicuranti quanto prive di fondamenti solidi.
Ma per quale diamine di ragionamento non dovrei uccidere uno che rappresenta una insormontabile causa di malessere?
Se avessi fatto fuori lo stronzo psicopatico che ha scatenato una lite condominiale pluriennale per avvelenarmi infine l'abete, nel momento stesso in cui ha manifestato la prima intenzione (naturalmente senza farmi scoprire) mi sarei risparmiato anni di crescenti disturbi intestinali culminati nella serie di malattie che poi mi hanno colpito, e ora starei bene.
Non l'ho fatto perché condizionato da dogmi che mi sono stati inculcati nell'infanzia, ma per quale ragione un essere razionale non condizionato da dogmi non avrebbe dovuto farlo?
Quale principio logico e scientifico impedirebbe di farlo?
> Dal principio di falsificabilità all'individualismo (liberalismo). Molto interessante.
>
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Interessante la distinzione tra ipotesi e teoria. Dire che il mondo sia stato creato cinque minuti fa come se avesse una storia è un'ipotesi, anche se perfettamente possibile, perché non permette di ideare un esperimento.
Sul criterio di falsificabilità occorre non esagerare. È possibile ideare scenari realistici in cui non si può falsificare, né tantomeno verificare, una situazione.
Ad esempio se con una macchina duplicatrice creo una copia di una persona, questa copia sarà convinta di essere l'originale e di essere entrata nella macchina per l'esperimento, eccetera. Quel che puoi dirgli per confutarlo è che la persona originale viene messa nella cabina A e la copia si forma nella cabina B, e lui è uscito dalla cabina B. Ma se lo sperimentatore rende indistinguibili le due cabine, esce a farsi un caffè e viene investito da un tram, non ci sarà più nulla per stabilire chi sia l'originale e chi la copia. A chi spetta il denaro sul conto in banca?
A fondamento della politica e della storia sta l'individuo, ma la società non è fatta di individui.
La società è fatta di individui e di entità collettive di vari tipi, fra le quali i gruppi etnici, esattamente come le molecole non sono fatte di quark ma i quark formano protoni e neutroni che formano gli atomi che formano le molecole.
Questa è anche una critica della società aperta. Niente in contrario alla libera circolazione delle idee, ma tra l'individuo e la società esistono naturalmente stadi intermedi, ignorare i quali comporta non comprendere la società.
Su Breivik la solita insalata di banalità. Molto più interessante l'osservazione cinica e scettica che un criminale è uno stato costituito da una sola persona.
In generale non sopporto l'acquietamento, di cui una manifestazione sono le teorie rassicuranti fondate sul nulla.
Perché mai dovrebbe essere sbagliato uccidere un uomo? Tutto ciò che posso dire è che a me non piacerebbe essere ucciso, per cui specularmente posso assumere che anche agli altri non piaccia essere uccisi, e farlo sia far loro del male.
E vale anche per gli animali, eppure li uccidiamo per mangiarceli e trasformarli in scarpe. E anche qui, per giustificare questo operato, tiriamo fuori banali teorie rassicuranti quanto prive di fondamenti solidi.
Ma per quale diamine di ragionamento non dovrei uccidere uno che rappresenta una insormontabile causa di malessere?
Se avessi fatto fuori lo stronzo psicopatico che ha scatenato una lite condominiale pluriennale per avvelenarmi infine l'abete, nel momento stesso in cui ha manifestato la prima intenzione (naturalmente senza farmi scoprire) mi sarei risparmiato anni di crescenti disturbi intestinali culminati nella serie di malattie che poi mi hanno colpito, e ora starei bene.
Non l'ho fatto perché condizionato da dogmi che mi sono stati inculcati nell'infanzia, ma per quale ragione un essere razionale non condizionato da dogmi non avrebbe dovuto farlo?
Quale principio logico e scientifico impedirebbe di farlo?
Filosofia
Dal principio di falsificabilità all'individualismo (liberalismo). Molto interessante.
Vieni anche tu in gita in Africa!
Ad
https://www.ilmessaggero.it/AMP/italia/luca_tacchetto_italiano_scomparso_burkina_faso-4209268.html
Le popolazioni locali ti accoglieranno così bene che scomparirai letteralmente dal resto del mondo! Lasciati alle spalle la civiltà occidentale, gli smartphone, la ruota e il fuoco!
Filosofia
Scritto da
SAMURAI
L'Ostinato
il 2019-07-24 15:58:10.0 alle 2019-07-24 15:58:10.0
Trollate totali: 6492
https://www.vialattea.net/content/3519/ 
Il libro dei misteri svelati (Edizioni Castelvecchi, Roma 2010) dedicato alle esperienze fuori dal corpo (OBE) e alle esperienze di pre-morte (NDE). Spero sia utile al lettore per soddisfare la sua curiosità relativamente a questi strani fenomeni.

Il libro dei misteri svelati (Edizioni Castelvecchi, Roma 2010) dedicato alle esperienze fuori dal corpo (OBE) e alle esperienze di pre-morte (NDE). Spero sia utile al lettore per soddisfare la sua curiosità relativamente a questi strani fenomeni.
Filosofia
Scritto da
Non Autenticato
il 2019-07-21 19:29:11.0 alle 2019-07-21 19:29:11.0
Scritto da: SAMURAI
> Il paradiso è l'inferno (così come l'idea del purgatorio) sono concetti umani di persone "vive". Ma se senti le testimonianze di persone che hanno avuto un caso di pre-morte O.B.E. (Out Boby Experience) le cose cambiano. Tutti, a prescindere dalla loro cultura e religione, parlano di un tunnel. In fondo alla quale esisterebbe una luce. Vedono il loro corpo steso nella sala operatoria, vedono i medici che sono su di lui/lei, spesso vedono famigliari morti che li salutano. Poi sentono un dolore acuto e si accorgono che sono dentro al corpo. Sono ritornati in vita. Come si potrebbe definire questa esperienza? Una suggestione? No. I fatti che descrivono sono oggettivi: i dettagli della sala operatoria, come sono vestiti i dottori e quello che dicono non può essere una suggestione. Ma se la nostra coscienza e il nostro "Io" muore con la cessazione dell'attività cerebrale, come può essere che tutti abbiano questa esperienza...? Alcuni addirittura ricordano vite passate e portano prove. (leggi il libro di Stevenson: "20 casi a sostegno della reincarnazione"). Io so che possiamo avere un Io o anima distaccato dal corpo. Io stesso, all'inizio degli anni '80 feci un corso di "viaggio astrale", cioè: come uscire dal proprio corpo e visitare altre dimensioni. Effettivamente, attraverso varie tecniche, riuscii a uscire dal corpo. (fu l'unica volta e ultima volta). Ma ebbi la certezza che c'è qualcosa in noi che trascende il nostro corpo. Cosa avviene durante la morte? Il corpo diventa "inanimato", cioè senza anima, e l'anima o lo Spirito lascia il corpo. Non può rimanere perchè il corpo non è più vivo. Ha cessato le sue funzioni vitali. Così questo Spirito accede a una dimensione più sottile: il piano astrale. Ma non rimane in quel luogo molto tempo. Prima o poi si reincarna e ritorna in un corpo "animato", cioè con l'anima. Molti dicono che non sappiamo che cosa sia esattamente la morte, ma i buddisti dicono che la morte è uguale al 100% al sonno. Quando vai a letto tu passi da uno stato di veglia a uno stato di incoscienza. Ma non riesci a capire in quale ESATTO momento tu passi dalla veglia al sonno....In quel momento tu oltrepassi una soglia. Varchi un altro mondo: sei nel mondo onirico, tanto reale quanto quello reale. Infatti quando ci svegliamo spesso rimaniamo stupiti che era "solo" un sogno. Si dice: "sembrava così reale, era così coinvolgente..." Allora: se io e te ci incontrassimo in un sogno e io ti dicessi: "guarda che questa non è la realtà ma un sogno" tu stenteresti a credermi. "Nulla si crea e nulla si distrugge, ma TUTTO si trasforma". La morte è una illusione ma noi siamo così attaccati a questo corpo fisico che abbiamo perso la capacità di sentire la nostra anima. 
Mi piacerebbe che fosse così ma i casi di esperienze OBE pre morte sono scarsamente documentati. Da quando hano iniziato a cercare di osservarli scientificamente non se ne sono più verificati.
> Il paradiso è l'inferno (così come l'idea del purgatorio) sono concetti umani di persone "vive". Ma se senti le testimonianze di persone che hanno avuto un caso di pre-morte O.B.E. (Out Boby Experience) le cose cambiano. Tutti, a prescindere dalla loro cultura e religione, parlano di un tunnel. In fondo alla quale esisterebbe una luce. Vedono il loro corpo steso nella sala operatoria, vedono i medici che sono su di lui/lei, spesso vedono famigliari morti che li salutano. Poi sentono un dolore acuto e si accorgono che sono dentro al corpo. Sono ritornati in vita. Come si potrebbe definire questa esperienza? Una suggestione? No. I fatti che descrivono sono oggettivi: i dettagli della sala operatoria, come sono vestiti i dottori e quello che dicono non può essere una suggestione. Ma se la nostra coscienza e il nostro "Io" muore con la cessazione dell'attività cerebrale, come può essere che tutti abbiano questa esperienza...? Alcuni addirittura ricordano vite passate e portano prove. (leggi il libro di Stevenson: "20 casi a sostegno della reincarnazione"). Io so che possiamo avere un Io o anima distaccato dal corpo. Io stesso, all'inizio degli anni '80 feci un corso di "viaggio astrale", cioè: come uscire dal proprio corpo e visitare altre dimensioni. Effettivamente, attraverso varie tecniche, riuscii a uscire dal corpo. (fu l'unica volta e ultima volta). Ma ebbi la certezza che c'è qualcosa in noi che trascende il nostro corpo. Cosa avviene durante la morte? Il corpo diventa "inanimato", cioè senza anima, e l'anima o lo Spirito lascia il corpo. Non può rimanere perchè il corpo non è più vivo. Ha cessato le sue funzioni vitali. Così questo Spirito accede a una dimensione più sottile: il piano astrale. Ma non rimane in quel luogo molto tempo. Prima o poi si reincarna e ritorna in un corpo "animato", cioè con l'anima. Molti dicono che non sappiamo che cosa sia esattamente la morte, ma i buddisti dicono che la morte è uguale al 100% al sonno. Quando vai a letto tu passi da uno stato di veglia a uno stato di incoscienza. Ma non riesci a capire in quale ESATTO momento tu passi dalla veglia al sonno....

Mi piacerebbe che fosse così ma i casi di esperienze OBE pre morte sono scarsamente documentati. Da quando hano iniziato a cercare di osservarli scientificamente non se ne sono più verificati.
Filosofia
Scritto da
SAMURAI
L'Ostinato
il 2019-07-21 17:41:35.0 alle 2019-07-21 17:41:35.0
Trollate totali: 6492
Il paradiso è l'inferno (così come l'idea del purgatorio) sono concetti umani di persone "vive". Ma se senti le testimonianze di persone che hanno avuto un caso di pre-morte O.B.E. (Out Boby Experience) le cose cambiano. Tutti, a prescindere dalla loro cultura e religione, parlano di un tunnel. In fondo alla quale esisterebbe una luce. Vedono il loro corpo steso nella sala operatoria, vedono i medici che sono su di lui/lei, spesso vedono famigliari morti che li salutano. Poi sentono un dolore acuto e si accorgono che sono dentro al corpo. Sono ritornati in vita. Come si potrebbe definire questa esperienza? Una suggestione? No. I fatti che descrivono sono oggettivi: i dettagli della sala operatoria, come sono vestiti i dottori e quello che dicono non può essere una suggestione. Ma se la nostra coscienza e il nostro "Io" muore con la cessazione dell'attività cerebrale, come può essere che tutti abbiano questa esperienza...? Alcuni addirittura ricordano vite passate e portano prove. (leggi il libro di Stevenson: "20 casi a sostegno della reincarnazione"). Io so che possiamo avere un Io o anima distaccato dal corpo. Io stesso, all'inizio degli anni '80 feci un corso di "viaggio astrale", cioè: come uscire dal proprio corpo e visitare altre dimensioni. Effettivamente, attraverso varie tecniche, riuscii a uscire dal corpo. (fu l'unica volta e ultima volta). Ma ebbi la certezza che c'è qualcosa in noi che trascende il nostro corpo. Cosa avviene durante la morte? Il corpo diventa "inanimato", cioè senza anima, e l'anima o lo Spirito lascia il corpo. Non può rimanere perchè il corpo non è più vivo. Ha cessato le sue funzioni vitali. Così questo Spirito accede a una dimensione più sottile: il piano astrale. Ma non rimane in quel luogo molto tempo. Prima o poi si reincarna e ritorna in un corpo "animato", cioè con l'anima. Molti dicono che non sappiamo che cosa sia esattamente la morte, ma i buddisti dicono che la morte è uguale al 100% al sonno. Quando vai a letto tu passi da uno stato di veglia a uno stato di incoscienza. Ma non riesci a capire in quale ESATTO momento tu passi dalla veglia al sonno....In quel momento tu oltrepassi una soglia. Varchi un altro mondo: sei nel mondo onirico, tanto reale quanto quello reale. Infatti quando ci svegliamo spesso rimaniamo stupiti che era "solo" un sogno. Si dice: "sembrava così reale, era così coinvolgente..." Allora: se io e te ci incontrassimo in un sogno e io ti dicessi: "guarda che questa non è la realtà ma un sogno" tu stenteresti a credermi. "Nulla si crea e nulla si distrugge, ma TUTTO si trasforma". La morte è una illusione ma noi siamo così attaccati a questo corpo fisico che abbiamo perso la capacità di sentire la nostra anima.