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Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoScritto daNon Autenticatoil 2009-03-13 11:57:00.0 alle 2009-03-13 11:57:00.0
NELLA COLONIA PENALE
(1921)
"E' una macchina veramente curiosa", disse l'ufficiale
all'esploratore, abbracciando con uno sguardo quasi ammirato la
macchina che pure conosceva bene. L'esploratore aveva accettato
solo per cortesia l'invito del comandante ad assistere
all'esecuzione di un soldato, condannato per indisciplina e
oltraggio a un superiore. L'interesse per l'esecuzione non era
eccessivo neppure nella colonia penale. Nella valletta profonda e
sabbiosa, isolata da ogni parte da brulli pendii scoscesi, oltre
all'ufficiale e al viaggiatore si vedeva il condannato, un uomo
dall'aria ottusa e dalla bocca larga, spettinato, con la barba
incolta; accanto a lui, un soldato teneva la pesante catena, sulla
quale si saldavano una rete di catenelle che stringevano le
caviglie, i polsi e il collo del condannato. Questi sembrava così
bestialmente rassegnato, da poter essere lasciato libero di
correre lungo i pendii, bastando solo chiamarlo con un fischio
perché tornasse, al momento dell'esecuzione.
L'esploratore non si interessava molto alla macchina e, senza
curarsi di nascondere la sua indifferenza, camminava su e in giù
dietro al condannato, mentre l'ufficiale compiva gli ultimi
preparativi, ora infilandosi sotto l'apparecchio, profondamente
piantato nel suolo, ora salendo su una scala a pioli per esaminare
le parti superiori. Erano lavori che, forse, si sarebbero potuti
lasciare a un meccanico: ma l'ufficiale li eseguiva con grande
zelo, sia perché era un appassionato di quella macchina, sia
perché non era possibile affidare quel compito ad altri.
"Ora è tutto pronto!" esclamò infine, e scese dalla scala. Era
spossato, respirava a bocca spalancata e si era ficcati due
fazzolettoni da donna tra la nuca e il colletto. "Queste uniformi
sono troppo pesanti per i tropici", disse l'esploratore invece di
chiedere informazioni, come l'ufficiale si aspettava, sulla
macchina. "Eh già", disse l'ufficiale lavandosi le mani sporche
d'olio e di grasso in un secchio d'acqua già pronto, "ma
significano la patria, e noi non vogliamo dimenticarcene. Ma
guardi la macchina", aggiunse con un cenno, mentre si asciugava le
mani. "Prima funzionava a mano, ora fa il suo lavoro da sola".
L'esploratore assentì, e accolse all'invito dell'ufficiale. Per
premunirsi contro ogni possibile incidente, questi disse:
"Naturalmente, possono capitare dei guasti: mi auguro che oggi non
avvengano, ma non si sa mai. La macchina deve restare in moto per
dodici ore consecutive. Se capita qualche guasto, si tratta, in
genere, di roba da poco, a cui si rimedia presto".
"Non si vuole sedere?" chiese poi, porgendo all'esploratore una
sedia di vimini tirata fuori da una catasta. L'esploratore non
poté rifiutarsi, e si trovò a sedere sull'orlo di una fossa, nella
quale gettò un'occhiata. Non era molto profonda. Da un lato era
stata ammucchiata la terra scavata, dall'altro c'era la macchina.
"Non so se il comandante", disse l'ufficiale, "le ha spiegato come
funziona l'apparecchio". Il viaggiatore, per risposta, abbozzò un
gesto con la mano: l'ufficiale non chiedeva di meglio, così poteva
fornire lui le spiegazioni. "Questa macchina", disse afferrando
una manovella e appoggiandovisi sopra, "è un'invenzione del nostro
vecchio comandante. Io ho collaborato ai primi esperimenti e poi
presi parte a tutti i lavori, fino alla fine. Il merito
dell'invenzione, però, spetta solo a lui. Ha sentito parlare del
vecchio comandante? No? Ebbene, non credo di esagerare, affermando
che l'organizzazione di tutta la colonia penale è opera sua. Noi,
i suoi amici, cui è nota la complessa organizzazione della
colonia, ci rendemmo conto, alla sua morte, che il successore,
anche con mille nuovi piani in testa, per parecchi anni non
avrebbe potuto cambiare nulla di ciò che era stato fatto. Le
nostre previsioni si sono avverate: il nuovo comandante ha dovuto
riconoscerlo. Peccato che lei non abbia conosciuto il vecchio
comandante! Ma io chiacchiero", s'interruppe, "quando la sua
macchina ci sta davanti. E' formata, come vede, da tre parti. Per
ogni parte, con il passare del tempo, sono stati coniati nomi, per
così dire, popolari. La parte inferiore si chiama il letto, quella
superiore è il disegnatore, e quella sospesa in mezzo, l'erpice".
"L'erpice?" chiese l'esploratore. Non aveva ascoltato con troppa
attenzione; il sole batteva violento su quella valle senz'ombra, e
era difficile raccogliere le idee. Tanto più ammirevole gli
sembrava l'ufficiale che, nell'attillata giubba da parata, carica
di spalline e di cordoni, dava con tanto zelo le sue spiegazioni,
pur badando a stringere questa o quella vite. Il soldato sembrava
trovarsi nelle stesse condizioni dell'esploratore. Dopo essersi
avvolto ai polsi la catena del condannato, si era appoggiato al
suo fucile e, a testa bassa, non sembrava curarsi di nulla.
L'esploratore non se ne stupì, l'ufficiale parlava in francese e
il francese non era capito né dal condannato né dal suo guardiano.
Strano, invece, era vedere come il condannato si sforzasse di
seguire le spiegazioni dell'ufficiale. Con una specie di assonnata
tenacia, continuava a guardare verso il punto indicato
dall'ufficiale, e quando questi era interrotto da una domanda
dell'esploratore, anche lui rivolgeva il suo sguardo
sull'esploratore.
"Sì, l'erpice", disse l'ufficiale, "il nome è appropriato. Gli
aghi sono disposti come quelli di un erpice e l'insieme funziona
come un erpice, anche se da fermo e con molto di più a regola
d'arte. Se ne renderà subito conto. Il condannato viene disteso
qui, sul letto... Mi interrompo, per precisare che prima
descriverò la macchina, poi procederò alla sua messa in opera,
così potrà seguire meglio. Nel disegnatore, poi, una ruota
dentata, ormai vecchia, fa un tale rumore, quand'è in moto, da
coprire le voci. Purtroppo i pezzi di ricambio, qui, è difficile
procurarseli.-
Re: Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoScritto daNon Autenticatoil 2009-03-13 13:03:00.0 alle 2009-03-13 13:03:00.0colonia penale = profumo del cazzo
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Re: Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoSi, ma poi come cazzo continua 'sta storia
?!
`"la realta' non e' cosi' terrificante come vogliono farti credere" - Giambo ` - Wakko che cita Giambo-
Re: Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoScritto daNon Autenticatoil 2009-03-13 13:49:00.0 alle 2009-03-13 13:49:00.0
- Scritto da: Giambo
> Si, ma poi come cazzo continua 'sta storia
?!
domani avrai i prossimi 1A31h byte di storia
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Re: Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoScritto daNon Autenticatoil 2009-03-13 13:59:00.0 alle 2009-03-13 13:59:00.0> > Si, ma poi come cazzo continua 'sta storia
?!
>
> domani avrai i prossimi 1A31h byte di storia
>
Domani però mi sarò scordato come comincia.
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Re: Kafka - Nella colonia penaleForum Deserto
- Scritto da:
> > Si, ma poi come cazzo continua 'sta storia
?!
>
> domani avrai i prossimi 1A31h byte di storia
>
FU
http://www.kafka.org/index.php?colonia_trad
`"la realta' non e' cosi' terrificante come vogliono farti credere" - Giambo ` - Wakko che cita Giambo-
Re: Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoScritto daNon Autenticatoil 2009-03-13 15:12:00.0 alle 2009-03-13 15:12:00.0
- Scritto da: Giambo
>
> - Scritto da:
>
> > > Si, ma poi come cazzo continua 'sta storia
> ?!
> >
> > domani avrai i prossimi 1A31h byte di storia
> >
>
> FU
> http://www.kafka.org/index.php?colonia_trad
>
bravo, c'hai vinto una banana: hai scoperto un testo di cafca del 1921!
{facepalm.gif}-
Re: Kafka - Nella colonia penaleForum Deserto
- Scritto da:
> > FU
> > http://www.kafka.org/index.php?colonia_trad
> >
>
> bravo, c'hai vinto una banana: hai scoperto un
> testo di cafca del
> 1921!
Maddai
? Ma era difficilissimo, dato l'autore e il testo nel titolo del messaggio !!
> {facepalm.gif}
A te che non hai capito 'na sega
!
`"la realta' non e' cosi' terrificante come vogliono farti credere" - Giambo ` - Wakko che cita Giambo
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Re: Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoGrande Kafka.
Vi consiglio vivamente il volume "IL messaggio dell'Imperatore" da cui è tratto il racconto "Nella colonia penale".
E' stato il primo regalo che ho fatto alla mia morosa (ora mia moglie).
Lo avevo letto e ha pensato che dovesse leggerlo. L'ho consigliato anche a mia figlia una quindicina di anni fa.Everyone has the right to my opinion!-
Re: Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoScritto daNon Autenticatoil 2009-03-14 22:48:00.0 alle 2009-03-14 22:48:00.0> E' stato il primo regalo che ho fatto alla mia
> morosa (ora mia moglie).
> Lo avevo letto e ha pensato che dovesse leggerlo.
> L'ho consigliato anche a mia figlia una
> quindicina di anni
> fa.
Minchia quanto eri colto!
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Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoScritto daNon Autenticatoil 2009-03-17 08:24:00.0 alle 2009-03-17 08:24:00.0Dicevo, dunque, che questo è il letto. E'
completamente ricoperto da uno strato di ovatta, e la ragione la
vedremo in seguito. Su questa ovatta viene disteso, nudo, il
condannato; queste cinghie sono per tenerlo fermo, per le mani,
per i piedi, per il collo. A questa estremità del letto, su cui
l'uomo giace con la faccia in giù, c'è un piccolo tampone di
feltro, facilmente regolabile, in modo che penetri di misura nella
bocca del condannato. Serve a impedire che quello urli e si mozzi
la lingua con i denti. L'uomo è costretto a prendere il tampone in
bocca, altrimenti le cinghie del collo gli spezzano le vertebre
cervicali".
"Questa è ovatta?" chiese l'esploratore, sporgendosi. "Sì",
rispose con un sorriso l'ufficiale, "provi a toccare". Prese la
mano del viaggiatore e la posò sul letto. "E' un'ovatta preparata
in modo speciale; parlerò dopo del suo scopo". L'esploratore aveva
cominciato a interessarsi alla macchina; facendosi ombra con la
mano per proteggere gli occhi dal sole, guardò quanto era alta.
Era un grande apparecchio. Il letto e il disegnatore avevano le
stesse dimensioni, e sembravano due cofani dipinti di scuro. Il
disegnatore era fissato due metri circa sopra il letto, e i due
elementi erano collegati fra loro agli angoli da quattro sbarre di
ottone, che sotto il sole lampeggiavano. Tra i due cofani,
sostenuto da un nastro d'acciaio, oscillava l'erpice.
Se l'ufficiale prima non aveva fatto caso all'indifferenza
dell'esploratore, ora si accorse del suo interesse crescente.
Affinché l'esploratore avesse tempo di guardare ogni cosa,
interruppe quindi le sue spiegazioni. Il condannato imitava
l'esploratore, strizzando gli occhi poiché non poteva farsi ombra
con la mano.
"L'uomo, dunque, è disteso lì", disse l'esploratore ributtandosi
indietro e accavallando le gambe.
"Sì", disse l'ufficiale spostando un po' il suo berretto verso la
nuca e passandosi la mano sul viso accaldato. "Ora ascolti bene.
Letto e disegnatore sono provvisti di batterie elettriche
autonome: il letto ne ha bisogno per sé, il disegnatore per
l'erpice. Quando l'uomo è ben legato, il letto viene messo in
movimento. Esso vibra rapidamente in senso ondulatorio e
sussultorio. Avrà visto apparecchi simili nelle cliniche: ma nel
nostro letto tutti i movimenti sono esattamente calcolati, perché
si devono svolgere in perfetta sincronia con i movimenti
dell'erpice. All'erpice, in ogni modo, è riservata la vera e
propria esecuzione della condanna".
"Ma cosa dice la condanna?" chiese l'esploratore. "Ma come, non sa
nemmeno questo?" disse stupito l'ufficiale, mordendosi le labbra.
"Mi scusi, se le mie spiegazioni possono sembrarle disordinate: le
chiedo mille volte scusa. Prima era il comandante a spiegare
tutto, ma il suo successore si è sottratto a questo compito
onorifico. Che però non abbia informato un visitatore tanto
illustre" - l'esploratore fece un gesto con le mani per respingere
l'omaggio, ma l'ufficiale insisté - "un visitatore tanto illustre
nemmeno sulla formula della nostra sentenza, ecco un'altra novità
che..." E qui stava per uscirsene in un'imprecazione, ma si
contenne e disse: "Nessuno mi ha detto nulla, quindi nulla mi si
può rimproverare. Io sono particolarmente autorizzato a spiegare
le modalità delle nostre sentenze, perché ho qui", e si batté
sulla tasca del petto, "i disegni di mano del vecchio comandante".
"Disegni dello stesso comandante?" chiese il viaggiatore. "Aveva
dunque tante qualità? Soldato, giudice, costruttore, chimico e
disegnatore?"
"Proprio così", disse l'ufficiale assentendo, lo sguardo fisso e
pensoso. Esaminate le sue mani e visto che non erano abbastanza
pulite per toccare i disegni, si avvicinò di nuovo al secchio e le
lavò ancora. Poi estrasse una piccola busta di pelle e disse: "La
nostra condanna non è severa. Al condannato viene scritto sul
corpo il comandamento che ha trasgredito. A questo condannato, per
esempio", e l'ufficiale indicò l'uomo, "verrà scritto sul corpo:
'Onora il tuo superiore'"
L'esploratore diede un'occhiata all'uomo. Quando l'ufficiale
accennò a lui, quello, a testa china, sembrò tendere tutte le
forze del suo udito per capire qualche cosa: ma i movimenti della
sua bocca imbronciata mostrarono chiaramente che non ci riusciva.
L'esploratore, pur volendo chiedere diverse cose, in presenza
dell'uomo, si limitò a domandare: "Conosce la sua condanna?" "No",
disse l'ufficiale; e si accingeva a riprendere le sue spiegazioni,
quando l'esploratore lo interruppe: "Non conosce la sua condanna?"
"No", disse ancora l'ufficiale. Aspettò un momento, come se
aspettasse dal viaggiatore una motivazione più circostanziata
della domanda, poi aggiunse: "Inutile comunicargliela, la
conoscerà sul suo stesso corpo". L'esploratore sarebbe rimasto
zitto, ma lo sguardo del condannato, fisso su di lui, sembrò
chiedere se approvava quello che aveva sentito. L'esploratore, che
già si era appoggiato allo schienale della sedia, si piegò di
nuovo in avanti, e chiese: "Ma saprà almeno che è stato
condannato!" "Neppure questo", disse l'ufficiale con un sorriso,
come se si aspettasse dall'esploratore altre curiose uscite. "No!"
disse il viaggiatore, passandosi la mano sulla fronte. "Dunque
l'uomo non sa neppure com'è stata accolta la sua difesa?" "Non ha
avuto nessuna possibilità di difendersi", disse l'ufficiale
guardando da una parte, come se parlasse a se stesso e non volesse
umiliare l'esploratore raccontando cose tanto ovvie. "Ma dovrà pur
aver avuto modo di difendersi", disse l'esploratore alzandosi
dalla sedia.
L'ufficiale si rese conto che rischiava di rimandare a chissà
quando la spiegazione del funzionamento della macchina.-
Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoScritto daNon Autenticatoil 2009-03-18 11:47:00.0 alle 2009-03-18 11:47:00.0Si avvicinò perciò all'esploratore, lo prese sotto braccio e,
accennando al condannato, irrigidito sull'attenti sia perché
l'attenzione era puntata su di lui in modo così palese, sia perché
il soldato aveva pensato di dare uno strappo alla catena, disse:
"La cosa sta così. Nella colonia penale, nonostante la mia giovane
età, svolgo le funzioni di giudice, perché ho sempre collaborato
col vecchio comandante in tutte le questioni disciplinari, e
conosco la macchina meglio di ogni altro. Il principio secondo il
quale io giudico, è questo: la colpevolezza è sempre indubbia.
Altri tribunali non possono seguire a questo principio, perché
sono composti da diverse persone, e sono sottoposti a istanze
superiori. Ciò non avviene qui o almeno non avveniva quando c'era
il vecchio comandante. Quello nuovo ha provato a intervenire nella
mia attività di giudice, ma finora sono riuscito a tenerlo
lontano, e spero di riuscirci anche in seguito. Quanto al caso di
oggi, è sempre come gli altri. Un capitano, stamattina, ha
denunciato che quest'uomo, assegnatogli come attendente e che
dorme davanti alla sua porta, ha dormito durante le ore di
servizio. Il suo obbligo è, infatti, quello di alzarsi ad ogni
battere d'ora e di salutare davanti alla porta del capitano.
Obbligo non pesante e d'altra parte necessario, al fine di
rimanere sveglio per la guardia e per il servizio. Stanotte il
capitano ha voluto controllare se l'attendente faceva il suo
dovere: alle due in punto ha aperto la porta e lo ha trovato che
dormiva, tutto rannicchiato su se stesso. Prese dunque la sua
frusta e lo colpì al viso. Invece di alzarsi e di chiedere
perdono, l'uomo afferrò il suo padrone per le gambe, lo scosse e
gridò: 'Butta via quella frusta o ti mangio!' Questi i fatti. Il
capitano, un'ora fa, è venuto da me, io ho messo per iscritto le
sue dichiarazioni e subito ho steso la sentenza. Poi ho fatto
incatenare l'uomo. Tutto molto semplice. Se l'avessi fatto
chiamare e l'avessi interrogato, ne sarebbe nata una gran
confusione: avrebbe mentito, se mi fosse riuscito di provare le
sue bugie ne avrebbe tirate fuori di altre e così via. Invece ora
lo tengo e non me lo lascio scappare più. Tutto chiaro, adesso? Ma
il tempo passa, l'esecuzione sarebbe già dovuta essere cominciata,
e non ho ancora finito di spiegare il funzionamento della
macchina". Costrinse l'esploratore a sedere, si avvicinò alla
macchina e riprese: "Come vede, l'erpice ha una sagoma umana:
questa è la parte per il tronco, questa per le gambe. Per la testa
c'è soltanto questo piccolo punteruolo. Tutto chiaro?" E si chinò
cortesemente verso il'esploratore, pronto a fornire le descrizioni
più circostanziate.
L'esploratore guardò l'erpice, con la fronte aggrottata. I
ragguagli sulla procedura non lo avevano soddisfatto. Doveva,
tuttavia, riconoscere che si trattava di una colonia penale, che
erano necessarie speciali misure, che bisognava procedere in tutto
con rigidezza militare. Sperava, inoltre, nel nuovo comandante,
che aveva intenzione di introdurre, anche se lentamente, un nuovo
procedimento che non riusciva a entrare nella testa
dell'ufficiale. Seguendo questi pensieri, l'esploratore chiese:
"Il comandante assisterà all'esecuzione?" "Non è certo", disse
l'ufficiale, contrariato dalla domanda brusca, mentre gli spariva
dal viso l'espressione cortese: "per questo dobbiamo fare in
fretta. Purtroppo, sono costretto ad abbreviare le mie
spiegazioni. Ma domani quando l'apparecchio sarà ripulito - già, è
un suo difetto quello di sporcarsi tanto - potrò darle altri
particolari. Ora, mi limiterò solo l'indispensabile. Dunque,
quando l'uomo è disteso sul letto e questo è in movimento, si
abbassa l'erpice. Esso scende da solo fino a sfiorare il corpo con
le punte: raggiunta la posizione voluta, il cavo d'acciaio assume
la rigidezza di una sbarra. A questo punto, comincia il gioco. Un
profano non nota differenza tra una e l'altra. L'erpice sembra
lavorare sempre allo stesso modo: immerge, vibrando, le sue punte
nel corpo, che vibra, a sua volta, sul letto. Per consentire a
tutti di accertarsi dell'esecuzione della condanna, l'erpice è
stato fatto di vetro. La messa in opera degli aghi ha comportato
alcune difficoltà tecniche, ma dopo qualche prova ci siamo
riusciti. Non ci siamo arresi di fronte a nessuna difficoltà.
Attraverso il vetro, oggi, tutti possono vedere come l'iscrizione
viene eseguita sul corpo. Non vuole avvicinarsi per vedere gli
aghi?"
L'esploratore si alzò lentamente, avanzò e si piegò sull'erpice.
"Vede", disse l'ufficiale, "ci sono due tipi di aghi, disposti in
modo diverso: quello lungo è accoppiato a quello corto. L'ago
lungo scrive, quello corto sprizza acqua per eliminare il sangue e
mantenere chiara l'iscrizione. L'acqua sporca confluisce in
canaletti, per finire in questo condotto e quindi nella fossa".
Con il dito teso, l'ufficiale fece un'esatta descrizione del
percorso che l'acqua doveva seguire. Quando, per dare al movimento
la massima evidenza, afferrò a due mani l'estremità del tubo di
scarico, l'esploratore alzò la testa e iniziò a indietreggiare
verso la sedia, annaspando, con una mano, dietro la schiena. Con
orrore si accorse che il condannato aveva seguito a sua volta,
l'invito dell'ufficiale a esaminare da vicino il funzionamento
dell'erpice. Aveva tirato per la catena il soldato intontito, e si
era piegato anche lui sul il vetro. Con aria perplessa, fissava
quello che i due signori avevano esaminato, ma inutilmente, perché
non aveva avuto spiegazioni. Si chinava da una parte e dall'altra,
senza staccare gli occhi dal cristallo. L'esploratore fu tentato
di tirarlo indietro, perché si comportava certo in modo non
consentito. Ma l'ufficiale lo trattenne con una mano, con l'altra
afferrò una zolla di terra dal tumulo vicino e la scagliò contro
il soldato.-
Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoScritto daNon Autenticatoil 2009-03-19 08:55:00.0 alle 2009-03-19 08:55:00.0Questi spalancò gli occhi, vide quello che il
condannato si era permesso di fare, lasciò cadere il fucile,
piantò i tacchi nella sabbia e diede un tale strappo alla catena,
che il condannato crollò a terra; rimanendo poi a guardarlo,
mentre si agitava tra un tintinnio d'acciaio. "Rialzalo!" gridò
l'ufficiale, che si era accorto che il condannato attirava troppo
l'attenzione dell'esploratore. Questi stava chinato sopra
l'erpice, solo per vedere ciò che accadeva al condannato.
"Trattalo con riguardo!" gridò ancora l'ufficiale. Quindi girò di
corsa intorno alla macchina, afferrò il condannato sotto le
ascelle e, con l'aiuto del soldato, dopo non pochi tentativi,
riuscì a rimetterlo in piedi.
"Ora so tutto", disse l'esploratore quando l'ufficiale fu tornato
da lui. "Tutto, meno l'essenziale", disse quello, prendendo il
viaggiatore per un braccio e indicando qualcosa in alto. "Nel
disegnatore c'è il meccanismo che mette in movimento l'erpice, e
questo meccanismo viene regolato secondo il disegno stabilito
dalla sentenza. Io uso ancora i disegni del vecchio comandante.
Eccoli", disse, tirando fuori alcuni fogli dalla busta di pelle.
"Non oso farglieli nemmeno toccare, sono la cosa più preziosa che
possiedo. Si sieda, glieli mostro da qui, potrà vederli
ugualmente". Di fronte al primo foglio, il viaggiatore avrebbe
voluto dire qualche parola di complimento: ma vide solo un ammasso
di linee che si incrociavano in ogni senso, così fitte che il
fondo bianco quasi non si distingueva più. "Legga", disse
l'ufficiale. "Non ci riesco", disse l'esploratore. "E' molto ben
fatto", disse l'esploratore, evasivo, "ma non sono in grado di
decifrare nulla". "Eh sì", fece l'ufficiale, riponendo di nuovo la
busta, "non si tratta di un modello di calligrafia per scolaretti.
Bisogna studiarlo parecchio. Anche lei, alla fine, ci riuscirebbe.
Naturalmente, non possono essere lettere semplici, perché non
devono uccidere subito, ma nello spazio di dodici ore circa: il
punto culminante, viene calcolato per la sesta ora. Ogni lettera
deve essere circondata da una quantità di arabeschi: le lettere
disegnano come una fascia sottile intorno al corpo, il resto è
destinato agli arabeschi. E' in grado, ora, di apprezzare il
lavoro dell'erpice e di tutta la macchina? Stia attento!" Saltò
sulla scala, girò un volante, gridò: "Attenzione, si sposti!" - e
tutto si mise in movimento. Non ci fosse stato lo stridio della
ruota, sarebbe stato splendido. Come sorpreso da quella ruota
molesta, l'ufficiale la minacciò con un pugno, allargò le braccia
verso l'esploratore in atto di scusa, e scese in fretta, per
sorvegliare i movimenti dal basso. Qualcosa, visibile solo a lui,
non andava. Si arrampicò di nuovo in alto, ficcò tutte e due le
mani all'interno del disegnatore, e per fare più in fretta a
scendere, invece di servirsi della scala, si lasciò scivolare
lungo una delle sbarre e infine urlò, con tutte le sue forze,
nell'orecchio dell'esploratore, per farsi sentire: "Capisce il
funzionamento? L'erpice comincia a scrivere; compiuto il primo
tratto d'iscrizione sul dorso, lo strato di ovatta scorre e gira
adagio il corpo sul fianco, per offrire nuovo spazio all'erpice.
Intanto le parti trafitte posano sull'ovatta, la quale, grazie a
una preparazione speciale, blocca subito l'emorragia, rendendo
possibile una nuova e più profonda incisione. Questi denti, lungo
l'orlo dell'erpice, strappano l'ovatta dalle ferite quando il
corpo viene girato una seconda volta, e la gettano nella fossa, in
modo da consentire all'erpice nuovo lavoro. Le lettere vengono
incise sempre più profondamente nel corso di dodici ore. Durante
le prime sei il condannato vive, più o meno, come prima, pur
soffrendo, si capisce. Dopo due ore, il tampone viene rimosso,
perché l'uomo non ha più la forza di gridare. Dentro questa
ciotola riscaldata elettricamente si versa una pappa di riso
calda, che l'uomo può arrivare a sfiorare con la lingua. Nessuno
rinuncia a questa possibilità: nessuno, almeno, che io sappia, e
la mia esperienza è ampia. Dopo circa sei ore, il condannato non è
più attratto dal cibo. Di solito, mi inginocchio lì davanti e
studio il fenomeno. Quasi mai l'uomo ingoia l'ultimo boccone, per
lo più lo rigira in bocca, e poi lo sputa nella fossa. Devo
piegarmi, altrimenti mi arriva in faccia. Come diventa silenzioso,
l'uomo, dopo sei ore! Anche ai più ottusi si schiude
l'intelligenza. Comincia dagli occhi, e da lì si irradia. E' una
vista che mi fa venire voglia di mettermi sotto l'erpice. Dopo non
succede più niente, l'uomo comincia a decifrare l'iscrizione,
stringe le labbra e le sporge, come se fosse in ascolto. Non è
facile, lei l'ha visto, decifrare l'iscrizione con gli occhi; ma
il nostro uomo la decifra con le sue ferite. Non è un lavoro da
poco: per finirlo, gli ci vogliono sei ore. Alla fine, l'erpice lo
trafigge da parte a parte e lo scaraventa nella fossa, dove piomba
nell'acqua insanguinata e nell'ovatta. Allora la giustizia ha
esaurito il suo compito e noi, io e il soldato, lo seppelliamo".
L'esploratore tendeva un orecchio verso l'ufficiale e, con le mani
in tasca, seguiva il lavoro della macchina. Anche il condannato
guardava, ma senza capire. Piegato in avanti, era intento a
seguire le vibrazioni degli aghi, quando il soldato, a un cenno
dell'ufficiale, con un colpo di coltello gli spaccò camicia e
calzoni sul dorso, facendoli cadere a terra: quello provò a
raccogliere le vesti cadute e riparare così la sua nudità, ma il
soldato lo sollevò dal suolo e gli sfilò di sotto i piedi gli
ultimi brandelli. L'ufficiale arrestò la macchina e nel silenzio
sopraggiunto l'uomo fu adagiato sotto l'erpice. Al posto delle
catene, vennero fissate le cinghie; il condannato sembrò quasi
sollevato. L'erpice si abbassò ancora, perché l'uomo era magro;
quando le punte lo sfiorarono, si vide la sua pelle rabbrividire.-
Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoScritto daNon Autenticatoil 2009-03-23 17:42:00.0 alle 2009-03-23 17:42:00.0Mentre il soldato gli legava la mano destra, allungò la sinistra,
senza rendersene conto, in direzione dell'esploratore. L'ufficiale
non abbandonava più l'ospite con lo sguardo, come se cercasse di
leggergli in viso l'impressione prodotta dall'esecuzione
sommariamente descritta.
La cinghia destinata al polso si strappò: il soldato doveva averla
tirata troppo. Il soldato alzò il pezzo strappato, per far capire
che era necessario l'intervento del suo superiore. Ma l'ufficiale
si era già mosso e, con il viso rivolto all'esploratore disse: "La
macchina è molto complicata, ogni tanto qualche parte si strappa o
si spezza; ma questo non può influire sul giudizio complessivo. La
cinghia è presto sostituita, userò una catena, pur sapendo che
questo pregiudica la leggerezza delle vibrazioni al braccio
destro". Mentre sistemava la catena, disse ancora: "I mezzi per la
manutenzione dell'apparecchio sono ora molto limitati. Al tempo
del vecchio comandante, disponevo liberamente di fondi destinati a
quest'unico scopo. C'era un magazzino in cui si conservavamo tutti
i possibili pezzi di ricambio. Confesso che quasi ne facevo
spreco, intendo dire prima, non adesso, come pretende il nuovo
comandante, che si serve di ogni pretesto per combattere le
vecchie istituzioni. Ora amministra lui il fondo destinato alla
macchina, e quando mando a chiedere una nuova cinghia, si pretende
quella strappata come prova, la nuova arriva solo dopo dieci
giorni, è di cattiva qualità e non serve molto. Come posso fare a
mandare avanti, nel frattempo, la macchina senza cinghie, è cosa
che non interessa a nessuno".
L'esploratore pensava: è sempre pericoloso mischiarsi nelle
faccende degli altri. Lui non era un cittadino né della colonia
penale né dello stato al quale questa apparteneva. Se avesse
voluto condannare o addirittura impedire l'esecuzione, avrebbero
potuto dirgli: sei uno straniero, stai zitto. Lui non avrebbe
avuto niente da replicare, al massimo avrebbe potuto dire che non
capiva come gli era successo, perché viaggiava per vedere il mondo
e non per trasformare le procedure giudiziarie nei vari paesi. In
quel caso, però, la tentazione era grande: l'illegalità del
procedimento e l'inumanità dell'esecuzione erano indiscutibili.
Nessuno poteva supporre un interesse nell'intervento del
viaggiatore: non conosceva il condannato, che non era uomo da
attirare la pietà in modo particolare, non era neppure un suo
connazionale. Il viaggiatore aveva poi illustri raccomandazioni,
era stato accolto con grande cortesia e forse era stato invitato a
quell'esecuzione perché ci si aspettava un suo giudizio: il
comandante, a quanto aveva sentito, non era un entusiasta di quel
procedimento, e nei confronti dell'ufficiale si comportava in modo
quasi ostile.
A questo punto, il viaggiatore sentì un urlo di rabbia.
L'ufficiale aveva appena introdotto, non senza fatica, il tampone
di feltro nella bocca del condannato, quando questi chiuse gli
occhi e, preso da una nausea irresistibile, vomitò. L'ufficiale si
affrettò ad alzargli la testa dal tampone e girarla verso la
fossa: troppo tardi, il vomito già colava lungo la macchina.
"Tutta colpa del comandante!" gridò l'ufficiale, scuotendo
frenetico le sbarre d'ottone. "Mi riducono l'apparecchio come una
stalla!" E con le mani tremanti mostrò al viaggiatore quello che
era successo. "Ho impiegato ore per far capire al comandante che
il condannato, alla vigilia dell'esecuzione, non deve ingerire
nessun cibo. Ma la nuova corrente dei mollaccioni è di un altro
parere. Le signore del comandante rimpinzano il condannato di
dolciumi prima che sia portato via. Uno che per tutta la vita si è
nutrito di pesce marcio, deve mangiare i dolciumi! Ma lasciamo
perdere, non è questo che conta: perché non mi danno, piuttosto,
un feltro nuovo, quando lo sto chiedendo da tre mesi? Come si può
prendere in bocca, senza ripugnanza questo feltro, succhiato e
morso da più di cento uomini nell'agonia?"
Il condannato aveva lasciato ricadere la testa e sembrava
tranquillo, il soldato cercava di ripulire la macchina con la
camicia buttata via. L'ufficiale avanzò verso l'esploratore;
questi indietreggiò di un passo, come se temesse qualche cosa, ma
l'ufficiale gli prese la mano e lo tirò in disparte. "Vorrei dirle
una parola in confidenza", disse. "Posso?" "Certo", disse
l'esploratore, e si fermò ad ascoltarlo, con gli occhi bassi.
"Il processo e l'esecuzione che lei ha l'occasione di ammirare,
non trovano più, nella nostra colonia, un solo aperto sostenitore.
Io sono il loro unico difensore, e insieme l'unico legatario
dell'eredità del vecchio comandante. Non posso nemmeno pensare a
un ulteriore perfezionamento del processo, mentre mi occorrono
tutte le mie forze per mantenere le cose come stanno. Quando
viveva il vecchio comandante, la colonia era piena dei suoi
partigiani. Io ho una parte della sua facoltà di persuasione, ma
non la sua forza: di conseguenza i partigiani sono scomparsi,
cioè, ce ne sono parecchi, ma nessuno osa confessarlo. Se lei
oggi, giorno di esecuzione, entrasse nel caffè e tendesse
l'orecchio, sentirebbe soltanto, forse, parole ambigue. Sono tutti
partigiani del sistema; ma con questo comandante e le sue idee,
non mi servono a niente. Ora, io le chiedo: è' possibile che per
colpa di questo comandante, e delle donne che lo influenzano,
l'opera di una vita" - indicò l'apparecchio - "debba finire in
niente? Si può permettere questo, anche se si rimane solo pochi
giorni sulla nostra isola? Non c'è tempo da perdere, stanno
tramando contro la mia giurisdizione. Nella sede del comando, si
svolgono riunioni alle quali io non sono invitato; persino la sua
visita mi sembra che abbia un significato particolare: non avendo
il coraggio di fare altro, si manda avanti lei, uno straniero.
Com'erano diverse le esecuzioni di una volta! Già alla vigilia, la
valle era piena di gente che veniva a vedere.-
Re: Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoScritto daNon Autenticatoil 2009-03-24 11:11:00.0 alle 2009-03-24 11:11:00.0La mattina di
buon'ora arrivava il comandante con le sue signore, le fanfare
svegliavano l'intero accampamento, io annunciavo che tutto era
pronto, la società - nessun funzionario importante poteva mancare
- si disponeva intorno alla macchina: quel mucchio di poltroncine
è un misero residuo di quei tempi. La macchina, appena finita di
pulire, brillava; a ogni esecuzione, quasi, cambiavo dei pezzi.
Sotto centinaia di sguardi - gli spettatori si alzavano sulla
punta dei piedi, tutto intorno - il condannato veniva disteso
sotto l'erpice dal comandante in persona. Quello che oggi fa un
semplice soldato, era allora compito mio, in qualità di presidente
di tribunale, e me ne consideravo onorato. A questo punto
cominciava l'esecuzione! Non una stonatura disturbava il lavoro
della macchina. C'era chi non guardava nemmeno più, preferendo
sdraiarsi, a occhi chiusi, sulla sabbia. Tutti sapevano: ora si
compie la giustizia. Nel silenzio si sentivano soltanto i sospiri
del condannato, smorzati dal tampone. Oggi l'apparecchio strappa
al condannato sospiri che il tampone riesce sempre a soffocare;
allora, gli aghi del disegnatore stillavano un liquido corrosivo,
di cui poi venne proibito l'impiego. Lasciamo perdere. Ma cos'era
la sesta ora! Impossibile accontentare tutti quelli che volevano
vedere più da vicino. Il comandante, nella sua saggezza, aveva
disposto che la precedenza venisse data ai bambini; io, in ragione
del mio compito, dovevo rimanere sempre lì vicino; spesso mi
rannicchiavo con due bambini sulle braccia, uno per parte. Che
cosa provavamo negli istanti in cui, su quel viso martirizzato,
appariva un'espressione estatica! Come protendevamo le nostre
guance al rifulgere di quella giustizia finalmente raggiunta e già
svanente! Che tempi, amico!".
L'ufficiale sembrava dimenticare chi era la persona che gli stava
davanti: aveva abbracciato l'esploratore e aveva posato la testa
sulla sua spalla. L'esploratore, imbarazzato al massimo, guardava
impaziente davanti a sé. Il soldato aveva finito di pulire e da un
barattolo aveva versato la pappa di riso nella ciotola. Non appena
il condannato, che sembrava completamente rimesso, se ne accorse,
cominciò a tendere la lingua verso la pappa. Il soldato cercava di
allontanarlo, la pappa era riservata a più tardi: ma a sua volta
cacciava nella ciotola le sue mani sporche e mangiava davanti al
condannato bramoso.
L'ufficiale si riprese subito. "Non volevo cercare di
convincerla", disse, "so che è impossibile oggi, far capire quei
tempi. Ma l'apparecchio continua a funzionare e parla da solo.
Parla di per sé, anche se è isolato in questa valle. E il cadavere
piomba sempre, alla fine, dopo un volo indicibilmente lieve, nella
fossa, anche se intorno a questa non sciamano più, come un tempo,
centinaia di mosche. Fummo costretti a recintare la fossa con un
solido parapetto, ormai divelto da un pezzo".
L'esploratore, che voleva sottrarre il suo viso allo sguardo
dell'ufficiale, si guardava in giro distratto. L'ufficiale
credette che considerasse lo squallore della valle; gli prese le
mani, e, girandogli intorno per incontrare i suoi occhi, disse:
"Vede che vergogna?"
L'esploratore non rispose. L'ufficiale si allontanò da lui; a
gambe aperte, le mani sui fianchi, fissava il suolo, senza dire
una parola. Poi rivolse all'esploratore un sorriso che voleva
essere di incoraggiamento e disse: "Ieri le ero vicino, quando il
comandante la invitò. Sentii le parole d'invito. Conosco il
comandante, capii subito a cosa mirava. Benché abbia autorità
sufficiente per agire contro di me, ancora non ha avuto il
coraggio di farlo. Vuole invece sottopormi al suo giudizio, al
giudizio di un illustre straniero. Il calcolo è sottile: lei si
trova nell'isola da due giorni, non conosceva il vecchio
comandante né il suo modo di pensare; ragiona secondo i princìpi
europei, magari è un deciso avversario della pena di morte in
generale e di simili esecuzioni meccaniche in particolare; vedrà
che l'esecuzione avviene senza presenza di pubblico, in modo
triste, su una macchina malandata... Considerato tutto questo,
pensa il comandante, è molto probabile che lei non approvi il mio
procedimento. E se non l'approva, continua a pensare il
comandante, non passerà la cosa sotto silenzio, perché lei è un
uomo che ha il coraggio delle sue opinioni. Ha visto e imparato a
rispettare i costumi di molti popoli, non si esprimerà contro
questo procedimento con la violenza di cui darebbe prova nel suo
Paese: ma il comandante non chiede tanto. Basta lasciarsi andare
una parola di sfuggita. Non è necessario che risponda alle sue
convinzioni, basta che sembri favorire la sua tesi. Sono sicuro
che l'interrogherà ricorrendo ad ogni astuzia. Le sue signore,
sedute intorno, tenderanno l'orecchio. Lei dirà, mettiamo: 'Da noi
la procedura è diversa' oppure 'Da noi si usa interrogare
l'accusato, prima di condannarlo' oppure 'Da noi ci sono altre
pene oltre a quella di morte' oppure 'Da noi le torture sono
esistite solo nel medioevo'. Considerazioni, ai suoi occhi, tanto
rispondenti a verità quanto naturali, considerazioni inoffensive,
che non toccano il mio sistema. Ma come le interpreterà il
comandante? Mi sembra di vederlo, il buon comandante, respingere
la sedia e correre al balcone, mentre le signore gli si
precipitano dietro, mi sembra di sentire la sua voce: 'Un grande
esploratore dell'Occidente, incaricato di studiare l'ordinamento
giudiziario dei vari paesi, ha detto un momento fa che i nostri
provvedimenti giudiziari sono inumani. In seguito al giudizio di
una tale personalità non mi è più possibile, naturalmente,
tollerare questa procedura. Da oggi in avanti ordino... eccetera'.
Lei vorrebbe precisare che non ha detto quello che lui proclama,
che non ha chiamata inumana la mia procedura, è convinto, anzi,
che essa è la più nobile e la più umana, inoltre ammira
l'apparecchio.-
Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoScritto daNon Autenticatoil 2009-03-25 10:04:00.0 alle 2009-03-25 10:04:00.0Niente da fare, troppo tardi: lei non arriva
nemmeno al balcone affollato di signore: vuole richiamare
l'attenzione, vuole gridare, ma una mano di donna le chiude la
bocca - e io e l'opera del vecchio comandante siamo perduti".
L'esploratore dovette reprimere un sorriso: così facile era
l'impresa che gli era sembrata tanto difficile. Disse evasivo:
'Lei esagera la mia influenza. Il comandante ha letto la mia
lettera di raccomandazione, sa che non sono un esperto di
procedimenti giudiziari. Se esprimessi un'opinione, questa sarebbe
l'opinione di un privato cittadino, non più importante di
qualsiasi altra persona e, in ogni caso, assai meno importante di
quella del comandante stesso, il quale, credo, ha poteri molto
ampi su questa colonia. Se il comandante la pensa come lei dice,
temo che la fine della procedura sia vicina, anche senza bisogno
del mio modesto concorso".
L'ufficiale capiva? No, ancora non capiva. Scosse vivacemente il
capo, si girò un attimo a guardare il condannato e il soldato, che
sussultarono e smisero di mangiare il riso, si fece addosso
all'esploratore e, fissando non il suo viso ma un punto della sua
giacca, disse ancora con voce ancora più bassa di prima: "Lei non
conosce il comandante: non si rende conto, scusi la franchezza, di
quanto lei può, in confronto a lui e a noi: la sua influenza, mi
creda, supera ogni possibile valutazione. Fui beato nel sentire
che lei solo avrebbe assistito all'esecuzione. Quest'ordine del
comandante avrebbe dovuto danneggiarmi, io invece lo volgo a mio
favore. Senza essere turbato da insinuazioni e da occhiate di
disprezzo, inevitabile se un pubblico numeroso fosse stato
presente, lei ha ascoltato le mie spiegazioni, ha visto
l'apparecchio e si prepara ora ad assistere all'esecuzione. Il suo
giudizio si è di certo già formato: dovesse nascere ancora qualche
incertezza, lo spettacolo dell'esecuzione la farà scomparire.
Arrivati a questo punto, le chiedo: mi appoggi nei confronti del
comandante!"
L'esploratore non lo fece continuare. "E come potrei?" gridò. "E'
impossibile. Non posso né aiutarla né recarle danno".
"Lei può", disse l'ufficiale. Con qualche apprensione,
l'esploratore si accorse che l'ufficiale stringeva i pugni. "Lei
lo può", ripeté l'ufficiale con veemenza ancora maggiore. "Io ho
un piano che deve riuscire. Lei crede che la sua influenza non
basti: io so che basta. Ma ammettiamo che lei abbia ragione: non
bisogna tentare di tutto, anche, faccio per dire, l'inutile, per
cercare di salvare la procedura? Ascolti, ora, il mio piano. Per
la sua attuazione è indispensabile che lei oggi, nella colonia,
eviti di pronunciarsi sulla procedura. Se nessuno le chiede nulla,
non si lasci scappare parola. In ogni modo, le sue dichiarazioni
siano brevi e vaghe, dia l'impressione che le riesce difficile
parlare della cosa, che è amareggiato, che, se dovesse parlare,
dovrebbe uscire in imprecazioni. Io non le chiedo di mentire,
nemmeno per idea. Basta che lei risponda con poche parole, per
esempio: 'Sì, ho visto l'esecuzione' oppure 'Sì, ho ascoltato
tutte le spiegazioni'. Solo questo, niente di più. Questo può
spiegare, anche se non nel senso auspicato dal comandante, il suo
aspetto contrariato. Il comandante, naturalmente, capirà a
rovescio e interpreterà quanto lei ha detto a modo suo. Su questo
equivoco si fonda il mio piano. Domani, sotto la presidenza del
comandante, ci sarà nella sede del comando una grande riunione di
tutti gli altri funzionari. Il comandante ha provveduto,
naturalmente, a trasformare queste riunioni in uno spettacolo. E'
stata costruita una galleria, che è sempre piena di spettatori. Io
non posso fare a meno di prendere parte al consiglio, ma tremo per
il disgusto. Lei sarà certo invitato alla seduta. Se oggi si
comporta secondo il mio piano, l'invito sarà fatto in forma di
insistente preghiera. Se invece, per qualche motivo, non fosse
invitato, chieda l'invito, lo otterrà sicuramente. Domani, dunque,
lei siede in mezzo alle signore nel palco del comandante. Quello
alza gli occhi di continuo, per accertarsi della sua presenza.
Dopo la discussione di diversi argomenti, indifferenti e ridicoli,
calcolati per il pubblico - quasi sempre si tratta di opere
portuali! - si passa a trattare la procedura giuridica. Se il
comandante non proponesse l'argomento o tardasse a farlo, ci
penserò io. Mi alzerò e farò il mio rapporto sull'esecuzione di
oggi. Poche parole, l'annuncio puro e semplice. Non è quella la
sede per rapporti del genere, ma non importa. Il comandante mi
ringrazierà, come sempre, con un sorriso cordiale, poi, incapace
di trattenersi, approfitterà della buona occasione. 'Abbiamo
appena ascoltato', dirà press'a poco, 'il rapporto
sull'esecuzione. Da parte mia vorrei aggiungere che l'illustre
esploratore, a loro tutti noto per l'onore eccezionale reso con la
sua visita a questa colonia, ha assistito all'esecuzione;
l'odierna riunione, aggiungo, acquista un significato particolare
grazie alla sua presenza. Non vogliamo chiedere al grande
esploratore cosa pensa dell'esecuzione tradizionale e della
procedura relativa?' Naturalmente, grandi applausi, il consenso è
generale, io faccio più chiasso di tutti. Il comandante si inchina
davanti a lei, e dice: 'In questo caso, le porgo il quesito a nome
di tutti'. Lei, allora, si affaccia al parapetto. Vi appoggi sopra
le mani, che siano visibili, altrimenti le signore gliele
prenderanno e giocheranno con le dita. A questo punto, ha la
parola. Non so come farò a resistere per tante ore. Nel suo
discorso non abbia riguardo di nulla, urli la verità, si sporga in
fuori, gridi, ma sì, gridi la sua opinione, la sua incrollabile
opinione in faccia al comandante!-
Kafka - Nella colonia penaleForum DesertoScritto daNon Autenticatoil 2009-04-01 15:36:00.0 alle 2009-04-01 15:36:00.0Forse non è d'accordo, questi
modi non convengono al suo carattere, nel suo Paese, in
circostanze simili, ci si comporta diversamente: non importa,
andrà bene lo stesso, rimanga pure a sedere, dica solo qualche
parola, la mormori appena, basta che arrivi all'orecchio dei
funzionari. Lasci andare la mancanza di pubblico, la ruota che
stride, la cinghia strappata, il feltro schifoso, a questo penserò
io; mi creda, se il mio discorso non farà scappare il comandante
dalla sala, lo costringerà a inginocchiarsi e a balbettare:
'Vecchio comandante, mi inchino davanti a te'. Questo è il mio
piano: vuole aiutarmi ad attuarlo? Ma certo che lei vuole, lei
deve, anzi". L'ufficiale prese l'esploratore per le braccia e lo
fissò negli occhi, ansimando. Aveva pronunciato le ultime frasi a
voce così alta da richiamare l'attenzione del condannato e del
soldato: quelli, anche se non potevano capire niente, smisero di
mangiare e guardarono, masticando, l'esploratore.
L'esploratore non aveva mai dubitato sulla risposta da dare.
Sapeva troppo bene il fatto suo per avere dubbi, in quella
situazione: era una persona leale e coraggiosa. Esitò un istante,
alla vista del soldato e del condannato; poi, com'era suo dovere
disse: "No". L'ufficiale batté più volte, rapidamente, le
palpebre, continuando a fissarlo. "Desidera una spiegazione?"
chiese l'esploratore. L'ufficiale annuì, in silenzio. "Sono un
avversario di questa procedura", disse il viaggiatore. "Prima
ancora che lei mi provasse la sua fiducia, fiducia di cui non
abuserò in nessun caso, mi ero chiesto se avevo diritto di
intervenire contro questa procedura, e se il mio intervento aveva
una probabilità, sia pur minima, di successo. Non avevo dubbi
sulla persona alla quale dovevo prima rivolgermi: era il
comandante, naturalmente. Lei mi ha solo confermato nel mio
convincimento, ma, ripeto, ero deciso in precedenza: l'onestà
delle sue idee mi tocca, anche se non può distogliermi dal mio
proposito".
L'ufficiale non disse una parola, si volse verso l'apparecchio,
afferrò una delle sbarre di ottone e, chinandosi indietro,
cominciò a guardare il disegnatore, quasi volesse verificare se
tutto era in ordine. Il soldato e il condannato sembravano aver
fatto amicizia; il condannato fece dei cenni al soldato,
divincolandosi sul letto, il soldato si chinò verso di lui e
accolse con un cenno di assenso alcune parole che quello gli
mormorò.
L'esploratore si avvicinò all'ufficiale, e disse: "Lei non sa cosa
farò. Dirò al comandante il mio pensiero sulla procedura, non in
una riunione, ma a quattr'occhi. Tra l'altro, non ho tempo di
assistere a sedute: partirò o almeno mi imbarcherò domani
mattina".
L'ufficiale non sembrò aver sentito. "Dunque la procedura non l'ha
convinto", disse tra sé con un sorriso, come un vecchio sorride
alle sciocchezze di un bambino, pur continuando, dietro il suo
sorriso, a seguire i suoi pensieri.
"Via, è l'ora", disse poi, fissando all'improvviso il viaggiatore
con uno sguardo limpido, che sembrava contenere un nascosto
appello.
"Ora di che?" chiese inquieto l'esploratore; ma non ebbe risposta.
"Sei libero", disse l'ufficiale al condannato, parlandogli nella
sua lingua. Questi, sulle prime, non ci credette. "Andiamo, ti ho
detto che sei libero!" disse l'ufficiale. Per la prima volta, sul
viso del condannato apparve un'espressione di autentica vita. Era
proprio vero? O era un capriccio momentaneo dell'ufficiale? Il
viaggiatore straniero gli aveva ottenuto la grazia? Cos'era
successo? Sul suo viso passarono tutte queste domande: ma non durò
a lungo. Qualunque cosa fosse, visto che poteva, voleva essere
libero. Cominciò a dimenarsi, per quanto glielo consentiva
l'erpice.
"Mi strappi le cinghie!" gridò l'ufficiale. "Sta' buono! Ora ti
sleghiamo". Fatto un cenno al soldato, si mise al lavoro. Il
condannato, senza dire una parola, rideva piano tra sé, girando
ora il viso a sinistra verso l'ufficiale, ora a destra verso il
soldato, senza dimenticare l'esploratore.
"Tiralo fuori!" ordinò l'ufficiale al soldato. L'operazione era
delicata, a causa dell'erpice; per l'impazienza, il condannato si
era già graffiato le spalle.
Da questo momento, l'ufficiale non si curò più di lui. Si avvicinò
all'esploratore, tirò fuori la piccola busta di pelle, vi frugò
dentro, trovò il foglio che cercava e lo mostrò all'esploratore.
"Legga", disse. "Non ci riesco", disse l'esploratore. "Ho già
detto che non posso leggere questi fogli". "Osservi il foglio con
attenzione", disse l'ufficiale stringendosi all'esploratore, per
leggere insieme con lui. Quando ebbe visto che neppure questo
serviva, con il mignolo cominciò a disegnare delle lettere sopra
il foglio, come se non potesse neppure sfiorarlo, per facilitare
la lettura. Il viaggiatore fece del suo meglio per compiacere,
almeno in questo, l'ufficiale, ma non riuscì a niente. Allora
l'ufficiale cominciò a sillabare l'iscrizione, poi la rilesse
tutta. "'Sii giusto!', c'è scritto", disse. "Ora potrà leggerlo".
Il viaggiatore si chinò tanto che l'ufficiale, temendo gli
toccasse la carta, gliel'allontanò; non diceva niente, ma era
evidente che non riusciva a leggere. "'Sii giusto!', c'è scritto",
ripeté l'ufficiale. "Può darsi", disse il viaggiatore, "lo credo".
"Bene", disse l'ufficiale, in parte almeno soddisfatto. Con il
foglio in mano salì sulla scala, stese il foglio, con grandi
precauzioni, nell'incisore, e sembrò cambiare completamente la
disposizione del meccanismo. Era un lavoro faticoso, gli
ingranaggi dovevano essere estremamente piccoli, se la testa
dell'ufficiale a volte, durante il lavoro, spariva dentro il
cofano.
L'esploratore, dal basso, seguiva ogni fase del lavoro: alla fine
il collo si irrigidì e gli occhi, sotto il cielo saturo di luce,
cominciarono a fargli male.
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