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il 2009-03-13 11:57:00.0 alle 2009-03-13 11:57:00.0
Kafka - Nella colonia penale
NELLA COLONIA PENALE
(1921)
"E' una macchina veramente curiosa", disse l'ufficiale
all'esploratore, abbracciando con uno sguardo quasi ammirato la
macchina che pure conosceva bene. L'esploratore aveva accettato
solo per cortesia l'invito del comandante ad assistere
all'esecuzione di un soldato, condannato per indisciplina e
oltraggio a un superiore. L'interesse per l'esecuzione non era
eccessivo neppure nella colonia penale. Nella valletta profonda e
sabbiosa, isolata da ogni parte da brulli pendii scoscesi, oltre
all'ufficiale e al viaggiatore si vedeva il condannato, un uomo
dall'aria ottusa e dalla bocca larga, spettinato, con la barba
incolta; accanto a lui, un soldato teneva la pesante catena, sulla
quale si saldavano una rete di catenelle che stringevano le
caviglie, i polsi e il collo del condannato. Questi sembrava così
bestialmente rassegnato, da poter essere lasciato libero di
correre lungo i pendii, bastando solo chiamarlo con un fischio
perché tornasse, al momento dell'esecuzione.
L'esploratore non si interessava molto alla macchina e, senza
curarsi di nascondere la sua indifferenza, camminava su e in giù
dietro al condannato, mentre l'ufficiale compiva gli ultimi
preparativi, ora infilandosi sotto l'apparecchio, profondamente
piantato nel suolo, ora salendo su una scala a pioli per esaminare
le parti superiori. Erano lavori che, forse, si sarebbero potuti
lasciare a un meccanico: ma l'ufficiale li eseguiva con grande
zelo, sia perché era un appassionato di quella macchina, sia
perché non era possibile affidare quel compito ad altri.
"Ora è tutto pronto!" esclamò infine, e scese dalla scala. Era
spossato, respirava a bocca spalancata e si era ficcati due
fazzolettoni da donna tra la nuca e il colletto. "Queste uniformi
sono troppo pesanti per i tropici", disse l'esploratore invece di
chiedere informazioni, come l'ufficiale si aspettava, sulla
macchina. "Eh già", disse l'ufficiale lavandosi le mani sporche
d'olio e di grasso in un secchio d'acqua già pronto, "ma
significano la patria, e noi non vogliamo dimenticarcene. Ma
guardi la macchina", aggiunse con un cenno, mentre si asciugava le
mani. "Prima funzionava a mano, ora fa il suo lavoro da sola".
L'esploratore assentì, e accolse all'invito dell'ufficiale. Per
premunirsi contro ogni possibile incidente, questi disse:
"Naturalmente, possono capitare dei guasti: mi auguro che oggi non
avvengano, ma non si sa mai. La macchina deve restare in moto per
dodici ore consecutive. Se capita qualche guasto, si tratta, in
genere, di roba da poco, a cui si rimedia presto".
"Non si vuole sedere?" chiese poi, porgendo all'esploratore una
sedia di vimini tirata fuori da una catasta. L'esploratore non
poté rifiutarsi, e si trovò a sedere sull'orlo di una fossa, nella
quale gettò un'occhiata. Non era molto profonda. Da un lato era
stata ammucchiata la terra scavata, dall'altro c'era la macchina.
"Non so se il comandante", disse l'ufficiale, "le ha spiegato come
funziona l'apparecchio". Il viaggiatore, per risposta, abbozzò un
gesto con la mano: l'ufficiale non chiedeva di meglio, così poteva
fornire lui le spiegazioni. "Questa macchina", disse afferrando
una manovella e appoggiandovisi sopra, "è un'invenzione del nostro
vecchio comandante. Io ho collaborato ai primi esperimenti e poi
presi parte a tutti i lavori, fino alla fine. Il merito
dell'invenzione, però, spetta solo a lui. Ha sentito parlare del
vecchio comandante? No? Ebbene, non credo di esagerare, affermando
che l'organizzazione di tutta la colonia penale è opera sua. Noi,
i suoi amici, cui è nota la complessa organizzazione della
colonia, ci rendemmo conto, alla sua morte, che il successore,
anche con mille nuovi piani in testa, per parecchi anni non
avrebbe potuto cambiare nulla di ciò che era stato fatto. Le
nostre previsioni si sono avverate: il nuovo comandante ha dovuto
riconoscerlo. Peccato che lei non abbia conosciuto il vecchio
comandante! Ma io chiacchiero", s'interruppe, "quando la sua
macchina ci sta davanti. E' formata, come vede, da tre parti. Per
ogni parte, con il passare del tempo, sono stati coniati nomi, per
così dire, popolari. La parte inferiore si chiama il letto, quella
superiore è il disegnatore, e quella sospesa in mezzo, l'erpice".
"L'erpice?" chiese l'esploratore. Non aveva ascoltato con troppa
attenzione; il sole batteva violento su quella valle senz'ombra, e
era difficile raccogliere le idee. Tanto più ammirevole gli
sembrava l'ufficiale che, nell'attillata giubba da parata, carica
di spalline e di cordoni, dava con tanto zelo le sue spiegazioni,
pur badando a stringere questa o quella vite. Il soldato sembrava
trovarsi nelle stesse condizioni dell'esploratore. Dopo essersi
avvolto ai polsi la catena del condannato, si era appoggiato al
suo fucile e, a testa bassa, non sembrava curarsi di nulla.
L'esploratore non se ne stupì, l'ufficiale parlava in francese e
il francese non era capito né dal condannato né dal suo guardiano.
Strano, invece, era vedere come il condannato si sforzasse di
seguire le spiegazioni dell'ufficiale. Con una specie di assonnata
tenacia, continuava a guardare verso il punto indicato
dall'ufficiale, e quando questi era interrotto da una domanda
dell'esploratore, anche lui rivolgeva il suo sguardo
sull'esploratore.
"Sì, l'erpice", disse l'ufficiale, "il nome è appropriato. Gli
aghi sono disposti come quelli di un erpice e l'insieme funziona
come un erpice, anche se da fermo e con molto di più a regola
d'arte. Se ne renderà subito conto. Il condannato viene disteso
qui, sul letto... Mi interrompo, per precisare che prima
descriverò la macchina, poi procederò alla sua messa in opera,
così potrà seguire meglio. Nel disegnatore, poi, una ruota
dentata, ormai vecchia, fa un tale rumore, quand'è in moto, da
coprire le voci. Purtroppo i pezzi di ricambio, qui, è difficile
procurarseli.