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    Proc di Catania
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    il 2010-10-09 07:04:00.0 alle 2010-10-09 07:04:00.0
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    Libro
    Non riesco a dormire A bocca storta
    Vabbé...

    In questi giorni sto leggendo "Anche un uomo" di Gian Luca Mario Loncrini.
    Si tratta della storia di un bambino (Paolo) che crescendo scopre di essere attratto dalle persone del suo stesso sesso e di come il mondo attorno a lui e dentro di lui reagisca a questa cosa. È ambientato attorno agli inizi del 1980.

    Il libro è raccontato bene, ci sono molte scene introspettive in cui si possono seguire i ragionamenti e i "monologhi" che il bambino/ragazzino intrattiene internamente con sé stesso... ecco, magari sulla lunghezza di questi monologhi l'autore ha esagerato, ma si tratta di un bel libro.
    Mostra come i suoi sentimenti si sviluppano e come vengono accettati o rifiutati dagli altri.
    Devo dire che la famiglia che l'autore disegna è piuttosto atipica, è infatti estremamente rispettosa verso i loro figli, una famiglia da invidiare.

    Non ho letto tutto il libro (buona parte però si), riporto qui solo un pezzo tratto da circa 4/5 del libro.

    Qui Paolo, oramai ragazzino (va in prima media) si trova a riflettere da solo. Gli è da poco morto il fratello maggiore per colpa di un incidente (Manuele... ci ho pianto mezz'ora...) e da poco ha fatto il suo primo approccio con il suo amico Marco [con cui ha passato tutta l'infanzia e la fanciullezza e a cui è molto affezionato] che però ha reagito malamente, spaventato, insultandolo... e ora si chiede come mai lui è diverso, e cerca comprensione rivolgendosi al fratello morto.

    [Segue]
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    Modificato dall' autore il 09 ottobre 2010 07.32
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      Proc di Catania
      Scritto da
      il 2010-10-09 07:05:00.0 alle 2010-10-09 07:05:00.0
      Trollate totali: 5425
      Re: Libro
      Non vedrai più l'estate arrivare, Manuele.
      Chissà se è vero che una volta che non si è più sulla Terra si possono leggere tutti i pensieri di quelli che sono ancora qui. Riesci a leggeri i miei pensieri, Manuele?
      Riesci a vedere quello che succede ogni giorno in casa?

      È passato solo un mese da quando non ci sei più. Vedo ancora la mamma piangere, quando crede di non essere vista o sentita. Tutti i giorni.
      E anche il papà lo fa spesso. La notte li sento ancora consolarsi, nella loro stanza, quando credono che tutti noi stiamo già dormendo.
      E invece siamo ancora svegli, come loro, pensando a te che non passerai il Natale con noi, che non passerai l'ultimo dell'anno con i tuoi amici, che non saprai mai se saresti stato promosso oppure no, che non dividerai con me la stanza con la vista sul lago.
      Chissà se riesci a capire quello che mi sta succedendo da tempo. Se quel giorno in cui ero scappato di casa ed ero finito in ospedale con la bronchite avevi voluto ferirmi di proposito o, semplicemente, avevi capito che non mi sento uguale a tutti gli altri ragazzini della mia età e stavi semplicemente cercando di vedere come avrei reagito a quell'offesa. La stessa che mi ha detto Marco.

      Ora che puoi vedere quello che c'è nella mia testa, chissà che cosa penserai di me. Io non so perché sono così. Credo di esserci nato. Ma non ho paura per quello che i miei compagni potrebbero pensare.
      Non ho paura per quello che la mamma e il papà potrebbero pensare. Ho solo paura per quello che starai pensando tu, dal momento che ora non ti posso più nascondere questa cosa, non a te, perché in qualunque posto ora tu sia, puoi sentire quello che ti sto dicendo.

      Io non ho scelto di essere come sono. Lo sono e basta. Chissà se è una malattia, o una disfunzione genetica. Io non lo so. Ma da lassù, forse, prima o poi tu mi aiuterai a trovare le risposte che, tutti i giorni, io da solo non riesco a trovare. Non voglio vergognarmi per quello che credo di essere e di essere sempre stato. Non voglio crescere con queste paure. Tu mi puoi aiutare, ne sono sicuro. Puoi aiutarmi a fare la pace con Marco, che forse sarebbe l'unico a poter capire, e forse lo ha già fatto, e mi tratta come se fossi anormale, da quando siamo alle medie.

      Riesci a sentire il mio pensiero? Riesci a capire cosa sto cercando di dirti? Spero di sì, perché sto provando un po' di vergogna, poca poca, anche solo immaginando che tu riesca a capire e sentire tutto ciò che provo, pur cercando di nasconderlo. Io non so che cosa farò, da grande.
      Non so che cosa sarò, da grande. A volte penso che non vorrei crescere per non dovere affrontare questa cosa da adulto, e per gli adulti provare la stessa vergogna e la stessa sensazione di inferiorità che provo qualche volta quando sto con i miei compagni di scuola.

      Solo Claudio non mi guarda in quel modo strano in cui, a volte, mi guardano altri compagni. Solo lui sa sempre rispettare i miei silenzi, le cose che non dico, le cose che non vorrei dire. Marco, in tutti questi anni, non ha nemmeno imparato a fare questo. Non credo manterrebbe fede al nostro antico giuramento, se gli dicessi che... se glielo dicessi.

      Io vorrei solo capire. Vorrei capire che cosa mi sta succedendo non posso parlarne con nessuno, Manuele. Proprio con nessuno.
      Permettimi di farlo con te. Se non altro, so che non uscirà mai più dalla tua bocca quella parola.

      Mi manchi tanto, Manu. Ci manchi tanto.


      - Anche un uomo, Gian Luca Mario Loncrini
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      Modificato dall' autore il 09 ottobre 2010 07.18
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