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SupponiamoProc di Cataniache io voglia far crescere mio figlio da essere umano e non da schiavo come invece capita di solito. In altre parole voglio che sia lui a prendere le decisioni che lo riguardano, ovviamente spiegandogli le cose, i vantaggi e gli svantaggi delle proprie scelte, i rischi, ecc, ma voglio che sia lui a scegliere fin da piccolo, io voglio essere solo una guida e voglio che impari da me perché si fida di me, non perché io glie lo impongo.
A questo fine è importante che non venga in contatto con persone che mettano in discussione questa cosa. In altre parole io a mio figlio non voglio imporre nulla, né voglio che altri gli impongano mai nulla. Voglio inoltre che abbia un'educazione superiore a quella media, che potrebbe trovare in qualsiasi scuola pubblica o privata. In particolare non voglio che l'educazione di mio figlio sia affidata a sconosciuti della cui preparazione io non so niente e che per motivi di "tenere al passo tutta la classe" rallentino o compromettano la qualità dell'educazione di mio figlio.
Come fare nella società attuale?
In USA i genitori possono per esempio scegliere se un bambino debba andare a scuola oppure venga istruito privatamente (anche dagli stessi genitori). Qui è possibile? Sarebbe giusto? Se si perché? Se no perché? Quali i pro e quali i contro?
Quali ostacoli si può prevedere?
Il primo che vedo è che la società lo tratterebbe come un bambino, abituandolo così a pensare che sono altri a dover decidere ciò che è meglio per lui. Io vorrei l'esatto opposto. Voglio responsabilizzarlo fin dall'inizio. Voglio inoltre che nessuno si permetta di picchiarlo o umiliarlo. Come evitare quindi questo side-effect della vita sociale senza violare la sua libertà di avere amici (di qualunque età) e comunque una sua vita sociale?
Altri ostacoli che vedo sono nei rapporti con i suoi compagni, che essendo nati e cresciuti in una società di schiavi potrebbero sentirsi in dovere (o anche farlo senza rendersene conto) di rendere schiavo anche lui (maltrattandolo o trattandolo da schiavo come loro sono abituati ad essere trattati).
Poi ci sono i rapporti con i parenti, altro problema.
Come crescere una persona libera, intelligente, responsabile in una società con regole, usanze e istruzione adatte a schiavi e ritardati?
Ci sono diversi goal e requisiti apparentemente contrapposti. A quali dare maggior peso? Come cercare di minimizzare i side-effect e le limitazioni della sua libertà? È importante che nessuna mia o altrui scelta sulla sua vita sia fatta senza un suo parere positivo in merito.
Vorrei contribuire a creare un nuovo tipo di persona, con una mentalità molto diversa da quella normalmente accettata, indipendente e cosciente della sua indipendenza, che non fa le cose perché gli è stato detto di farle, ma perché le comprende e che è in grado di rifiutarsi a richieste insensate o a suo giudizio dannose/pericolose/umilianti da qualsiasi persona vengano (sottoscritto incluso). Una persona abituata a mettere in discussione tutto, nulla escluso. Una persona abituata a pensare e ragionare sulle cose che non delega niente a nessuno. Un nuovo metodo di crescita delle persone che mi auguro mio figlio poi adotterà anche con i suoi figli e così via.
Idee? Suggerimenti?
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Modificato dall' autore il 13 dicembre 2010 02.12
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Re: SupponiamoProc di CataniaInnanzitutto...potrà sembrarti ovvio, ma esistono già persone che non sono schiavi, nonostante possano non aver trascorso l'infanzia e l'adolescenza in un modo strettamente diverso dal solito, o comunque non in un modo specificamente teso a minimizzarne i danni.
Presupponendo comunque che lo scenario in se sia sempre più ostile che non, quanto la "non-schiavitù" possa essere dovuta all'educazione o alla capacità dei genitori (o di qualunque altri terzi), o anche alle varie possibili influenze dell'ambiente di crescita, piuttosto che alle capacità dell'invididuo, sia pure innate, o sia pure acquisite e messe fin da subito all'opera, non credo ci sia dato di saperlo con esattezza. Personalmente, però, propenderei un pò più per le seconde.
Detto questo, bisognerebbe anche definire cosa vuol dire schiavo. Inutile dire che, sotto certi aspetti, nella società di oggi siamo tutti un pò schiavi. Subiamo varie limitazioni che magari non accetteremmo di buon grado. Venire a patti con queste, è da considerarsi schiavitù? Penso che il vero schiavo non sia colui che non lo è proprio su nessun punto, ma colui che non pone alcun limite alla sua sopportazione, quale che ne siano i motivi,e nonostante non lo voglia davvero. Sapere di avere dei limiti è diverso dal non rendersene conto, o dall'esserne completamente sottomessi.
Non so quale sarebbe la strada migliore, per questo...forse non tanto indirizzarlo e agevolarlo sempre a seguire solo il suo consenso, ma indirizzarlo invece anche ad affrontarne le conseguenze. Presupporre che possa anche "sbagliare" (almeno per quanto noi, i suoi genitori, possiamo ritenere tale partendo dal nostro modo di essere) e lasciare che si faccia la sua idea anche di questo, e per vie esistenziali, non solo teoriche o suggerite da noi. E allo stesso tempo far si che per questa strada scopra se stesso.
Non tanto dargli solo il "meglio" e niente del peggio, ma il più possibile sempre secondo le sue inclinazioni e volontà, e pur sempre senza rischi che superino le sue capacità.
Detto senza pensarci troppo, per ora mi viene in mente questo.-
Re: SupponiamoProc di Catania- Scritto da: Dead Ringer
> Innanzitutto...potrà sembrarti ovvio, ma esistono
> già persone che non sono schiavi,
Belink?
> nonostante
> possano non aver trascorso l'infanzia e
> l'adolescenza in un modo strettamente diverso dal
> solito, o comunque non in un modo specificamente
> teso a minimizzarne i danni.
Per esempio?
> Presupponendo comunque che lo scenario in se sia
> sempre più ostile che non, quanto la
> "non-schiavitù" possa essere dovuta
> all'educazione o alla capacità dei genitori (o di
> qualunque altri terzi), o anche alle varie
> possibili influenze dell'ambiente di crescita,
> piuttosto che alle capacità dell'invididuo, sia
> pure innate, o sia pure acquisite e messe fin da
> subito all'opera, non credo ci sia dato di
> saperlo con esattezza. Personalmente, però,
> propenderei un pò più per le
> seconde.
Tuttavia gran parte della mentalità, delle idee, delle usanze, dei modi di fare, dei modi di affrontare i problemi, ecc. di una persona la puoi far risalire alle sue esperienze e alla sua educazione, come d'altra parte è facilmente intuibile.
Una persona che sin da piccola è abituata a delegare le scelte a terzi ha più probabilità di crescere da decerebrato di qualcuno che invece ha sempre avuto l'ultima parola nelle questioni che lo riguardano.
> Detto questo, bisognerebbe anche definire cosa
> vuol dire schiavo. Inutile dire che, sotto certi
> aspetti, nella società di oggi siamo tutti un pò
> schiavi. Subiamo varie limitazioni che magari non
> accetteremmo di buon grado. Venire a patti con
> queste, è da considerarsi schiavitù? Penso che il
> vero schiavo non sia colui che non lo è proprio
> su nessun punto, ma colui che non pone alcun
> limite alla sua sopportazione, quale che ne siano
> i motivi,e nonostante non lo voglia davvero.
> Sapere di avere dei limiti è diverso dal non
> rendersene conto, o dall'esserne completamente
> sottomessi.
Per "schiavo" intendo la maggior parte delle persone "lì fuori". Ovvero persone che delegano le scelte agli altri (vedi per esempio i decerebrati che votano partiti politici che vogliono in realtà essere loro mamma, scegliendo persino cosa debbano poter vedere in TV), che si fanno condizionare dalla stampa e dalla televisione, il cui senso critico è letteralmente azzerato, che confondono il concetto di legale/illegale con il concetto di giusto/sbagliato, che si lasciano impaurire al fine di accettare di buon grado qualsiasi infamia nei loro confronti (vedasi ad esempio i controlli negli aeroporti USA che hanno raggiunto e oltrepassato il ridicolo da molto tempo, con poche o nulle proteste da parte della gente disposta persino a farsi fare un checkup medico gratuito da coglioni in divisa), degli schiavi che accettano passivamente che gli siano censurati siti e informazioni in base al principio che "chi comanda sa meglio di me cosa è giusto che io legga" e che anzi, non solo l'accettano ma chiedono a gran voce che sia così e così avanti. Per schiavo intendo una mentalità, che è poi appunto la mentalità dello schiavo, ovvero di colui che ha rinunciato a decidere con il suo cervello. Di colui che non si pone più nemmeno le domande perché pensa "tanto ci hanno già pensato altri e hanno deciso così". Di colui che compra un'auto perché in TV delle tizie dalle tette grosse hanno ballato davanti all'automobile in oggetto. Di colui che si fa l'abbonamento TIM perché se ne parla tanto in televisione. Di colui che segue la moda perché incapace di pensare da solo. E via dicendo per pagine e pagine e pagine.
> Non so quale sarebbe la strada migliore, per
> questo...forse non tanto indirizzarlo e
> agevolarlo sempre a seguire solo il suo
> consenso,
Questo invece secondo me è fondamentale. È la sua vita. Lui decide. Ovviamente dopo essere informato delle eventuali conseguenze. Io vorrei essere visto da lui/lei come una persona fidata a cui chiedere consigli e farsi spiegare le cose, non come colui che decide al suo posto.
> ma indirizzarlo invece anche ad affrontarne le
> conseguenze.
Si, certamente, anche questo.
> Presupporre che possa anche
> "sbagliare" (almeno per quanto noi, i suoi
> genitori, possiamo ritenere tale partendo dal
> nostro modo di essere) e lasciare che si faccia
> la sua idea anche di questo, e per vie
> esistenziali, non solo teoriche o suggerite da
> noi. E allo stesso tempo far si che per questa
> strada scopra se stesso.
>
> Non tanto dargli solo il "meglio" e niente del
> peggio, ma il più possibile sempre secondo le sue
> inclinazioni e volontà, e pur sempre senza rischi
> che superino le sue
> capacità.
>
> Detto senza pensarci troppo, per ora mi viene in
> mente
> questo.
Certo, non intenderei tenerlo sotto una cappa di vetro. È giusto che sbatta il muso sugli ostacoli e che sia aiutato là dove l'ostacolo è troppo grosso per lui... ma mi stavo chiedendo quale sia il metodo migliore per ottenere gli obiettivi di cui sopra senza che il contatto con il resto della società (parenti inclusi) infici questa linea educativa. È abbastanza intuibile per esempio che se io mi comporto con lui in un certo modo e poi viene trattato in modo completamente opposto da parenti/società o anche dalla sua stessa madre è tutto inutile.
Io non voglio isolarlo, sarebbe un danno enorme, ma non voglio nemmeno che gli altri annullino i miei sforzi nell'applicare una linea educativa poco "ortodossa" per la società [di schiavi] attuale.
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Re: SupponiamoProc di CataniaScritto daNon Autenticatoil 2010-12-13 10:20:00.0 alle 2010-12-13 10:20:00.0
- Scritto da: Daisuke Niwa
> che io voglia far crescere mio figlio da essere
> umano e non da schiavo come invece capita di
> solito.
Mi sbaglierò ma da te può venir fuori solo un maniaco omicida
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Re: SupponiamoProc di Catania
- Scritto da:
>
> - Scritto da: Daisuke Niwa
> > che io voglia far crescere mio figlio da essere
> > umano e non da schiavo come invece capita di
> > solito.
>
> Mi sbaglierò
Esatto.
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Re: SupponiamoProc di CataniaScritto daNon Autenticatoil 2010-12-13 10:22:00.0 alle 2010-12-13 10:22:00.0
- Scritto da: Daisuke Niwa
>
> - Scritto da:
> >
> > - Scritto da: Daisuke Niwa
> > > che io voglia far crescere mio figlio da
> essere
> > > umano e non da schiavo come invece capita di
> > > solito.
> >
> > Mi sbaglierò
>
> Esatto.
un maniaco stupratore?
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Re: SupponiamoProc di Catania
- Scritto da: Daisuke Niwa
>
> - Scritto da:
> >
> > - Scritto da: Daisuke Niwa
> > > che io voglia far crescere mio figlio da
> essere
> > > umano e non da schiavo come invece capita di
> > > solito.
> >
> > Mi sbaglierò
>
> Esatto.
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Re: SupponiamoProc di CataniaScritto daNon Autenticatoil 2010-12-13 10:27:00.0 alle 2010-12-13 10:27:00.0
- Scritto da: Daisuke Niwa
> che io voglia far crescere mio figlio
Impossibile. Diventerebbe subito geloso di tutti gli altri bambini che ti spupazzi e ti taglierebbe la gola nel sonno
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Re: SupponiamoProc di Catania
- Scritto da:
>
> - Scritto da: Daisuke Niwa
> > che io voglia far crescere mio figlio
>
> Impossibile. Diventerebbe subito geloso di tutti
> gli altri bambini che ti spupazzi e ti
> taglierebbe la gola nel
> sonno
È dura essere un BL amato e voluto da tutti.
Ma ce la farò.
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Re: SupponiamoProc di CataniaScritto daNon Autenticatoil 2010-12-13 10:46:00.0 alle 2010-12-13 10:46:00.0
> Idee? Suggerimenti?
Ammazzati! Tanti bambini faranno un passettino in avanti verso la perfezione
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Re: SupponiamoProc di CataniaScritto daNon Autenticatoil 2010-12-13 13:22:00.0 alle 2010-12-13 13:22:00.0> che io voglia far crescere mio figlio da essere
> umano e non da schiavo come invece capita di
> solito.
Allora non denunciarlo all'anagrafe.
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se avessi un figlioProc di CataniaScritto daNon Autenticatoil 2010-12-13 22:32:00.0 alle 2010-12-13 22:32:00.0Anch'io mi sono posto le stesse questioni, nell'ipotesi che avessi un figlio. Scuola pubblica in balia di maestre che minacciano l'assistente sociale se cucina da solo? I soldi per mandarlo in costose scuole private non ne avrei, anche ammesso che esista il tipo di scuola che ho in mente io.
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Re: se avessi un figlioProc di CataniaScritto daNon Autenticatoil 2010-12-13 22:37:00.0 alle 2010-12-13 22:37:00.0
> nell'ipotesi che avessi un figlio. Scuola
> pubblica in balia di maestre che minacciano
> l'assistente sociale se cucina da solo?

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