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    Non Autenticato
    il 2017-10-12 19:38:18.0 alle 2017-10-12 19:38:18.0
    "Liberale" e "liberal" non sono la stessa cosa
    http://www.culturaeidentita.org/archivio_cartaceo/...

    "Nonostante le differenze di luogo e di tempo, il senso autentico del liberalismo
    è generalmente inteso in maniera corretta nel mondo: non così è però
    nell’America di oggi.

    Pubblichiamo in prima traduzione italiana questo articolo del politologo austro-americano, che
    elabora una distinzione concettuale di estrema importanza, ovvero quella fra liberalismo america- no — il liberalismo “liberal” —, intriso di democratismo e di socialismo più o meno umanitario, che
    impregna le élite intellettuali statunitensi e che ora si esprime nell’ideologia della presidenza di Barack
    Hussein Obama. Si tratta di una distinzione utile soprattutto per il lettore europeo, perché di
    norma in Europa per “liberale” s’intendono un atteggiamento e una teoria politica che propugnano
    la libertà individuale, ma senza spingerla fino alle estreme conseguenze dettate, queste, dall’altro
    principio “amico-nemico” della libertà: l’uguaglianza. Anzi combattendone tutte le derive in senso
    socialistico, soprattutto quando degenerano in ammirazione o sostegno per il socialismo marxista
    e per il leninismo. Il “liberal” americano, al contrario, ostenta un netto penchant verso l’ideologia
    egualitaristica pseudo-umanitaria di sinistra ed è un fautore dello “Stato dei grandi apparati”, di
    quel big government onnipervasivo che dovrebbe assicurare il benessere e la felicità ai cittadini
    “dalla culla alla tomba."


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      Non Autenticato
      il 2017-10-12 19:48:54.0 alle 2017-10-12 19:48:54.0
      Re: "Liberale" e "liberal" non sono la stessa cosa
      Scritto da:
      > http://www.culturaeidentita.org/archivio_cartaceo/...
      >
      > "Nonostante le differenze di luogo e di tempo, il senso autentico del liberalismo
      > è generalmente inteso in maniera corretta nel mondo: non così è però
      > nell’America di oggi.
      >
      > Pubblichiamo in prima traduzione italiana questo articolo del politologo austro-americano, che
      > elabora una distinzione concettuale di estrema importanza, ovvero quella fra liberalismo america- no — il liberalismo “liberal” —, intriso di democratismo e di socialismo più o meno umanitario, che
      > impregna le élite intellettuali statunitensi e che ora si esprime nell’ideologia della presidenza di Barack
      > Hussein Obama. Si tratta di una distinzione utile soprattutto per il lettore europeo, perché di
      > norma in Europa per “liberale” s’intendono un atteggiamento e una teoria politica che propugnano
      > la libertà individuale, ma senza spingerla fino alle estreme conseguenze dettate, queste, dall’altro
      > principio “amico-nemico” della libertà: l’uguaglianza. Anzi combattendone tutte le derive in senso
      > socialistico, soprattutto quando degenerano in ammirazione o sostegno per il socialismo marxista
      > e per il leninismo. Il “liberal” americano, al contrario, ostenta un netto penchant verso l’ideologia
      > egualitaristica pseudo-umanitaria di sinistra ed è un fautore dello “Stato dei grandi apparati”, di
      > quel big government onnipervasivo che dovrebbe assicurare il benessere e la felicità ai cittadini
      > “dalla culla alla tomba."

      >
      >

      "Come mai negli Stati Uniti si è così perso il senso schietto del liberalismo?

      La storia comincia durante la presidenza di Franklin Delano Roosevelt (1882-
      1945), quando l’America subisce uno dei maggiori assalti della sinistra. Il momento
      era propizio: la gigantesca crisi economica in atto faceva sì che le masse
      fossero afflitte da autentica miseria e che la gente aspettasse sollievo dal governo.
      Tuttavia, essendo gli americani fondamentalmente “conservatori” nel senso etimologico
      della parola, il socialismo non poteva essere introdotto come tale. Era
      infatti, ed è ancora considerato, una parolaccia. In più, nel continente europeo i
      liberali erano considerati i nemici giurati del socialismo e sedevano abitualmente
      a destra nei parlamenti. Ancora, l’americano medio non ama essere estremista
      e una frase del tipo «solo le estreme sono sopportabili», pronunciata da Anatole
      France (pseudonimo di François-Anatole Thibault; 1844-1924), gli è estranea.
      Per questo l’etichetta di “liberalismo” ha potuto e dovuto sostituire quella di
      socialismo: si trattava di un’etichetta più comoda, che poteva più facilmente essere
      portata da artisti e intellettuali, nonché da quei benestanti che non volevano
      sembrar ridicoli indossando il distintivo marxista.
      Infine, tutti gli americani amano la libertà o almeno la esaltano: anche per
      questo il termine “liberal” si rivelava attraente, e i veri liberali statunitensi
      non avevano né la voglia, né l’organizzazione necessarie per difenderne
      l’esclusiva."
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        Non Autenticato
        il 2017-10-12 19:54:16.0 alle 2017-10-12 19:54:16.0
        Re: "Liberale" e "liberal" non sono la stessa cosa
        Scritto da:
        > Scritto da:
        > > http://www.culturaeidentita.org/archivio_cartaceo/...
        > >
        > > "Nonostante le differenze di luogo e di tempo, il senso autentico del liberalismo
        > > è generalmente inteso in maniera corretta nel mondo: non così è però
        > > nell’America di oggi.
        > >
        > > Pubblichiamo in prima traduzione italiana questo articolo del politologo austro-americano, che
        > > elabora una distinzione concettuale di estrema importanza, ovvero quella fra liberalismo america- no — il liberalismo “liberal” —, intriso di democratismo e di socialismo più o meno umanitario, che
        > > impregna le élite intellettuali statunitensi e che ora si esprime nell’ideologia della presidenza di Barack
        > > Hussein Obama. Si tratta di una distinzione utile soprattutto per il lettore europeo, perché di
        > > norma in Europa per “liberale” s’intendono un atteggiamento e una teoria politica che propugnano
        > > la libertà individuale, ma senza spingerla fino alle estreme conseguenze dettate, queste, dall’altro
        > > principio “amico-nemico” della libertà: l’uguaglianza. Anzi combattendone tutte le derive in senso
        > > socialistico, soprattutto quando degenerano in ammirazione o sostegno per il socialismo marxista
        > > e per il leninismo. Il “liberal” americano, al contrario, ostenta un netto penchant verso l’ideologia
        > > egualitaristica pseudo-umanitaria di sinistra ed è un fautore dello “Stato dei grandi apparati”, di
        > > quel big government onnipervasivo che dovrebbe assicurare il benessere e la felicità ai cittadini
        > > “dalla culla alla tomba."

        > >
        > >
        >
        > "Come mai negli Stati Uniti si è così perso il senso schietto del liberalismo?
        >
        > La storia comincia durante la presidenza di Franklin Delano Roosevelt (1882-
        > 1945), quando l’America subisce uno dei maggiori assalti della sinistra. Il momento
        > era propizio: la gigantesca crisi economica in atto faceva sì che le masse
        > fossero afflitte da autentica miseria e che la gente aspettasse sollievo dal governo.
        > Tuttavia, essendo gli americani fondamentalmente “conservatori” nel senso etimologico
        > della parola, il socialismo non poteva essere introdotto come tale. Era
        > infatti, ed è ancora considerato, una parolaccia. In più, nel continente europeo i
        > liberali erano considerati i nemici giurati del socialismo e sedevano abitualmente
        > a destra nei parlamenti. Ancora, l’americano medio non ama essere estremista
        > e una frase del tipo «solo le estreme sono sopportabili», pronunciata da Anatole
        > France (pseudonimo di François-Anatole Thibault; 1844-1924), gli è estranea.
        > Per questo l’etichetta di “liberalismo” ha potuto e dovuto sostituire quella di
        > socialismo: si trattava di un’etichetta più comoda, che poteva più facilmente essere
        > portata da artisti e intellettuali, nonché da quei benestanti che non volevano
        > sembrar ridicoli indossando il distintivo marxista.
        > Infine, tutti gli americani amano la libertà o almeno la esaltano: anche per
        > questo il termine “liberal” si rivelava attraente, e i veri liberali statunitensi
        > non avevano né la voglia, né l’organizzazione necessarie per difenderne
        > l’esclusiva."


        TL;DR
        liberal è sinonimo di "socialista" e non di "liberale".

        Aggiungo: in USA tutti i partiti sono liberali, ma solo alcuni sono liberal (per esempio il Partito Demcoratico).
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          Non Autenticato
          il 2017-10-12 20:23:11.0 alle 2017-10-12 20:23:11.0
          Re: "Liberale" e "liberal" non sono la stessa cosa
          Scritto da:
          > Scritto da:
          > > Scritto da:
          > > > http://www.culturaeidentita.org/archivio_cartaceo/...
          > > >
          > > > "Nonostante le differenze di luogo e di tempo, il senso autentico del liberalismo
          > > > è generalmente inteso in maniera corretta nel mondo: non così è però
          > > > nell’America di oggi.
          > > >
          > > > Pubblichiamo in prima traduzione italiana questo articolo del politologo austro-americano, che
          > > > elabora una distinzione concettuale di estrema importanza, ovvero quella fra liberalismo america- no — il liberalismo “liberal” —, intriso di democratismo e di socialismo più o meno umanitario, che
          > > > impregna le élite intellettuali statunitensi e che ora si esprime nell’ideologia della presidenza di Barack
          > > > Hussein Obama. Si tratta di una distinzione utile soprattutto per il lettore europeo, perché di
          > > > norma in Europa per “liberale” s’intendono un atteggiamento e una teoria politica che propugnano
          > > > la libertà individuale, ma senza spingerla fino alle estreme conseguenze dettate, queste, dall’altro
          > > > principio “amico-nemico” della libertà: l’uguaglianza. Anzi combattendone tutte le derive in senso
          > > > socialistico, soprattutto quando degenerano in ammirazione o sostegno per il socialismo marxista
          > > > e per il leninismo. Il “liberal” americano, al contrario, ostenta un netto penchant verso l’ideologia
          > > > egualitaristica pseudo-umanitaria di sinistra ed è un fautore dello “Stato dei grandi apparati”, di
          > > > quel big government onnipervasivo che dovrebbe assicurare il benessere e la felicità ai cittadini
          > > > “dalla culla alla tomba."

          > > >
          > > >
          > >
          > > "Come mai negli Stati Uniti si è così perso il senso schietto del liberalismo?
          > >
          > > La storia comincia durante la presidenza di Franklin Delano Roosevelt (1882-
          > > 1945), quando l’America subisce uno dei maggiori assalti della sinistra. Il momento
          > > era propizio: la gigantesca crisi economica in atto faceva sì che le masse
          > > fossero afflitte da autentica miseria e che la gente aspettasse sollievo dal governo.
          > > Tuttavia, essendo gli americani fondamentalmente “conservatori” nel senso etimologico
          > > della parola, il socialismo non poteva essere introdotto come tale. Era
          > > infatti, ed è ancora considerato, una parolaccia. In più, nel continente europeo i
          > > liberali erano considerati i nemici giurati del socialismo e sedevano abitualmente
          > > a destra nei parlamenti. Ancora, l’americano medio non ama essere estremista
          > > e una frase del tipo «solo le estreme sono sopportabili», pronunciata da Anatole
          > > France (pseudonimo di François-Anatole Thibault; 1844-1924), gli è estranea.
          > > Per questo l’etichetta di “liberalismo” ha potuto e dovuto sostituire quella di
          > > socialismo: si trattava di un’etichetta più comoda, che poteva più facilmente essere
          > > portata da artisti e intellettuali, nonché da quei benestanti che non volevano
          > > sembrar ridicoli indossando il distintivo marxista.
          > > Infine, tutti gli americani amano la libertà o almeno la esaltano: anche per
          > > questo il termine “liberal” si rivelava attraente, e i veri liberali statunitensi
          > > non avevano né la voglia, né l’organizzazione necessarie per difenderne
          > > l’esclusiva."

          >
          > TL;DR
          > liberal è sinonimo di "socialista" e non di "liberale".
          >
          > Aggiungo: in USA tutti i partiti sono liberali, ma solo alcuni sono liberal (per esempio il Partito Demcoratico).

          P.S.

          Il discorso si completa se si aggiungono i post di questo thread.

          Re: Igienista dentale perde il lavoro, l'appartame...

          Così ora è tutto insieme e chi è interessato all'argomento trova tutte le info che servono partendo da un unico thread (questo).
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