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I fallimenti e i fallitiScritto daavvelenatoun mezzo cavalloil 2018-01-04 14:52:41.0 alle 2018-01-04 14:52:41.0Trollate totali: 14239Mi sono andato a leggere l'etimologia.
L'intuizione che ho avuto era corretta: la radice è la stessa che conduce alla parola "fallo", o al verbo inglese "to fall".
http://www.etimo.it/?term=fallire
https://www.etymonline.com/word/fall
Il fallimento è una caduta rovinosa a terra, quindi in un luogo differente da quel dove il progetto doveva realizzarsi. Che fosse erigersi orgogliosamente in piedi o librarsi nel cielo.
E' sul concetto di realizzazione che ragionerei per contrapporre un contrario al fallimento. Qualcosa che va come deve andare.
Un obiettivo è realizzato, oppure è fallito.
Una persona è realizzata, oppure è fallita.
Qua sta la differenza tra aver fallito ed esser falliti. Approfondiamola.
Un obiettivo ha una dimensione definita. Chi lo stabilisce ne accetta i criteri per determinarne la riuscita o meno.
Un buon obiettivo dev'esser realizzabile, cioé deve aver in potenza le caratteristiche per poter esser compiuto. Parafrasando Sun Tsu, il modo migliore per esser certi di raggiungere un obiettivo è assicurarsi la sua riuscita prima ancora di iniziare a perseguirlo.
Sarebbe bello se fosse sempre possibile, ma così non è. Anche la scelta degli obiettivi è un obiettivo, e come tale può essere fallibile.
Ma dalla caduta spesso ci si può rialzare. Ecco perché non bisogna aver paura dei fallimenti. Di esser falliti, invece...
Come si fa a capire se una persona è fallita? Giocando un po' con le parole, possiamo cercar di capire se la stessa si sia realizzata o meno. Ma cosa significa, per una persona, "realizzarsi"?
Vuol dire la trasformazione da potenza in atto. La costituzione nel reale di ciò che è la sua essenza. Beh questo non aiuta molto; chi può dire con certezza e oggettività quale sia il potenziale di un individuo?
Però una cosa è interessante: prendiamo yoda. Il fatto che gli diano sì spesso del fallito implica che i suoi detrattori gli riconoscano un potenziale.
Cosa può fare una determinata persona. Qual è il suo scopo, la sua missione di vita? Che ci sta a fare su sto pianeta?
A differenza di un obiettivo, la missione non necessariamente dev'esser realizzabile. Anzi, è più frequente che non lo sia. E' più frequente sia solo un punto nel cielo verso cui mirare, per far arrivare la propria azione sufficientemente lontano. Qualcun altro poi penserà a passare il testimone ancora più in là.
Quindi come si fa a distinguere tra una persona fallita e una che non lo è, dal momento che è assai probabile che entrambe mancheranno di raggiungere la propria missione?
Secondo me, si può solo valutare quanto ci si sia avvicinati, tenendo conto dei mezzi a disposizione e della difficoltà dell'impresa. Ma meglio un passo in avanti verso una piccola missione, che un passo indietro da una missione imponente.
La cosa che secondo me mette in difficoltà molte persone è proprio la scelta della propria missione. O se vogliamo, lo scopo della loro esistenza. Il senso della loro vita. La loro personale narrativa. Sceglier questa dovrebbe essere fra i primi obiettivi da conquistare, perché se non si sa dove andare si può accelerare quanto si vuole; prima o poi o si inciampa o ci si accorge che bisogna tornar indietro.
Bisogna conoscersi, nei punti di forza e di debolezza, far chiarezza sui propri valori e su cosa si desidera dal profondo, e su come/cosa si possa realisticamente ottenere. Solo allora si saprà dove conviene indirizzare le proprie energie.
Non so, io ad esempio non ho tutta sta chiarezza ancora; ma vorrei lasciare il mondo meglio di come l'ho trovato. Se morissi domani, morirei da fallito. Sto ancora cercando di rimediare ai danni che ho fatto finora. Ciò che non mi fa sentir tale, è il fatto che finalmente sto ottenendo dei progressi, seppur lenti.
Alla fine di questo sproloquio non ho conclusioni definitive, ma qualcosa ne abbiamo ricavato:
1) chi ti dà del fallito ti riconosce del potenziale;
2) per essere un fallito devi crepare senza aver realizzato neppure in parte il tuo potenziale;
3) per realizzare il tuo potenziale devi innanzitutti conoscere te stesso.
I pedoni possono muoversi solo in avanti.-
Re: I fallimenti e i fallitiScritto daNon Autenticatoil 2018-01-04 21:59:03.0 alle 2018-01-04 21:59:03.0Scritto da: avvelenato
> Mi sono andato a leggere l'etimologia.
> L'intuizione che ho avuto era corretta: la radice è la stessa che conduce alla parola "fallo", o al verbo inglese "to fall".
>
> http://www.etimo.it/?term=fallire
> https://www.etymonline.com/word/fall
>
> Il fallimento è una caduta rovinosa a terra, quindi in un luogo differente da quel dove il progetto doveva realizzarsi. Che fosse erigersi orgogliosamente in piedi o librarsi nel cielo.
>
> E' sul concetto di realizzazione che ragionerei per contrapporre un contrario al fallimento. Qualcosa che va come deve andare.
>
> Un obiettivo è realizzato, oppure è fallito.
>
> Una persona è realizzata, oppure è fallita.
>
> Qua sta la differenza tra aver fallito ed esser falliti. Approfondiamola.
>
>
> Un obiettivo ha una dimensione definita. Chi lo stabilisce ne accetta i criteri per determinarne la riuscita o meno.
> Un buon obiettivo dev'esser realizzabile, cioé deve aver in potenza le caratteristiche per poter esser compiuto. Parafrasando Sun Tsu, il modo migliore per esser certi di raggiungere un obiettivo è assicurarsi la sua riuscita prima ancora di iniziare a perseguirlo.
Seguendo sto principio non ho ancora iniziato
> Sarebbe bello se fosse sempre possibile, ma così non è. Anche la scelta degli obiettivi è un obiettivo, e come tale può essere fallibile.
>
> Ma dalla caduta spesso ci si può rialzare. Ecco perché non bisogna aver paura dei fallimenti. Di esser falliti, invece...
>
>
> Come si fa a capire se una persona è fallita? Giocando un po' con le parole, possiamo cercar di capire se la stessa si sia realizzata o meno. Ma cosa significa, per una persona, "realizzarsi"?
>
> Vuol dire la trasformazione da potenza in atto. La costituzione nel reale di ciò che è la sua essenza. Beh questo non aiuta molto; chi può dire con certezza e oggettività quale sia il potenziale di un individuo?
>
> Però una cosa è interessante: prendiamo yoda. Il fatto che gli diano sì spesso del fallito implica che i suoi detrattori gli riconoscano un potenziale.
>
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> Cosa può fare una determinata persona. Qual è il suo scopo, la sua missione di vita? Che ci sta a fare su sto pianeta?
> A differenza di un obiettivo, la missione non necessariamente dev'esser realizzabile. Anzi, è più frequente che non lo sia. E' più frequente sia solo un punto nel cielo verso cui mirare, per far arrivare la propria azione sufficientemente lontano. Qualcun altro poi penserà a passare il testimone ancora più in là.
>
> Quindi come si fa a distinguere tra una persona fallita e una che non lo è, dal momento che è assai probabile che entrambe mancheranno di raggiungere la propria missione?
>
> Secondo me, si può solo valutare quanto ci si sia avvicinati, tenendo conto dei mezzi a disposizione e della difficoltà dell'impresa. Ma meglio un passo in avanti verso una piccola missione, che un passo indietro da una missione imponente.
>
> La cosa che secondo me mette in difficoltà molte persone è proprio la scelta della propria missione. O se vogliamo, lo scopo della loro esistenza. Il senso della loro vita. La loro personale narrativa. Sceglier questa dovrebbe essere fra i primi obiettivi da conquistare, perché se non si sa dove andare si può accelerare quanto si vuole; prima o poi o si inciampa o ci si accorge che bisogna tornar indietro.
> Bisogna conoscersi, nei punti di forza e di debolezza, far chiarezza sui propri valori e su cosa si desidera dal profondo, e su come/cosa si possa realisticamente ottenere. Solo allora si saprà dove conviene indirizzare le proprie energie.
>
> Non so, io ad esempio non ho tutta sta chiarezza ancora; ma vorrei lasciare il mondo meglio di come l'ho trovato.
C'è scritto anche nei cessi della stazione di Luino
> Se morissi domani, morirei da fallito. Sto ancora cercando di rimediare ai danni che ho fatto finora. Ciò che non mi fa sentir tale, è il fatto che finalmente sto ottenendo dei progressi, seppur lenti.
>
>
> Alla fine di questo sproloquio non ho conclusioni definitive, ma qualcosa ne abbiamo ricavato:
> 1) chi ti dà del fallito ti riconosce del potenziale;
> 2) per essere un fallito devi crepare senza aver realizzato neppure in parte il tuo potenziale;
> 3) per realizzare il tuo potenziale devi innanzitutti conoscere te stesso.
>
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Re: I fallimenti e i fallitiScritto daNon Autenticatoil 2018-01-04 23:37:59.0 alle 2018-01-04 23:37:59.0> Parafrasando Sun Tsu, il modo migliore per esser certi di raggiungere un obiettivo è assicurarsi la sua riuscita prima ancora di iniziare a perseguirlo.
>
> Seguendo sto principio non ho ancora iniziato
Una cosa che mi blocca è la seguente. Supponiamo che io abbia l'obiettivo X e chieda soldi per realizzarlo.
Datemi dei soldi e io farò X!
Già ti guardano sorto perché Archimede si accontentava di una leva, ma supponiamo che qualcuno te li dia.
Però che i soldi racconti non bastano per X.
Hai preso un impegno, e chi ti ha dato i suoi soldi si aspetta di vederlo mantenuto. Ma i soldi non bastano, perciò non puoi farlo, e stai tradendo le aspettative di chi ti ha finanziato.
Ne consegue che se chiedi dei soldi devi essere sicuro di ottenerne abbastanza, o devi formulare l'obiettivo X in modo che in caso di risorse insufficienti o incidenti di percorso puoi ripiegare su Y.
Voglio dire, insulae in a nutshell è far vedere la foto dell'atollo dell'altro giorno e dire: datemi dieci milioni di dollari, compro l'atollo e poi estraggo a sorte un anno di vacanza per uno di voi!
Poi non raccolgo abbastanza e allora compro l'isola alla foce del Tevere, che se metti un piede in acqua ti viene la leishmaniosi. I sottoscrittori non saranno un pochettino incazati?-
Re: I fallimenti e i fallitiScritto daNon Autenticatoil 2018-01-05 16:33:51.0 alle 2018-01-05 16:33:51.0Scritto da:
> > Parafrasando Sun Tsu, il modo migliore per esser certi di raggiungere un obiettivo è assicurarsi la sua riuscita prima ancora di iniziare a perseguirlo.
> >
> > Seguendo sto principio non ho ancora iniziato
>
> Una cosa che mi blocca è la seguente. Supponiamo che io abbia l'obiettivo X e chieda soldi per realizzarlo.
>
> Datemi dei soldi e io farò X!
>
> Già ti guardano sorto perché Archimede si accontentava di una leva, ma supponiamo che qualcuno te li dia.
>
> Però che i soldi racconti non bastano per X.
>
> Hai preso un impegno, e chi ti ha dato i suoi soldi si aspetta di vederlo mantenuto. Ma i soldi non bastano, perciò non puoi farlo, e stai tradendo le aspettative di chi ti ha finanziato.
>
> Ne consegue che se chiedi dei soldi devi essere sicuro di ottenerne abbastanza, o devi formulare l'obiettivo X in modo che in caso di risorse insufficienti o incidenti di percorso puoi ripiegare su Y.
>
> Voglio dire, insulae in a nutshell è far vedere la foto dell'atollo dell'altro giorno e dire: datemi dieci milioni di dollari, compro l'atollo e poi estraggo a sorte un anno di vacanza per uno di voi!
> Poi non raccolgo abbastanza e allora compro l'isola alla foce del Tevere, che se metti un piede in acqua ti viene la leishmaniosi. I sottoscrittori non saranno un pochettino incazati?
UPPETE!
Nessuno ha una soluzione a questo problema?
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Re: I fallimenti e i fallitiScritto daNon Autenticatoil 2018-01-05 16:35:29.0 alle 2018-01-05 16:35:29.0Scritto da:
> Scritto da:
> > > Parafrasando Sun Tsu, il modo migliore per esser certi di raggiungere un obiettivo è assicurarsi la sua riuscita prima ancora di iniziare a perseguirlo.
> > >
> > > Seguendo sto principio non ho ancora iniziato
> >
> > Una cosa che mi blocca è la seguente. Supponiamo che io abbia l'obiettivo X e chieda soldi per realizzarlo.
> >
> > Datemi dei soldi e io farò X!
> >
> > Già ti guardano sorto perché Archimede si accontentava di una leva, ma supponiamo che qualcuno te li dia.
> >
> > Però che i soldi racconti non bastano per X.
> >
> > Hai preso un impegno, e chi ti ha dato i suoi soldi si aspetta di vederlo mantenuto. Ma i soldi non bastano, perciò non puoi farlo, e stai tradendo le aspettative di chi ti ha finanziato.
> >
> > Ne consegue che se chiedi dei soldi devi essere sicuro di ottenerne abbastanza, o devi formulare l'obiettivo X in modo che in caso di risorse insufficienti o incidenti di percorso puoi ripiegare su Y.
> >
> > Voglio dire, insulae in a nutshell è far vedere la foto dell'atollo dell'altro giorno e dire: datemi dieci milioni di dollari, compro l'atollo e poi estraggo a sorte un anno di vacanza per uno di voi!
> > Poi non raccolgo abbastanza e allora compro l'isola alla foce del Tevere, che se metti un piede in acqua ti viene la leishmaniosi. I sottoscrittori non saranno un pochettino incazati?
>
> UPPETE!
>
> Nessuno ha una soluzione a questo problema?
Vai a battere
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Re: I fallimenti e i fallitiScritto daNon Autenticatoil 2018-01-05 16:40:32.0 alle 2018-01-05 16:40:32.0Scritto da:
> Scritto da:
> > Scritto da:
> > > > Parafrasando Sun Tsu, il modo migliore per esser certi di raggiungere un obiettivo è assicurarsi la sua riuscita prima ancora di iniziare a perseguirlo.
> > > >
> > > > Seguendo sto principio non ho ancora iniziato
> > >
> > > Una cosa che mi blocca è la seguente. Supponiamo che io abbia l'obiettivo X e chieda soldi per realizzarlo.
> > >
> > > Datemi dei soldi e io farò X!
> > >
> > > Già ti guardano sorto perché Archimede si accontentava di una leva, ma supponiamo che qualcuno te li dia.
> > >
> > > Però che i soldi racconti non bastano per X.
> > >
> > > Hai preso un impegno, e chi ti ha dato i suoi soldi si aspetta di vederlo mantenuto. Ma i soldi non bastano, perciò non puoi farlo, e stai tradendo le aspettative di chi ti ha finanziato.
> > >
> > > Ne consegue che se chiedi dei soldi devi essere sicuro di ottenerne abbastanza, o devi formulare l'obiettivo X in modo che in caso di risorse insufficienti o incidenti di percorso puoi ripiegare su Y.
> > >
> > > Voglio dire, insulae in a nutshell è far vedere la foto dell'atollo dell'altro giorno e dire: datemi dieci milioni di dollari, compro l'atollo e poi estraggo a sorte un anno di vacanza per uno di voi!
> > > Poi non raccolgo abbastanza e allora compro l'isola alla foce del Tevere, che se metti un piede in acqua ti viene la leishmaniosi. I sottoscrittori non saranno un pochettino incazati?
> >
> > UPPETE!
> >
> > Nessuno ha una soluzione a questo problema?
> Vai a battere
E chi lo uole un sorianaccio spelacchiato?-
Re: I fallimenti e i fallitiScritto da:
> Scritto da:
> > Scritto da:
> > > Scritto da:
> > > > > Parafrasando Sun Tsu, il modo migliore per esser certi di raggiungere un obiettivo è assicurarsi la sua riuscita prima ancora di iniziare a perseguirlo.
> > > > >
> > > > > Seguendo sto principio non ho ancora iniziato
> > > >
> > > > Una cosa che mi blocca è la seguente. Supponiamo che io abbia l'obiettivo X e chieda soldi per realizzarlo.
> > > >
> > > > Datemi dei soldi e io farò X!
> > > >
> > > > Già ti guardano sorto perché Archimede si accontentava di una leva, ma supponiamo che qualcuno te li dia.
> > > >
> > > > Però che i soldi racconti non bastano per X.
> > > >
> > > > Hai preso un impegno, e chi ti ha dato i suoi soldi si aspetta di vederlo mantenuto. Ma i soldi non bastano, perciò non puoi farlo, e stai tradendo le aspettative di chi ti ha finanziato.
> > > >
> > > > Ne consegue che se chiedi dei soldi devi essere sicuro di ottenerne abbastanza, o devi formulare l'obiettivo X in modo che in caso di risorse insufficienti o incidenti di percorso puoi ripiegare su Y.
> > > >
> > > > Voglio dire, insulae in a nutshell è far vedere la foto dell'atollo dell'altro giorno e dire: datemi dieci milioni di dollari, compro l'atollo e poi estraggo a sorte un anno di vacanza per uno di voi!
> > > > Poi non raccolgo abbastanza e allora compro l'isola alla foce del Tevere, che se metti un piede in acqua ti viene la leishmaniosi. I sottoscrittori non saranno un pochettino incazati?
> > >
> > > UPPETE!
> > >
> > > Nessuno ha una soluzione a questo problema?
> > Vai a battere
>
> E chi lo uole un sorianaccio spelacchiato?
Il trucco fa miracoli
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Comunque se elabori bene il progetto è lo butti online, chissà forse qualcuno ti dà i soldi. Finché lo tieni qui, nessuno ti darà nulla.
La distancia, nos lleva a otros rumbos, caminos distintos, que no tienen vuelta hacia atrás.
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Re: I fallimenti e i fallitiScritto daavvelenatoun mezzo cavalloil 2018-01-06 04:04:05.0 alle 2018-01-06 04:04:05.0Trollate totali: 14239Scritto da:
> Scritto da:
> > > Parafrasando Sun Tsu, il modo migliore per esser certi di raggiungere un obiettivo è assicurarsi la sua riuscita prima ancora di iniziare a perseguirlo.
> > >
> > > Seguendo sto principio non ho ancora iniziato
> >
> > Una cosa che mi blocca è la seguente. Supponiamo che io abbia l'obiettivo X e chieda soldi per realizzarlo.
> >
> > Datemi dei soldi e io farò X!
> >
> > Già ti guardano sorto perché Archimede si accontentava di una leva, ma supponiamo che qualcuno te li dia.
> >
> > Però che i soldi racconti non bastano per X.
> >
> > Hai preso un impegno, e chi ti ha dato i suoi soldi si aspetta di vederlo mantenuto. Ma i soldi non bastano, perciò non puoi farlo, e stai tradendo le aspettative di chi ti ha finanziato.
> >
> > Ne consegue che se chiedi dei soldi devi essere sicuro di ottenerne abbastanza, o devi formulare l'obiettivo X in modo che in caso di risorse insufficienti o incidenti di percorso puoi ripiegare su Y.
> >
> > Voglio dire, insulae in a nutshell è far vedere la foto dell'atollo dell'altro giorno e dire: datemi dieci milioni di dollari, compro l'atollo e poi estraggo a sorte un anno di vacanza per uno di voi!
> > Poi non raccolgo abbastanza e allora compro l'isola alla foce del Tevere, che se metti un piede in acqua ti viene la leishmaniosi. I sottoscrittori non saranno un pochettino incazati?
>
> UPPETE!
>
> Nessuno ha una soluzione a questo problema?
La soluzione è accettare che questo specifico obiettivo, ahitè, è una stronzata.
Più nello specifico vuoi far la spesa coi soldi degli altri. Se avessi letto kiyosaki sapresti distinguere tra sogno e investimento, e non tratteresti un sogno (quindi una spesa se vogliamo voluttuaria, che ha valore solo per te) come un investimento, quindi una spesa che porta valore ad altri. Che valore o valori stai dando agli altri in contropartita all'offerta per insulae?
ne vedo un po':
1) farti contento
2) la probabilità di ottenere un anno di vacanza in un atollo
3) sostenere la causa in cui credi (che poi in realtà è una variante del punto 1)
Quanto valgono questi valori?
1) niente o quasi, alla maggior parte degli stronzi su questo mondo fottesega di te, a quei pochi che gliene fotte, gliene fotte per qualche euro al massimo: comunque sanno che non ti faranno contento con una donazione di spiccioli, anzi, si sentiranno inculati e basta.
2) la probabilità è tendente drasticamente a zero, è un progetto troppo fallimentare per poter solo iniziare
3) la causa in cui credi è ritenuta dai più una stronzata.
Mi spiace smontarti ma è così. Vuoi vendere un servizio senza acquirenti potenziali.
Invece potresti fare un'altra cosa: fai i soldi come cazzo ti viene, fottendotene quanto ti riesce dei tuoi princìpi. Non dico che deve andare a buttare sacchetti di plastica in giro per dispetto, però insomma, devi vendere un bene/servizio che interessa, che abbia domanda (sei anche fortunato perché il green va tanto di moda).
Raggiungi il prezzo dell'atollo.
Ti compri l'atollo.
Mandi a fanculo tutti.
E' ancora irrealistico, ma meno.
**Modificato dall'autore il 06.01.2018 04:05**I pedoni possono muoversi solo in avanti.-
Re: I fallimenti e i fallitiScritto daNon Autenticatoil 2018-01-06 16:45:44.0 alle 2018-01-06 16:45:44.0Scritto da: avvelenato
> Scritto da:
> > Scritto da:
> > > > Parafrasando Sun Tsu, il modo migliore per esser certi di raggiungere un obiettivo è assicurarsi la sua riuscita prima ancora di iniziare a perseguirlo.
> > > >
> > > > Seguendo sto principio non ho ancora iniziato
> > >
> > > Una cosa che mi blocca è la seguente. Supponiamo che io abbia l'obiettivo X e chieda soldi per realizzarlo.
> > >
> > > Datemi dei soldi e io farò X!
> > >
> > > Già ti guardano sorto perché Archimede si accontentava di una leva, ma supponiamo che qualcuno te li dia.
> > >
> > > Però che i soldi racconti non bastano per X.
> > >
> > > Hai preso un impegno, e chi ti ha dato i suoi soldi si aspetta di vederlo mantenuto. Ma i soldi non bastano, perciò non puoi farlo, e stai tradendo le aspettative di chi ti ha finanziato.
> > >
> > > Ne consegue che se chiedi dei soldi devi essere sicuro di ottenerne abbastanza, o devi formulare l'obiettivo X in modo che in caso di risorse insufficienti o incidenti di percorso puoi ripiegare su Y.
> > >
> > > Voglio dire, insulae in a nutshell è far vedere la foto dell'atollo dell'altro giorno e dire: datemi dieci milioni di dollari, compro l'atollo e poi estraggo a sorte un anno di vacanza per uno di voi!
> > > Poi non raccolgo abbastanza e allora compro l'isola alla foce del Tevere, che se metti un piede in acqua ti viene la leishmaniosi. I sottoscrittori non saranno un pochettino incazati?
> >
> > UPPETE!
> >
> > Nessuno ha una soluzione a questo problema?
>
> La soluzione è accettare che questo specifico obiettivo, ahitè, è una stronzata.
>
>
> Più nello specifico vuoi far la spesa coi soldi degli altri.
È esattamente quello che voglio. Dopo aver visto Tronchetti Provera comprare la Telecom con i soldi della Telecom so che a certi livelli è possibile (ed è l'unico modo in cui si arricchisce) ma io non sto a quei livelli.
In realtà l'obiettivo che ho inn mente in questo caso è un altro, ma l'atollo di insulae calza perfettamente come metafora.
> Se avessi letto kiyosaki sapresti distinguere tra sogno e investimento, e non tratteresti un sogno (quindi una spesa se vogliamo voluttuaria, che ha valore solo per te) come un investimento, quindi una spesa che porta valore ad altri. Che valore o valori stai dando agli altri in contropartita all'offerta per insulae?
>
> ne vedo un po':
> 1) farti contento
> 2) la probabilità di ottenere un anno di vacanza in un atollo
> 3) sostenere la causa in cui credi (che poi in realtà è una variante del punto 1)
>
> Quanto valgono questi valori?
> 1) niente o quasi, alla maggior parte degli stronzi su questo mondo fottesega di te, a quei pochi che gliene fotte, gliene fotte per qualche euro al massimo: comunque sanno che non ti faranno contento con una donazione di spiccioli, anzi, si sentiranno inculati e basta.
> 2) la probabilità è tendente drasticamente a zero, è un progetto troppo fallimentare per poter solo iniziare
> 3) la causa in cui credi è ritenuta dai più una stronzata.
>
> Mi spiace smontarti ma è così. Vuoi vendere un servizio senza acquirenti potenziali.
Credi che non abbia ragionato su queste cose? Ho impiegato tutti gli anni dei Libri dell'odio a ragionarci. Per questo non metto l'accento sulla mia causa, di cui non frega a nessuno, ma su un vantaggio che ne deriva ad altri. Ma ora come ora tale vantaggio è ancora insufficiente a far scucire all'altro medio dei soldi per una causa di cui non gli frega, dovrei modificarlo in qualcosa di più allettante. È come nei crowdfunding dove se dai 1000 dollari poi ti danno l'occhiale virtuale 3D 8K che al pubblico costerà 600 dollari, ma se ne doni 5 puoi scaricare una GIF con un cuore. Bisogna ancora lavorarci sopra.
> Invece potresti fare un'altra cosa: fai i soldi come cazzo ti viene, fottendotene quanto ti riesce dei tuoi princìpi. Non dico che deve andare a buttare sacchetti di plastica in giro per dispetto, però insomma, devi vendere un bene/servizio che interessa, che abbia domanda (sei anche fortunato perché il green va tanto di moda).
> Raggiungi il prezzo dell'atollo.
> Ti compri l'atollo.
> Mandi a fanculo tutti.
>
> E' ancora irrealistico, ma meno.
Anche su questo ho ragionato a lungo mentre scrivevo i Libri dell'odio, l'ho chiamato vendere l'anima al diavolo. Cioè i danni all'ambiente che fai nel fare i soldi per comprare l'atollo sono molto maggiori del bene che farai preservandolo, è una sorta di principio termodinamico economico.
Comunque non è facile fare i soldi.
Oggi il solo metodo che funziona è cavalcare un'onda. Come arriva il boom di un prodotto, tipo il telefonino negli anni 90 o la sigaretta elettronica di recente, apri una srl e ti butti nell'affare al momento giusto per sei mesi, meglio se con uno schema multilivello, e come t'accorgi di un cenno di flessione nella logistica delle entrate vendi la srl e sparisci senza pagare le tasse. Ma questo mordi e fuggi non costruisce niente, non rende il mondo migliore, anzi lo avvicina un poco alla fogna a cui la nostra società sta tendendo.
Oppure vuoi fare qualcosa di costruttivo e di stabile, che renderà molto meno della truffa del punto precedente.
Artigianato. Non è fare soldi, è trasformare in denaro il tuo tempo. In certi casi il denaro che ottieni è abbastanza da poter vivere in pace il tempo che ti rimane.
Cibo. È un settore dove puoi competere con le multinazionali, perché c'è posto anche per le nicchie. La tua pizza sarà comunque diversa da quella da quella del supermercato e il pubblico vorrà provare anche quella.
Abbigliamento. Vale lo stesso discorso del cibo. I tuoi jeans saranno comunque diversi da quelli della Levi's e qualcuno li comprerà perché gli piace quel modello. Puoi far fare i jeans a un'azienda cinese che li spedirà direttamente ai clienti in dropshipping. Tutto online, magari in bitcoin. Il problema che io non ho studiato queste cose, non so nemmeno attaccare un bottone.
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Re: I fallimenti e i fallitiScritto daNon Autenticatoil 2018-01-05 17:37:21.0 alle 2018-01-05 17:37:21.0Scritto da: avvelenato
> Mi sono andato a leggere l'etimologia.
> L'intuizione che ho avuto era corretta: la radice è la stessa che conduce alla parola "fallo", o al verbo inglese "to fall".
>
> http://www.etimo.it/?term=fallire
> https://www.etymonline.com/word/fall
>
> Il fallimento è una caduta rovinosa a terra, quindi in un luogo differente da quel dove il progetto doveva realizzarsi. Che fosse erigersi orgogliosamente in piedi o librarsi nel cielo.
>
> E' sul concetto di realizzazione che ragionerei per contrapporre un contrario al fallimento. Qualcosa che va come deve andare.
>
> Un obiettivo è realizzato, oppure è fallito.
>
> Una persona è realizzata, oppure è fallita.
>
> Qua sta la differenza tra aver fallito ed esser falliti. Approfondiamola.
>
>
> Un obiettivo ha una dimensione definita. Chi lo stabilisce ne accetta i criteri per determinarne la riuscita o meno.
> Un buon obiettivo dev'esser realizzabile, cioé deve aver in potenza le caratteristiche per poter esser compiuto. Parafrasando Sun Tsu, il modo migliore per esser certi di raggiungere un obiettivo è assicurarsi la sua riuscita prima ancora di iniziare a perseguirlo.
>
> Sarebbe bello se fosse sempre possibile, ma così non è. Anche la scelta degli obiettivi è un obiettivo, e come tale può essere fallibile.
>
> Ma dalla caduta spesso ci si può rialzare. Ecco perché non bisogna aver paura dei fallimenti. Di esser falliti, invece...
>
>
> Come si fa a capire se una persona è fallita? Giocando un po' con le parole, possiamo cercar di capire se la stessa si sia realizzata o meno. Ma cosa significa, per una persona, "realizzarsi"?
>
> Vuol dire la trasformazione da potenza in atto. La costituzione nel reale di ciò che è la sua essenza. Beh questo non aiuta molto; chi può dire con certezza e oggettività quale sia il potenziale di un individuo?
>
> Però una cosa è interessante: prendiamo yoda. Il fatto che gli diano sì spesso del fallito implica che i suoi detrattori gli riconoscano un potenziale.
>
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> Cosa può fare una determinata persona. Qual è il suo scopo, la sua missione di vita? Che ci sta a fare su sto pianeta?
> A differenza di un obiettivo, la missione non necessariamente dev'esser realizzabile. Anzi, è più frequente che non lo sia. E' più frequente sia solo un punto nel cielo verso cui mirare, per far arrivare la propria azione sufficientemente lontano. Qualcun altro poi penserà a passare il testimone ancora più in là.
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> Quindi come si fa a distinguere tra una persona fallita e una che non lo è, dal momento che è assai probabile che entrambe mancheranno di raggiungere la propria missione?
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> Secondo me, si può solo valutare quanto ci si sia avvicinati, tenendo conto dei mezzi a disposizione e della difficoltà dell'impresa. Ma meglio un passo in avanti verso una piccola missione, che un passo indietro da una missione imponente.
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> La cosa che secondo me mette in difficoltà molte persone è proprio la scelta della propria missione. O se vogliamo, lo scopo della loro esistenza. Il senso della loro vita. La loro personale narrativa. Sceglier questa dovrebbe essere fra i primi obiettivi da conquistare, perché se non si sa dove andare si può accelerare quanto si vuole; prima o poi o si inciampa o ci si accorge che bisogna tornar indietro.
> Bisogna conoscersi, nei punti di forza e di debolezza, far chiarezza sui propri valori e su cosa si desidera dal profondo, e su come/cosa si possa realisticamente ottenere. Solo allora si saprà dove conviene indirizzare le proprie energie.
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> Non so, io ad esempio non ho tutta sta chiarezza ancora; ma vorrei lasciare il mondo meglio di come l'ho trovato. Se morissi domani, morirei da fallito. Sto ancora cercando di rimediare ai danni che ho fatto finora. Ciò che non mi fa sentir tale, è il fatto che finalmente sto ottenendo dei progressi, seppur lenti.
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> Alla fine di questo sproloquio non ho conclusioni definitive, ma qualcosa ne abbiamo ricavato:
> 1) chi ti dà del fallito ti riconosce del potenziale;
> 2) per essere un fallito devi crepare senza aver realizzato neppure in parte il tuo potenziale;
> 3) per realizzare il tuo potenziale devi innanzitutti conoscere te stesso.
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Ohh finalmente mi dai ragione
per definire un'intera vita fallita occorre che questa sia finitaRe: Avve help PUA
e poi occorre che il soggetto si abbia prefissato un obiettivo
uno che crepa con tanto potenziale inespresso, non si è realizzato, ma se non si è posto obiettivi non ha fallito
è illogico dare del fallito a qualcuno se è ancora in vita, mi rendo conto che possa stimolare l'orgoglio ferito e spronare qualcuno, ma rimane una cosa non vera e fallace, illogica
e poi non bisogna avere paura del fallimento dell'intera vita, come non bisogna avere paura della morte
della morte si dice, perchè devo temere la morte, quando ci sono io non c'è lei e quando c'è lei non ci sono io
del fallimento totale uguale
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