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https://it.wikipedia.org/wiki/Razza_mediterranea 
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https://it.wikipedia.org/wiki/Razza_alpina 
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https://it.wikipedia.org/wiki/Razza_nordica 
Ho dimenticato di sottolineare, facendomi una risata, come i sostenitori della razza nordica e di quella mediterranea fossero sostanzialmente d'accordo nel ritenere inferiore quella alpina.
> Secondo me la questione è questa.
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> Prendi questi due cani.
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> Sono molto diversi morfologicamente. Quindi sono considerate due razze diverse della stessa specie.
Sono razze di cani, non van bene come paragone con quelle umane perché le razze di cani e di altri animali addomesticati per la loro utilità sono state selezionate artificialmente. Le spiccate differenze nell'aspetto sono dovute a quale carattere utile è stato selezionato.
> Prendi questi due gatti.
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> Sono diversi, ma non così diversi. Hanno il pelo diverso, ma morfologicamente sono fatti sostanzialmente alla stessa maniera.
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> Quindi probabilmente non sono razze diverse.
Nel caso dei gatti il discorso si fa più interessante. La domesticazione ha prodotto una varietà di fenotipi ma le differenze restano contenute. Più o meno come con gli umani.
Direi proprio che il gatto è l'animale ideale per parlare di razze e della loro definizione, perché le differenze sono analoghe a quelle fra esseri umani, fino a un certo punto, e perché trattandosi di animali viene meno tutto il retroterra politico e ideologico che inquina il discorso sulle razze umane.
> Questo invece è un gatto di razza diversa dai primi due.
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Questo è un incrocio con un'altra specie. Che si ibrida con il gatto domestico e direi che se ne hanno fatto una razza felina gli ibridi sono anche fertili, per cui a rigore non dovrebbe essere considerata una specie diversa, secondo la definizione di specie. Questo mostra quanto sia problematico e convenzionale anche il concetto di specie.
I pioppi si ibridano fra loro, e pure le querce. A volte gli ibridi non sono vitali, a volte sono vistosamente svantaggiati, a volte sono pienamente funzionali.
Gli agrumi si ibridano generalmente fra loro con prole generalmente fertile, eppure sono classificati come specie diverse. Formano un continuum in cui la specie A si ibrida con la B e con la C ma non con la D, ma la specie B si ibrida con la D, quindi l'ibrido fra A e B può magari ibridarsi con la D.
> Credo che quello che intendono dire coloro che rifiutano di suddividere gli umani in razze è che negli umani non esistono differenze così marcate.
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> Le differenze tra gli umani di una popolazione e dall'altra sono paragonabili alle differenze che ci sono tra questi due gatti.
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In questo caso parlerei di semplice variabilità individuale. Però la cosa interessante con i gatti è che esistono dei tipi che mantengono una certa stabilità. In una nidiata puoi vedere gatti di tutti i colori, ma se prendi in esame migliaia di nidiate vedrai che vi sono dei tipi ricorrenti:
tigrato grigio
tigrato grigio perlato
tigrato rosso
bianco
nero
bianco e nero
bianco con macchie sulla faccia e sulla schiena
tricolore
Si tratta di razze? Secondo una definizione i vari fenotipi si chiamano razze. Un biologo sul suo blog scriveva che lui e i suoi colleghi parlano comunemente di razze nel distinguere fra topi bianchi e neri.
Secondo un'altra definizione, per parlare di razza occorre la trasmissione dei caratteri alla prole, che la prole di due gatti ad esempio tigrati rossi sia generalmente tigrata rossa, e questo mi pare è quanto accade. Se è sempre tigrata rossa allora si parla di razza pura, e questo accade con le razze da esposizione selezionate artificialmente.
Si chiama razza una stirpe che possiede determinati caratteri, e per estensione in astratto l'insieme di quei caratteri.
Il punto è che i caratteri li puoi scegliere come ti pare, ma il quadro che presenta la realtà non è totalmente arbitrario. Ad esempio la maggioranza delle ragazze austriache che ho visto appare come un continum ai cui estremi ci sono due tipi, che è plausibile fossero in origine popolazioni diverse (che so, celti e germani).
Per fare un altro esempio, fra le querce ce ne sono molte che hanno il picciolo della foglia corto e quello della ghianda lungo (e si chiama farnia) e molte con il picciolo della foglia lungo e quello della ghianda corto (e si chiama rovere). Dato che esistono ibridi, si troveranno di sicuro individui con i piccioli entrambi lunghi o entrambi corti, ma sono rari.
Se metti in ascissa la lunghezza del picciolo della foglia e in ordinata quello della ghianda, i punti che rappresentano i vari individui rilevati non si distribuiscono uniformemente ma si addensano nei due gruppi della farnia e della rovere (che poi differiscono fra loro anche per altri caratteri).
Questo è il criterio con cui si individuano le specie, o le razze, ed è pure il metodo con cui il cervello categorizza per costruire i concetti.
Infine, le sottospecie sono anche dette razze geografiche, quindi non è vero che per gli scienziati le razze non esistono.
> I razzisti allora chiedono "dove va messo il paletto"? Boh, ma se non si mette un paletto allora uno potrebbe arrivare a sostenere che le persone con i capelli biondi possono essere considerata una razza diversa da quelle con i capelli castani.
Infatti è stato fatto, parlando di sottorazze della razza bianca. Chi lo faceva supponeva che in temi antichissimi si fossero formate queste suddivisioni fra una popolazione bionda pura e una castana pura, che chiamava razze, e l'attuale varietà fosse dovuta a mescolanze.
> Basta una lieve differenza estetica per parlare di "razze diverse"?
Dipende dalla definizione di razza che assumi.
> > Il discorso è reso ostico dall'alta quantità di opere scritte quando l'argomento era di moda, prima che si affermassero gli studi genetici e si affinassero quelli storici. Ad esempio il termine "ariano" è entrato in uso quando si pensava che gli indoeuropei provenissero dall'India, ma oggi si ritiene che la regione di provenienza fosse un'area tra il nord del Mar Nero e il mar Caspio.
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> > Il discorso è reso confuso dalle idee imprecise di quelli che scrivono nei forum usando termini come razza (termine proprio degli allevatori), etnia (termine in uso fra antropologi ed etnografi, di definizione ancora più imprecisa, ma a cui sembrano aggrapparsi tutti gli antirazzisti), sottospecie (termine scientifico come specie, ma non per questo definito con precisione).
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> > Inoltre la considerazione dell'aspetto fisico è soggettiva, e dovuta alle idalizzazioni dei singoli autori. Questo tizio
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> > viene portato ad esempio della razza mediterranea, ma immaginalo coi capelli biondi e non lo distingueresti da un tedesco.
Dimenticavo di osservare che è così perché quel particolare individuo è stato scelto a rappresentare la razza mediterranea da qualcuno che voleva mostrare che "anche gli italiani sono ariani".
Al proposito, Goebbels scelse una bambina con occhi e capelli castani da pubblicare come "bambina ariana ideale" per mostrare che non necessariamente ariano voleva dire biondo con gli occhi azzurri, e a sua insaputa la bambina era ebrea.
> > In conclusione, hanno senso sia il punto di vista secondo cui le razze non esistono che quello secondo cui esistono, a seconda di quali aspetti prendi in considerazione.
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> > Personalmente preferisco parlare di sovrapposizioni di caratteri, ognuno dei quali ha una propria estensione e una diffusione con differenti gradazioni. Ad esempio la statura media aumenta verso nord, come pure la depigmentazione della pelle; capelli biondi e occhi azzuri si irradiano dalla Finlandia, quelli rossi si concentrano in Udmurtia e nel nord delle isole britanniche; la brachicefalia e più in generale il brachimorfismo prevalgono nel centro Europa; Nell'Europa nordica, mediterranea e orientale sono diffusi gli occhi a mandorla mentre nell'Europa centrale e occidentale quelli spioventi; in certe parti d'Europa prevale il mento quadro, in altre tondo, in altre a punta. Inoltre vi sono i lineamenti facciali. Il sovrapporsi di tutte queste carateristiche determina l'aspetto tipico dei vari popoli europei. Tipico significa che in una data popolazione molti possiedono un dato aspetto complessivo, e quasi tutti uno o più caratteri di esso anche se non tutti.
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> > Purtroppo l'antirazzismo rende oggi impossibile uno studio di questi fenomeni, la cui esistenza viene negata, ignorata o snobbata.
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> Non è vero, gli studi vengono fatti, ma ai razzisti non va bene che la comunità scientifica, sulla base delle proprie definizioni, ritiene che non si possa parlare di razze negli esseri umani.
Secondo me non è vero, ed è la stessa cosa che dice il biologo parlando dei topi. Cercando in rete dovrebbe saltare fuori l'articolo.
La comunità scientifica è un luogo in cui, a meno che tu non sia un genio indiscusso o un barone affermato, la tua carriera accademica dipende fortemente da cosa pensano di te colleghi e superiori, e questo crea un chilling effect per cui ogni studioso si guarda bene dal dire cose che non sono di moda.
> Che la definizione sia relativa è ovvio (lo è come ogni definizione), ma allora chi è che deve decidere se una cosa è un pianeta oppure una stella? Lo si decide nei forum di politica, o lo si lascia fare agli astronomi?
La differenza tra pianeta e stella si basa su caratteristiche oggettive.