- Scritto da: Anonimo
> Ma sono necessarie tutte queste diversificazioni?
Necessarie no, ma in quanto diversificazioni sono senz'altro utili per adattarsi a target e contesti differenti. Questo può disorientare chi è abituato ad esempio al pacco preconfezionato e monolitico di Windows (più semplice ma meno elastico) però ha molteplici vantaggi. Una Fedora o una Mandrake sono facilmente abbordabili per un primo approccio, ma fanno venire il mal di pancia a chi usa Slackware o Gentoo. Prova però a fare installare una Gentoo, una Debian o una Slack a chi ha sempre usato Windows, come minimo gli viene un infarto.
> Io non credo ma lo dico dal basso della mia
> scarsa esperienza.
> Voglio dire: e' mai possibile che se devo
> configurare una macchina
> linux oltre al sistema operativo in se debba
> studiarmi anche la
> distribuzione installata poiche' ognuna ho i suoi
> files di configurazione
> i suoi programmini di configurazione,
> disposizioni diverse dei
> file nel filesystem, ecc. ecc.?
GNU/Linux non è un OS preconfezionato da prendere as is. Innanzitutto è un OS nato per essere studiato e adattato e difficilmente si può andare avanti senza studiarlo almeno quel minimo indispensabile per usarlo proficuamente come workstation. D'altra parte ci sono distro adatte (o per lo meno orientate) per "non" essere studiate, però mostrano almeno in parte i difetti di un Windows: i tool di automazione inevitabilmente finiscono per appesantirle. Confronta un file standard di configurazione di una Red Hat con l'analogo di una Slackware e ti accorgi di quanto la prima sia più pachidermica della seconda. Però è più user friendly.
Ci sono poi distro che deviano poco dallo standard GNU/Linux. Il problema può essere aggirato proprio ricorrendo ad una di queste
> no solo ma ora c'e anche la moda di distribuire
> kernel patchati.
> Ogni distribuzione ha il suo kernel.
Ci sono distro che sono fondamentalmente pulite che usano kernel non patchati. Un annetto fa nella Slackware 9.1 avevo sostituito il suo kernel con un 2.4.26 preso da un cd di linux magazine. L'ho configurato e ricompilato e ho ottenuto una slack molto più prestante. Sarà stato culo, però con la red hat non sono mai riuscito neppure ad aggiornare il suo kernel. Per cambiare versione dovevo procedere ad una reinstallazione.
> Perdonate l'osservazione ma lo trovo assurdo.
E' una semplice questione di punti di vista. Quello che tu consideri assurdo secondo me è un punto di forza
> L'impressione e' che, come mi chiedono tante
> persone, ci siano veramente
> tanti linux diversi.
Vero
> Ma e' necessario?
> Io credo di no.
Se non necessario sicuramente più utile (IMHO)
> Da questo punto di vista trovo molto meglio
> condivisibile la politica
> di BSD, una sola distribuzione anche se, come si
> diceva, ora si sono divisi
> i 3 filoni diversi.
> Questo mi piace un po meno.
Non conosco BSD perciò no comment
> Per quanto riguarda linux vedo un'ingerenza molto
> pericolosa del
> settore commerciale.
> Certo free .....
GNU/Linux non è un'emulazione del comunismo, solo gli imbecilli proseguono con questa leggenda metropolitana. Trattandosi di una piattaforma *libera* vede applicati tutti i risvolti del *software libero* coinvolgendo sia il profit sia il no profit. Quello che molti non voglio capire è che finché la fisolofia del free software non viene violata, tutti traggono vantaggio da questo connubbio. Red Hat ha speculato molto sul free software ma per quanto possa sembrare antipatica, a me o tanti altri, ha anche dato molto al free software e ha contribuito alla sua crescita.
Più che ingerenza io vedrei una sinergia. Ben vengano queste ingerenze.
> Ho paura di questa deframmentazione di linux,
> sopratutto la vedo
> senza senso se non quella di creare introiti per
> le case commerciali
> che le distribuiscono.
Senza questa deframmentazione il free software resterebbe roba per aficionados e "cantinari". La deframmentazione estende il target e l'elasticità e soprattutto fa in modo che GNU/Linux non sia solo "roba per comunisti".