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Scritto da
Wakko Warner
Wakkus Horribilis
il 2007-06-27 23:00:00.0 alle 2007-06-27 23:00:00.0
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Hitler, figlio della violenza
«È una fortuna dei governanti che la gente non pensi. (Adolf Hitler, citato da Joachim Fest)

È possibile che nella Germania d'oggi vi sia ancora chi si rifiuti di capire che senza i maltrattamenti inflitti ai bambini, senza l'educazione all'ubbidienza cieca mediante il ricorso alla violenza, non sarebbe esistito un Hitler e non vi sarebbe stato nessun suo seguace? E quindi nemmeno milioni di persone massacrate?

È da presumere che ogni persona raziocinante si sia chiesta almeno una volta in questo dopoguerra: come è stato possibile che un individuo abbia concepito un
così gigantesco meccanismo di morte e abbia trovato milioni di persone disposte ad aiutarlo nel farlo funzionare?

Perché il mostro Adolf Hitler, assassino di milioni di persone, il campione del massacro e della follia organizzata, non è venuto al mondo come mostro. Non è
stato inviato su questa terra dal demonio, come i più pensano, né è stato spedito dal ciclo per «mettere ordine» in Germania, costruire autostrade e sollevare il paese dalla crisi economica, come taluni ancora oggi pensano. Non è nemmeno venuto al mondo con «istinti distruttivi innati», perché questi non esistono. La
nostra missione biologica consiste nel conservare la vita e non nel distruggerla.

La propensione alla distruzione non è mai originariamente insita nell'individuo,
le tendenze ereditarie non sono né «buone» né «cattive». Il modo in cui si esplicano dipende dal carattere che si forma nel corso della vita e la cui specie è determinata dalle esperienze individuali, soprattutto nell'infanzia e nella giovinezza, e dalle più tarde scelte dell'adulto.

Hitler è venuto al mondo innocente, come ogni altro bambino, ha ricevuto dai suoi genitori - come molti altri bambini di quei tempi - un'educazione distruttiva, e più tardi è stato egli stesso a fare di sé un mostro. Era un sopravvissuto al meccanismo d'annientamento al quale, nella Germania sul volgere del secolo, si dava nome di «educazione» e che io definisco il campo di concentramento segreto, riservato ai bambini, quello che si vorrebbe che non fosse mai scoperto.

Come questa forma occulta di orrore sia diventata poi nel Reich di Hitler un orrore palese, l'ho dettagliatamente descritto nel libro La persecuzione del bambino e poi anche in altre mie pubblicazioni, come per esempio L'infanzia rimossa e Der
gemiedene Schlùssel [La chiave accantonata]. In questi testi si può anche trovare la puntuale dimostrazione di tutto ciò cui mi limiterò soltanto ad accennare nelle
pagine che seguono.»
- Alice Miller


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