Recentemente Montezemolo ha quantificato economicamente il problema dell'assenteismo.
Sono d'accordo con lui, è davvero una brutta piaga.
Come la risolviamo?
Ma precarizzando ogni lavoro, è ovvio! Di conseguenza la malattia o non esiste più, oppure, se esiste, è talmente stigmatizzata da scoraggiarne l'uso.
Considerate che un precario lavora per tot mesi e poi deve sperare di essere richiamato...
Ora vi racconto una storia. C'è una ragazza, contratto a tempo determinato (ctd), che lavora nel cmp. E' in cura con dolorosissime iniezioni alla schiena per sa il cazzo quale problema. E' giovane ma cammina come una novantenne.
Siccome non le è stato dato un giorno di ferie (NON malattia, FERIE), è venuta a lavorare in queste condizioni.
Ovviamente i colleghi, impietositi, le hanno dato una mano. Ma che utilità può avere una persona così all'azienda? Nulla.
Allora conviene costringerla, con subdoli ricatti, a venire a lavorare? Considerando che occupa solo spazio, "costringe" altri colleghi ad aiutarla invece che svolgere il loro lavoro?
Considerando che quest'atteggiamento si ripercuote sul clima lavorativo e sulla percezione di quanto l'azienda si interessi del benessere dei lavoratori?
Forse per sconfiggere l'assenteismo sarebbe meglio adottare più trasparenza sui criteri coi quali questa "malattia" viene concessa... piuttosto che partire col presupposto che chiunque chieda malattia, a priori, sia un assenteista e quindi se è ctd una volta scaduto il contratto non lo si richiama più.
Ora vi saluto e vado a farmi prolungare la malattia di altre due settimane, finché dura la pacchia, ne approfitto