☺
Scritto da
il 2008-01-03 23:30:00.0 alle 2008-01-03 23:30:00.0
Trollate totali: 17613
Un gioco interessante.
Prendiamo ad esempio il gioco dei fiammiferi (eseguito, in verità, nel film anche con le carte). Il Lui protagonista (interpretato da un insolito Giorgio Albertazzi), ospite e straniero nel palazzo-labirinto, nonché voce narrante che ossessivamente ci rende partecipi dei pensieri e dei ricordi del proprio Io, viene sfidato al tavolo da gioco dall'Altro, l'Antagonista, colui che è forse marito o forse amante di una Lei, diafana e inafferrabile, sfuggente. Si gioca in due. Quattro file di fiammiferi disposte a piramide: una con sette, una con cinque, una con tre e l'ultima con un solo fiammifero. A turno si possono togliere quanti cerini si vogliono, ma solo da una fila alla volta. Perde quello a cui resta l'ultimo elemento. E a vincere è sempre l'Altro. Né Mister X né nessun altro ospite dell'albergo riesce a comprendere le regole. Ognuno prova, con congetture, a dare un senso a ciò che sembra non averne affatto ("Ma è un gioco assurdo!"; "basta conoscerne il trucco"; "bisogna prenderne in numero dispari"; "ci sono di certo delle regole"; "perde chi comincia"; "quello che conta è prendere ogni volta un quoziente di sette"; "ma in che fila?"; "è una serie logaritmica"). Immobili come statue osservano lo spettrale Sacha Pitoëff vincere ripetutamente Albertazzi. L'unico movimento, che diventa ossessione, è quello del gioco. Lo spettatore si ritrova inevitabilmente dentro lo stesso meccanismo, ma scovare una soluzione sembra impossibile.
Ed è Robbe-Grillet a svelare il mistero. Il gioco sembrerebbe essere un'invenzione dell'autore (anche se si rivela essere identico al Nim, gioco originario dell'antica Cina e comparso per la prima volta in Europa nel Cinquecento) e risalirebbe ad un suo periodo di permanenza in un campo di lavoro durante la guerra.
Dal film, Provare per credere.
Everyone has the right to my opinion!