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il 2008-01-08 01:42:00.0 alle 2008-01-08 01:42:00.0
Le fattezze del volto
Le fattezze del volto, la forma fisica, il nostro aspetto generale condizionano il nostro modo di essere e la relazione con gli altri sin dal nostro primo vagito. L'essere attraenti o meno influenza il modo in veniamo percepiti dalle persone con cui veniamo a contatto. Il loro giudizio subisce l'effetto della credenza che certe dimensioni siano naturalmente legate (come recita l'adagio: "sano è bello"); così succede che attributi di personalità, stili di comportamento ed altri aspetti che niente hanno a che fare l'aspetto fisico ci vengano assegnati sulla base della sola apparenza. Successive conferme e rinforzi, ci inducono a ritenere che queste associazioni, del tutto arbitrarie, siano vere; quindi le facciamo nostre. La scelta del compagno, la stima di sé, la nostra competenza sociale, la realizzazione personale e tutta la nostra vita sono a quel punto mediate dal fatto di trovarci attraenti o "brutti".

La personalità di chi si piace: uno dei punti cardine della nostro carattere è la stima di sé. L'aspetto fisico è il fattore che per primo e più prepotentemente agisce su questo concetto. Quanto più siamo o ci consideriamo belli, tanto maggiore è la fiducia che abbiamo in noi stessi. Chi sa di piacere, rivela spesso una maggiore stabilità d'umore e di carattere e di norma è più popolare e ricercato dagli altri. Un'interessante esperimento al riguardo ha coinvolto giovani donne e uomini. La ricerca mirava a verificare se il fatto di piacersi, renda l'individuo più capace di mantenere le proprie posizioni, quando è sottoposto a pressione sociale. E' emerso che maschi dai bei lineamenti e che vestono bene e in modo curato, hanno una minor tendenza al conformismo rispetto a chi e meno bello e più trascurato; inoltre, hanno un'alta concezione di sé. Le ragazze graziose di viso, ma anche magre, riportavano un atteggiamento analogo. L'indagine ha portato alla luce altri aspetti socialmente desiderabili legati alla bellezza: chi si piace, comunemente, sa farsi valere, è di compagnia ed è flessibile; sa valutare le cose in modo obiettivo e tiene in considerazione il punto di vista dell'altro. In genere, ha dei risultati scolastici e personali elevati, mostrando intelligenza e spirito d'osservazione. Infine, si comporta in modo responsabile e rivela un buon grado di autocontrollo.

"Il complesso del "brutto anatroccolo": il non apprezzare le proprie fattezze o il proprio corpo (e questo vale in particolare per le donne) porta a sviluppare tratti meno "piacevoli": ad esempio, maschi che hanno un corpo magro e spigoloso, reputano di avere poco controllo sugli eventi e minori opportunità. Gli studi evidenziano il fatto che in genere chi non si apprezza, è anche piuttosto emotivo, timido e introverso e ha una bassa tolleranza dello stress. Se la bellezza è associata ad una buona stima di sé, il non piacersi rende l'individuo incline a svalutarsi; in particolare chi è sovrappeso e si ritiene responsabile di questa sua condizione, tende ad svilirsi e a colpevolizzarsi, specie se pensa che la sua "taglia" possa limitarlo nelle sue interazioni sociali. Uno dei tratti che contraddistinguono chi non si piace ha una più alta probabilità di adottare comportamenti nevrotici. Forse coscienti di questa vulnerabilità, i meno belli spesso riconoscono di celare la paura di essere a rischio di sviluppare malattie mentali.· L'identità sessuale: il giudizio che si da della propria bellezza e di conseguenza sulla stima di sé influisce anche sull'identificazione sessuale. Chi si valuta positivamente si riconosce meglio nel proprio sesso: così le donne si sentono più femminili e gli uomini, più virili.· L'atteggiamento degli altri nei confronti dell'aspetto fisico: le altre persone ritengono che chi è attraente somma su di sé altre qualità positive; tra queste soprattutto l'essere affabili, coscienziosi, emotivamente stabili, vincenti e aperti. Le bella o i bello rendono gli altri più tolleranti verso le loro intemperanze o trasgressioni: in una ricerca è stato provato che la bellezza ha l'effetto di ridimensionare l'aggressività. Una provocazione (seppure modesta) veniva fatta da collaboratori degli sperimentatori. Se questi erano attraenti, la reazione era moderata; mentre se erano "bruttarelli", la risposta era più immediata e aggressiva.

Bellezza e relazioni interpersonali: chi è più attraente ha una maggiore disinvoltura e destrezza nei rapporti umani. Abituato fin da piccolo ad essere ammirato, incoraggiato e approvato dagli adulti, acquista consapevolezza della proprio fascino e del proprio "potere" persuasivo. Chi non piace, viene al contrario spesso ignorato o trattato con maggiore intransigenza e insofferenza. Queste esperienze precoci, lo segnano, rendendolo impacciato, schivo e poco pretenzioso. Le osservazioni e la ricerca hanno messo in evidenza che chi non si piace, tende a scegliere compagni di lavoro o di vita poco attraenti. Chi, per contro, si sente bella (vale soprattutto per le donne), ha un maggior numero di corteggiatori e è più selettiva ed esigente. Sia donne che uomini che si trovano "piacenti" si aprono e si confidano di più con interlocutori del sesso opposto che giudicano attraente.· Il piacersi e il linguaggio del corpo: il comportamento di chi è attraente è in genere più sicuro, sciolto e spontaneo rispetto a chi non si apprezza. Chi si piace, tende ad avvicinare e a mantenere distanze interpersonali più prossime all'altro; questo suo modo di fare non è in genere percepito come invadente, ma come indice di una personalità estroversa. Anche la quantità e il modo dei contatti fisici cambia a seconda della percezione del proprio fascino. Gli individui che si piacciono tendono a toccare di più, a essere più intraprendenti, disinibiti e spudorati: non solo sono loro a prendere l'iniziativa, ma mantengono il contatto più a lungo e usano forme di contatto più intime e confidenziali (abbracciano più facilmente; accarezzano o sfiorano zone più personali come i capelli, il volto, il tronco e la gambe dell'altro). Chi non si piace, ritiene che gli altri la pensino allo stesso modo; per cui, per evitare incontri imbarazzanti o di essere giudicato, in genere, tende a tendersi alla larga dagli astanti. Alle feste o agli incontri di gruppo, si mette spalle al muro e in punti poco illuminati; tende a isolarsi e ad essere sbrigativo quando gli viene rivolta la parola, così da defilarsi alla svelta; con il pericolo però di sembrare di altezzoso o scocciato. Nel contatto fisico, di solito tocca molto poco e preferisce toccare le parti prensili: avambracci, dorso delle mani, parte alta delle braccia. Tocca prevalentemente con le mani, se non addirittura con le dita e in modo veloce per non irritare l'altro. A volte, questi suoi "picchiettamenti" sono particolarmente insistiti; lo fa per verificare l'accettazione dell'altro, non capendo che questo suo modo di fare il più delle volte è avvertito come fastidioso.

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