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All’inizio erano ‘war game’, giochi di guerra inventati dal Pentagono per far superare ai soldati la soglia di inibizione naturale ad uccidere un altro essere umano. Solamente dopo il 2000 queste simulazioni trovarono uno sbocco commerciale come videogiochi diventando un gigantesco business. Prendiamo “Counterstrike” o “Halo 3” ,il loro immediato successo portò nelle tasche dei produttori circa 170 milioni di dollari solo negli Stati Uniti. Nulla di male se non fosse poi stata dimostrata una stretta correlazione tra l’utilizzo di alcuni videogiochi ‘killer’ e una serie di omicidi, stragi e suicidi messi in atto da ragazzini e adolescenti. Due diciottenni di Detroit hanno ucciso un giovane che neanche conoscevano, bruciandone i resti, per imitare “Manhunt2” (caccia all’uomo), un videogioco che poi è stato vietato in Gran Bretagna e in Italia. Il massacro dell’Istituto Tecnico della Virginia (32 ragazzi uccisi)è stato compiuto dallo studente Cho, ossessionato dal videogioco militare CounterStrike. Il 14enne Michael Carneal, Kentucky, videodipendente, appassionato di un gioco esplicitamente satanico, ha ucciso tre ragazzine. Saranno anche ‘casi limite’ ma, se c'è la possibilità di conseguenze tanto gravi, non sarebbe meglio vietare questi videogiochi? E secondo voi, con le già tante violenze e guerre di questo mondo, giochi del genere hanno ancora un senso?














