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il 2008-05-01 18:10:00.0 alle 2008-05-01 18:10:00.0
Senza peli sulla lingua: Tempi neri
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Occhio, neri, vi faranno ancor più neri. E mica soltanto la Lega, e con essa i fascisti (ante o post è uguale, sempre fascisti dentro sono) e quant’altri xenofobi han fatto mucchio nel cosiddetto Popolo della libertà a ridare vincente base popolare al populismo di Berlusconi.

C’è anche la sinistra – quella cosiddetta – a guardare ora i neri, e gl’immigrati in generale, anche di pelle assai più chiara, come il problema sociale principale. Per dargli addosso anch’essa, come già in tante città di cosiddetta sinistra s’è intanto principiato a fare con i lavavetri e con gli accattoni e con i senzadimora in generale, identificando ora in quel problema, lasciato fino ad oggi senza soluzioni, una della ragioni principali della batosta elettorale di Veltroni & C.

Ché dei neri e degli immigrati in generale – extracomunitari o no – ha paura tanta gente, o almeno ne diffida, additandoli in blocco come responsabili dei furti, delle rapine e degli stupri che quelli fra di loro fanno.

Il famoso problema della sicurezza, insomma, col quale la Lega è massicciamente aumentata in voti anche fra parecchia gente di sinistra, addirittura fra gli operai già di Rifondazione comunista, su nel nord del benessere diffuso. Tutta gente per la quale la sicurezza non è solo buttarli fuori perché certi o possibili delinquenti, questi immigrati miserabili e miserabilmente lasciati molto spesso in condizioni disumane, salvo l’usarli in massa come bestie da lavoro, assoldati ogni mattina dai caporali di fabbriche e fabbrichette e pagati ovviamente in nero. C’è di più, nell’invocata protezione da costoro. Quante volte s’è sentito dire, e si continua a sentire, «ci rubano il lavoro» e di conserva «ci rubano le case» quando la politica sociale di qualche ente locale voglia dare un tetto anche a quella gente?

Il tutto fomentato anche e spesso dalla diversità di fede religiosa – ché le religioni son sempre state motivo di dissidio e spesso d’odio e talvolta di guerre variamente motivate – e dalla pretesa di tanti islamici di potersi comportare da noi, con la loro concezione della donna-oggetto soprattutto, come di normale uso a casa loro.

E allora dagli a tutti i neri, dagli a tutti i musulmani, dagli a tutti gli slavi ed ai romeni. Da parte specialmente della Lega ma ora anche da sinistra. A rincorrerla, la Lega, interpretando in questo nuovo modo tanta domanda della base, un tempo rivolta a ben altri scopi.
Così da non sapere più, oggi, cosa voglia dire esser di sinistra. O meglio ancora, cosa voglia dire non essere di destra. Ché per noi di generazione antica la destra era quantomeno l’odio razziale, erano le stragi di Stato, erano le valanghe di sfratti a ricercato vantaggio della speculazione di libero mercato anche immobiliare, era il voler dare il lavoro ed i lavoratori in affitto come semplici mezzi d’uso, il voler licenziare all’americana, cioè come e quando meglio torna al padrone. E di destra era il voler negare assistenza sociale – medica e pensionistica soprattutto – come diritto generale e come bisogno particolare dei più bisognosi. Di destra era l’integralismo religioso contro l’aborto, contro la contraccezione e contro i diritti laici in generale. E di destra era il voler ridurre il pensionato non qualificato a pubblico accattone, il concepire le spese militari come incomprimibili ed anzi continuamente aumentabili, il considerare il profitto ad ogni costo come solo e indiscutibile metodo d’affermazione e di legittimazione sociale…

Questo ed altro era di destra, un tempo. Quando in opposizione s’era di sinistra. Con le cose concrete e con gl’ideali.

Oggi non più, oggi la cosa concreta di sinistra appare, fra tanto sgomento d’inimmaginabile tracollo elettorale, il dover rincorrere la Lega nei motivi del suo successo nella base. Il capirlo, almeno, quel successo, anche da sinistra. La sinistra dei partiti, beninteso, dei loro vertici e dei loro rappresentanti istituzionali, dei loro membri della generale casta.

Li abbiamo sentiti, tanti di costoro, all’indomani della cancellazione dei loro posti in parlamento. Smarriti come non sapessero più cosa fare, come agire, cosa aspettarsi dal futuro. Per i loro destini personali, non per le sorti di chi costoro dovrebbero proteggere e rappresentare. Ha detto per esempio Giordano, segretario di Rifondazione, nel redde rationem al comitato politico postelettorale: «Sia chiaro che non ci sono al nostro interno né vinti né vincitori, abbiamo perso tutti». Tutti loro, voleva evidentemente dire. I quadri del partito, i capi ed i capetti delle varie correnti che anche in tutta l’altra sinistra più o meno sedicente comunista e alternativa ora litigano e s’azzuffano per voler essere ognuno il vindice rappresentante di chi s’è da loro sentito così rappresentato da votare per la Lega. Per Bossi e per Borghezio e per Calderoli, che solo a pensarci ti vien la pelle d’oca.

E non solo per la sicurezza, quei tanti di sinistra hanno votato per la Lega. Anche per gli stipendi, per le tasse falcidianti. Col rimedio del federalismo fiscale, ognuno per sé e tutti in culo agli altri. E per la Lega hanno votato anche per tant’altre cose che oggi han sostituito gl’ideali. Per come arrivare alla fin del mese, per esempio, magari sperando in un bel gratta e vinci e in attesa consolarsi col calcio e coi grandi fratelli e coi pacchi e coi reality d’una televisione che intanto ha ben lavorato gli “abbonati”, rendendoli non solo polli addestrati a beccare tutti i prodotti magnificati dalla pubblicità ma anche individui lobotomizzati nei cervelli, pronti a credere tutto e soltanto ciò a cui la televisione dice doversi dare retta.

Quella televisione alla quale le continue comparsate anche dei vari esponenti di sinistra - basti pensare al Bertinotti ospite praticamente fisso di Bruno Vespa - hanno dato sempre più dignità di fede proletaria. Come si diceva un tempo. Oggi il proletariato pare più che altro diventato la classe dei consumatori, che se non arrivano a poter consumare quanto l’esigenza del Pil impone di produrre, non hanno più nemmeno i sindacalisti a rappresentarli insoddisfatti sui posti di lavoro. Trincerati anch’essi nei loro grattacieli del potere.

Mario Cardinali

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