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il 2008-08-08 10:11:00.0 alle 2008-08-08 10:11:00.0
Ecco chi è Di Pietro.
Milano - «Di Pietro? Prima di fare il paladino della società civile dovrebbe spiegare agli italiani i maneggi che si nascondono dentro il suo partito». Elio Veltri è lex amico storico di Antonio Di Pietro. E come tradizione vuole, ha qualcosina da dire sullex pm.
Ma con Di Pietro ci parla ancora?
«No».
Come mai, se posso...
«Può. Me ne sono andato nel 2001, quando ero il vicepresidente dellIdv. Da allora non ho più rapporti. I motivi della rottura erano legati alla gestione del movimento, alla scelta delle persone, agli incarichi dati a personaggi che secondo me in un movimento come quello che si era proposto di cambiare lItalia dal punto di vista morale, erano diciamo... inadeguati».
È cambiato qualcosa, da allora?
«No. Anzi, ho scoperto fatti molto gravi che riguardano la gestione del partito».
Si riferisce allinchiesta del Giornale di qualche giorno fa?
«Non solo. In questo momento lIdv rappresenta la più grande anomalia italiana tra i partiti».
Addirittura?
«Lei ha mai letto lo statuto?»
Ehm, ahimé no.
«Glielo leggo. Allarticolo 2 cè scritto che lassociazione Italia dei Valori - che oggi è composta da Di Pietro, dalla moglie Susanna Mazzoleni e dalla tesoriera Silvana Mura - promuove la realizzazione di un partito nazionale. Allarticolo 10 si legge: La presidenza nazionale del partito spetta al presidente dellassociazione. Stesso discorso per la tesoreria».
Scusi. Questo vuol dire che il partito è nelle mani dellex pm?
«Assolutamente. Facciamo unipotesi di scuola. Se Di Pietro convocasse un congresso, e venisse sfiduciato dal 98% del partito, lui resterebbe in sella... Per andarsene, dovrebbe essere sfiduciato dallassociazione. Questa è unanomalia enorme, di fronte alla quale tutte le grandi questioni della legalità, della giustizia, delle regole che lui solleva sono carta straccia. Se vuoi fare certe battaglie non puoi affittare al partito due immobili comprati dallassociazione. Sa che i soldi del finanziamento pubblico finiscono a loro tre e non al partito?».
Ma chi deve vigilare sul finanziamento non dice nulla?
«Guardi, la questione labbiamo sollevata di recente con Achille Occhetto e Giulietto Chiesa. Cè unordinanza del giudice civile di Roma dove si legge: Lassociazione è nettamente distinta dal partito, non può chiedere finanziamento pubblico. Nel 2006 la Camera, quando gli è stato fatto presente il problema, ha fatto finto di niente. Tutta la presidenza della Camera di allora, Bertinotti compreso. Bisogna porre la questione della responsabilità giuridica dei partiti».
Beh, sebbene sia entrato in politica relativamente da poco, Di Pietro si sa muovere bene...
«Pensi che sono stato io a invogliarlo a fare politica. Lui mi diceva che volevo un partito di duri e puri, in realtà io volevo un partito di persone corrette. Ecco perché me ne sono andato».
Se nè pentito?
«Di averlo spinto, sì. Di essermene andato no».
I momenti di attrito maggiori?
«Quando i Ds lo candidarono al Mugello contro Giuliano Ferrara. Gli dissi: Se ti eleggono loro, te lo rinfacceranno per tutta la vita. Se vuoi candidarti devi andare dove i Ds hanno il 20%. Non mi ascoltò...». SEGUE