RICORDI
Solitudine e rabbia nell'infanzia ferita di Tony DuvertM.D.
Da circa diciannove anni, Tony Duvert non pubblicava più. La sua avventura editoriale si era chiusa nel 1989, quando prese la decisione di ritirarsi a Thorè-la-Rochette, in un villaggio di circa ottocento abitanti nella Francia centrale.
A indispettire l'allora quarantaquattrenne Duvert furono le reazioni suscitate dai suoi scritti - primo fra tutti il saggio L'enfant au masculin - e quella che lui definiva la «deriva dell'infantilizzazione della società».
Una società che non rispetta i diritti dei bambini e, al tempo stesso, assicura loro una sorta di iperprotezione maniacale. Accusato di istigazione alla pedofilia, Duvert aveva mosso i primi passi come scrittore nel 1967, con il romanzo Récidive, seguito due anni più tardi da Interdit de séjour, Portrait d'homme couteau e Le voyageur pubblicati tutti dalle Editions de Minuit. Nel 1973, a soli trentadue anni, Tony Duvert si era «conquistato» il prestigioso Prix Médicis con Paysage de fantasie, tradotto anche in Italia da Angelo Morino, per le edizioni SE.
Mercoledì scorso, insospettito dal fatto che dalla cassetta della sua posta fuoriuscisse un numero incredibile di lettere, un vicino di casa dello scrittore ha fatto una macabra scoperta: Duvert era morto da più di un mese, ma nessuno se ne era accorto. A Thorè-la-Rochette pochissimi lo conoscevano. Uomo silenzioso e diffidente, senza più parenti e senza un lavoro, Duvert era guardato con indifferenza ma senza sospetti dai suoi concittadini. I responsabili locali della polizia, pur avendo disposto l'autopsia, smentiscono per ora le voci su una possibile morte violenta dello scrittore.
Nel suo libro di esordio, Recidiva (trad. di Angelo Morino, Se, pp. 103, euro 12), Duvert aveva cercato di mettere in scena l'educazione sentimentale e «l'immaginario erotico di un adolescente omosessuale» in fuga dalla famiglia e costretto a consumare i propri «giorni felici» tra stanze di alberghi di infima categoria e letti di sconosciuti. Non diverso il tenore degli altri libri, dai romanzi ai saggi, fino al Buon sesso illustrato, apparso in Francia nel 1974. Presentato come un vero e proprio contro-manuale di educazione sessuale per minorenni, il libro suscitò lo sdegno di moralisti e censori, ma divenne anche un punto di riferimento per tanti scrittori della nuova generazione. Forse anche grazie alla carica eversiva di quel libro, nonostante il ritiro dalle scene, Duvert appare ancora oggi - sono parole di Dennis Cooper - come «uno dei più significativi e stravaganti autori contemporanei, ma anche uno dei più misteriosi».
Tra gli ultimi lavori di Duvert figura L'isola atlantica (trad. di Massimo Raffaeli, Casagrande, pp. 331, euro 17), straordinario elogio delle «pulsioni selvagge e indifese dell'adolescenza» sottoposta alla ferocia della «normalità adulta». Anche nel saggio dell'80, L'enfant au masculin, aveva dichiarato guerra a questa normalità. «Dedico il libro» - confessava poco prima di ritirarsi -«ai farabutti che oggi predicano il "rispetto" per il bambino. Moralisti strabici, non vi siete accorti che quel bambino ero io, io che lo conosco per averlo subito il vostro rispetto».http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/23-A...