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il 2009-04-25 02:20:00.0 alle 2009-04-25 02:20:00.0
La “milonga”
La “milonga” non è di solito un luogo fisico, non troverai quindi facilmente un insegna con quel nome né puoi sperare di cercarla sulle pagine gialle. Di volta in volta la si organizza in un posto diverso, una scuola di ballo che mette a disposizione gli spazi adatti, una sala qualunque, o un posto che viene adattato all’occorrenza.
Spesso le informazioni mancano del tutto e bisogna infilare una porticina senza indicazioni, il che da alla serata una piacevole aria da cospiratori in clandestinità. Altre volte si scelgono posti per la bellezza dei luoghi o la suggestione degli spazi, ad esempio il salone di una villa o gli ambienti di un caffè storico: sta tutto ai gusti di chi organizza la serata. In base all’umore, al desiderio o ai gusti puoi scegliere di volta in volta un posto con un atmosfera più elegante, o location all’estremità opposta con delle logiche quasi da “rave party” E’ quello che si chiama in gergo il “tango clandestino”, la comunità si “appropria” pacificamente di uno spazio che di solito è dedicato ad un altro uso e lo rivive in funzione del ballo, curando di non lasciare la minima traccia del proprio passaggio. Mi è accaduto così di ballare d’estate sotto i portici di un città d’arte, in riva al mare, in spazi abbandonati ed altri posti pieni di suggestioni e di fascino.

Qualche volta si arriva in gruppetti ma di norma uomini e donne vanno ad una milonga da soli e si socializza in base alle proprie preferenze individuali. Ambiente ed atmosfera possono variare da un estremo all’altro, da un salone con gli affreschi fino ad un ex officina con tanto di carroponte. Ci si sistema su divanetti o panche a bordo pista e semplicemente ci si guarda attorno. E’ pressi che sia sempre l’uomo a fare il primo approccio, semplicemente avvicinandosi alla donna che preferisce e chiedendole di ballare di lui. Può essere una che già si conosce, ma di solito è una perfetta sconosciuta. Non si tratta di una mancanza di rispetto, bensì un comportamento ampiamente incoraggiato: è considerato assai scortese lasciare una donna da sola, poiché di solito ci sono fino a due-tre donne per ogni uomo ed esse altrimenti rischierebbero di restare tutta la sera a far tappezzeria.
Le ragioni di questa scelta di questa o quella persona possono essere le più diverse: perché la si è vista ballare e si apprezzato il suo stile, perché non c’è troppa differenza d’altezza, o anche per pura e semplice curiosità. Si balla insieme per tre o quattro tanghi, senza bisogno di dire nulla, né serve conoscersi prima poiché tutto si basa sulla comunicazione non verbale ed i messaggi del corpo. Uno stacchetto non ballabile fa sciogliere la coppia, l’uomo e la donna si ringraziano l’un l’altro, inizia un’altra sequenza di pezzi, l’uomo va invitare un’altra e il gioco continua così per tutta la serata. Se ci si è trovati particolarmente bene assieme, si può ballare ancora una o due sequenze, a seconda dei gusti.
I pezzi sono proposti in serie omogenei, si succedono così quattro brani struggenti e passionali, quattro con dei ritmi velocissimi, quattro allegri e scherzosi, quattro con sonorità elettroniche e così via. In questo modo posso facilmente calibrare le scelte, ad esempio invitando una ragazza briosa e scatenata su dei ritmi veloci e riservando i pezzi più morbidi e dolci ad un’altra persona, che magari so essere più pronta ad abbandonarsi.
Si tratta quindi di un vero e proprio jolly, che mi consente ad esempio di non trovarmi ma solo se ad esempio mi trovo per lavoro in un’altra città o addirittura all’estero. Basta un giretto su internet, un corsa in taxi e sono quasi sicuro di passare una bella serata in compagnia, mentre diversamente sarei condannato a restare in albergo davanti alla televisione, con in mano una birra presa dal frigobar.

Per la mia personalissima storia passata che già conoscete, alcuni degli elementi che mi hanno colpito sono questi:

- Secondo Capitan Findus, esistono solo due tipi di nodi: quelle fatti bene e quelli fatti male. Parafrasando l’illustre navigatore, in una milonga esistono solo due tipi di persone, quelle che ballano con intensità, emozione, sentimento (che hanno quindi sensibilità e cuore per dedicarsi ad un’attività creativa) ed i cialtroni senza cervello. Di conseguenza la milonga funziona come un colossale “bulldozer sociale”: nel momento in cui una persona entra, accetta di mettersi in gioco in un ambiente dove i modelli della società attuale sono momentaneamente sospesi e soprattutto accetta di spogliarsi della sua identità esterna. Un po’ come sul palcoscenico. Le distinzioni basate su posizione, reddito, ambiente di provenienza sono cancellati poiché l’essenziale è saper vivere il sentimento, l’espressività artistica ed il libero fluire delle emozioni. All’epoca pensavo proprio questo, guardando silenziosamente i miei compagni di corso. “Tu, magari, eri già stufo di scopare alla stesa età in cui non sapevo nemmeno cosa fosse un bacio; tu, invece, parcheggi il tuo BMW e guadagni in un mese la mia paga di un anno. Qui siamo per il momento tutti uguali: imbranato io imbranato voi. Non c’è differenza: cominciamo tutti allo stesso livello, quindi il mio svantaggio sociale svanisce”.

- Se in qualsiasi altro contesto sociale capire le intenzioni di una donna è un’autentica cabala, a milonga c’è una regola non scritta che rende tutto facilissimo. Se una donna desidera essere invitata, si siede a bordo pista, se non lo desidera, si sistema altrove. Punto. Per sapere da chi andare senza timore di un rifiuto basta guardare: una volta compreso il compreso il codice diventa facilissimo. Questa norma, condivisa tacitamente da tutti, nasce dal desiderio di costruire un ambiente sereno, in cui il desiderio di socialità si manifesti nel modo più possibile libero, naturale e spontaneo: consente alla donna di non essere disturbata se desidera stare tranquilla e permette all’uomo di avvicinare serenamente una persona da cui è incuriosito senza il terrore di sentirsi rifiutato e respinto.

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