http://www.unita.it/news/nero_su_bianco/86187/tutt...
Tutti gli spettri del G8. Ecco cosa rischia Berlusconidi Giuseppe Cassini Berlusconi ha avuto in sorte di presiedere il G8 per tre volte (1994-2001-2009). Caso unico di longevità, che gli consentirebbe di ricevere allAquila un trionfo da decano rispetto ai vari novellini (Obama, Sarkozy, ecc.), se non fosse per cinque spettri che aleggiano sul suo Vertice. A cominciare dallo spettro per antonomasia, quella satanica «Spectre» che ha architettato una cospirazione mediatica senza precedenti, convincendo giornali e tv straniere di destra e di sinistra (dal Times a Libération, dal Wall Street Journal al Paìs, dalle tv di Murdoch ad al-Jazeera) a diffamare il Decano dei leader occidentali. Sarà mica Murdoch il misterioso capo della «Spectre»? Lui lo nega, ma il suo Times ha osato scrivere che «in qualsiasi Paese del G8 un premier coinvolto in uno scandalo di ragazze-squillo si sarebbe dovuto dimettere». Cinto dassedio, limpero mediatico del Decano ha dovuto ripiegare dentro i bastioni del «ridotto italico»; ma anche lì la «Spectre» è riuscita ad infiltrarsi corrompendo qualche testata locale, come questa su cui scriviamo. Facile prevedere, dunque, che alla conferenza stampa conclusiva del Vertice i corrispondenti affiliati alla «Spectre» porgeranno al presidente domande avvelenate: un incubo che lascia insonni gli uffici stampa del governo. Un altro fantasma si aggira tra le rovine dellAquila, dove Bertolaso ha avuto la rispettabilissima idea di traslocare il Vertice: per risparmiare soldi, ospitare con sobrietà, dissuadere i no-global. Impensabile infatti che i contestatori si riversino nella zona terremotata come a Genova o Seattle. Ma allontanato lo spettro no-global, eccolo ricomparire sotto sembianze più inquietanti. Se ne è avuto un primo assaggio alle elezioni europee, quando per protesta gli aquilani hanno disertato i seggi (23,4% di affluenza). Un secondo assaggio dieci giorni dopo davanti Montecitorio, dove si votava il decreto sul terremoto. Centinaia di sfollati guidati dai sindaci gridavano «Abruzzesi forti e gentili sì, stupidi no» e «Il governo spende solo per il G8, se ne frega di noi». Infatti il governo non sa dove reperire i miliardi necessari alla ricostruzione, tanto che nella bozza di decreto parte dei fondi era spalmata oltre il 2020. Ecco dunque aggirarsi un secondo fantasma ben ambientato (per lappunto) tra le ghost towns abruzzesi: lo spettro di una contestazione alimentata dai terremotati invece che dai no-global, quindi oltremodo imbarazzante.
segue sul giornale dei vescovi.