StraROTFL Da Il Fatto Quotidiano
Godo come un verro.

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Giorgio Bocca sarà festeggiato per i suoi novant'anni, il 18 agosto, in un momento complicato per il Paese, "difficile per la democrazia", dice. Partigiano, giornalista, ha fatto un pezzo della storia del giornalismo italiano. E oggi assiste allo spettacolo di giornali e tv poveri di notizie e ricchi invece di silenzi, omissioni, dossier e ricatti.
Cominciò negli anni Sessanta, dopo la gavetta alla Gazzetta del popolo, con il Giorno di Italo Pietra, che cambiò la maniera di fare giornalismo: "Era il 1962 - racconta - Pietra mi chiama e mi dice: devi scoprire che cos'è l'Italia reale. Vai a vedere che cosa c'è a Vigevano. E io pensavo: ma questo che cosa dice? Chi se ne importa di Vigevano! Invece ci sono andato e ho scoperto che c'era davvero un mondo da raccontare. Era il boom economico, il grande cambiamento dell'Italia. Come editore avevamo Enrico Mattei: un avventuriero con grande passione per il giornalismo e grandi mezzi. Ha profuso miliardi nel giornale".
C'era anche un gruppo di giornalisti che cambiato il modo di raccontare la politica e soprattutto la società italiana.
Certo, è vero. Il giornalismo, la notizia, l'inchiesta erano preminenti su tutto. Ma devo dire che avere alle spalle un editore che non badava a spese aiutava... Poi il Giorno è finito già subito dopo la morte di Mattei. È arrivato Gaetano Afeltra, la negazione del giornalismo. E l'Eni di Raffaele Girotti viveva il Giorno come un fastidio.
Sarà forse morto il Giorno, ma non la maniera di fare giornalismo che avevate inventato.
Il nostro gruppo è passato quasi tutto a Repubblica. Lì la cosa nuova è che c'era come direttore un grande giornalista, Eugenio Scalfari, che è un vero direttore d'orchestra. Vedo che nel Fatto quotidiano ci sono gli stessi principi ispiratori. A volte siete un po' disordinati ed eccessivi, e pretendete di poter scrivere tutto. Ma almeno ogni tanto dite qualcosa, e questo spiega il vostro successo. Forse vi manca quello che avevamo noi al Giorno: molti mezzi, un grande editore alle spalle.
Oggi il giornalismo prevalente, in tv e nei giornali, le notizie proprio non le ama...
Non ci sono più editori che credono nel mercato delle notizie. Conta di più la pubblicità. Come si fa a essere liberi di scrivere tutto quello che si vuole, se poi gli inserzionisti ti tolgono la pubblicità? E poi è arrivato il gossip, il pettegolezzo si è impossessato di tutti i giornali. Anche i migliori (compresa Repubblica) sparano pagine e pagine di pettegolezzi e istruzioni su come si fanno le marmellate. In passato, lo scontro politico era durissimo, eppure la destra non ha mai attaccato Palmiro Togliatti per il fatto che andasse a letto con Nilde Iotti. C'era comunque un rispetto delle persone e della loro vita privata. Oggi invece tutto può essere usato come arma per la lotta politica. Non ci sono più direttori capaci di stabilire confini di tipo etico. Imperversa lo stile di giornalismo di Vittorio Feltri, uno che è stato cacciato dal Corriere perché faceva scandalismo e ora, da direttore, ha imposto il suo modello a tutti.
Anche tu hai ricevuto attacchi duri, hanno scritto che il partigiano Bocca era stato fascista.
Sì, dopo aver fatto venti mesi di guerra partigiana, mi hanno rinfacciato un articoletto scritto su un giornaletto del Guf a 17 anni, quando ancora non avevo conosciuto che cos'era il fascismo. Quando l'abbiamo capito, l'abbiamo combattuto con le armi. È stato doloroso ricevere quell'attacco. Ho scoperto che gli uomini sono carogne. Nella vita puoi fare quello che vuoi, puoi diventare anche un eroe, ma c'è sempre chi cerca di inchiodarti per sempre a un particolare del tuo passato. Non ho mai risposto. Mia moglie mi ha detto: se ciò che ti possono rimproverare in una vita è tutto qui, allora stai tranquillo.
Oggi si fa anche di peggio, si organizzano campagne di denigrazione e ricatti, da Boffo a Fini. E si accumulano dossier.
Fini oggi dice cose politicamente intelligenti. Ma io non riesco a fidarmi di uno che, potendo scegliere tra democrazia e Repubblica di Salò, sceglie Salò e i nazisti e diventa missino. E dopo, come mai non si è accorto che la moglie e il cognato sono dei profittatori e dei traffichini? Sta di fatto, però, che l'opinione pubblica italiana oggi accetta come normale che il presidente del Consiglio usi anche i Servizi segreti per le sue lotte politiche personali.
Al centro di questa scena, a controllare sistema mediatico e apparati dello Stato, c'è Silvio Berlusconi.
Credo che sia ingenuo pensare che l'attuale situazione politica dell'Italia sia determinata soltanto dalla presenza di Berlusconi. Lui è l'uomo fatale che ha capito che cosa vogliono gli italiani, che il Paese ha bisogno di fascismo.
È l'uomo giusto al momento giusto, con la sua capacità di menzogna, di raccontare cose che non ci sono, di trasformare quattro casette in Abruzzo nel miracolo della ricostruzione... Non è Berlusconi ad aver provocato questa situazione, sono gli italiani ad amare questa maniera di fare politica.
Siamo l'unico Paese dell'occidente che per due volte sceglie una strada autoritaria, prima il fascismo e ora Berlusconi. In Germania, in Francia, vicende così non si sono ripetute. Negli Stati Uniti, l'opinione pubblica si fa sentire. Dopo i Nixon e i Bush, arriva Obama. Qui no.
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