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Proc di Catania
Scritto da
il 2010-10-13 01:17:00.0 alle 2010-10-13 01:17:00.0
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Altra soria [mia, vera]
Avevo... credo... 15 anni facevo l'animatore in oratorio per i ragazzini e i bambini che l'estate venivano portati da noi.
Lì incontrai D. lui aveva 12 anni, era da poco iscritto alle stesse scuole medie che avevo frequentato io. Era carino, simpatico, aveva un piccolo difetto di pronuncia dovuto all'apparecchio che portava ai denti. Cominciai a frequentarlo e quell'estate diventammo amici.
Quando l'estate all'oratorio terminò continuammo a vederci per i fatti nostri... una volta a turno ci vedevamo a casa mia o a casa sua. Aveva una mamma e una sorellina più piccola... la mamma letteralmente mi adorava. Le piaceva il fatto che mi occupassi di lui, sapeva che ci tenevo parecchio a lui, che non avrei mai permesso che si mettesse a fumare o peggio ed è sempre stata molto gentile con me. Il papà non so, non ce l'aveva. Non ho mai voluto indagare perché vedevo che D. non ne voleva parlare granché e non volevo farlo star male, quindi tutt'oggi non so che fine avesse fatto.
Lui abitava piuttosto lontano da me, era almeno mezzoretta di biciclettata (l'unico mezzo che avessi a disposizione), ma lo facevo volentieri, perché poi potevo passarci assieme tutto il pomeriggio ed era una cosa che adoravo. Anche lui veniva spesso da me, sempre in bici, e così, quando non era tempo di scuola, ci vedevamo quasi ogni pomeriggio. Passavamo il tempo a fare camminate, oppure in giro con la bici, o ai nostri rispettivi PC con questo o quel gioco. Lui adorava Flight Simulator sul mio 386, mentre a casa sua giocava a Dune (e ogni volta che vedo il film mi torna in mente il mio piccolo D.).
Ricordo molto bene, quando eravamo soli al PC, lui appoggiava la testa sul mio petto e chiudeva gli occhi mentre io lo accarezzavo, gli spostavo i capelli biondi dal viso e lo stringevo a me. Potevamo stare ore così, era una sensazione stupenda sentirlo respirare, sentire il suo calore, giocare con i suoi capelli... gli volevo molto bene, e lui a me.
Nei giorni di scuola lui usciva sempre alle 5 del pomeriggio (come d'altra parte io quando andavo alle stesse scuole medie), e così lo andavo a prendere ogni giorno, ci facevamo una passeggiata in città, ci compravamo il gelato, oppure andavamo in stazione a guardare le riviste in esposizione e poi ci sedevamo su qualche panchina ad aspettare che arrivasse il suo bus che lo avrebbe riportato a casa sua.
La sorellina era gelosissima, era piccolina certo, ma cercava sempre di attirare la mia attenzione per farmi vedere questo o quello.
Ricordo che quando non potevamo vederci, per qualche ragione, andavo in garage a chiudermi in auto e mi mettevo a piangere. Mi mancava ogni istante che non potevo starci assieme, mi mancava la sua testa appoggiata a me, il suo sorriso, il suo calore.
Lui a volte riusciva anche a mettermi nei guai... come quella volta che andò a provocare un intero gruppo di teppistelli più grandi di quanto ero io e quasi fraccarono di botte me che mi misi in mezzo per difenderlo. Fortuna ha voluto che nemmeno loro avessero granché voglia di fare a botte (non credo siano state le mie qualità diplomatiche da sole...) o sarei stato spacciato.
Bé, è andata avanti più o meno così per credo 2 anni. Poi un giorno mi dice che ha incontrato una ragazza... che se ne è innamorato... e decisi che volevo che fosse felice così non interferii in nessun modo. Lo lasciai andare perché decisi che se ami qualcuno devi sapervi rinunciare nel momento in cui desidera separarsi da te, anche se ti fa male. Piano piano le sue telefonate, che prima erano regolari, divennero sempre meno frequenti, e ci vedemmo sempre meno spesso... finché non lo vidi né sentii più. Lo incontrai sporadicamente solo qualche altra volta in giro... ma oggi non saprei nemmeno distinguerlo se lo incontrassi per strada, chissà quanto è cambiato. Chissà se è felice.
Era appassionato di astronomia, portava sempre con sé la fotocopia di una pagina dell'enciclopedia che riportava i nomi degli astronauti più famosi e mi diceva "quando andremo su Marte... sarò io a metterci piede per primo".
Qualche mese fa, chiedendo a Google se aveva info sul suo conto, ho trovato una tesi di laurea di qualcuno con il suo nome e cognome su qualche argomento di ingegneria aerospaziale. Chissà, forse è lui, anzi è molto probabile credo. Chissà se ogni tanto ripensa a me. Io mi trovo spesso a ripensarci, e penso a quanto sono stato stupido a non capire, quanto sono stato fortunato ad incontrarlo e penso che forse la scelta di lasciarlo andare è stata quella sbagliata dopotutto. Forse avrei dovuto oppormi... chi lo sa se avrei fatto bene.
So solo che mi manca e quei momenti in cui lui si stringeva a me e i suoi sorrisi rimarranno sempre nel mio cuore come una fotografia che non sbiadisce mai.