Tempo fa ero convinto fosse un vantaggio.
Un anno fa, il capo della lombardia ci volle conoscere personalmente, noi 8 "sistemisti", e ci chiese quali erano le nostre aspettative professionali e personali.
Nel periodo si discuteva della cessione di Kakà dal milan a non so quale squadra. Le polemiche erano all'ordine del giorno: "quello guadagna 20 milioni e io a spaccarmi la schiena" era la lagna tipica.
Io non ne ho mai capito niente di calcio, né nutro particolare simpatia per lo sport; ma mi sono trovato nella condizione di doverlo difendere. "Quello può fare il tuo mestiere altrettanto bene", rispondevo al polemico di turno, "ma tu non saprai mai fare quello che fa lui".
Per me era naturale che per la legge della domanda e dell'offerta, chi sa fare qualcosa che nessun'altro, può chiedere di più.
E quindi, ciò che gli dissi, al grande capo, era che sognavo di diventare il kakà dell'informatica, ma più realisticamente il mio desiderio voleva semplicemente essere quello di approfondire nella pratica le mie competenze, fino a raggiungere il mio massimo potenziale. Avrei voluto fare corsi, avrei desiderato più diritti amministrativi e incarichi più specialistici di installazioni con kit "avanti avanti avanti".
Ora, è passato un anno. Quelle riunioni, dovevano essere un appuntamento periodico e invece sono state un caso sporadico.
Io, forte di un'esperienza di 1 anno superiore ai miei colleghi sistemisti, ma soprattutto di una passione che non si trova in egual modo in loro, posso tranquillamente definirmi il migliore (escludendo i sistemisti dei centri meccanizzati, che sono dei mostri, ma hanno anche decenni di esperienza e anche al di fuori di Poste). E infatti faccio quello che nessun'altro sa fare, e che i sistemisti dei cmp non hanno il tempo di fare. Script, progettini, analisi di problematiche particolari che non si possono proseguire col canonico flusso di escalation. Perché è quello che possono fare al massimo gli altri: non lo so fare, lo scalo a chi è sopra di me.
Pensavo di essere nel mio piccolo riuscito nel mio intento.
Invece mò mi trovo a:
1) essere tirato scemo per ogni cosa incasinata, mentre i miei colleghi sono tranquilli e non trattano mai niente di strano;
2) non avere una riduzione del carico di lavoro, perché comunque nel frattempo il mio lavoro ordinario è uguale a quello degli altri;
3, conseguenza della 2) i tempi sono ristretti e spesso non riesco ad essere preciso sia nei compiti straordinari che in quelli ordinari, e ne inficia la mia credibilità professionale;
4) non posso chiedere ferie con la stessa flessibilità altrui.
Ovviamente le prospettive di riconoscimento di questi sforzi sono miseri, pertanto questo è solo un mio personale sfogo. Comunque non cercate di essere bravi in un'organizzazione non meritocratica, perché finirete per fare la figura dei fessi.
