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il 2011-01-12 14:19:00.0 alle 2011-01-12 14:19:00.0
Libertà di espressione negli USA
Fino al ventesimo secolo, la protezione della libertà di espressione è stata raramente concessa dai tribunali. Dopo la prima guerra mondiale ci sono state alcune famose espressioni di sostegno alla libertà di espressione da parte di giudici della Corte Suprema, ma esse erano in disaccordo con le sentenze dei tribunali e si trattava di dissensi molto deboli. Persistevano violazioni gravi, coperte dai tribunali; tra esse il tristemente noto Smith Act, che bandiva l’insegnamento, la difesa, o le associazioni che, a giudizio delle corti, potevano incoraggiare il rovesciamento del governo, non diversamente dal tipo di ragionamento che il governo turco sta impiegando oggi nelle sue azioni repressive.

E’ stato solo 50 anni fa che la Corte Suprema ha cominciato ad arrivare a decisioni che hanno portato gli Stati Uniti oltre la soglia della protezione seria della libertà di espressione, in realtà ad un livello al di là di ogni altro nel mondo, per quanto a mia conoscenza. Dal 1959 al 1974 la Corte Suprema si è occupata di un numero di casi riguardanti la libertà di espressione superiore a quello della sua intera storia precedente, un riflesso della nuova attenzione ai diritti umani fondamentali. Il contesto era quello della crescita del movimento per i diritti civili. La prima vittoria maggiore della libertà di espressione si ebbe nel 1964 quando la Corte stroncò la legge emanata nel 1798 che stabiliva che la critica del governo è un delitto, la dottrina della diffamazione sediziosa. Va notato che tale dottrina rimane in vigore in altri paesi occidentali, comprese la Gran Bretagna e il Canada, nei quali è stata invocata di recente. La sentenza della Corte Suprema del 1964 ha fissato uno standard molto elevato per l’accusa di diffamazione. Ha rovesciato una causa per diffamazione intentata contro il New York Times per aver diffamato lo stato dell’Alabama pubblicando un’inserzione di Martin Luther King e di altri leader dei diritti civili che additava la brutalità dei funzionari legali razzisti. Di nuovo, la cosa dovrebbe risultare familiare qui.

Sotto l’impatto dell’attivismo degli anni ’60 la Corte è successivamente arrivata a uno standard persino più elevato, uno standard che credo sia unico nel mondo. Questa sentenza del 1969 bandisce solo le parole che incitino a una azione delittuosa imminente. Così, se tu ed io intendiamo rapinare un negozio e tu hai un’arma e io dico “spara”, questo non è protetto dalla legge. Ma a parte una circostanza simile, la libertà di parola è protetta. La dottrina è controversa ma, almeno secondo la mia opinione, stabilisce uno standard appropriato. Adottare uno standard simile sarebbe un segno di vero illuminismo.

In un’analisi della “storia e realtà della libertà di parola negli Stati Uniti” lo storico legale David Kairys sottolinea che “nessun diritto alla libertà di parola, nella legge o nella prassi, esisteva prima delle trasformazioni della legge” tra le due grandi guerre del ventesimo secolo. “Prima di allora, si poteva parlare in pubblico solo a discrezione delle autorità locali e a volte federali che spesso proibivano ciò che esse, la classe dirigente economica o altri segmenti potenti della comunità non volevano sentire.” Egli enfatizza come punto importante che “i periodi di protezione stringente e di ampliamento dei diritti e delle libertà civili corrispondono ai periodi in cui i movimenti di massa che rappresentavano una sfida credibile all’ordine esistente hanno preteso tali diritti” incluso il diritto alla libera espressione. I maggiori agenti della difesa dei diritti civili sono stati la sinistra, i sindacati e altri movimenti popolari, energicamente negli anni ’60.

Più in generale, per citare lo scrittore anarchico Rudolf Rocker in un classico studio di ottanta anni fa “i diritti politici non hanno origine nei parlamenti; sono, piuttosto, imposti ad essi dall’esterno. E anche la loro conversione in legge non è stata, per lunghi periodi, garanzia della loro sicurezza. Non esistono perché sono stati messi giù legalmente su un pezzo di carta, ma solo quando sono diventati il costume interiorizzato di un popolo e quando ogni tentativo di pregiudicarli incontra la resistenza violenta della popolazione.” Una versione più forte e dura del principio di Madison.

In conformità con questi principi il livello più elevato di protezione della libertà di espressione negli Stati Uniti è stato ottenuto al picco dell’attivismo, quarant’anni fa. Con il declinare dell’attivismo i tribunali hanno cominciato a incrinare queste protezioni. L’attacco più estremo alla libertà di espressione si è avuto appena l’anno scorso, sotto Obama, con il caso che Judith Chomsky ha trattato ieri: Holder contro Humanitarian Law Project. A sostegno dell’amministrazione Obama i giudici di estrema destra della Corte hanno assicurato al governo diritti di repressione che ci riportano in dietro di parecchi decenni. Le decisioni criminalizzano le espressioni, o qualsiasi altra azione, che il governo affermi possano offrire sostegno e incoraggiamento a organizzazioni sulla lista governativa dei terroristi, una dottrina legale decisamente familiare qui. Secondo gli standard lassi su cui Obama ha insistito, persino l’ex presidente Jimmy Carter potrebbe essere incriminato. Certamente possiamo esserlo Judith ed io, insieme con molti altri. Sono rimasto piuttosto sorpreso dal fatto che la difesa non abbia neppur chiesto alla Corte di considerare le forti sentenze degli anni ’60, che apparentemente sono oggi considerate troppo estreme. Il caso è passato quasi sotto silenzio se si eccettuano alcuni sostenitori delle libertà civili che lo hanno condannato.


Noam Chomsky
20 ottobre 2010
discorso alla Conferenza di Istanbul sulla Libertà di Parola
http://www.webnostrum.com/2010/12/02/noam-chomsky-...

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