Da IL Giornale:
Roma - E siamo a due. A novembre è stato rinviato a giudizio dalla procura di Salerno per omissione di atti dufficio, due giorni fa anche la procura di Roma ha chiesto per lui il rinvio a giudizio, stavolta per abuso dufficio. Il 2010 è finito male e il 2011 comincia peggio per Luigi De Magistris, dipietrista per caso. Dopo una sfilza impressionante di flop giudiziari, come pm, il grillo parlante (tra grilli parlanti e grillini) dellIdv rischia di ripetere i buchi nellacqua anche nel suo nuovo mestiere. Da accusatore di candidati indagati (anche nel suo partito) e predicatore di questioni morali da risolvere (nel suo partito), De Magistris si ritrova eletto e indagato e contestato, ma con la ferma intenzione di non fare neppure mezzo passo indietro, proprio come gli indagati contro cui si scaglia. Anche se il cosiddetto codice etico dellIdv (una chimera da barzelletta...), allarticolo 2, vieta che un iscritto, candidato o eletto dellIdv possa mantenere lincarico «quando sia stato emesso decreto che dispone il giudizio», e anche se persino il suo amico Travaglio gli ha consigliato la «mossa preventiva ed elegante» di autosospendersi dallIdv «fino alla sentenza». Tutto inutile, non ci pensa proprio.
E ora cè pure la nuova grana. Il procuratore aggiunto di Roma, Alberto Caperna, e il pm Caterina Caputo, chiedono il processo per lex pm De Magistris (in concorso con Gioacchino Genchi) per aver «acquisito, elaborato e trattato illecitamente (cioè senza chiedere lautorizzazione alla Camera, ndr) i tabulati telefonici relativi a membri del Parlamento», tra cui Prodi, Mastella, Rutelli e altri. Lui su Facebook fa sapere che andrà dai giudici e anzi che lo farà «con animo assolutamente sereno». Un bellesempio di rispetto delle istituzioni. Peccato che due righe dopo parta la filippica complottistica sulla giustizia a orologeria nei suoi confronti: «Ho pagato e pago un prezzo salatissimo per aver svolto inchieste che hanno intaccato il potere nella sua accezione più vasta». Insomma sempre viva la magistratura ma se toccano De Magistris è perché ce lhanno con lui.
Del resto, quando è stato rinviato a giudizio a Salerno, alle domande del Corriere del Mezzogiorno ha risposto con argomenti sorprendenti per un giustizialista sostenitore delle «liste pulite» come lui. Spiegava, perfettamente in linea con il Pdl, di non avere la minima intenzione di dimettersi perché «che facciamo, lasciamo che ogni denuncia blocchi lattività politica?». Urge un Lodo De Magistris, o almeno un legittimo impedimento anche per lui. E poi «attenti a dire che ogni azione della magistratura va presa per oro colato», ammoniva leurodeputato, improvvisamente garantista. E il processo che vedrà lui come imputato? «È un clamoroso errore giudiziario», diceva prendendo a prestito qualche dichiarazione dello studio Ghedini.
È noto, già che ci siamo, come De Magistris, il nemico degli scudi e lamico dei magistrati, si sia recentemente premurato di sfruttare limmunità garantita ai parlamentari europei, così da sottrarsi, grazie al deprecato privilegio, alla causa intentatagli da Clemente Mastella (definito a suo tempo grosso modo un criminale, ma era una semplice «espressione politica» secondo De Magistris. «È lunico che applica il Lodo Alfano», gli ha replicato laltro). Doppiezze e goffaggini che gli hanno procurato una quantità enorme di nemici anche dentro lIdv, che lui frequentemente critica - però con due anni di ritardo rispetto ai giornali di centrodestra - per lassenza di trasparenza e per le ambiguità nella scelta dei candidati. Pare che Di Pietro gli stia preparando la festa per il prossimo esecutivo nazionale, dove si faranno approvare delle risoluzioni che confermeranno la piena fiducia a Tonino, affossando la «questione morale» sbandierata da De Magistris, cioè di fatto sfiduciandolo. E lui? Niente, aspetta e aspetterà. Dicono guardi a Vendola, ma non è chiaro se Vendola guardi a lui. Nellincertezza, non si muove. Forse meglio così, perché quando lo fa tende a produrre danni. Basta vedere la fine di Why not, la super-inchiesta che metteva insieme tutto, genere serie tv, dalla mafia alle logge massoniche agli affaristi ai politici corrotti. Risultato: centocinquanta persone indagate e sputtanate, otto condanne in tutto, diversi milioni bruciati per «unaffascinante rappresentazione di inquietanti realtà occulte di poteri superiori» (scrisse il gup) che è stato un flop con pochi precedenti. Attenzione, sembra proprio che De Magistris voglia ripetersi con la politica.
--------------------------------------------
Secondo me dietro c'è Di Pietro, cominciava a rompere i coglioni con la storia della trasparenza nella gestione del partito.
-----------------------------------------------------------
Modificato dall' autore il 15 gennaio 2011 11.29
-----------------------------------------------------------
Roma - E siamo a due. A novembre è stato rinviato a giudizio dalla procura di Salerno per omissione di atti dufficio, due giorni fa anche la procura di Roma ha chiesto per lui il rinvio a giudizio, stavolta per abuso dufficio. Il 2010 è finito male e il 2011 comincia peggio per Luigi De Magistris, dipietrista per caso. Dopo una sfilza impressionante di flop giudiziari, come pm, il grillo parlante (tra grilli parlanti e grillini) dellIdv rischia di ripetere i buchi nellacqua anche nel suo nuovo mestiere. Da accusatore di candidati indagati (anche nel suo partito) e predicatore di questioni morali da risolvere (nel suo partito), De Magistris si ritrova eletto e indagato e contestato, ma con la ferma intenzione di non fare neppure mezzo passo indietro, proprio come gli indagati contro cui si scaglia. Anche se il cosiddetto codice etico dellIdv (una chimera da barzelletta...), allarticolo 2, vieta che un iscritto, candidato o eletto dellIdv possa mantenere lincarico «quando sia stato emesso decreto che dispone il giudizio», e anche se persino il suo amico Travaglio gli ha consigliato la «mossa preventiva ed elegante» di autosospendersi dallIdv «fino alla sentenza». Tutto inutile, non ci pensa proprio.
E ora cè pure la nuova grana. Il procuratore aggiunto di Roma, Alberto Caperna, e il pm Caterina Caputo, chiedono il processo per lex pm De Magistris (in concorso con Gioacchino Genchi) per aver «acquisito, elaborato e trattato illecitamente (cioè senza chiedere lautorizzazione alla Camera, ndr) i tabulati telefonici relativi a membri del Parlamento», tra cui Prodi, Mastella, Rutelli e altri. Lui su Facebook fa sapere che andrà dai giudici e anzi che lo farà «con animo assolutamente sereno». Un bellesempio di rispetto delle istituzioni. Peccato che due righe dopo parta la filippica complottistica sulla giustizia a orologeria nei suoi confronti: «Ho pagato e pago un prezzo salatissimo per aver svolto inchieste che hanno intaccato il potere nella sua accezione più vasta». Insomma sempre viva la magistratura ma se toccano De Magistris è perché ce lhanno con lui.
Del resto, quando è stato rinviato a giudizio a Salerno, alle domande del Corriere del Mezzogiorno ha risposto con argomenti sorprendenti per un giustizialista sostenitore delle «liste pulite» come lui. Spiegava, perfettamente in linea con il Pdl, di non avere la minima intenzione di dimettersi perché «che facciamo, lasciamo che ogni denuncia blocchi lattività politica?». Urge un Lodo De Magistris, o almeno un legittimo impedimento anche per lui. E poi «attenti a dire che ogni azione della magistratura va presa per oro colato», ammoniva leurodeputato, improvvisamente garantista. E il processo che vedrà lui come imputato? «È un clamoroso errore giudiziario», diceva prendendo a prestito qualche dichiarazione dello studio Ghedini.
È noto, già che ci siamo, come De Magistris, il nemico degli scudi e lamico dei magistrati, si sia recentemente premurato di sfruttare limmunità garantita ai parlamentari europei, così da sottrarsi, grazie al deprecato privilegio, alla causa intentatagli da Clemente Mastella (definito a suo tempo grosso modo un criminale, ma era una semplice «espressione politica» secondo De Magistris. «È lunico che applica il Lodo Alfano», gli ha replicato laltro). Doppiezze e goffaggini che gli hanno procurato una quantità enorme di nemici anche dentro lIdv, che lui frequentemente critica - però con due anni di ritardo rispetto ai giornali di centrodestra - per lassenza di trasparenza e per le ambiguità nella scelta dei candidati. Pare che Di Pietro gli stia preparando la festa per il prossimo esecutivo nazionale, dove si faranno approvare delle risoluzioni che confermeranno la piena fiducia a Tonino, affossando la «questione morale» sbandierata da De Magistris, cioè di fatto sfiduciandolo. E lui? Niente, aspetta e aspetterà. Dicono guardi a Vendola, ma non è chiaro se Vendola guardi a lui. Nellincertezza, non si muove. Forse meglio così, perché quando lo fa tende a produrre danni. Basta vedere la fine di Why not, la super-inchiesta che metteva insieme tutto, genere serie tv, dalla mafia alle logge massoniche agli affaristi ai politici corrotti. Risultato: centocinquanta persone indagate e sputtanate, otto condanne in tutto, diversi milioni bruciati per «unaffascinante rappresentazione di inquietanti realtà occulte di poteri superiori» (scrisse il gup) che è stato un flop con pochi precedenti. Attenzione, sembra proprio che De Magistris voglia ripetersi con la politica.
--------------------------------------------
Secondo me dietro c'è Di Pietro, cominciava a rompere i coglioni con la storia della trasparenza nella gestione del partito.
-----------------------------------------------------------
Modificato dall' autore il 15 gennaio 2011 11.29
-----------------------------------------------------------
Everyone has the right to my opinion!
-
De Magistris indagato @ 2011-01-15 11:15:00.0 di exsinistro
-
■ @ 2011-01-15 19:31:00.0 di Non Autenticato
-