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Proc di Catania
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Non Autenticato
il 2011-07-06 18:19:00.0 alle 2011-07-06 18:19:00.0
Masturbazione infantile
"E' assolutamente naturale nei bambini: vediamo insieme cosa fare quando ci mette a disagio

Il percorso è semplice, nella naturale esplorazione del proprio corpo il bambino finisce per scoprire che alcuni parti “offrono” più piacere di altre. E poiché, per un bambino piccolo, una parte del corpo vale l’altra, non ci sono per lui motivi per non toccarsi e non regalarsi un po’ di piacere. Per questo la masturbazione, già a partire dai due anni, deve essere accettata con assoluta serenità. L’autostimolazione dei genitali rappresenta, per i bambini, soprattutto una possibilità di consolazione alla quale ricorrere nei momenti di stanchezza, di solitudine o di noia. Il bambino che si masturba appare tutto preso nell’atto stimolatorio, poco attento all’ambiente circostante e, naturalmente, senza imbarazzo. Solo intorno ai tre/quattro anni, con lo sviluppo del senso del pudore, il bambino inizia ad associare il proprio comportamento alle reazioni degli adulti e a praticare la masturbazione in situazioni di intimità.
Proprio le reazioni degli adulti, possono, però, rappresentare l’aspetto veramente negativo della vicenda. Atteggiamenti di riprovazione, di condanna o di punizione, oltre ad essere ingiusti ed inutili, rischiano di sviluppare nel bambino dei tabù o delle reazioni negative nei confronti della sessualità.

Castighi e rimproveri sono fuori luogo
Come abbiamo visto quella dell’autoerotismo è una esperienza assolutamente comune e naturale, tanto per i bambini quanto per le bambine. Impedire al bambino la masturbazione con rimproveri, punizioni e castighi è certamente un atteggiamento fuori luogo, tanto più se si pone la questione in termini “morali” assolutamente incomprensibili per il piccolo. Un atteggiamento troppo rigido rischia di portare il bambino ad una distorsione problematica di questo atto spontaneo, creando un’immagine sporca della sessualità e del piacere. Il rischio è di ottenere l’effetto contrario: l’idea di compiere un “atto proibito” spingerà il bambino ancora di più verso l’isolamento e l’autoerotismo.
"


Prestare attenzione soprattutto al pezzo sottolineato: è esattamente ciò che succede quando la "relazione" tra un pedofilo e un bambino viene fuori.
I genitori e gli adulti ij generale dicono al bambibno che ciò che è successo è una cosa sporca, mentre per lui era una cosa naturale.

Ecco quindi che il bambino sviluppa un senso di vergogna verso la propria sessualità, e cresce con una sessualità destabilizzata.

Alcuni di questi bambini, una volta cresciuti, si rendono conto che la colpa è dei genitori, e non del pedofilo.

Ad esempio lei: "sono stata vittima di pedofilia ai miei tempi anche se devo ammettere che non è stato l’atto in se ad avermi fatto male quanto le reazioni esagitate che hanno avuto le persone a me accanto."

Altri invece si fanno convincere dai genitori che hanno subito una violenza, e così crescendo se la prendono con il pedofilo, anziché coi genitori che sono la causa diretta del loro trauma.

Anche il famoso sessuologo Kinsey lo diceva: i traumi suscitati dai rapporti pedofili derivano dalla reazione di genitori, polizia ecc... quando al cosa viene fuori.



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