Il Wall Street Journal: «In gioco
ci sono 8 mila posti di lavoro»
glauco maggi
new york
LItalia ancora in prima pagina sul Wall Street Journal. Ma non per il debito pubblico come nei giorni scorsi di panico borsistico. Stavolta la storia è tutta di (tri)colore, datata Chiomonte, quindi sui No Tav. Il tono critico e un po irridente emerge dal titolo e dalle prime righe. Seguono le cifre dei posti di lavoro che si perdono a bloccare il progetto, e limpressione finale è dun Paese frenato da una curiosa alleanza di pacifici retrogradi religiosi e di avanguardisti dellambientalismo violento.
Il giornale, tratteggiando il Bel Paese dallo spunto della cronaca in Val di Susa, lo giudica insomma un altro pianeta. Ma per capirlo non basta la traduzione del titolo «Protesters Make Italian Rail Project The Little Engine That Couldnt», che letteralmente sta per «I protestatari rendono un progetto ferroviario italiano quel piccolo motore che non ce la fa». «The Little Engine That Could» è il titolo di una popolare fiaba dellinfanzia che ha simboleggiato dagli inizi del secolo scorso lo spirito pionieristico e pro-crescita di una nazione affamata di traguardi.
È la trama, che cade qui a pennello, di un Piccolo Motore blu che accetta il compito improbo di trascinare un treno pesantissimo su per una collina impervia. Tanti altri motori, più grossi, non se la sono sentita. «Sì, ce la posso fare» è invece il mantra del Little Engine, che riesce nellimpresa. Il valore dellottimismo e del duro lavoro, al cuore della favola, sè scontrato a Chiomonte, con «valligiani che hanno pregato, fatto cause e lottato due decenni per ostacolare il progetto».
Gigi Richetto, 61 anni, insegnante in pensione, è il personaggio scelto per lattacco: «Ogni giorno... fa escursioni dal suo villaggio per andare a pregare ad un tempietto di pietra coperto da immagini di santi della chiesa cattolica e da una croce. Vieni, Spirito Creatore... Caccia via i nostri nemici e dacci la pace immediata, recita in latino il maestro, le mani che stringono quelle di altri fedeli». Il nemico, riporta il WSJ, è il piano da 28,4 miliardi per la costruzione della linea di alta velocità tra Italia e Francia, e finora le preghiere di Richetto sono state esaudite. «Con proteste di strada, azioni legali e anche scontri violenti, un gruppo di un migliaio di valligiani, avvocati e ambientalisti... hanno lasciato lItalia del Nord-Ovest priva di una fonte chiave per il commercio internazionale e loccupazione». Del ministro della Pubblica Amministrazione Roberto Brunetta si riporta una battuta sdrammatizzante: «Vogliamo solo modernizzare i treni... non stiamo cercando di portare Disneyland allisola del piacere».
I sostenitori stimano la creazione di 8 mila posti nelle città interessate, con una spinta agli scambi commerciali che significherebbe per la provincia di Torino un aumento dell1% del Pil. La campana degli oppositori trova largo spazio nellarticolo, con la citazione delle ragioni-contro, dallamianto ai rumori e alle vibrazioni causate dal passaggio dei convogli. «È diventata una sorta di guerra santa», ha detto al giornale Gemma Amprino, sindaco di Susa. Le proteste sono uno strumento di pressione contro gli amministratori che, come è il suo caso, appoggiano il piano. Il governo nondimeno va avanti, informa però il quotidiano, che ha ricordato lazione della polizia in giugno per sgombrare il campeggio dei dimostranti e la battaglia di inizio luglio nei pressi del cantiere.
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/art...