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il 2011-08-23 10:41:00.0 alle 2011-08-23 10:41:00.0
No TAV
Il Wall Street Journal: «In gioco
ci sono 8 mila posti di lavoro»
glauco maggi
new york

L’Italia ancora in prima pagina sul Wall Street Journal. Ma non per il debito pubblico come nei giorni scorsi di panico borsistico. Stavolta la storia è tutta di (tri)colore, datata Chiomonte, quindi sui No Tav. Il tono critico e un po’ irridente emerge dal titolo e dalle prime righe. Seguono le cifre dei posti di lavoro che si perdono a bloccare il progetto, e l’impressione finale è d’un Paese frenato da una curiosa alleanza di pacifici retrogradi religiosi e di avanguardisti dell’ambientalismo violento.

Il giornale, tratteggiando il Bel Paese dallo spunto della cronaca in Val di Susa, lo giudica insomma un altro pianeta. Ma per capirlo non basta la traduzione del titolo «Protesters Make Italian Rail Project The Little Engine That Couldn’t», che letteralmente sta per «I protestatari rendono un progetto ferroviario italiano quel piccolo motore che non ce la fa». «The Little Engine That Could» è il titolo di una popolare fiaba dell’infanzia che ha simboleggiato dagli inizi del secolo scorso lo spirito pionieristico e pro-crescita di una nazione affamata di traguardi.

È la trama, che cade qui a pennello, di un Piccolo Motore blu che accetta il compito improbo di trascinare un treno pesantissimo su per una collina impervia. Tanti altri motori, più grossi, non se la sono sentita. «Sì, ce la posso fare» è invece il mantra del Little Engine, che riesce nell’impresa. Il valore dell’ottimismo e del duro lavoro, al cuore della favola, s’è scontrato a Chiomonte, con «valligiani che hanno pregato, fatto cause e lottato due decenni per ostacolare il progetto».

Gigi Richetto, 61 anni, insegnante in pensione, è il personaggio scelto per l’attacco: «Ogni giorno... fa escursioni dal suo villaggio per andare a pregare ad un tempietto di pietra coperto da immagini di santi della chiesa cattolica e da una croce. “Vieni, Spirito Creatore... Caccia via i nostri nemici e dacci la pace immediata”, recita in latino il maestro, le mani che stringono quelle di altri fedeli». Il nemico, riporta il WSJ, è il piano da 28,4 miliardi per la costruzione della linea di alta velocità tra Italia e Francia, e finora le preghiere di Richetto sono state esaudite. «Con proteste di strada, azioni legali e anche scontri violenti, un gruppo di un migliaio di valligiani, avvocati e ambientalisti... hanno lasciato l’Italia del Nord-Ovest priva di una fonte chiave per il commercio internazionale e l’occupazione». Del ministro della Pubblica Amministrazione Roberto Brunetta si riporta una battuta sdrammatizzante: «Vogliamo solo modernizzare i treni... non stiamo cercando di portare Disneyland all’isola del piacere».

I sostenitori stimano la creazione di 8 mila posti nelle città interessate, con una spinta agli scambi commerciali che significherebbe per la provincia di Torino un aumento dell’1% del Pil. La campana degli oppositori trova largo spazio nell’articolo, con la citazione delle ragioni-contro, dall’amianto ai rumori e alle vibrazioni causate dal passaggio dei convogli. «È diventata una sorta di guerra santa», ha detto al giornale Gemma Amprino, sindaco di Susa. Le proteste sono uno strumento di pressione contro gli amministratori che, come è il suo caso, appoggiano il piano. Il governo nondimeno va avanti, informa però il quotidiano, che ha ricordato l’azione della polizia in giugno per sgombrare il campeggio dei dimostranti e la battaglia di inizio luglio nei pressi del cantiere.

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/art...

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