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God? No, thanks
Scritto da
il 2011-11-14 13:32:00.0 alle 2011-11-14 13:32:00.0
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Riserve d'amore
Dopo un pomeriggio pieno di attività e di incontri in oratorio, esco di fretta per andare a SantAgostino per celebrazione della Messa vespertina. I colori dellautunno valtellinese sono meravigliosi. Il sole strofina tagliente le foglie dorate ed esalta le sfumature violacee e brune che macchiano i boschi sopra Roncaiola e Baruffini.
Mi incanto a guardare, stupito della bellezza che mi circonda.
Rischio di arrivare tardi alla Messa
Di ritorno dalla celebrazione mi fermo con calma, contemplo la meraviglia che mi circonda e ripenso alla parabola di domenica prossima.
Non bisogna essere degli esperti in riti nuziali, per intuire che il racconto di Gesù che la liturgia della Parola ci offre, narra di un matrimonio un po strano.
Come può lo sposo arrivare in piena notte?
Comè possibile che la sposa non sia mai nominata?
E poi - da che mondo è mondo - non spetta forse a lei arrivare in ritardo?
E che senso ha dire alle fanciulle rimaste senza olio di andare a comperarlo nel cuore della notte? Poverette!
Come può uno sposo essere così acido con quelle povere ragazze nel giorno più bello della sua vita?
Certo, i dettagli non quadrano.
Gesù non sta parlando di un matrimonio qualsiasi, di una festa di nozze qualsiasi.
Questo è il matrimonio per eccellenza, queste sono le nozze senza fine.
Lui, il Signore glorioso, è lo sposo.
Noi, umanità in cammino, siamo la sposa.
La parabola ci mette davanti aglocchi due modelli. Tutto è giocato su un forte contrasto tra la saggezza delle ragazze che insieme alle lampade prendono la ricarica dolio, e quelle stolte che non prevedono la necessità e si lasciamo sorprendere dal ritardo dello sposo.
Mi colpisce che il contrasto sia centrato sulle riserve dolio e non sul sonno.
Sia le ragazze sagge che quelle stolte si addormentano, non sta qui la differenza su cui Gesù vuole attirare lattenzione.
Lui, maestro e sposo, conosce la nostra debolezza e le fatiche della quotidianità che stroncano tutti i nostri mistici entusiasmi. Può capitare che la nostra fede si assopisca, che ci siano dei periodi di stanchezza e di fatica. A volte la vita ci mastica, ci spoglia di tutto e ci riconsegna alla nostra povertà. A volte è un miracolo arrivare a fine settimana
Il Signore lo sa, stiamo tranquilli. La parabola vuole richiamarci ad un'altra esigenza della vita cristiana.
Quanto olio abbiamo da mettere nelle lampade? Quanto amore ci fa ardere anche nella stanchezza di un attesa che sembra non compiersi mai? (Non penso solo allattesa del Signore, ma anche a quella di un ritorno, di un perdono, di una telefonata) Le prove e la stanchezza della fede fanno parte inevitabilmente del cammino del discepolo, ma quanto amore ho nel cuore per evitare che il mio assopimento diventi cronico e irreversibile?
Coraggio, cari amici! Trasformiamo le nostre famiglie e le nostre comunità in luoghi di attesa dello Sposo, carichi di profezia e di speranza. Invochiamo lo Spirito, perché ci metta nel cuore il desiderio dello Sposo e ci insegni le vie per riempire damore le nostre dispense quotidiane.

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