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Scritto da
il 2012-07-23 18:52:24.0 alle 2012-07-23 18:52:24.0
Trollate totali: 6374
la figa & i vecchi
questa è dedicata al trollone che ha scambiato qualche battuta con ex, ora te la racconto io una parabola storiella:

c'era una volta un ragazzo, giovane, nato in Italia in mezzo al sole e al paesaggio italiano, e sarebbe dovuto essere felice per questo, ma in effetti la vita era pesante, c'erano un sacco di obblighi inutili, rituali appartenenti ad arcaiche religioni e tradizioni sociali ormai degenerate, deprivate ormai di qualsiasi significato ed in cui sopravvivevano solo l'ipocrisia di vecchi preti stanchi di dover calmare (e spesso colmare) vecchie vedove che le avevano prese di santa ragione tutta la vita da quegli zoticoni ignoranti dei loro mariti, stanchi di dover insegnare ai poveri a rimanere poveri ma felici ed ai ricchi come avrebbero potuto diventare felici nonostante il peso esistenziale della loro condizione.

questo ragazzo ebbe una intuizione, se ci fossimo messi a raccontarci l'un l'altro i nostri crucci, avessimo condiviso il dolore invece che cercare di affrontarlo soli come dei cani, forse avremmo potuto vivere meglio, il primo ostacolo che si trovo davanti agli occhi erano i suddetti rituali, che sembravano fatti apposta per alienarci gli uni dagli altri, e ovviamente i vecchi, quegli stessi preti e quelle stesse vecchie cagnette, che secondo lui eran colpevoli di perpetrare e imporre le loro ipocrite regole alla loro gioventu, per invidia cribbio! rosikavano, ecco perchè erano così acidi quei vecchi, proprio stronzi, sarebbe stato meglio gettarli dalla rupe, ma ormai avevano vissuto, ma sarebbe giunto il momento, avrebbero pagato tutto e lo avrebbero pagato caro, questo pensava.

Il tempo passo, il giovane ormai non era più tanto giovane, e si trovo moglie, si accaso e comincio a pensare alla propria famiglia, al proprio piccolo mondo, l'impeto universale della gioventu svani come si scioglie la neve al sole, passo una vita tra gli amici intimi, gli amori, il lavoro e la famiglia pre la quale procurava il cibo, dimentico degli impeti giovanili non si rese neppure conto di quando quei vecchi che tanto aveva osteggiato da giovane morirono nelle loro cascine, nei loro appartamenti che sapevano di formaldeide, carichi di arazzi troppo appensatiti dalla polvere e coi colori spenti, si ritrovo solo, circondato dalla famiglia ma solo come sanno essere soli quelli che sono più vicini alla morte di quanto lo sono alla loro infanzia.

A questo punto, questo va raccontato, il nostro amico ogni tanto si chiude nello studio, oppure se è nel suo ufficio di via monte rosa a Milano guarda dalla finestra, e pensa a quello che è stato ed a quello che sarà, indipendentemente da se stesso, purtroppo quando guarda fuori dalla finestra dello studio vede un mondo ugualmente pesante a quello in cui era nato lui, c'erano sempre obblighi inutili, anche se i vecchi della sua gioventu ormai erano morti e con loro il loro mondo gli obblighi persistevano, avevano cambiato formule, ma i risultati erano sempre gli stessi, allora il nostro non piu tanto giovane amico pensa che non potevano essere i vecchi della sua gioventu ed i loro vacui rituali, quelli erano solo il modo che avevano trovato loro di relazionarsi al loro dolore, e non volevano imporlo, volevano solo condividere la loro soluzione; il nostro amico ha imparato una cosa nuova: che evidentemente è colpa di quelli che stanno fuori dalla finestra adesso! non erano i vecchi ad essere stronzi cribbio! erano i giovani!

ed è così che nasce un exsinistro ed è sempre così che muore un paese.
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