...una "poesia" del Sardelli pubblicata sul Vernacoliere qualcosa come vent'anni fa. E me la ricordo ancora. L'ho sempre interpretata come la cronaca di una cacata in un elmo (di Cipro):
Ciprigno usbergo, ove riede erma teco ed achio impetre rubello pondo. Ah, che d'arion placo assai, sanza d'irti mirti indarco: pugnace fendea fero e d'accipiosi pindi turbo il fidardo pelleo, l'aschie corbe affiso subbio sparte. Or quinci or quindi, repente come Schibbio Ascanio, d'invetrati martori i sirti adugge impiago, e 'l groppo stempre, e lece si` ch'io d'operti merdi chiosco e il ritto mazzo stiocco!
A memoria dopo vent'anni. Che memoria strana, specie quando mi sveglio. Subito dopo mi viene in mente "Hero of the day" dei Metallica, per motivi del tutto ignoti.