Cari amici,
ieri sera sono stato a una conferenza dell'Istituto di Psicosintesi
http://it.wikipedia.org/wiki/Psicosintesi 
e il relatore ci ha informato che ci sono cinque ferite che fanno sanguinare la nostra anima:
1- il rifiuto
2- l'abbandono
3- il tradimento
4- l'umiliazione
5- l'ingiustizia
Ebbene ognuno di noi ha subito più o meno una (o più) di queste ferite (o anche tutte); la cosa interessante però è che la prima ferita che abbiamo subito da piccoli condiziona tutto il nostro sentire.
es 1: mettiamo che una donna che abbia subito la ferita del "rifiuto", sia sposata, ma alla mattina il marito non ne vuole sapere delle sue coccole perchè è assonnato e lei vive questo come un rifiuto anche se non è così: è solamente il marito che è addormentato...Se il marito la tradisce lei lo sente non come un tradimento ma come un rifiuto: è stata rifiutata perché lui ha preferito un'altra.
es 2: se lei avesse subito invece un "abbandono" e il marito la tradisce, lei non lo considererebbe un tradimento ma un abbandono perché in lei continua a risuonare la vecchia ferita dell'abbandono. Interessante questo perché mi rendo conto che spesso noi diamo una valenza alle cose in base alla nostra ferita. Non siamo quindi mai oggettivi ma soggettivi. Se la donna avesse subito una ingiustizia e il marito la tradisse, non lo considererebbe un tradimento ma una ingiustizia nei suoi confronti: penserebbe che non è giusto che lui abbia fatto questo. Capite? Quindi: come possiamo essere sicuri di interpretare le intenzioni degli altri se le nostre ferite "colorano" o influenzano il nostro sentire?