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Scritto da
il 2015-12-27 12:03:39.0 alle 2015-12-27 12:03:39.0
Trollate totali: 14239
imparare a fare i compiti
Non li ho mai sopportati.
Non li ho mai accettati.
Non mi sono serviti a lungo. E quando mi sono serviti, ho preferito semplificare la mia vita. Eliminando una scuola relativamente demandante, come il liceo scientifico, per un itis dove avessi potuto continuare ad alimentare il mito narcisista del genietto che non ha bisogno di studiare.
Ora realizzo di quanto nella gestione dei compiti (demandanti) poteva essere insegnato il time-management.
#perdire, sto indietro con 3 webinar di 60 minuti l'uno più relativi esercizi, anche quelli di 60 minuti a lezione. La prossima lezione è a gennaio, non vorrei arrivarci impreparato.
Solo che dico sempre: lo faccio dopo, lo faccio dopo.
E' evidente che la soluzione canonica che mi hanno imparato (sic) i miei genitori non funziona. "Prima il dovere, poi il piacere". La serendipità conquistata grazie ad anni e anni di cazzeggio istintivo e libertà di spaziare con la mente, seppur mi ha permesso di diplomarmi al serale dopo 10 anni e iscrivermi all'uni per 3 volte senza aver dato un esame, adesso sta iniziando a offrire i suoi succosi (e talvolta, lucrosi), frutti.
Cioé, non ditemi ovvietà come "Vabbé, finisci di fare le tue cose e poi vai a trollare sul fangoquotidiano". Non funziona così.
Allora pensavo di schedulare anche le attività cazzeggiatrici, incasellarle in un timeslot, per quanto ampio, di durata limitata, e così gestirle come se fossero anch'esse un compito.
Dopodiché, con la matrice di Stephen Covey posso classificarle per utilità e importanza.
Oppure meglio ancora, con un altro quadro semiotico simile, dividerle per piacere e benessere (piacere: immediato; benessere: futuro).
O altro. Non lo so. Intanto invio, poi ci rifletto meglio, se avete dritte sparate.
I pedoni possono muoversi solo in avanti.