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Non Autenticato
il 2016-05-28 03:13:30.0 alle 2016-05-28 03:13:30.0
Dice espressamente che questo passo è rivelatorio. In primo luogo questo tipo di antropologo ha interesse solo a evidenziare differenze e poi rifiuta l'esistenza dell'inconscio, anche quando lo ammette. Per i culturalisti l'inconscio è una sorta di ignoranza, non il luogo del rimosso. Però Ròheim evita di entrare nel merito dei problemi sollevati da Ruth Benedict, come se non fosse vero che la vergogna per la propria pochezza ed incapacità ha per i giapponesi un'importanza assai maggiore che il senso di colpa per un eventuale peccato. Ma questo è proprio il punto chiave. Non è che i giapponesi non hanno un super-io, hanno un super-io e quindi un concetto di morale diverso dal nostro. La frequenza dei suicidi per disonore, e non per peccato, è la dimostrazione che esiste una morale e che questa morale, quella del samurai e del guerriero, non consente di sopravvivere ad una codardia, ad una fuga dalle responsabilità. Per un giapponese il fallimento come imprenditore non è un peccato contro i lavoratori, nemici di classe, ma il fallimento come uomo capo e responsabile di quei lavoratori. Non c'è nulla di più disonorante che fallire in questo. E non c'è altra via di fuga che il suicidio. Ma che differenza fa chiamarlo senso di responsabilità, o altrimenti super-io? Per un giapponese avere un amante, essere omosessuale, o persino pedofilo, almeno fino a quando l'imperialismo culturale statunitense non è penetrato a fondo nei modelli culturali del dopoguerra, non era peccato e non era disonorevole. Era disonorevole non saper svolgere la propria funzione sociale, economica e politica. Il problema, allora, è che non ci sono solo culture, ma anche individui che anche in occidente provano lo stesso senso di vergogna dei giapponesi. E questo ha proprio a che fare con il tipo di super-io che è stato introiettato, un tipo di super-io che non è stato brevettato dai giapponesi, ma appartiene anche all'etica protestante, ad esempio, ed in genere ai popoli d'oltralpe. E' più forte e diffuso in Svizzera, o anche nella Francia celtica, latina e cattolica, meno in Italia. La differenza con il Giappone sta nel fatto che da noi non ci si suicida. Si pagano le colpe, si finisce in galera per debiti, si chiede e si ottiene facilmente perdono. Spesso si fugge all'estero. Si conta sul fatto che siccome la macchina della giustizia è una lumaca, molti reati cadranno in prescrizione. E se ci si vergogna, non è che ci si vergogna per avere rubato, ci si vergogna per essere stati scoperti. Un po' come Caino dopo aver ucciso Abele.
La via di fuga preferita è lo scaricabarile. Se la mia azienda è fallita è perchè gli operai sono dei fannulloni, non perchè io sono un incapace. Se le ferrovie fanno schifo la colpa è dei manovratori ubriaconi o dei macchinisti del Cobas, non dei dirigenti. Ma ciò non dovrebbe farci dimenticare, ad esempio, che il super-io di uno svizzero educato al calvinismo più bieco e radicale considera ricchezza e prosperità come il segno del favore divino e la disgrazia economica come segno di una sfiducia divina. Ciò non è esattamente la stessa cosa che accade nei giapponesi, ma si presta a diverse uguali considerazioni. Nei giapponesi il metro di misura sono i meriti degli antenati, la loro gloria ed il loro onore; negli svizzeri calvinisti il metro di misura è il favore divino. Un'antropologia veramente psicoanalitica dovrebbe quindi andare ben oltre le interpretazioni culturaliste, che come scrisse giustamente Ròheim, nel sommario conclusivo di Psicoanalisi e antropologia, vedono solo nazioni, culture nazionali, e non quanto c'è di comune ad ogni cultura, cioè nella razza umana nel suo insieme. Il problema, tuttavia, è che quanto c'è di comune ad ogni esperienza umana, è di difficile individuazione. In sostanza non è possibile pensare che tutta la teoria psiconalitica valga per tutto il genere umano, mentre ha senso considerare tutte le fobie che si manifestano in forma di nevrosi d'angoscia come paura derivante dall'ignoranza, cioè dal fatto che alcuni pericoli che avvertiamo sono ignoti, e che qualcosa ci impedisce di metterne a fuoco la vera natura. Vedremo in prossimi interventi di approfondire altri aspetti del pensiero di Geza Ròheim che, al di là di alcune esagerazioni, ha comunque un grandissimo valore documentario ed analitico sia per l'antropologia, sia per la psicoanalisi.
http://www.filosofico.net/gezaroheim.htm
La via di fuga preferita è lo scaricabarile. Se la mia azienda è fallita è perchè gli operai sono dei fannulloni, non perchè io sono un incapace. Se le ferrovie fanno schifo la colpa è dei manovratori ubriaconi o dei macchinisti del Cobas, non dei dirigenti. Ma ciò non dovrebbe farci dimenticare, ad esempio, che il super-io di uno svizzero educato al calvinismo più bieco e radicale considera ricchezza e prosperità come il segno del favore divino e la disgrazia economica come segno di una sfiducia divina. Ciò non è esattamente la stessa cosa che accade nei giapponesi, ma si presta a diverse uguali considerazioni. Nei giapponesi il metro di misura sono i meriti degli antenati, la loro gloria ed il loro onore; negli svizzeri calvinisti il metro di misura è il favore divino. Un'antropologia veramente psicoanalitica dovrebbe quindi andare ben oltre le interpretazioni culturaliste, che come scrisse giustamente Ròheim, nel sommario conclusivo di Psicoanalisi e antropologia, vedono solo nazioni, culture nazionali, e non quanto c'è di comune ad ogni cultura, cioè nella razza umana nel suo insieme. Il problema, tuttavia, è che quanto c'è di comune ad ogni esperienza umana, è di difficile individuazione. In sostanza non è possibile pensare che tutta la teoria psiconalitica valga per tutto il genere umano, mentre ha senso considerare tutte le fobie che si manifestano in forma di nevrosi d'angoscia come paura derivante dall'ignoranza, cioè dal fatto che alcuni pericoli che avvertiamo sono ignoti, e che qualcosa ci impedisce di metterne a fuoco la vera natura. Vedremo in prossimi interventi di approfondire altri aspetti del pensiero di Geza Ròheim che, al di là di alcune esagerazioni, ha comunque un grandissimo valore documentario ed analitico sia per l'antropologia, sia per la psicoanalisi.
http://www.filosofico.net/gezaroheim.htm
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Giappone @ 2016-05-28 03:13:30.0 di Non Autenticato