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Rep.Psichiatria
Scritto da
avvelenato
un mezzo cavallo
il 2016-07-07 21:52:31.0 alle 2016-07-07 21:52:31.0
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Attacco di panico da troppa gioia
Questo post lo dedico alla wakka, sperando che capisca che il suo psiconegazionismo e riduzionismo non può esaurire minimamente la complessità della psiche umana.


Ho appena avuto un attacco di panico per troppa gioia.

Sono stati dei giorni molto felici. È da mercoledì che ho preso ferie, un po' per insonnia, un po' per avere il tempo di scopare duro, un po' perché... Perché potevo A bocca aperta

Stamattina, con solo 3 ore di sonno, mi sono accorto che il concerto di Grimes, per il quale avevo acquistato il biglietto due mesi fa, sarebbe stato stasera.

Privo di macchina per via della batteria ko, decido di servirmi di un taxi.
La tassista, una donna di mezza età neanche tanto male, è estremamente simpatica. È un po' ignorantella ma a suo modo intelligente. Le piacciono molto le serie tv, e le piacciono le locuzioni verbali con cui infioretto i miei discorsi: "vuoto per pieno", "cliffhanger", "saltare lo squalo".
Parliamo come penso si sia capito di serie tv e cinema.

Ci flirto persino un poco (le ho chiesto fb con la scusa che doveva dirmi se le era piaciuto Mad Men ). Peccato che non ha colto/ha avuto paura! Cmq anche io ne ho avuta, quindi quando mi ha chiesto aiuto per il suo Mac (collegandosi alla mia professione di informatico) ho lasciato perdere.
Entro al concerto tutto ringalluzzito, un po' agitato perché ho dovuto prepararmi di fretta.

Inizio a muovermi nel parco del magnolia verso la musica. Sembrava proprio Grimes, mi sembrava strano avesse cominciato a suonare alle 19 (gli spettacoli iniziavano alle 18.45, Grimes è nella headline del festival).

Una tizia bravissima inizia a cantare. E io mi sento da dio. Troppo da dio. Poche volte mi sono sentito così.
Mi sentivo connesso a tutti. Collegato a ogni essere umano. Perfetto.
Poi la felicità è continuata ad aumentare.

E ad un certo punto era troppa. In ogni foglia di ogni albero, in ogni pettinatura stravagante degli astanti, in ogni sorriso dei ragazzi e della ragazze divertiti e felici, vedevo una bellezza che mi stordiva.
Ad un certo punto ho iniziato a non capire più nulla.

Non mi ricordo bene cosa è successo, so solo che ero vulnerabile. Avevo paura di impazzire. I colori erano troppo vivi.

Ho scritto alla mia psicologa dicendole che stavo per avere un attacco di panico. Non che pensassi avrebbe potuto fare qualcosa, speravo che scrivendole mi sarei tranquillizzato.

La spunta non è diventata blu.

Avevo considerato il rischio. Mi serviva un piano B.

"Rifletti avve, rifletti. Sii razionale". Forse era questo il mio pensiero.

Ho decodificato come "ansia" quest'emozione incomprensibile, gradevole e al tempo stesso terrificante. Ho pensato che sarebbe stato tutto ok se avessi avuto dietro mezza pastiglia di stilnox.
Sperando che questa razionalizzazione avrebbe disinnescato la bomba emotiva che stavo vivendo, ho scritto nuovamente alla psicologa, dicendole che avevo risolto. "Risolto. Prenderò un appuntamento con la psichiatra per farmi prescrivere un ansiolitico da usare alla bisogna".


Ma non è bastato.


Mentre mi allontanavo dalla zona concerti, realizzavo che stavo inconsciamente cercando il servizio ambulanze. Com'è che a un festival così grande non c'è nessun paramedico?
Ho bisogno di un ansiolitico, subito!


Nel frattempo, la nauseabonda dolcezza della natura mi stava violentando l'anima.

E mi piaceva.


Mi sentivo in colpa come una ragazza che gode e ha un orgasmo mentre viene stuprata.

Mi rendo conto della similitudine tra questo stato di coscienza alterato che sto vivendo e i picchi di intensità che vivo nel Bdsm, ma in quest'ultimo ho il controllo, non ho paura, posso fermarmi quando voglio.

Mentre in sto fottuto parco come cazzo faccio a dire al mio cervello che ha avuto troppa gioia?? Che deve smettere di cercare la bellezza persino nelle venature delle panchine di legno, nei ciuffi d'erba che prepotenti prosperano nonostante i continui calpestamenti, negli alberi (di che tipo???) svettanti maestosi verso il cielo.

Penso alla mia "slave". Lei vive le stesse sensazioni mie, lo stato di coscienza alterato che le faccio magistralmente (e istintivamente) esperire attraverso un sapiente uso di piacere e dolore, di umiliazione e gratificazione. Forse anche lei si sente così, quando scoppia a piangere disperata, mentre i succhi della sua vagina competono con lo scorrere copioso di liquido salino dai dotti lacrimali?
No. Sono stato bravo con lei. Le ho insegnato a usare la safe word quando l'intensità era eccessiva. Le ho fatto capire come intendo io il rapporto dom/sub. Qual è lo scopo. Lei SA che può fermarmi.
E nel caso se ne dimentichi, ogni tanto glielo ricordo. Non sono mica uno psicopatico sadico.

No, non c'è esperienza paragonabile. Tranne forse gli attacchi di panico che ho avuto da adolescente. Sí, è vero!
Ora ricordo.

Ero felice! Solo che ero talmente impreparato da non essere stato in grado di interpretare le situazioni.

Penso che è da tanto che non piango, nel mentre mi siedo su una panca isolata del parco del Magnolia.

E decido di spingere le lacrime fuori.
Godendimi masochisticamente la vergogna di piangere in pubblico, per colpa di una bellezza talmente intensa da avermi violentato in pubblico e avermi causato mille orgasmi multipli senza che io avessi alcun potere di rifiuto.

I pedoni possono muoversi solo in avanti.

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