Scritto da
avvelenato
un mezzo cavallo
il 2017-04-22 13:16:52.0 alle 2017-04-22 13:16:52.0
Trollate totali: 14239
Ho un amico che fa head-hunting. Nel sogno mi proponeva un colloquio, ché c'era un'azienda in cerca di un profilo molto vagamente compatibile.
Decido di buttarmici per gioco.
Il colloquio si tiene in un capannone in periferia, e scopro solo sul luogo che sarebbe stato un colloquio di gruppo.
Sembrava x-factor. Tre o 4 esaminatori dietro a una cattedra, un sedia lontana 15 metri per l'esaminato, e ancor più lontani tutti gli altri aspiranti, seduti a terra in attesa del turno. Nonostante le dimensioni dell'openspace sento che non c'è abbastanza spazio per contenere il senso di vergogna e inadeguatrzza.
Non penso di fare una buona impressione, e questo mi rende l'esperienza pesante.
Se ci ero andato così per sport, una volta lì sento che il peso del rifiuto sarebbe stato pesante; inizio a sperare di avere una seconda opportunità. E quasi quasi, il lavoro offerto, che prima di allora mi suscitava quasi repulsione, comincia ad allettarmi.
Finiti i colloqui, mentre uscivo, becco sulle scale un'esaminatrice, che sembrava la Maionchi. Non mi ricordo benissimo il breve discorso, ma mi pareva lei avesse capito (male) che io avevo bisogno di quel lavoro, e cercava di confortarmi per un'occasione ormai certamente persa. E io le risposi che non avevo bisogno di un lavoro qualsiasi; che mi ero licenziato dal posto precedente perché avevo bisogno di un impiego dove potessi fare la differenza.
"Ma questo è importantissimo! Perché non l'hai detto nel colloquio?"
Spallucce.
Scopro che sono stato selezionato per il secondo round. La finta Maionchi mi prende in simpatia e mi fa delle domande tecniche dove avevo competenza. Inizio a sentirmi più sicuro; anche gli altri esaminatori risultano più impressionati.
E niente, finisco in finale.
Decido di buttarmici per gioco.
Il colloquio si tiene in un capannone in periferia, e scopro solo sul luogo che sarebbe stato un colloquio di gruppo.
Sembrava x-factor. Tre o 4 esaminatori dietro a una cattedra, un sedia lontana 15 metri per l'esaminato, e ancor più lontani tutti gli altri aspiranti, seduti a terra in attesa del turno. Nonostante le dimensioni dell'openspace sento che non c'è abbastanza spazio per contenere il senso di vergogna e inadeguatrzza.
Non penso di fare una buona impressione, e questo mi rende l'esperienza pesante.
Se ci ero andato così per sport, una volta lì sento che il peso del rifiuto sarebbe stato pesante; inizio a sperare di avere una seconda opportunità. E quasi quasi, il lavoro offerto, che prima di allora mi suscitava quasi repulsione, comincia ad allettarmi.
Finiti i colloqui, mentre uscivo, becco sulle scale un'esaminatrice, che sembrava la Maionchi. Non mi ricordo benissimo il breve discorso, ma mi pareva lei avesse capito (male) che io avevo bisogno di quel lavoro, e cercava di confortarmi per un'occasione ormai certamente persa. E io le risposi che non avevo bisogno di un lavoro qualsiasi; che mi ero licenziato dal posto precedente perché avevo bisogno di un impiego dove potessi fare la differenza.
"Ma questo è importantissimo! Perché non l'hai detto nel colloquio?"
Spallucce.
Scopro che sono stato selezionato per il secondo round. La finta Maionchi mi prende in simpatia e mi fa delle domande tecniche dove avevo competenza. Inizio a sentirmi più sicuro; anche gli altri esaminatori risultano più impressionati.
E niente, finisco in finale.
I pedoni possono muoversi solo in avanti.
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■ @ 2017-04-22 15:17:53.0 di Non Autenticato
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