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Scritto da
il 2017-06-03 23:52:34.0 alle 2017-06-03 23:52:34.0
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Il kebabbaro qui vicino
E' gestito da due fratelli cicciotti e dal sorriso simpatico, come due grandi orsacchiottoni, che mi chiedono ogni volta "Come va?", ma non come se fosse una domanda di circostanza, bensì con reiterata convinzione.
E' un po' che medito di rispondere qualcosa che vada al di là del "Bene, grazie" di cortesia. L'ultima volta prima di stasera ho perfino rosicato leggermente, quando alla stessa domanda rivolta a un ragazzo entrato dopo di me lui si è messo con loro a parlare di questioni lavorative.
Di fondo c'è sempre la sensazione struggente di non aver nulla da dire di gradevole se non addirittura di comprensibile. Quel che mi passa davvero per la testa mi pare bizzarro, cioé che mi sembra che niente abbia più significato e che sia tutto totalmente arbitrario, ma che probabilmente dipende da uno squilibrio elettrochimico che sto incentivando attraverso comportamenti disfunzionali.
O cosa dovrei dirgli? Che per l'ennesima volta ho fallito nell'andare a fare la spesa, perché il peso di prepararmi e uscire (ho il supermecato sotto casa, per darvi l'idea di quanto sono messo male) e struggermi nella coda mi fa rimandare l'attività fino a quando non posso usare agevolmente la scusa dell'orario? Dai.
Un conto è farsi pena e autocommiserarsi, ma cercare la pena altrui è ancor più pietoso.
Comunque, oggi mi sono lanciato, e banalmente ho buttato lì a uno il mio dispiacere di dovermi trasferire di nuovo dai miei a fine mese. Che poi in realtà non è un dispiacere, ma non sottilizziamo, è una bugia bianca, se serve a far conversazione ben venga.
Il tale, cogliendo lo spunto, mi dice che lui si sposta ovunque ci sia lavoro, non gli importa. Ahia.
Vabbé, la butta sul lavoro, stiamo al gioco. E via a dirgli che dopo 12 anni ho deciso di prendermi un periodo di riposo.
"Anche io" incalza, "quest'anno voglio farmi due mesi di vacanza".
"In turchia?"
"Sì caro".
E io a maledirmi che l'unica vacanza che sono riuscito a fare è stata un tormento che mi ha ammazzato l'autostima e buttato in una cupa disperazione. Comunque, chissene. Obiettivo raggiunto: parlare col kebabbaro.
A panino completato, saluto e ricambiano, ma senza quell'entusiasmo e quei sorrisi che solitamente mi dedicavano. Dentro di me ho avuto la sensazione di aver deluso delle aspettative altrui, come sempre. Persone che si dedicano a me e che poi quando scoprono il vuoto pneumatico che nascondo nel falso enigma della mia timida riservatezza iniziano a prendermi il largo.
Ma mi sto sforzando di considerare come questo pensiero troppo vittimista, distorto e disfunzionale.
I pedoni possono muoversi solo in avanti.