Via Conte, arriva Cottarelli. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha infatti incaricato oggi l'ex commissario alla spending review e attuale direttore dell'Osservatore Cpi di formare una squadra di governo in grado di incassare la fiducia del Parlamento o, quantomeno, 'traghettare' il Paese verso il voto dopo il mese d'agosto. Una figura 'neutra', che nelle intenzioni del Colle dovrebbe immediatamente rassicurare sia i mercati finanziari, in tensione da alcuni giorni, sia l'Europa, preoccupata da una possibile deriva populista e anti-euro italiana. In attesa che il premier incaricato si metta al lavoro e presenti un programma di governo da sottoporre al voto di fiducia, è in ogni caso possibile intuire quale sarà l'orientamento del futuro governo attraverso le dichiarazioni dell'ex commissario, rilasciate dal voto fino a pochi giorni fa.
CONTI PUBBLICI - "Dopo questa elezione - spiegava Cottarelli all'indomani del voto, commentandone l'esito ai microfoni di InBlu Radio- sono preoccupato per i conti pubblici. La promessa di eliminare la legge Fornero, ad esempio, li farà aumentare. I risultati delle elezioni mi fanno pensare che, quelli che hanno preso più voti, si preoccupano poco dei conti pubblici".
"Vedremo cosa succederà con i mercati finanziari e lo spread. Mi aspetto un po' di movimento ma il problema non è ciò che succederà nei prossimi giorni ma nel giro di due anni quando i tassi d'interesse cominceranno a aumentare in tutta Europa. E l'Italia potrebbe entrare di nuovo in recessione perché ci troveremo con un debito pubblico in aumento a causa della diminuzione del Pil. In questo modo - spiegava - ripartirebbero gli attacchi speculativi". E alla domanda se in un eventuale esecutivo gialloverde avrebbe accettato la nomina di ministro, Cottarelli rispondeva così: "Non credo proprio. I partiti e movimenti che hanno ricevuto più voti dicono che per risolvere il problema del debito pubblico bisogna spendere di più perché questo fa riprendere l'economia. Non mi vedrei bene in un governo che vuole aumentare il deficit pubblico per ridurre il debito pubblico".
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