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Quasi 90 giorni di crisi. E del governo neanche l'ombra. Di divisioni, ostilità, stoccate (e consultazioni andate in fumo), in compenso, ce ne sono state parecchie. Dopo il voto del 4 marzo, nessun partito è riuscito a dare vita a un nuovo esecutivo. E rapidamente siamo passati dai pre-incarichi ai presidenti di Camera e Senato alla coalizione pentaleghista, fino all'incarico fallito a Giuseppe Conte e alla chiamata al Colle di Carlo Cottarelli. Ora, come in un triste gioco dell'oca, siamo tornati al punto di partenza. Ma come siamo arrivati a una delle crisi più gravi della Repubblica? E che succede ora?
COME SIAMO ARRIVATI ALLA CRISI - Il 4 marzo gli italiani sono chiamati alle urne. L'esito delle elezioni, complice la legge elettorale che non consente a nessuna delle forze politiche di avere i numeri per poter formare un governo, decreta la sconfitta del Pd, che ottiene il 18,7% e il trionfo del centrodestra, che incassa il 37%. Il M5S guadagna invece il 32,7% dei consensi. La XVIII legislatura è pronta a decollare. Grazie a un accordo tra M5S e Centrodestra vengono eletti i presidenti di Camera e Senato: sono Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati. Mattarella inaugura il primo giro di consultazioni per la formazione del governo, ma è fumata nera. Così come il secondo round e i due pre-incarichi conferiti ai presidenti di Camera e Senato. Di Maio, nel frattempo, si divide tra due forni. Quello della Lega e quello del Pd. Non pone veti, si dice disponibile a un confronto con tutti. Ma dopo una prima apertura al dialogo con i 5Stelle, il Nazareno frena.
Al terzo giro di consultazioni, il Capo dello Stato avanza l'ipotesi di un governo neutrale. Ma lo scenario di un governo "di garanzia" dà una svolta all'impasse politica. Di Maio e Salvini fanno un passo indietro sulla premiership e raggiungono un'intesa. Nasce il contratto giallo-verde, il programma di governo che non manca di sollevare critiche, soprattutto per i capitoli Europa e debito pubblico. Di Maio esulta: "Sta per partire la Terza Repubblica". I due leader propongono la guida dell'esecutivo pentaleghista al professor Giuseppe Conte, ma la partita si blocca sul nome di Paolo Savona, indicato come ministro al Tesoro. Inizia il braccio di ferro con il Colle. Si tratta per giorni. Il 27 maggio l'epilogo: Conte sale al Quirinale per sciogliere negativamente la riserva, rimettendo il mandato nelle mani di Mattarella, che convoca Cottarelli per conferirgli l'incarico.
http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2018/05/29...
COME SIAMO ARRIVATI ALLA CRISI - Il 4 marzo gli italiani sono chiamati alle urne. L'esito delle elezioni, complice la legge elettorale che non consente a nessuna delle forze politiche di avere i numeri per poter formare un governo, decreta la sconfitta del Pd, che ottiene il 18,7% e il trionfo del centrodestra, che incassa il 37%. Il M5S guadagna invece il 32,7% dei consensi. La XVIII legislatura è pronta a decollare. Grazie a un accordo tra M5S e Centrodestra vengono eletti i presidenti di Camera e Senato: sono Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati. Mattarella inaugura il primo giro di consultazioni per la formazione del governo, ma è fumata nera. Così come il secondo round e i due pre-incarichi conferiti ai presidenti di Camera e Senato. Di Maio, nel frattempo, si divide tra due forni. Quello della Lega e quello del Pd. Non pone veti, si dice disponibile a un confronto con tutti. Ma dopo una prima apertura al dialogo con i 5Stelle, il Nazareno frena.
Al terzo giro di consultazioni, il Capo dello Stato avanza l'ipotesi di un governo neutrale. Ma lo scenario di un governo "di garanzia" dà una svolta all'impasse politica. Di Maio e Salvini fanno un passo indietro sulla premiership e raggiungono un'intesa. Nasce il contratto giallo-verde, il programma di governo che non manca di sollevare critiche, soprattutto per i capitoli Europa e debito pubblico. Di Maio esulta: "Sta per partire la Terza Repubblica". I due leader propongono la guida dell'esecutivo pentaleghista al professor Giuseppe Conte, ma la partita si blocca sul nome di Paolo Savona, indicato come ministro al Tesoro. Inizia il braccio di ferro con il Colle. Si tratta per giorni. Il 27 maggio l'epilogo: Conte sale al Quirinale per sciogliere negativamente la riserva, rimettendo il mandato nelle mani di Mattarella, che convoca Cottarelli per conferirgli l'incarico.