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Non Autenticato
il 2019-02-22 19:21:00.0 alle 2019-02-22 19:21:00.0
Sull'immigrazione propongo il seguente esperimento ideale che a mio parere aiuta a definire qualche termine del problema.
Gli immigrati economici vogliono venire in Europa perché vogliono vivere in modo moderno, sono stufi di consuetudini tribali.
Allora, per ipotesi, coi soldi di Soros costruiamo immense città modernissime atte ad accogliere milioni e milioni di individui, dotate di tutto ciò che la modernità offre, da alloggi, scuole e ospedali alle più abbarbaglianti attrazioni.
Immense città galleggianti da ormeggiare al largo dei paesi africani più popolosi. Una per l'Etiopia, una per la Somalia, una per la Nigeria, una per il Sudafrica... Galleggianti perché in questo modo non si consuma territorio e non si rovina l'abiente, e perché queste città economicamente dipenderebbero, necessariamente, dai paesi presso cui sono ormeggiate: se il governo dà problemi o non collabora, o c'è una guerra o sale al potere una dittatura, la città viene spostata al sicuro altrove.
Ora che abbiamo milioni di persone ospitate gratis nelle futuristiche città dei loro sogni, arriva il punto: di che vivono?
Se tutti questi individui hanno voluto spostarsi, è perché nell'economia del loro paese non avevano un ruolo che permettesse loro di sostentarsi. Non erano capi, non erano proprietari di terre o beni redditizi. Nelle nuove luccicanti metropoli costruite apposta per loro, cos'hanno da fare? Come possono sostenersi? Come pagano il cinema, la discoteca, il trasporto pubblico, la polizia, la scuola, l'ospedale?
Mica possono tutti imparare a programmare. La popolazione inurbata vive in genere di terziario e secondario, ma un settore terziario non può esistere senza il primario e il secondario, e nel secondario non c'è più oggi lavoro per tutti (altrimenti in Europa non ci sarebbe disoccupazione).
Voglio dire, le città galleggianti potrebbero anche ospitare fabbriche di abbigliamento e altri articoli per cui è necessaria mano d'opera a basso costo che attiri investitori (quali? mi viene in mente solo l'abbigliamento) ma non credo che al mondo esista una domanda di capi di vestiario tale da impiegare centinaia di milioni di persone nel settore (se no lavorerebbero già senza bisogno di città galleggianti).
Più in generale, le città galleggianti potrebbero ospitare industrie atte a soddisfare la domanda di determinati beni nei paesi vicini, in altre parole la Nigeria produce cotone e farina che nelle città galleggianti sono trasformate in stoffe, vestiti e biscotti rivenduti in Higeria, ma non credo affatto che il numero di persone impiegabili in quest'industria di trasformazione possa esser fatto coincidere con il numero di aspiranti abitanti delle città galleggianti.
Di qui si ricavano due lezioni.
1. Se le città galleggianti fossero autosufficienti, ad esempio dotate di impianti per la produzione agricola, il problema dell'occupazione sarebbe risolto solo in parte ma almeno il problema del mantenimento non ci sarebbe. Che si sia una città galleggiante o un normale paese, è meglio essere autonomi che incastrati in una rete di interdipendenze.
2. Se tutti questi individui non hanno un impiego nei loro paesi e neppure nelle ipotetiche città galleggianti, cosa fa pensare che lo troverebbero in Europa?
Gli immigrati economici vogliono venire in Europa perché vogliono vivere in modo moderno, sono stufi di consuetudini tribali.
Allora, per ipotesi, coi soldi di Soros costruiamo immense città modernissime atte ad accogliere milioni e milioni di individui, dotate di tutto ciò che la modernità offre, da alloggi, scuole e ospedali alle più abbarbaglianti attrazioni.
Immense città galleggianti da ormeggiare al largo dei paesi africani più popolosi. Una per l'Etiopia, una per la Somalia, una per la Nigeria, una per il Sudafrica... Galleggianti perché in questo modo non si consuma territorio e non si rovina l'abiente, e perché queste città economicamente dipenderebbero, necessariamente, dai paesi presso cui sono ormeggiate: se il governo dà problemi o non collabora, o c'è una guerra o sale al potere una dittatura, la città viene spostata al sicuro altrove.
Ora che abbiamo milioni di persone ospitate gratis nelle futuristiche città dei loro sogni, arriva il punto: di che vivono?
Se tutti questi individui hanno voluto spostarsi, è perché nell'economia del loro paese non avevano un ruolo che permettesse loro di sostentarsi. Non erano capi, non erano proprietari di terre o beni redditizi. Nelle nuove luccicanti metropoli costruite apposta per loro, cos'hanno da fare? Come possono sostenersi? Come pagano il cinema, la discoteca, il trasporto pubblico, la polizia, la scuola, l'ospedale?
Mica possono tutti imparare a programmare. La popolazione inurbata vive in genere di terziario e secondario, ma un settore terziario non può esistere senza il primario e il secondario, e nel secondario non c'è più oggi lavoro per tutti (altrimenti in Europa non ci sarebbe disoccupazione).
Voglio dire, le città galleggianti potrebbero anche ospitare fabbriche di abbigliamento e altri articoli per cui è necessaria mano d'opera a basso costo che attiri investitori (quali? mi viene in mente solo l'abbigliamento) ma non credo che al mondo esista una domanda di capi di vestiario tale da impiegare centinaia di milioni di persone nel settore (se no lavorerebbero già senza bisogno di città galleggianti).
Più in generale, le città galleggianti potrebbero ospitare industrie atte a soddisfare la domanda di determinati beni nei paesi vicini, in altre parole la Nigeria produce cotone e farina che nelle città galleggianti sono trasformate in stoffe, vestiti e biscotti rivenduti in Higeria, ma non credo affatto che il numero di persone impiegabili in quest'industria di trasformazione possa esser fatto coincidere con il numero di aspiranti abitanti delle città galleggianti.
Di qui si ricavano due lezioni.
1. Se le città galleggianti fossero autosufficienti, ad esempio dotate di impianti per la produzione agricola, il problema dell'occupazione sarebbe risolto solo in parte ma almeno il problema del mantenimento non ci sarebbe. Che si sia una città galleggiante o un normale paese, è meglio essere autonomi che incastrati in una rete di interdipendenze.
2. Se tutti questi individui non hanno un impiego nei loro paesi e neppure nelle ipotetiche città galleggianti, cosa fa pensare che lo troverebbero in Europa?
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Gedanken Experiment @ 2019-02-22 19:21:00.0 di Non Autenticato
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■ @ 2019-02-25 17:58:34.0 di Non Autenticato
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■ @ 2019-02-22 20:30:36.0 di Rick Sanchez
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■ @ 2019-02-22 21:59:10.0 di Non Autenticato
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■ @ 2019-02-22 22:31:07.0 di Rick Sanchez
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