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di Veronica Marino E se dopo la crisi di Radio Radicale, ci fosse invece un lieto fine? Un matrimonio con la Rai a beneficio di tutti, e in particolare, del Servizio Pubblico, considerata la dote di Radio Radicale in termini di archivio audio e video (il più grande presente in Italia con 400mila documenti) e in termini di frequenze? Da qualche tempo, a quanto apprende l’Adnkronos, in Rai si sta ragionando, anche se parlare di una trattativa, se pure informale, è troppo. Ci si annusa, ma i timori in Viale Mazzini non mancano, nonostante ci sia la consapevolezza dei vantaggi che ciò comporterebbe per il Servizio Pubblico.
In realtà sono anni che, di tanto in tanto, questo possibile matrimonio è argomento di discussione in Viale Mazzini ma senza che ciò abbia mai messo radici nel concreto. Ora, però, ci sono due coincidenze uniche nel loro genere. La prima, il Contratto di Servizio Rai-Mise impone a Rai la creazione di un canale tv istituzionale, al quale il grande archivio video di Radio Radicale sarebbe quantomai utile. Canale il cui costo è stato individuato nel piano industriale in 60 milioni di euro, unito, però, al canale in inglese. E questo, mentre Gr Parlamento - che da anni è stato depotenziato dalla stessa Rai e ciononostante continua a svolgere il proprio compito di informazione istituzionale - potrebbe ora avere l’occasione per il suo rilancio.
Ed ora la seconda coincidenza: il 21 maggio scade la convenzione tra Radio Radicale e Mise per le sedute dal Parlamento, che è stata già dimezzata dall’ultima Legge di Stabilità passando da 8 a 4 milioni netti, mentre contestualmente è stato cancellato il rimborso a Radio Radicale di 4 milioni annui del fondo editoria (nato in virtù della legge del 90 che riconosce Radio Radicale ‘radio di interesse generale’) che porterà l’azzeramento secco a partire dal 2020. E questo, tenendo conto che corrisponde proprio a 4 milioni la cifra che Radio Radicale sostiene per il solo costo industriale dei propri impianti di trasmissione, ben 285 (contro i 120 della Rai) in 20 regioni che consentono di raggiungere l’80% della popolazione italiana.
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/04/0...
In realtà sono anni che, di tanto in tanto, questo possibile matrimonio è argomento di discussione in Viale Mazzini ma senza che ciò abbia mai messo radici nel concreto. Ora, però, ci sono due coincidenze uniche nel loro genere. La prima, il Contratto di Servizio Rai-Mise impone a Rai la creazione di un canale tv istituzionale, al quale il grande archivio video di Radio Radicale sarebbe quantomai utile. Canale il cui costo è stato individuato nel piano industriale in 60 milioni di euro, unito, però, al canale in inglese. E questo, mentre Gr Parlamento - che da anni è stato depotenziato dalla stessa Rai e ciononostante continua a svolgere il proprio compito di informazione istituzionale - potrebbe ora avere l’occasione per il suo rilancio.
Ed ora la seconda coincidenza: il 21 maggio scade la convenzione tra Radio Radicale e Mise per le sedute dal Parlamento, che è stata già dimezzata dall’ultima Legge di Stabilità passando da 8 a 4 milioni netti, mentre contestualmente è stato cancellato il rimborso a Radio Radicale di 4 milioni annui del fondo editoria (nato in virtù della legge del 90 che riconosce Radio Radicale ‘radio di interesse generale’) che porterà l’azzeramento secco a partire dal 2020. E questo, tenendo conto che corrisponde proprio a 4 milioni la cifra che Radio Radicale sostiene per il solo costo industriale dei propri impianti di trasmissione, ben 285 (contro i 120 della Rai) in 20 regioni che consentono di raggiungere l’80% della popolazione italiana.