Mostra notizie nelle discussioni
Avatar
☺
News
Scritto da
il 2019-04-29 10:01:23.0 alle 2019-04-29 10:01:23.0
Trollate totali: 3427
Sanchez e il nodo delle alleanze  
Chiaro vincitore delle elezioni spagnole, il primo ministro socialista Pedro Sanchez avrà bisogno di alleati per poter governare. Il suo partito, il Psoe, ha ottenuto 123 seggi alle elezioni di ieri, staccando tutte le altre formazioni, ma rimane sotto la soglia della maggioranza di 176 deputati. Dal punto di vista matematico, l'opzione più semplice sarebbe un'alleanza con i liberali di Ciudadanos, che garantirebbe una maggioranza di 180 seggi. Ma al momento questa ipotesi non sembra sostenibile politicamente. Albert Rivera ha spostato il suo partito a destra e ieri sera i militanti che festeggiavano Sanchez hanno gridato: "Con Rivera, no!". "Lo avete detto chiaramente", ha risposto il leader socialista. Nessuno sembra aver dimenticato la foto di piazza Colon, dove Rivera si è trovato sullo stesso palco a Madrid con il leader dei Popolari Pablo Casado, ma anche, seppur ad una certa distanza fisica, con Santiago Abascal, il fondatore del partito di estrema destra Vox. Secondo la costituzione spagnola, il primo ministro incaricato deve ottenere almeno la maggioranza dei voti (176) la prima volta che si presenta in parlamento per la fiducia. Se c'è una bocciatura è possibile un secondo voto 48 ore dopo, nel quale basta avere più voti favorevoli che contrari. In questa fase le astensioni dei piccoli partiti nazionalisti saranno cruciali per il voto di fiducia.

Sanchez, nato a Madrid il 29 febbraio 1972 in una famiglia benestante con il papà imprenditore e la mamma funzionaria pubblica, è un economista con studi universitari a Madrid e Bruxelles. Alto 1,90, una passione per il basket, è entrato in politica come consigliere comunale a Madrid. Nel 2014 ha vinto a sorpresa le primarie del Psoe, ma è stato costretto a lasciare nel gennaio 2016 su pressione della vecchia guardia del partito. Nel giugno 2017 ha però vinto nuovamente le primarie. Esattamente un anno dopo è diventato primo ministro, dopo essere riuscito a far cadere l'esecutivo del conservatore Mariano Rajoy con un voto di sfiducia. Alla testa di un governo di minoranza, Sanchez ha avuto un margine di manovra limitato in dieci mesi di governo ma ha guadagnato molto in termini di statura politica e popolarità. L'accoglienza dei migranti dell'Aquarius respinti dall'Italia, l'innalzamento del salario minimo, così come l'avvio del processo per esumare i resti del dittatore Francisco Franco dal mausoleo della Valle dei Caduti e seppellirlo altrove, hanno rafforzato il suo sostegno a sinistra. A destra è stato fortemente attaccato per il dialogo con i secessionisti catalani, anche se è poi stato il suo rifiuto a discutere di un possibile referendum indipendentista a far cadere il suo governo, privandolo dei voti necessari per far passare la legge di bilancio.

Ora Sanchez, sposato e padre di due figlie, potrebbe in teoria provare a governare da solo, ma il suo sarebbe un esecutivo di minoranza molto fragile. Le altre opzioni sono far entrare Podemos nel suo governo oppure stringere un patto di legislatura per ottenere il sostegno esterno del partito di Pablo Iglesias e di qualche lista indipendentista. In quest'ultima opzione potrebbe esserci un governo socialista con qualche indipendente gradito ai partiti sostenitori. Podemos porta in dote solo 42 seggi. Per arrivare alla soglia magica dei 176 voti servono i voti di piccoli partiti nazionalisti: i baschi del Pnv (6 deputati) e Bildu (4), i valenciani di Compromis (1), i cantabrici del Prc (1) e Coalicion Canaria (2). Politicamente sarebbe più semplice senza la sinistra basca di Bildu, ma allora mancherebbe un voto.

https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2019/04/29/...

Pagina generata in 35 millisecondi

Utenti attivi: 9 nell'ultimo minuto, 24 negli ultimi cinque minuti, 38 negli ultimi 15 minuti