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di Federica Mochi
Smanettano su Instagram come un influencer qualsiasi. E postano foto a raffica proprio come farebbero Chiara Ferragni e Fedez, senza temere di sembrare ridicoli. La foto col barboncino, gli avvisi di garanzia resi noti in diretta Fb, due etti di bucatini. La pizza, il babà. Pane e Nutella. Fanno a gara a chi ce l'ha più grossa, la pancia. Si seguono a vicenda e poi, d'un tratto si defollowano, come hanno fatto Salvini e Di Maio. Eccoli, i politici 2.0 che da qualche tempo hanno scoperto Instagram per mostrare il loro lato umano e, volendo, persino vulnerabile per racimolare consensi in campagna elettorale. Una volta c'era il rotocalco popolare, come il settimanale 'Chi' di Alfonso Signorini. Ora a erigere la narrativa del consenso ci pensa Instagram. Il social del momento, più intimo ed empatico di Facebook o Twitter.
IN VETRINA - La vetrina di Instagram - il social fondato da Kevin Systrom e Mike Krieger e finito nel portafoglio di Zuckerberg - del resto, si presta bene per allungare i tentacoli su una fetta di pubblico più young, facendo incetta di like, cuoricini e commenti a valanga. Come riescono a starci i politici e perché lo fanno? E' il potere di Instagram, bellezza. Qui tutto è concesso e una foto vale più di mille voti. Un mantra ormai ritenuto decisivo e indispensabile per i principali leader italiani. E soprattutto per i loro social media manager (come il papà della 'Bestia' salvininana, Luca Morisi o il nuovo social media manager di Luigi Di Maio, Daniele Caporale, artefice della svolta dura sui social del leader grillino) che hanno trasformato il social dedicato alle fotografie in una macchina da propaganda.
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/05/2...
Smanettano su Instagram come un influencer qualsiasi. E postano foto a raffica proprio come farebbero Chiara Ferragni e Fedez, senza temere di sembrare ridicoli. La foto col barboncino, gli avvisi di garanzia resi noti in diretta Fb, due etti di bucatini. La pizza, il babà. Pane e Nutella. Fanno a gara a chi ce l'ha più grossa, la pancia. Si seguono a vicenda e poi, d'un tratto si defollowano, come hanno fatto Salvini e Di Maio. Eccoli, i politici 2.0 che da qualche tempo hanno scoperto Instagram per mostrare il loro lato umano e, volendo, persino vulnerabile per racimolare consensi in campagna elettorale. Una volta c'era il rotocalco popolare, come il settimanale 'Chi' di Alfonso Signorini. Ora a erigere la narrativa del consenso ci pensa Instagram. Il social del momento, più intimo ed empatico di Facebook o Twitter.
IN VETRINA - La vetrina di Instagram - il social fondato da Kevin Systrom e Mike Krieger e finito nel portafoglio di Zuckerberg - del resto, si presta bene per allungare i tentacoli su una fetta di pubblico più young, facendo incetta di like, cuoricini e commenti a valanga. Come riescono a starci i politici e perché lo fanno? E' il potere di Instagram, bellezza. Qui tutto è concesso e una foto vale più di mille voti. Un mantra ormai ritenuto decisivo e indispensabile per i principali leader italiani. E soprattutto per i loro social media manager (come il papà della 'Bestia' salvininana, Luca Morisi o il nuovo social media manager di Luigi Di Maio, Daniele Caporale, artefice della svolta dura sui social del leader grillino) che hanno trasformato il social dedicato alle fotografie in una macchina da propaganda.